{"id":2595,"date":"2026-09-08T22:06:06","date_gmt":"2026-09-08T22:06:06","guid":{"rendered":"https:\/\/ultima-ora.com\/?p=2595"},"modified":"2026-09-08T22:06:06","modified_gmt":"2026-09-08T22:06:06","slug":"onu-rahman-nuovo-presidente-non-siamo-piu-nel-45-dobbiamo-cambiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ultima-ora.com\/?p=2595","title":{"rendered":"Onu, Rahman nuovo presidente \u201cNon siamo pi\u00f9 nel \u201945, dobbiamo cambiare\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Vaccara<br \/>\nNEW YORK (STATI UNITI) Ultima Ora \/ IPA \u2013 \u201cQuesto non \u00e8 il 1945. Il mondo \u00e8 andato avanti. Anche l\u2019Organizzazione deve andare avanti\u201d. Con queste parole Khalilur Rahman, ministro degli Esteri del Bangladesh, ha inaugurato oggi la sua presidenza dell\u201981esima sessione dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccogliendo il testimone dalla tedesca Annalena Baerbock e indicando nella ricostruzione della fiducia verso l\u2019ONU la priorit\u00e0 del suo mandato. Rahman ha assunto la guida dell\u2019Assemblea Generale in una fase particolarmente difficile per il multilateralismo, tra guerre, crisi umanitarie, cambiamento climatico e crescenti divisioni fra le grandi potenze.<br \/>\nIl tema scelto per la nuova sessione \u00e8 infatti \u201cRestoring trust, managing transformation: A United Nations that delivers for all\u201d: recuperare fiducia, governare la trasformazione e costruire un\u2019ONU capace di produrre risultati per tutti. \u201cIl multilateralismo dell\u2019ONU viene messo alla prova in modi che non abbiamo mai visto prima\u201d, ha detto Rahman nel suo primo incontro con i giornalisti dopo il giuramento. Il nuovo presidente, che arriv\u00f2 per la prima volta alle Nazioni Unite come delegato nel 1985, ha per\u00f2 ricordato che accanto alle crisi esistono opportunit\u00e0 che quarant\u2019anni fa non c\u2019erano, a cominciare dalle nuove tecnologie e dalla governance dell\u2019intelligenza artificiale.<br \/>\n La parola chiave sar\u00e0 \u201cdialogo\u201d. \u201cNon sono cos\u00ec ingenuo da pensare che tutto possa essere risolto rapidamente e amichevolmente\u201d, ha riconosciuto. Alcune questioni resteranno irrisolte e altre richiederanno tempo, \u201cma questo non deve impedirci di cercare un terreno comune ovunque sia possibile\u201d. La sua presidenza, ha assicurato, rester\u00e0 completamente fedele alla Carta delle Nazioni Unite. Rahman vuole per\u00f2 anche provare ad \u201caprire\u201d maggiormente il Palazzo di Vetro. Ha richiamato le prime parole della Carta Onu, \u201cWe the peoples\u201d, sottolineando che non dicono \u201cWe the States\u201d: \u201cL\u2019Organizzazione \u00e8 pi\u00f9 grande degli Stati membri\u201d.<br \/>\nSociet\u00e0 civile, media, universit\u00e0, imprese e comunit\u00e0 dell\u2019innovazione, secondo il nuovo presidente, continuano troppo spesso a essere trattati dall\u2019ONU come \u201cgli altri\u201d. \u201cUnlocking the UN\u201d, aprire l\u2019ONU alle loro voci, sar\u00e0 quindi uno degli obiettivi della sua presidenza. Una visione che Rahman collega direttamente alla crisi di credibilit\u00e0 delle Nazioni Unite.<br \/>\nInterrogato sulla riforma dell\u2019Organizzazione, ha promesso di sostenere il processo UN80 avviato dal Segretario Generale Antonio Guterres, ma ha avvertito che non saranno sufficienti aggiustamenti marginali. \u201cLe riforme devono essere significative\u201d e devono contribuire a recuperare la fiducia dell\u2019opinione pubblica. \u201cAbbiamo una situazione in cui la fiducia \u00e8 in deficit\u201d, ha aggiunto.