Di coronavirus si guarisce

Nel clima di crescente paura, quasi isteria, da coronavirus, la Cina cerca di tranquillizzare il mondo sul fatto che dalla nuova polmonite si guarisce. Gli ultimi dati pubblicati dalle autorità di Pechino, segnano il record di pazienti guariti (e quindi dimessi) dal coronavirus della polmonite di Wuhan: in un solo giorno 72 sono usciti dall’ospedale e adesso sono in tutto 243 le persone che hanno superato la malattia e sono tornate a casa. Ma intanto i morti sono saliti a 259 (46 le vittime nelle ultime 24 ore) e il numero dei contagi sfiora i 12 mila.
E tutti i Paesi al mondo prendono le contromisure per cercare di frenare la diffusione del virus: due giorni dopo che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha deciso di dichiarare l’emergenza internazionale di fronte al rapido dei pazienti contagiati, l’Italia ha deciso di proclamare l’emergenza sanitaria e vietare il traffico aereo con la Cina. Misure simili sono state prese da Russia, Giappone e Pakistan. E Paesi come Australia e Usa hanno vietato a chiunque arrivi dalla Cina, che non siano cittadini o residenti, di sbarcare nel loro territorio (e ai cittadini impongono una quarantena di 14 giorni).
Confermato il settimo caso di contagio in Usa e altrettanti in Germania. Il Vietnam ha sospeso tutti i voli da e per la Cina. La Gran Bretagna ha deciso il ritiro “temporaneo” di alcuni dei propri diplomatici nel gigante asiatico. E mentre si registrano i primi caso in Svezia e in Spagna (alle Canarie), la Thailandia registra il suo primo contagio da uomo a uomo (un tassista che probabilmente si è ammalato per un cliente preso a bordo), anche Air New Zealand e Qantas annunciano la sospensione dei voli da e per la Cina.
Sul fronte rimpatri, in Gran Bretagna è arrivato l’aereo che trasportava 83 britannici da Wuhan in Cina, atterrato a un aeroporto della Raf nell’Oxfordshire e tutti sono stati trasferiti in una struttura dove rimarranno in quarantena per i prossimi 14 giorni. Lunedì è previsto il rientro degli italiani da Wuhan: resteranno in osservazione 14 giorni in una caserma.
In Cina, il numero di pazienti in gravi condizioni è salito a 1.795, ma il governo punta su chi è guarito. Ogni giorno, la stampa locale pubblica immagini di pazienti, alle porte degli ospedali, che vengono dimessi e salutano festanti infermieri e medici, dopo aver superato la malattia che ha un alto tasso di contagio, ma una bassa mortalità (2,2-2,3%). 
La Commissione nazionale della Sanità cinese spiega che i pazienti vengono dimessi quando i sintomi spariscono, la temperatura rientra in un range normale per almeno tre giorni e il test sull’acido nucleico mostra un risultato negativo per due volte in due test diversi distanti 24 ore l’uno dall’altro.
Apple ha però deciso di chiudere tutti i suoi punti vendita, uffici e contact center fino al 9 febbraio prossimo. Il coronavirus ha raggiunto in tutto una ventina di Paesi, ma il 99% dei casi è stato diagnosticato all’interno della Cina, soprattutto nella provincia di Hubei e in particolare nel capoluogo Wuhan, focolaio da dove si ritiene sia partito il virus. Il numero dei contagiati a livello mondiale ha raggiunto quota 12 mila (11.943 per la precisione), ma quelli contagiati all’esterno del gigante asiatico sono circa 150 (dei quali due in Italia, due turisti cinesi sessantenni attualmente ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma).
Intanto si moltiplicano le donazioni al gigante asiatico che deve fronteggiare il monumentale sforzo: 250 mila mascherine donate dalla Boeing, 10 milioni di dollari assicurati dalla Fondazione Bill e Melinda Gates. Multinazionali come Microsoft, Dell o L’Oreal hanno devoluto collettivamente 1,4 milioni di dollari alla Croce Rossa cinese e alle autorità di Hubei, mentre l’Unione Europea ha offerto al governo cinese la possibilità di inviare apparecchiature mediche di emergenza.
E mentre gli internauti cinesi hanno la possibilità di seguire online la costruzione dei due ospedali di Wuhan (realizzati in meno di 10 giorni, serviranno a 2.500 pazienti e apriranno le loro porte il 3 e 6 febbraio), nella città epicentro dell’epidemia cominciano a rientrare le decine di residenti che erano rimasti bloccati all’estero.
Il piano è cominciato nella notte di venerdì e sono arrivati a Wuhan, la città epicentro che dallo scorso 23 gennaio è di fatto isolata dal resto del mondo, tre voli che hanno riportato a casa 310 cinesi da Bangkok (Thailandia), da Kota Kinabalu (Malaysia) e da Tokyo (Giappone).
I voli sono arrivati all’aeroporto internazionale di Wuhan Tianhe: tutti i passeggeri a bordo sono stati esaminati e quelli con sintomi di febbre sono stati messi in quarantena.
 

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