Confindustria, è già bagarre per il futuro direttore generale

La posizione fa gola a molti ed è oggetto dei negoziati per le necessarie alleanze dei candidati. Se Bonomi ha offerto il posto a Calabrò, Delzio e Picardi, Pasini pensa a un ticket con Schittone. Mattioli guarda a Panucci ma è pronta ad ascoltare i consigli dell’amico Elkann. Mentre Orsini si affida alla rete di Comunione e Liberazione.
Con candidati deboli per il vertice della Confindustria, dove parte favorito Carlo Bonomi nonostante il lignaggio industriale non proprio di blasone (piccola azienda, più piccolo ancora il numero dei dipendenti, nove) tutti guardano ora alla guerra sotterranea che si sta combattendo per l’ambita carica di direttore generale, il potente gestore della macchina di Viale dell’Astronomia e detentore – spesso più del presidente – dei rapporti più intimi con il mondo politico e istituzionale. 

Una posizione da centinaia di migliaia di euro di stipendio l’anno, più bonus e benefit che fanno gola a molti. Nei negoziati per le necessarie alleanze dei candidati – a votare saranno solo i 180 componenti del Consiglio Generale – c’è anche questa posizione.

Vediamo di ricostruire il quadro raccogliendo le indiscrezioni che qui e là filtrano dai protagonisti.

BONOMI HA OFFERTO LA POSIZIONE A CALABRÒ, DELZIO E PICARDI

Partiamo ovviamente da Bonomi, presidente di Assolombarda, che da oltre due anni sta cucendo la tela delle alleanze proprio perché la assoluta debolezza del suo profilo professionale essendo un piccolissimo commerciante di prodotti medicali.

Carlo Bonomi (LaPresse). Come per altre posizioni di vertice, Bonomi ha offerto la stessa posizione a più sostenitori e così troviamo scalpitare Antonio Calabrò, giornalista, vicepresidente di Assolombarda, Francesco Delzio, a capo (ma ancora per poco) della comunicazione di Atlantia, e Alessandro Picardi, l’uomo delle relazioni di Luigi Gubitosi in Tim.

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Con il primo, che guarda anche alla direzione del Sole24Ore, suo vecchio sogno, Bonomi cerca di mettersi in tasca il supporto eterno di Marco Tronchetti Provera. Con il secondo, l’appoggio dei Benetton, cui farebbe un favore visto che del comunicatore che fu ferreo sodale di Giovanni Castellucci non vedono l’ora di sbarazzarsi. Con il terzo, l’alleanza con la potente Tim (a Gubitosi, come ad Aurelio Regina e a tanti altri va promettendo vice presidenze) e la sua ricca filiera di fornitori. In questo modo, ovviamente, diventerebbe ostaggio dei soliti noti che non hanno il coraggio o la voglia di mettersi in gioco.

Il presidente di Confindustria Brescia Giuseppe Pasini (LaPresse). PASINI PENSA AL TICKET CON SCHITTONE

Giuseppe Pasini ha le idee più chiare e non nasconde il suo ticket con il direttore dell’Associazione industriali di Brescia, Filippo Schittone. Ma a guardare alla posizione potrebbe essere anche il direttore di una delle associazioni che potrebbero sostenere l’acciaiere bresciano: un emiliano? Un veneto?

LA RETE DI MATTIOLI E ORSINI

Alla piemontese Licia Mattioli le cronache attribuiscono una simpatia per l’attuale direttrice romana Marcella Panucci, molto ben introdotta al Quirinale e Palazzo Chigi, ma si dice anche che guardi con attenzione al manager che l’amico John Elkann le suggerirà per guidare la macchina confindustriale.

Licia Mattioli, candidata alla presidenza di Confindustria. Infine, Emanuele Orsini, il leader di Federlegno. Lui si affida alla rete di Comunione e Liberazione che di manager da piazzare ne ha molti. Con il profilo manageriale di Bonomi in forte caduta anche per le divisioni in Lombardia, Veneto e Piemonte è molto probabile che gli altri candidati con aziende solide alle spalle si riuniscano a breve per convergere su uno solo di loro. 

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.
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