Chi uccise Mirella Gregori? Dai depistaggi della Stasi a Emanuela Orlandi

Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi (Foto archivio ANSA)
ROMA – Dal mistero Orlandi ci si sposta un po’ al mistero Gregori, cioè alla scomparsa di Mirella Gregori coetanea di Emanuela Orlandi avvenuta alcune settimane prima della scomparsa di Emanuela.
Se ne occupa la prima puntata della terza stagione di “Scomparsi”, la serie in onda da martedì 12 novembre alle 22 su Crime Investigation (Sky, 119) e condotta da Pietro Orlandi, fratello Emanuela. 
A collegare la Gregori al mistero Orlandi è stata una serie di comunicati del fantomatico Fronte Turkesh, islamista, recapitati all’Ansa a partire dal 4 agosto ’83 e fabbricati in realtà a Berlino Est – la Germania era ancora divisa in due – dagli uomini del X Dipartimento della STASI, i servizi segreti dell’allora Germania Est, guidati dal colonnello Gunter Bohnsack. 
I falsi comunicati erano un’iniziativa per contrastare la convinzione che voleva Mosca, capitale dell’allora esistente Unione Sovietica,  come mandante del fallito attentato di quest’ultimo in piazza  S. Pietro nell’81 contro il Papa polacco Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla. 
A sparare contro il Papa era stato il fanatico turco Ali Agca, che all’epoca si voleva al soldo dei servizi segreti bulgari manovrati da quelli di Mosca per porre fine alla continua azione di Wojtyla contro il comunismo, l’Unione Sovietica e l’annesso regime nella Polonia suo satellite come l’allora Germania Est. 
Le riunioni degli uomini di Bohnsack coi colleghi russi per pianificare i falsi  comunicato firmati Fronte Turkesc  avvenivano in una villa di Charlottenstrasse a Berlino Est. Nonostante nell’83 fossero sparite quasi 60 persone a Roma e nell’intero Lazio, il sensazionalismo ha battuto la grancassa ignorando tutte le altre scomparse e abboccando all’esca della Stasi. 
Mirella abitava a Roma e non in Vaticano, quindi la sua scomparsa non aveva l’appeal di cui gode da sempre il mistero Orlandi, motivo per cui se n’è parlato sempre pochissimo e sempre e solo come complemento del mistero Orlandi. Nei fatti, la sparizione della Gregori è stata ridotta a ruota di scorta del caso Orlandi.  Il tutto continuando a ignorare le altre persone sparite a Roma nell’83, e non solo nell’83.
La puntata di Sky cade come i cacio sui maccheroni per far passare in seconda fila e magari dimenticare il pesante tonfo di monsignor Viganò, che nei giorni scorsi – cioè dopo 36 anni – in una intervista sul mistero Orlandi ha fatto “rivelazioni clamorose” riguardo una telefonata “dei rapitori di Emanuela” che a suo dire è arrivata in Vaticano la sera stessa della scomparsa della ragazza. 
Telefonata della quale,  sempre a suo dire, gli sarebbe stata data notizia mentre lui era negli uffici della Segretaria Vaticana, retta da monsignor Agostino Casaroli. Viganò nell’intervista a riprova della bontà delle sue “rivelazioni” ha citato come testimone un altro monsignore che pure lavorava alla Segreteria di Stato, Pier Luigi Celata. E’ allora interessante notare quanto segue.
In una polemica tra Marco Fassoni Accetti e Pietro Orlandi, della quale su questo ho scritto il 26 novembre 2013, quest’ultimo specifica:
“Celata all’epoca dei fatti [all’epoca cioè della scomparsa di Emanuela, ndr] era il segretario del card. Casaroli (segretario di Stato) ed era Celata che rispondeva al telefono per poi passare la chiamata dei rapitori a Casaroli”.
Da notare che questa storia delle telefonate a Casaroli, della quale Pietro Orlandi ha parlato esattamente sei anni fa,  NON figura in nessun atto giudiziario. Però coincide esattamente con quanto dichiarato nei giorni scorsi da Viganò a Valli.
La conclusione quale può essere se non quella che almeno dal 2013, se non già prima, fonte di Orlandi è proprio Viganò? Che questi fosse la sua fonte vaticana l’Orlandi lo ha ammesso trionfante nei giorni scorsi, prima che Viganò venisse smentito dalle nostre verifiche, però non ha specificato da quanto tempo fosse la sua fonte. 
Ora sappiamo con certezza che lo è da almeno sei anni, almeno dal 2013. Guarda caso, si tratta dell’anno in cui Marco Fassoni Accetti va dai magistrati per autoaccusarsi del “rapimento consenziente” di Emanuela (e Mirella Gregori) e porta in dono prima a “Chi l’ha visto?” e poi a loro il flauto che a suo dire era proprio di Emanuela. 
È quindi ragionevole pensare che anche dietro la divulgazione della grottesca faccenda delle ossa umane nella Nunziatura di via Po a Roma e l’ancor più grottesca vicenda del cimitero germanico ci sia lo zampino o almeno l’odore di Viganò. 