<br \/>\n\u201cL\u2019Organizzazione deve intraprendere riforme pi\u00f9 profonde per essere adatta al futuro, non soltanto all\u2019oggi ma al domani. Questo non \u00e8 il 1945, non stiamo facendo la Conferenza di San Francisco. Siamo all\u201981esima sessione. Il mondo \u00e8 andato avanti. L\u2019Organizzazione deve andare avanti e io aiuter\u00f2 questo processo\u201d.<br \/>\nRahman assume per\u00f2 la presidenza con una particolarit\u00e0: almeno fino ad oggi mantiene formalmente anche l\u2019incarico di ministro degli Esteri del Bangladesh, assunto lo scorso febbraio. Lo ha confermato lui stesso durante lo stakeout quando, a un giornalista che gli chiedeva della politica estera di Dhaka, ha risposto di non voler affrontare questioni nazionali nella sua nuova veste: \u201cNon sono qui nella mia capacit\u00e0 nazionale\u201d. Poi ha precisato: \u201cSono ancora il ministro degli Esteri. Vi parler\u00f2 separatamente\u201d. Una doppia veste particolare per chi ha appena promesso di essere \u201cil presidente di tutti i Paesi\u201d, indipendentemente da chi lo abbia votato.<br \/>\nRahman ha comunque tracciato oggi una netta distinzione tra le due funzioni, chiedendo ai giornalisti di rivolgersi a lui, quando si trova all\u2019ONU, nella sua capacit\u00e0 di presidente dell\u2019Assemblea Generale. Il sito ufficiale del governo del Bangladesh continua al momento a indicarlo come ministro degli Esteri. Tra i dossier pi\u00f9 delicati che attraverseranno la sua presidenza ci sar\u00e0 la scelta del successore di Guterres. Alla domanda se il prossimo Segretario Generale debba essere finalmente una donna, Rahman non si \u00e8 sbilanciato: la Carta, ha ricordato, stabilisce che il Consiglio di Sicurezza raccomandi un candidato e che l\u2019Assemblea Generale lo nomini.<br \/>\nHa per\u00f2 promesso di lavorare strettamente con gli Stati membri e con le presidenze del Consiglio affinch\u00e9 si arrivi \u201ca un nome il prima possibile\u201d, garantendo una transizione efficace e senza vuoti nella leadership dell\u2019Organizzazione.<br \/>\nRahman, eletto lo scorso 2 giugno con 99 voti contro i 91 ottenuti dal candidato di Cipro Andreas Kakouris, ha una lunga esperienza diplomatica e all\u2019interno delle stesse Nazioni Unite. Prima di diventare ministro degli Esteri era stato consigliere per la sicurezza nazionale e Alto rappresentante per la questione Rohingya. Proprio parlando dei Rohingya ha ribadito oggi che \u201cWe the peoples\u201d significa tutti i popoli, compresi quelli senza uno Stato o senza una propria voce all\u2019ONU.<br \/>\nRahman ha ricordato la visita di Guterres nei campi che ospitano i Rohingya e la loro richiesta di poter tornare a casa: \u201cAbbiamo portato la loro voce alle Nazioni Unite. Continuer\u00f2 a farlo\u201d.<br \/>\nBaerbock, chiudendo l\u201980esima sessione, ha invece difeso con forza l\u2019istituzione che lascia dopo un anno alla guida dell\u2019Assemblea: nonostante tutti i suoi limiti, ha detto, \u201cnon un solo giorno, non un solo Paese starebbe meglio senza le Nazioni Unite\u201d. Rahman raccoglie dunque il martelletto con la sfida di dimostrare che un\u2019Organizzazione nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale pu\u00f2 ancora adattarsi a un mondo profondamente diverso da quello per cui fu progettata.<br \/>\n\u2013 Foto Onu \u2013<br \/>\nUltima Ora \/ IPA.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Vaccara NEW YORK (STATI UNITI) Ultima Ora \/ IPA \u2013 \u201cQuesto non \u00e8 il 1945. Il mondo \u00e8 andato avanti. Anche l\u2019Organizzazione deve andare avanti\u201d. 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