La Cina e la guerra dei cervelli

All’aeroporto di Boston è stato arrestato un luminare di Harvard che aveva omesso di dichiarare i suoi rapporti con l’università di Wuhan. Poco prima era stata fermata una studentessa della Repubblica Popolare accusata di spionaggio. Ed era finito in manette un ricercatore suo connazionale che cercava di portare in patria fiale con materiale biologico nascoste in valigia. Fatti di cronaca che sembrano una Spy Story.
Un luminare statunitense, pioniere nelle bio e nano tecnologie dell’Università di Harvard che lavorava all’insaputa dell’ateneo presso la Wuhan University of Technology (Wut).

E due cittadini cinesi, un ricercatore e una ricercatrice in Fisica, chimica e ingegneria biomedica a Boston – almeno così dichiarava sul visto – che in realtà era in forze presso l’esercito della Repubblica popolare.

Sembra l’inizio di un film di spionaggio, ma non è così. Perché i tre sono finiti in questi giorni nel mirino della giustizia Usa per i loro rapporti con l’ex Celeste Impero.

IN MANETTE IL LUMINARE DELLE BIOTECNOLOGIE

Il professor Charles Lieber e il ricercatore Zaosong Zheng sono stati arrestati – il primo il 28 gennaio, il secondo il 9 – all’aeroporto della capitale del Massachusetts. Le accuse? Il primo avrebbe dichiarato il falso in merito all’entità dei finanziamenti ricevuti dal governo cinese e alla sua partecipazione al programma Mille talenti che ha l’obiettivo di portare scienziati e ricercatori stranieri in Cina; il secondo, operativo sempre a Harvard, è accusato di aver tentato di portare in Cina 21 fiale di materiale cellulare sottratte al Beth Israel Medical Center di Boston, un centro che si occupa di ricerca sul cancro.

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Gli agenti federali hanno scoperto le fiale nascoste in una calza all’interno di una delle borse di Zheng. L’ipotesi è che volesse dare slancio alla sua carriera pubblicando una ricerca americana in patria con il proprio nome. Quanto alla terza cittadina cinese, Yanqing Ye, è accusata di frode sui visti, false dichiarazioni, e soprattutto di cospirazione contro gli Stati Uniti come agente di un governo straniero.

LA STRETTA USA SUI RICERCATORI CHE LAVORANO CON O PER LA CINA

Tre arresti che per gli investigatori, come ha scritto il New York Times, rientrano nella stretta americana su ricercatori che lavorano con o per il governo cinese, “contrabbandando” scoperte scientifiche. «Nessun Paese rappresenta una minaccia maggiore, più grave o a lungo termine per la nostra sicurezza nazionale e la nostra prosperità economica della Cina», ha affermato al New York Times il responsabile Fbi di Boston. «L’obiettivo di Pechino, in poche parole, è quello di sostituire gli Stati Uniti come superpotenza mondiale e per realizzarlo è disposta a infrangere la legge». Non a caso i tre operavano a Boston, centro d’élite per le università e gli istituti di ricerca.

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COSÌ LA CINA RECLUTA TALENTI ALL’ESTERO

Lieber in particolare è finito nel mirino perché, avendo ricevuto ingenti finanziamenti pubblici dal governo Usa – oltre 15 milioni dollari dal National Institute of Health e dal dipartimento della Difesa – avrebbe dovuto dichiarare ogni possibile conflitto di interesse con Paesi o enti stranieri. Fatto sta che dal 2011, Lieber è diventato senza che Harvard ne fosse a conoscenza uno “scienziato strategico” presso la Wuhan University of Technology –  la città ora nota all’opinione pubblica città epicentro dell’epidemia del nuovo coronavirus – e ha partecipato al cosiddetto Piano dei Mille Talenti, dal 2012 al 2017. Si tratta di uno dei i più importanti piani del governo cinese di reclutamento di esperti e scienziati internazionali a sostegno dello sviluppo, della prosperità economica e della sicurezza nazionale della Repubblica popolare. Da tempo le autorità americane e non solo, hanno denunciato come in realtà esso punti, attraverso l’elargizione di grosse somme di denaro, a convincere esperti stranieri a portare le loro conoscenze ed esperienze in Cina. Secondo i termini del contratto triennale di Lieber, l’Università di Wuhan gli pagava un vero e proprio stipendio – mai dichiarato nella sua interezza alle autorità americane – pari a 50 mila dollari al mese, oltre alle spese di soggiorno. Non solo. L’ateneo gli aveva assegnato più di un milione mezzo di dollari americani per mettere in piedi e gestire un laboratorio di ricerca biotecnologica presso la Wut. “Dettagli” che Lieber avrebbe omesso di dichiarare, mentendo. Ma che dimostrano, una volta di più, come lo scontro tra Usa e Cina si muova non solo a livello di dazi.

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