A sostenere che Emanuela potesse essere stata sepolta nel teutonico è stata infatti una lettera inviata a Pietro Orlandi, che ha sempre sostenuto fosse una lettera anonima e che NON ha mai voluto mostrare a nessuno, autorità vaticane comprese. Oggi, alla luce anche del suo avere rivelato che la sua fonte vaticana era Viganò, è lecito pensare che sia stato proprio lui l’autore anche di tale missiva.
Eletto Papa il 13 marzo 2013, Francesco nel dicembre 2014 tra le sue prime misure ha deciso di silurare Celata dall’incarico di suo vice camerlengo. Secondo quanto scritto nel 1999 nella sua autobiografia “Il disubbidiente” da Francesco Pazienza, a suo tempo capo del Super SISMI, branca particolare dei servizi segreti militari, Celata avrebbe costituito un punto di riferimento anche per il Sismi.  
Nel libro “I senza Dio” (2013) di Stefano Livadiotti, giornalista de L’Espresso, Pazienza sostiene di essere stato indirizzato a monsignor Celata su indicazione di Giuseppe Santovito, il generale della loggia massonica P2 che guidava il Sismi.
Torniamo a Viganò. Che ce l’abbia a morte con Papa Francesco è cosa nota, lo accusa infatti di avere protetto la pedofilia nella Chiesa. Ed è arrivato al punto di chiedergli di dimettersi. 
La cosa curiosa è che a scrivere o almeno a rimettere in bella forma il principale documento di accusa di Viganò contro il Papa è stato un giornalista, Marco Tosatti, che era anche lui assieme a Romeo Panciroli al seguito di Wojtyla nel viaggio pastorale del 1983 in Polonia, viaggio terminato il 23 giugno. 
Tosatti quindi è buon testimone del fatto che Panciroli non poteva essere in Vaticano la sera del 22, contrariamente a quanto sostenuto proprio da Viganò nell’ormai famosa intervista a Valli. Il quale Valli in quanto vaticanista di Rai 1 avrebbe dovuto essere almeno un po’ più prudente nel valutare le “rivelazioni” fattegli dal fin troppo discusso prelato.
Ad accusare Tosatti di “intelligenza col nemico” di Papa Francesco è lancia in resta soprattutto Luis Badilla Morales, giornalista cileno, responsabile del sito di emanazione vaticana “Il Sismografo”. Dal 1973 in esilio politico in Europa e con un passato da ministro del governo di Allende affossato dai militari cileni golpisti.
Per parte sua, Tosatti in un feroce intervento contro Morales ha  ridimensionato il proprio ruolo spiegando cosa ha fatto con e per Viganò:
“Viganò ha portato una bozza, e l’abbiamo riletta insieme varie volte, eliminando alcune cose, togliendo delle digressioni, sciogliendo acronimi che per chi lavora in Vaticano sono pane quotidiano, ma che non significano nulla a un lettore comune. Giornalisticamente utilizzabile significa semplicemente: comprensibile al pubblico dei giornali. Tutto lì”.
Insomma, a conti fatti, le sempre più stralunate puntate dell’Emanuela Orlandi Show mandate in scena da quando il cardinale Bergoglio è diventato Papa Francesco somigliano molto a puntate di una congiura contro di lui. Puntate messe in piedi per screditarlo alimentando sospetti, illazioni e veleni come sempre basati sul nulla. O meglio: basati sulla volontà di strumentalizzare per lotte di potere anche la tragedia della scomparsa di Emanuela.
E che papa Francesco, al secolo Josè Mario Bergoglio, sia sotto tiro incrociato lo dimostrano anche le dichiarazioni di Vittorio Messori, ritenuto fra i  massimi intellettuali cattolici italiani:
“Oggi con Bergoglio si ha l’impressione che si voglia in qualche modo mettere le mani sulla dottrina. Il Papa è il custode del depositum fidei. Dopo il Concilio, i tre grandi papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno molto modernizzato lo spirito con cui leggere e vivere il Vangelo, ma non si sono mai permessi di toccare la dottrina. L’impressione è che Bergoglio metta le mani su quello che un Papa dovrebbe invece difendere. 
“La dottrina così come è stata elaborata in 2.000 anni di ricerca viene consegnata al Pontefice perché la difenda e non la cambi. Ora l’impressione è che stia avvenendo proprio questo, e ciò allarma soprattutto i credenti”.
Riguardo il personaggio Messori, basti dire che crede Agca armato da Khomeini per il suo attentato a Papa Wojtyla del 1981 e che Israele sarà “costretta” a usare le bombe atomiche per difendersi da “un miliardo e mezzo di islamici”, che solo Messori vede uniti anziché frammentati in decine di Stati spesso in guerra o comunque in forte antagonismo tra loro. Di un’altra versione della stessa fantomatica telefonata parleremo con un altro articolo.
 
