Migranti, barca con 47 persone a bordo in pericolo nella zona Sar di Malta

Migranti, barca con 47 persone a bordo in pericolo nella zona Sar di Malta (foto Ansa)
ROMA – Questa mattina, sabato 1 febbraio, Alarm Phone ha ricevuto una chiamata da una barca in pericolo con 47 persone in fuga dalla Libia. Lo scrive lo stesso servizio telefonico sul proprio account Twitter specificando che “sono nella zona Sar di Malta”. “Le autorità – si legge – si rifiutano di dirci se stiano lanciando un’operazione di soccorso. Le persone devono essere soccorse e portate in Europa!”.
Stop Consiglio Europa a memorandum Libia. E Roma tratta
La trattativa per modificare il Memorandum con la Libia e il possibile, temporaneo, rinnovo di quello in vigore. E su questo duplice binario che l’Italia si muove nel delicato dossier migranti che la vede coinvolta in un negoziato dall’esito ancora incerto con Tripoli. Il 2 febbraio, senza un intervento di uno dei governi che firmarono l’intesa il Memorandum sarà automaticamente rinnovato. Ma l’Italia non sembra intenzionata a lasciare lo schema dell’accordo intatto e in queste ore accelera su possibili modifiche. Anche perché il pressing interno e internazionale è altissimo. Oggi il Consiglio d’Europa chiede all’Italia lo stop a tutte le intese con la Guardia costiera libica finché non saranno garantiti i diritti umani dei migranti.
L’affondo della commissaria del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic arriva nelle ore più calde della trattativa tra Italia e Libia. In mattinata il premier Giuseppe Conte convoca un vertice ad hoc con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e quello delle Infrastrutture Paola De Micheli. La trattativa arriva in un momento in cui i rapporti tra Roma e Tripoli non sono al suo massimo livello. Parallelamente, gli sbarchi di migranti dalla Libia crescono. E c’è chi, nella maggioranza di governo, non esclude che il fenomeno sia legato ad una sorta di pressione che il governo di Unità nazionale libico vuole esercitare su Roma. Di certo l’Italia punta a chiedere alle autorità libiche garanzie accertabili sul trattamento dei migranti ospitati nei centri della Tripolitania. Trattamento che, secondo diverse organizzazioni internazionali e Ong si macchia di gravi violazioni.
“Ci sono numerose prove che queste violazioni continuano e la sicurezza nel Paese sta peggiorando a causa del conflitto armato”, spiega Mijatovic richiamando l’Italia ad esercitare, su Tripoli, un pressing affinché rifugiati e richiedenti asilo siano rilasciati dai centri di detenzione libici. E dalle Ong arriva una richiesta dello stesso tenore. Il Memorandum “è una vergogna che non si può rinnovare”, è l’affondo di Medici Senza Frontiere. “L’Italia è ancora complice delle torture sui migranti”, incalza Amnesty International. La loro posizione, nell’ala più a sinistra della maggioranza, trova unanime consenso.
“L’ipocrisia rende il governo complice dei lager”, sottolinea il Dem Matteo Orfini mentre, secondo +Europa, il rinnovo del Memorandum “è il prezzo del ricatto” libico. Critiche arrivano anche dalle Sardine e, in queste ore, il comitato promotore della campagna #ioaccolgo ha dato il via a un mailbombing per chiedere a Di Maio e Lamorgese di ripensarci. In realtà, sotterraneamente, la trattativa con la Libia sembra procedere, seppur lentamente. E lunedì, a Roma, potrebbe arrivare Fathi Beshaga, ministro dell’Interno libico e uomo forte del governo di Tripoli. La partita non è facile anche perché il dossier migranti si intreccia con il record di arrivi in Italia registrato in gennaio e con una situazione libica di caos permanente con continue, seppur non di elevata entità, violazione della tregua siglata alla Conferenza di Berlino. Con un rischio, su tutti, sottolineato ancora in queste ore da una fonte vicina al dossier: che la Libia e lo scontro tra Fayez Serraj e Khalifa Haftar resti sostanzialmente nelle mani di Russia e Turchia laddove solo un percorso multilaterale può garantire una soluzione duratura e non dannosa per l’Italia. E, non a caso, Recep Erdogan continua nel suo pressing e alle accuse di Bengasi e dei suoi alleati esterni di portare armi a Tripoli risponde per le picche: “Quelli che in Libia vanno a braccetto con un barone della guerra non possono criticare la Turchia”, tuona il presidente turco.
Fonte: Ansa.

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