Così la comunicazione delle Sardine ha battuto la Bestia

Eravamo abituati a bacheche Facebook imbrattate da commentatori seriali e rabbiosi, video rumorosi, contest irriverenti. Poi silenzio delle piazze gremite di cittadini hanno preso il sopravvento sulla guerriglia a colpi di tweet della macchina social di Salvini.
Che sia merito delle Sardine o meno, le elezioni regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio hanno evidenziato una profonda evoluzione nel sistema della comunicazione politica italiana. Il modus operandi delle Sardine, basato sulla mobilitazione disintermediata e autonoma dai partiti, ha raggiunto l’obiettivo di “persuasione politica” tanto auspicato dal movimento. La risonanza sui social è, infatti, solo una conseguenza dei numeri raggiunti e dall’affluenza nelle piazze italiane.

Che questo segni la fine della Bestia, la macchina social progettata da Matteo Salvini? Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma quel che è certo è che il sistema dominante negli ultimi mesi sta attraversando una crisi profonda. Basti infatti pensare all’articolo che ho pubblicato su questa stessa rubrica lo scorso 16 ottobre, in merito al dibattito avvenuto nel corso della trasmissione Porta a Porta tra Matteo Salvini e il suo omonimo rivale, Matteo Renzi. L’analisi di Twitter aveva confermato che, nonostante la Bestia ruggisse ancora, questa non era riuscita a battere l’engagement del leader di Italia Viva. Due mesi fa, però, le battaglie politiche si combattevano su Twitter, social d’eccellenza per gli argomenti politici.

Oggi lo scenario sembra essere profondamente cambiato. In pochissimo tempo ci siamo ritrovati ad avere da un lato Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno, pronto a scuotere gli animi social con citofonate inaspettate a sospetti spacciatori e dall’altra le Sardine, un movimento di partecipazione politica caparbio e silenzioso che, invece di riempire i post, riempie le piazze. Due sistemi agli antipodi. Le Sardine stanno dunque esercitando una importante funzione oppositiva al dominio mediatico della Lega che, lanciando il suo leader, ha cercato in questi mesi di coinvolgere tutti i pubblici possibili, arrivando addirittura ad approdare su TikTok, il “social dei giovani”. Ma non è tutto. Il movimento è riuscito a dimostrare che una nuova comunicazione politica è possibile e che, forse, è la politica stessa a essere rimasta due passi indietro.

DALLE SARDINE UNA COMUNICAZIONE NUOVA CHE COINVOLGE TUTTA LA SOCIETÀ CIVILE

La comunicazione è sempre stata al centro dell’agenda delle Sardine. Queste infatti non vogliono rappresentare il semplice elemento costitutivo della vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna, ma la forza di opporsi a un sistema instabile, oppressivo ed elitario con strumenti diversi. È questo, dunque, il messaggio del movimento nato a Bologna da un gruppo di quasi trentenni «insonni», come si definiscono loro. Le Sardine della prima ora, dopo l’evento organizzato a Bologna in occasione della partenza della campagna elettorale della candidata leghista alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, sono sempre rimaste coerenti con il loro messaggio iniziale.

Urne chiuse. C’è chi dice che siano i gesti folli a cambiare il corso della storia, ma noi preferiamo pensare che siano…Posted by 6000 sardine on Sunday, January 26, 2020
Non è un caso, dunque, che, una volta chiusa la tornata elettorale emiliana, sulla loro pagina Facebook le Sardine abbiano annunciato che il movimento non è nato per stare sul palcoscenico e che «è tempo di tornare a prendere contatto con la realtà e ristabilire le priorità, innanzitutto personali. Se avessimo voluto fare carriera politica l’avremmo già fatto. E invece, prima di tutto, desideriamo tornare a essere noi stessi, elettori e cittadini, parenti e amici. Per questo motivo non ci vedrete in tivù o sui giornali». Una presa di posizione netta e chiara, comunicata attraverso i social, ma sancita da una logica molto razionale.

Una comunicazione logica, sensata, avulsa da quella rabbia che tanto permea qualsiasi strato della società

La voce di “6.000 Sardine” è univoca ed efficace e ha dato vita ad una comunicazione efficiente, in grado di raggiungere le mille sfaccettature di una società sempre più complessa. Un nuovo sistema comunicativo che trascende molto meno dalla realtà ed è rispettoso del mondo delle istituzioni. Una comunicazione logica, sensata, avulsa da quella rabbia che tanto permea qualsiasi strato della società. Non è un caso che questo nuovo tipo di comunicazione sia stata definito su molti giornali come l’antitesi della kayfabe, un termine mutuato dal wrestling, utilizzato per identificare la comunicazione politica che ha caratterizzato questi anni. La keyfabe rappresenta, infatti, la natura finta ma conflittuale della disciplina, molto simile alle campagne politiche cui abbiamo avuto modo di assistere in questi anni.

CHE SIA QUESTO IL VERO CAMBIAMENTO DELLA POLITICA?

La prova tangibile che i social intrisi di rabbia non siano l’unico strumento di mobilitazione popolare valido e immediato ha certamente caratterizzato un crollo delle certezze nel mondo della comunicazione. Le Sardine non hanno solo identificato come far passare certi messaggi, ma cosa far passare. E se sul web e sui media tradizionali ci si interroga sul futuro del movimento, la domanda più pertinente da porsi sembrerebbe essere un’altra: come cambierà il nostro modo di comunicare il dissenso? Come potrà la politica aggiornarsi, trasformarsi e reagire in tempi brevi? Questi i quesiti a cui il mondo della comunicazione dovrebbe rispondere. Siamo davanti, infatti, a una vittoria di un movimento fluido in una società fluida e questo è stato possibile solo grazie all’attuazione di un processo comunicativo nuovo, fuori dalle logiche illogiche del mondo social. E su questo aspetto bisogna riflettere, studiare e non mollare la presa perché forse, il governo del Cambiamento, sta per essere cambiato da fuori.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma
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