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Vendite giornali settembre 2019, c’è un miglioramento. Meglio essere anti piuttosto che pro

Vendite giornali settembre 2019, c’è un miglioramento. Meglio essere anti piuttosto che pro (Foto Ansa)
ROMA – Le vendite in edicola dei giornali quotidiani in Italia sono calate dell’8 per cento fra il mese di settembre del 2018 e il settembre del 2019. Uso come parametro della crisi dei giornali solo le vendite in edicola per due ragioni: 1. sono conseguenza di un atto deliberato di acquisto, giorno dopo giorno, spesso in condizioni di grande difficoltà (traffico, clima) a fronte di un prezzo fra un euro e mezzo e due e anche più che in un mese fa il pieno di una media cilindrata; 2. dato l’elevato costo marginale di produzione, più difficile è per gli editori taroccare, come clamorosi scandali recenti hanno evidenziato.
Contro questo numero di riferimento (mezzo punto meglio di agosto, meglio ma non troppo rispetto al meno 10 per cento di luglio e giugno, in linea con il -9% di maggio e il -8% di gennaio e febbraio) vanno riscontrate le percentuali riferite alle singole testate. I numeri che pubblico qua sotto sono la percentuale del 2019 rispetto al 2018. Per calcolare il calo, basta sottrarre quel numero a 100. Così ad esempio le copie complessivamente vendute sono state il 92 per cento, il calo è stato dell’8 per cento.
Il dato che colpisce di più è quello di Repubblica che dopo un quarto di secolo di cali sembra essersi raddrizzata: è il giornale che ha perso meno di tutti, appena l’1,5 per cento, cosa che non si è vista in una generazione. Nessuno mi toglie dalla testa che dipenda dalla linea anti governativa, e di conseguenza anche critica verso il Pd che il Governo Conte II sostiene, da pochi mesi assunta da Repubblica. A conferma, andiamo indietro negli anni. Per tutta la durata dei primi Governi di Berlusconi, Repubblica, anche se un po’ indebolita dall’esordio della sinistra al governo con Ciampi e Amato, rimase, fino a tutto il 2007, a livelli di vendita importanti, vicino alle 600 mila copie.
Nel frattempo era arrivato l’amico Romano, a maggio 2006, e arrivò anche il calo di copie: quasi 100 mila copie perse fra settembre 2007 e settembre 2008. Nel maggio 2008 Prodi era uscito di scena, ma il danno ormai era stato fatto. Il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi non portò fortuna a Repubblica, ormai impegnata in una lotta all’ultimo sangue che terminò con l’arrivo di Monti. Quattro anni di lotta senza esclusione di colpi costarono altre 50 mila copie in due anni.
Il colpo di grazia lo diede il Governo Monti. Repubblica, che aveva attribuito a Berlusconi tutte le colpe del creato, ci aveva fatto sognare il paradiso. Invece arrivò Mario Monti, che ci rovinò e fece esplodere la rabbia grillina. Repubblica lo osannò in prima pagina come “Super Mario”. E furono, da un settembre all’altro, altre 40 mila copie perse d’amblé.
Poi vennero Enrico Letta e Matteo Renzi: Letta amato, Renzi non proprio, ma la linea era comunque quella del partito. Il risultato, lo vedete qua sotto: 146 mila copie vendute nel mese di settembre del 2019. Diventano 203 mila se aggiungete la versione digitale del giornale cartaceo, tra l’altro di molto scarsa fruibilità.
Che i giornali debbano essere anti e non pro lo confermano altri due giornali: il Fatto e la Verità. La Verità è arrivata a vendere 27 mila copie, partendo dalle 20 mila di 3 anni fa. Il Fatto, da quando è diventato l’organo dei grillini, ha perso un quarto delle sue vendite. Settembre segna un miglioramento rispetto al trend ultra negativo dell’anno (agosto non fa testo perché con il caos dei troppi mojitos anche Repubblica e Corriere avevano performato come mai da anni). Guarda caso. Anche sul Fatto qualche pezzo critico e non appiattito lo si è letto.
 
