Il mare è agitato, questa mattina, e le operazioni per lo svuotamento dei serbatoi della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio all'isola del Giglio, si sono interrotte: il momento in cui il carburante delle prime sei cisterne inizierà realmente a essere aspirato, è destinato a slittare ancora. «Potremmo cominciare domani, se il mare migliora e se riusciamo a recuperare il tempo perduto», spiega Corrado Neri, titolare dell'azienda italiana che lavora insieme all'olandese Smit. Ma, a questo punto, sembra più probabile che il combustibile delle prime cisterne sarà aspirato da lunedì. Ed è prevista per le 13 la conferenza stampa della Smit dove verranno anticipati i prossimi passi per il recupero del carburante. Nel frattempo, i palombari della marina militare continuano le ricerche sul ponte 3, senza ricorrere a micro-cariche. «I nostri uomini lavorano sulla parte della nave che guarda verso la costa e che quindi è più al riparo dalle onde», commenta il tenente di vascello Alessandro Busonero. Invece le operazioni della Smit e della Neri interessano, in questa prima fase, il fianco rivolto al largo. Intanto il 'Pontone' utilizzato per le operazioni flangiatura si è staccato dalla Costa Concordia e si è messo a ridosso della nave. Sembra che gli operatori abbiano dovuto staccare il cavo che univa il 'Pontone' a causa del mare che stamattina è molto mosso rispetto ai giorni scorsi. L'imprevisto potrebbe rallentare ancora le operazioni di svuotamento dei serbatoi di carburante che cominceranno non appena saranno sistemate tutte le 12 flange previste. Secondo quanto spiegato dalla Protezione civile, la decisione di staccare il 'Pontone Meloria' è stata presa per motivi di ''sicurezza'' dai responsabili della Smit/Neri. Il 'Pontone' sta rientrando in porto al Giglio, spiega ancora la protezione civile, e le operazioni di flangiatura riprenderanno non appena le condizioni meteo marine consentiranno di operare in sicurezza. Proseguono, invece, le operazioni di ricerca sia nella parte sommersa della nave sia nella parte emersa. E sul fronte risarcimenti, un tribunale di Miami, incaricato da sei passeggeri sopravvissuti al naufragio della Concordia, ha presentato una richiesta di rimborso per 460 milioni di dollari. «Non c’è nessuno che sia uscito illeso da quella nave, che abbiano o no riportato danni fisici, l’ansia, lo stress che hanno vissuto li accompagnerà per sempre» ha dichiarato, si legge sul Miami Herald, Marc Bern, l’avvocato di questi passeggeri. La causa è stata intentata in Florida dove ha la sua sede principale la Carnival, il gruppo americano proprietario di Costa Crociere. Bern, un avvocato di New York, ha spiegato che rappresenta «centinaia» di passeggeri e che, insieme ad un altro studio newyorkese, si starebbe orientando per una serie di cause multiple invece che un’unica class-action. Quella di Miami non è la prima causa presentata negli Stati Uniti per la vicenda della Concordia: giovedì Gary Lobaton, un membro dell’equipaggio peruviano, ha presentato una richiesta di risarcimento di almeno 100 milioni di dollari ad un tribunale di Chicago.
Notizie: Ultima Ora |
Sport |
Calcio |
Spettacoli |
Attualità |
Giornalismo nelle Scuole
Flash:Cronaca | Cultura | Economia | Politica | Estero | Flash di Sport
Twitter:Cronaca da Twitter | Notizie da Twitter
Flash:Cronaca | Cultura | Economia | Politica | Estero | Flash di Sport
Twitter:Cronaca da Twitter | Notizie da Twitter