L’Africa è impreparata ad affrontare l’epidemia di coronavirus

Finora non sono statu segnalati casi di contagio da coronavirus in Africa ma i profondi legami commerciali del grande continente con la Cina e i sistemi sanitari spesso precari dei Paesi africani alimentano preoccupazioni sulla capacità di rispondere a un focolaio.
Giovedì 30 gennaio, annunciando l’emergenza sanitaria globale, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha riconosciuto che “la più grande preoccupazione” dell’organizzazione è che l’epidemia partita dalla Cina possa raggiungere “Paesi con sistemi sanitari più deboli”.
E dunque l’Africa si mobilita per fare fronte a una sfida di cui ancora non conosce la portata. Del resto diversi, Stati africani hanno recentemente sofferto di epidemie virali disastrose: solo l’Ebola ha imperversato in Liberia, Sierra Leone e Guinea tra il 2014 e il 2016, uccidendo circa 11.300 persone.
J. Stephen Morrison, direttore del Global Health Policy Center al Center for Strategic and International Studies di Washington, ha avvertito che la malattia rischia di attecchire se raggiungerà alcuni Paesi africani e potrebbe inaugurare una “pandemia”. Mosoka Fallah, capo dell’istituto di sanità pubblica della Liberia, ha riconosciuto che la diffusione del nuovo coronavirus sarebbe “catastrofica”. “Devono essere presi provvedimenti il più presto possibile per impedire che entri”, ha aggiunto.
Di qui le prime contromisure. In tutto il continente, molti governi hanno dislocato infermieri negli aeroporti per verificare la presenza di passeggeri con la febbre e hanno sospeso i visti di ingresso ai cinesi. All’aeroporto internazionale Blaise Diagne, in Senegal, funzionari sanitari esaminano i passeggeri con una piccola termocamera prima del controllo del passaporto. “Il primo sintomo di queste malattie trasmissibili è la febbre”, ha affermato Barnabe Gning, responsabile del controllo sanitario negli aeroporti del Paese.
Il medico, che nel passato ha lavorato a impedire che l’Ebola raggiungesse il Senegal, ha spiegato che l’aeroporto ha installato il sistema di sicurezza alla fine della scorsa settimana. Tuttavia, Gning ha avvertito che le termocamere non sono infallibili. Telecamere termiche simili che rilevano passeggeri febbrili stanno aumentando nelle capitali africane. Ciò consente di identificare le persone ad alta temperatura – lo schermo della fotocamera mostra il loro calore corporeo – che quindi vengono messe in quarantena in attesa di un test di laboratorio che confermi l’eventuale infezione da coronavirus.

John Nkengasong, direttore dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha riconosciuto che alcuni Paesi sono a rischio più di altri. Si prevede che Egitto, Marocco, Etiopia, Kenya, Sudafrica, Ruanda e Mauritius “miglioreranno lo screening” a causa del frequente traffico con la Cina. Altrove, i governi hanno emesso divieti di viaggio o hanno esortato le persone a rimanere in casa, accrescendo un senso di allarme.
I timori di un focolaio sono scoppiati in Nigeria questa settimana, ad esempio, quando le autorità hanno chiuso un supermercato cinese nella capitale Abuja. Ma lo avevano fatto per rimuovere i prodotti scaduti. Venerdì, il Botswana ha annunciato un caso sospetto, suscitando altre paure.
E nell’arcipelago di Capo Verde, nell’Africa occidentale, i locali si affrettano a comprare il finocchio perché circola la credenza che possa guarire il coronavirus. In segno di estrema cautela, alcuni governi chiedono anche ai cittadini cinesi di rimanere al chiuso. La Nigeria ha esortato qualsiasi persona che arriva dalla Cina a “autoisolarsi” per almeno due settimane, anche se non è malata. Allo stesso modo, l’ambasciata cinese in Mauritania ha chiesto ai suoi cittadini arrivati di recente nel Paese di rimanere in casa per due settimane.
In Mozambico, il governo ha sospeso i visti per i cittadini cinesi e ha proibito ai suoi cittadini di recarvi. Le autorità sudafricane controllano la temperatura dei passeggeri negli aeroporti e hanno elencato 11 ospedali che gestiranno le emergenze in caso di insorgenza. E sebbene l’Africa non abbia confermato casi di coronavirus, il numero di quelli sospetti è in aumento: diversi Paesi, tra cui Etiopia, Kenya, Angola, Botswana e Costa d’Avorio, hanno segnalato possibili infezioni. Ma la conferma del coronavirus può richiedere del tempo, poiché le autorità sanitarie prive di competenze devono inviare campioni ai laboratori di Paesi come il Sudafrica. “È molto probabile che ci siano casi nel Continente non ancora rilevati”, ha riconosciuto con i giornalisti Nkengasong, direttore dell’Africa Cdc. 

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