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nazionali
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 Agosto  2019

2019 su 2018
Corriere Sera
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195.120
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Repubblica
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148.894
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106.662
100.302
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Il Giornale
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Il Sole 24 Ore
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44.884
36.951
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Il Fatto 
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32.974
35.094
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Italia Oggi
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17.653
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Libero
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29.189
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Avvenire
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Il Manifesto
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7.508
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La Verità 
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Agosto 2019
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Resto del Carlino
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86.613
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Il Messaggero
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La Nazione
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42.417
40.897
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Il Secolo XIX
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35.356
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Il Tirreno
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34.282
32.644
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L’Unione Sarda
32.410
35.231
34.885
0,91
Dolomiten
5.925
6.334
6.084
0,93
Messaggero Veneto
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35.027
33.327
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Il Giorno
32.280
43.757
33.173
0,73
Nuova Sardegna
26.709
29.999
29.122
0,89
Il Mattino
23.904
26.722
26.997
0,89
Arena di Verona
20.086
21.596
21.788
0,93
Eco di Bergamo
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20.680
20.273
0,93
Gazzetta del Sud
15.233
18.664
16.918
0,81
Giornale Vicenza
18.091
19.571
19.924
0,92
Il Piccolo
16.966
18.906
17.145
0,89
Provincia (Co-Lc-So)
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17.082
15.780
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Il Giornale di Brescia
16.635
17.957
17.876
0,92
Gazzetta Mezzogiorno
14.928
17.157
16.135
0,87
Libertà
15.947
16.416
15.871
0,97
La Gazzetta di Parma
15.045
16.390
15.847
0,91
Il Mattino di Padova
14.014
15.523
14.690
0,90
Gazzetta di Mantova
13.701
15.334
13.985
0,89
Il Giornale di Sicilia
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12.934
10.984
0,81
La Sicilia
11.489
14.257
11.707
0,80
Provincia Cremona
10.912
11.712
11.420
0,93
Il Centro
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11.544
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Il Tempo
11.642
13.340
11.908
0,87
La Provincia Pavese
9.329
10.403
8.976
0,89
Alto Adige-Trentino
7.719
8.976
8.219
0,85
L’Adige
10.078
11.587
11.081
0,86
La Nuova Venezia
6.811
7.410
7.178
0,91
Tribuna di Treviso
8.459
9.392
9.207
0,90
Nuovo Quot. Puglia
8.927
9.512
9.934
0,93
Corriere Adriatico
11.220
12.335
12.336
0,90
Corriere Umbria
8.499
9.432
8.710
0,90
Gazzetta di Reggio
7.052
7.708
7.278
0,91
Gazzetta di Modena
6.303
6.840
6.488
0,92
La Nuova Ferrara
5.219
5.594
5.435
0,93
Quotidiano del Sud
9.739
5.127
11.364
1,89
Corriere delle Alpi
4.196
4.322
4.487
0,97
Quotidiano di Sicilia
6.624
6.726
6.586
0,98
Nell’ultima tabella mettiamo insieme i dati di vendita (sempre in edicola) dei quotidiani sportivi, separando i risultati dell’edizione del lunedì, che è sempre quella più venduta.
Quotidiani sportivi
Settembre     2019
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Agosto      2019
2019 su    2018
Gazzetta dello Sport Lunedì
153.654

154.167

171.778
0,99
Gazzetta dello Sport
140.508
146.132
167.186
0,96
Corriere dello Sport 
65.182
71.973
80.954
0,90
Corriere dello Sport Lunedì
76.942
81.860
84.985
0,93
Tuttosport 
42.130
46.869
52.688
0,89
Tuttosport Lunedì
43.063
52.992
51.734
0,81
Perché insistiamo sulle vendite in edicola e teniamo distinte le copie digitali? Per una serie di ragioni che è opportuno riassumere.
1. I dati di diffusione come quelli di lettura hanno uno scopo ben preciso, quello di informare gli inserzionisti pubblicitari di quanta gente vede la loro pubblicità. Non sono finalizzate a molcire l’Io dei direttori, che del resto non ne hanno bisogno.
2. Le vendite di copie digitali possono valere o no in termini di conto economico, secondo quanto sono fatte pagare. Alcuni dicono che le fanno pagare come quelle in edicola ma se lo fanno è una cosa ingiusta, perché almeno i costi di carta, stampa e distribuzione, che fanno almeno metà del costo di una copia, li dovreste togliere. Infatti il Corriere della Sera fa pagare, per un anno, un pelo meno di 200 euro, rispetto ai 450 euro della copia in edicola; lo stesso fa Repubblica.
3. Ai fini della pubblicità, solo le vendite delle copie su carta offrono la resa per cui gli inserzionisti pagano. Provate a vedere un annuncio sulla copia digitale, dove occupa un quarto dello spazio rispetto a quella di carta.
Il confronto che è stato fatto fra Ads e Audipress da una parte e Auditel dall’altra non sta in piedi. Auditel si riferisce a un prodotto omogeneo: lo spot, il programma. Le copie digitali offrono un prodotto radicalmente diverso ai fini della pubblicità. Fonte Ads
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Brexit: campagna finanziata dai russi? Giampaolo Scacchi: Spie Usa sospettano che…

Brexit: campagna finanziata dai russi? Giampaolo Scacchi (nella foto) spiega: “Spie Usa sospettano che dietro ci sia l’oro di Mosca”
Il sospetto che dietro Brexit ci sia la Russia di Vladimir Putin è accreditato negli ambienti dell’intelligence americano che indagano anche sui possibili ricatti che i servizi ex sovietici possono esercitare sul presidente Donald Trump.
I sospetti affiorano, riferisce Giampaolo Scacchi, sui giornali americani.
Nell’arte dello spionaggio e del ricatto, la storia, oltre ai romanzi, i servizi segreti prima zaristi, poi sovietici, ora russi, sono rinomatamente maestri.  Alcuni casi sono emersi nella cronaca internazionale.
Nota Giampaolo Scacchi: in una rete complessa, che sembra all’apparenza legittima, spesso i russi mischiano operazioni finanziarie con il sotterfugio politico mirato a ottenere dei risultati.
Un esempio di come potrebbe operare la Russia dietro le quinte può essere costituito dalla campagna a favore di Brexit in Gran Bretagna, che ha preceduto di qualche mese le elezioni americane del 2016. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è coerente con l’obiettivo russo, vecchio di decenni, di dividere le nazioni occidentali e la Russia e ha trovato volenterosi alleati nell’estrema destra britannica.
Oltre a utilizzare i social media per influenzare il referendum nazionale, i funzionari russi diverse volte avrebbero avuto incontri segreti con Arron Banks, il milionario uomo d’affari britannico co-fondatore della campagna Leave EU, che ha sostenuto la Brexit con la più grande donazione nella storia politica della Gran Bretagna.  
Da alcuni documenti emerge che i russi avrebbero discusso un accordo sull’estrazione dell’oro con Banks che avrebbe potuto fruttare diversi miliardi di dollari. Potrebbe sembrare assurdo che un referendum nazionale che ha cambiato il corso della storia britannica sia stato determinato da un’operazione segreta russa. I conservatori britannici hanno respinto i sospetti di un possibile coinvolgimento russo, bollandoli come “teoria della cospirazione”. Tuttavia la cospirazione sembra sia stata molto concreta.
Per questo anche in Italia si sono alzate voci preoccupate quando la propaganda anti europea e sovranista della Lega di Matteo Salvini appariva tutt’affatto coincidente con gli obiettivi russi, come ricorda Giampaolo Scacchi.
E ci fu chi scrisse anche esplicitamente che era lecito ogni sospetto, specie dopo lo scandalo delle intercettazioni ne bar dell’hotel Metropol di Mosca.  
 
 
 

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Live Non è la D’Urso, Gabriel Garko gay? Scatta il bacio con Barbara D’Urso

Gabriel Garko e Barbara D’Urso a Live Non è la D’Urso
ROMA – Gabriel Garko ospite di Live Non è la D’Urso si ritrova a smentire, di nuovo, i rumors della sua omosessualità. L’attore infatti sostiene che tra lui e Gabriele Rossi non ci sia altro che un’amicizia. Rumors nati quando i due si ritrovarono ospiti di una villa a Sanremo che è esplosa e in cui la proprietaria è deceduta. La conduttrice però nota che dalla mano di Garko è sparita una fedina, che sembrava secondo i siti di gossip simile a quella di Rossi, e ne approfitta…per un bacio in studio.
Parlando della tragedia avvenuta a Sanremo, Garko spiega: “Sanremo è stata un’occasione ottima per sfatare il personaggio e mostrare la mia persona. Io ero partito in questo modo, poi c’è stato questo maledetto incidente che mi ha cambiato la vita. Io odio passare per quello che marcia su una disgrazia, per questo prima non ho accettato di parlarne”.
Poi ha parlato del libro che ha scritto, ma durante l’intervista Barbara D’Urso nota che alla sua mano manca la fede. Un anello che aveva fatto molto discutere, dato che una simile era indossata dal suo presunto amante Gabriele Rossi: “Sì l’ho tolta, già ne hanno parlato fin troppo”. La conduttrice lo incalza: “Ti hanno fatto arrabbiare?”. E lui replica: “Possibile…si”.
La conduttrice però non sembra voler rinunciare a punzecchiarlo e insiste: “Sei innamorato? L’altra persona anche l’ha tolta la fede?”. Anche se la sua risposta non è un si, l’attore lo lascia intendere. Poi i due si mettono a scherzare sui ritocchini estetici e tra loro scatta il bacio. “Sai che quasi quasi ti darei un bacio”, dice lei. “E dammelo!”, replica lui. A bacio scoccato la D’Urso conclude: “Vi confermo che le labbra di Gabriel sono verissime”. (Fonte Mediaset)
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Che tempo che fa, Caro Cottarelli ride per il video di Francesco Gabbani

Carlo Cottarelli ospite di Che tempo che fa (Foto da RaiPlay)
ROMA – Carlo Cottarelli, in studio a Che tempo che fa da Fabio Fazio il 10 novembre, appare divertito ed emozionato per la simpatica gag riservatagli dal cantante Francesco Gabbani.
In un video infatti Gabbani lo ringrazia per avere intitolato il suo nuovo libro “.Pachidermi e Pappagalli. Tutte le bufale sull’economia a cui continuiamo a credere”, che riprende proprio il brano del cantante “Pachidermi e pappagalli”. Una citazione dunque che sembra essere stata molto gradita.
A fare da padrone nella puntata però è sicuramente la gag di Luciana Littizzetto, che accetta con ironia la sfida #iosonogiorgiachallenge e così si impegna in una imitazione decisamente divertente di Giorgia Meloni. (Fonte RaiPlay)

 
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Live Non è la D’Urso, Paolo Brosio contro Barbara e Vladimir Luxuria: “Insopportabile io?”

Paolo Brosio e Vladimir Luxuria a Live Non è la D’Urso
ROMA – Paolo Brosio contro tutti a Live Non è la D’Urso nella puntata dell’11 novembre dedicata alla chiesa e alla castità di preti e suore. Il giornalista si scontra prima con Vladimir Luxuria e poco dopo con la conduttrice, fino a sbottare: “Se io sono insopportabile ne vado orgoglioso”.
La discussione inizia quando si parla di celibato dei preti, con la D’Urso che spiega come alcuni sacerdoti siano sposati. Brosio prontamente replica: “Questo Barbara è una situazione limite in Amazzonia, ma non è importabile questo modus operandi dall’Amazzonia dove c’è un prete ogni duecentomila chilometri, no”.
Luxuria allora prende la parola: “il celibato ecclesiastico non è un dogma, un Pincio sul quale non si può discutere, basterebbe una decisione del Papa con un concilio ecumenico e si può decidere che il celibato ecclesiastico non debba essere più obbligatorio per chi deve prendere gli ordine. Ognuno sceglie, ci sono tanti preti che fanno la scelta di castità e devono continuare a farlo, ma chi  invece sente ad un certo punto il desiderio di mettere su famiglia come fanno gli anglicani, i protestanti. Meglio un prete che si può sposare di uno che va a violentare una perpetua”.
Una dichiarazione che scatena la reazione piccata di Brosio: “Va bene fa il padre e la madre, la vocazione familiare nel matrimonio è un sacramento. Cristo non ha mai sposato nessuno, ci ha dato un esempio, una legge non scritta. E’ il cuore verso Dio, o dai il cuore a Dio o vai a casa e fai il papà, poi il Papa fa quello che vuole”.
Poi il giornalista sbotta contro Barbara D’Urso accusandola di voler fare arrivare a casa un messaggio contro la Chiesa: “Io non sono mica scemo! Ho capito il tuo gioco! Stai parlando solo delle cose negative!”. Parole che portano alla reazione della conduttrice: “Nemmeno io sono scema. Tu stai facendo un discorso fine a sé stesso, portandolo completamente dalla tua parte. Io non sto parlando in generale e lo sai bene. Sono molto religiosa e giro sempre con un rosario! Brosio sei insopportabile, lo abbiamo detto dall’inizio che bisogna denunciare”. Ma lui chiude piccato: “Se io sono insopportabile ne vado orgoglioso”. (Fonte Mediaset)
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Live Non è la D’Urso, Vittorio Sgarbi attacca Barbara D’Urso: “Sei indemoniata”

Vittorio Sgarbi e Barbara D’Urso a Live Non è la D’Urso
ROMA – Alta tensione tra Vittorio Sgarbi e Barbara D’Urso nella puntata di Live Non è la D’Urso l’11 novembre dedicata alla castità di preti e suore. Sgarbi attacca la conduttrice: “Indemoniata! Stai sputt*nando la Chiesa!”.
Durante la puntata si affrontano diversi casi di donne e uomini che hanno lasciato le vesti sacre per vivere un’altra vita. Sgarbi si è animato per il caso di Don Giuliano cheha deciso di sposare un uomo, ma di continuare a dire messa.
A sorpresa il critico d’arte si è rivolto alla D’Urso: “Cosa dico? Dico che tu sei un’indemoniata. Tu, con l’aria serena nel dire che conosci tanti preti, stai mettendo in scena uno sputtanamento della chiesa insopportabile. È sgradevole perché metti in evidenza dei casi di un certo tipo. Sei un po’ indemoniata!”.
La conduttrice è rimasta basita e ha prontamente replicato: “Non è vero! Io leggo i giornali e quindi li porto alla luce. Qual è il problema? Stiamo facendo un dibattito!”. E Sgarbi replica scherzando: “Per me tu fa un’operazione molto abile ma al contempo pericolosa. A questo punto credo che verrai scomunicata tu”. La D’Urso con altrettanta ironia ammette: “Mi manca solo quello!”. (Fonte Mediaset)
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Live Non è la D’Urso, Flavia Vento come Paolo Brosio: “Rimarrò casta per tutta la vita”

Flavia Vento
ROMA – Flavia Vento ospite di Live Non è la D’Urso la sera dell’11 novembre parla della sua scelta, simile a quella di Paolo Brosio. La showgirl infatti confessa di aver rinunciato al ses*o: “Rimarrò casta per tutta la vita”. 
L’ex naufraga dell’Isola dei Famosi è stata ospite proprio della puntata dedicata alla castità dei preti e delle suore ha parlato della sua scelta. Paolo Brosio parlando del tema ha spiegato: “I preti devono offrire la castità e la santità. Cristo non si è mai sposato”. Un’idea che va contro quella di Alessandro Cecchi Paone: “Il peccato non è il sesso. Il peccato è la falsità, è l’inganno”.
La Vento però si è schierata con Brosio: “Andiamo oltre il sesso, ricerchiamo la purezza dell’animo. Dobbiamo crescere spiritualmente. Da quando sono casta sono rinata. Rimarrò casta tutta la vita”. E sulla castità dei preti dice: “Se uno prende la via del Signore deve rimanere casto e c’è scritto anche nella Bibbia, l’amore verso Gesù Cristo è più forte di ogni amore terreno”. (Fonte Mediaset)
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Monte Sant’Angelo, Pasquale Ricucci ucciso in agguato di mafia a fucilate sotto casa

Inquirenti sul luogo dove è stato ucciso Pasquale Ricucci, di 45 anni, presunto elemento di elemento di spicco di un clan mafioso del Gargano (Fonte ANSA)
FOGGIA – Agguato letale a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, nel tardo pomeriggio dell’11 novembre. La vittima uccisa a fucilate sotto casa è Pasquale Ricucci, 45 anni, ritenuto un elemento di spicco di un clan mafioso nel Gargano.
L’uomo è ritenuto dagli investigatori al vertice del clan Lombardi-Ricucci-La Torre, erede dei Romito, da sempre in lotta con il clan dei ‘montanari’ Li Bergolis-Miucci. Sul posto i carabinieri del Reparto investigatovi di Foggia.
A quanto si apprende l’uomo era a piedi quando è stato raggiunto da una raffica di proiettili. Almeno nove i colpi sparati dai sicari. Sul posto stanno operando i carabinieri del reparto operativo che attendono l’arrivo del medico legale.
Ricucci aveva precedenti per detenzione e porto abusivo di armi e il suo delitto potrebbe essere inquadrato nella sanguinosa faida del Gargano. Una guerra tra clan che ha provocato negli anni decine di morti e tanti casi di lupara bianca. Finora, nonostante l’impegno di investigatori e magistratura, nessuno è riuscito ad assestare il colpo mortale ai clan garganici perché l’omertà e l’assenza di ‘pentiti’ non hanno fatto emergere quelle smagliature che persino la mafia siciliana ha subito.
Per l’ANSA, questo potrebbe essere il motivo per cui l’80 per cento dei 300 delitti di sangue (fonte Csm) che dagli anni Ottanta ad oggi sono attribuibili alla mafia del Foggiano “sono ancora irrisolti”, cioè senza un colpevole. Come il quadruplice omicidio dell’agosto 2017 a San Marco in Lamis, dove furono uccisi il boss Mario Luciano Romito, suo cognato e due contadini, forse ritenuti testimoni scomodi dell’agguato.
Nell’impenetrabile territorio del Gargano gli affari si fanno soprattutto con il traffico di droga e le estorsioni. Gli imprenditori vittime del ‘pizzo’ negli ultimi anni sembrano essersi addirittura sottomessi alla volontà dei clan: spesso sono loro stessi a recarsi dal mafioso per pagare il pizzo, anticipandone la richiesta.
E pensare che tutto è cominciato molti decenni fa con una faida tra pastori che si contendevano il controllo del territorio. Famiglie che nel tempo si sono trasformate in agguerriti clan mafiosi. Inizialmente a governare c’erano i “montanari”, con a capo le famiglie Libergolis e Romito che comandavano nella zona di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata e che estendevano il loro potere criminale anche a Vieste e San Nicandro Garganico, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Rignano Garganico. I vari processi hanno sfaldato questa alleanza dando il via ad una guerra senza fine.
Il fronte più caldo a Vieste, dove dal gennaio 2015, quando venne ucciso il boss Angelo Notarangelo, all’estate 2019 ci sono stati una quindicina tra omicidi, agguati falliti e lupare bianche tra i clan Raduano e Perna, un tempo alleati. Al momento sono una mezza dozzina i clan censiti dalla Dia nel Gargano. (Fonte ANSA)
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Enrico Maggiola, si sveglia campione di maratona: in coma 40 giorni dopo incidente

Foto archivio ANSA
ROMA – Dopo 40 giorni in coma il maratoneta Enrico Maggiola si è svegliato dal coma. Il primatista italiano ha avuto un incidente lo scorso 24 settembre, quando è stato investito da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali durante un allenamento.
Secondo la ricostruzione dell’incidente, la prima auto che occupava la corsia più a destra si era fermata per farlo attraversare in via Pola, davanti all’hotel Santin a Porderdone, mentre una seconda auto che veniva l’ha preso in pieno, sbalzandolo in aria. 
Dopo oltre un mese ricoverato nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, Enrico si è risvegliato nonostante il grave trauma. Il maratoneta ora è ricoverato alla clinica Gervasutta a Udine e la sorella Giulia l’ha ripreso in video mentre cammina e saluta.  
Maggiola è recordman italiano delle 12 ore ed è stato più volte convocato a rappresentare l’Italia in manifestazioni internazionali. E’ tesserato per la Bergamo Stars e il suo record sulle 12 ore di corsa (stabilito nel dicembre di 2 anni fa) è di 149 km e 520 mt. (Fonte Il Gazzettino)
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