Studente dell’Università di Bologna arrestato al Cairo

Patrick George Zaky era tornato nel suo Paese per le vacanze. Attivista Lgbt, era ricercato dal 2019. Ma non lo sapeva.
Patrick George Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, iscritto a un master dell’Università di Bologna, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo nella notte tra giovedì e venerdì. Lo ha confermato Amnesty International Italia. Il ragazzo, attivista per i diritti delle persone Lgbt, era rientrato in Egitto per una visita alla sua famiglia che si trova a Mansoura.

ORDINE DI CATTURA SPICCATO NEL 2019

Appena atterrato all’aeroporto del Cairo, Zaky è stato preso in custodia dalla polizia egiziana. La notizia è stata confermata sui social network anche dall’associazione locale Eipr (Egyptian Initiative for Personal rights), con cui lo studente collaborava. Da giovedì 6 febbraio i familiari hanno perso qualsiasi contatto col giovane. E dal suo arresto non avrebbe ancora avuto la possibilità di contattare il suo avvocato. Secondo quanto riferito da Amnesty International, Zaky era destinatario di un ordine di cattura spiccato nel 2019, ma non ne era a conoscenza. Amnesty ha espresso preoccupazione per le condizioni dello studente, che potrebbe essere stato torturato durante l’interrogatorio, e ha definito il «rumore» l’unica possibilità perché non si abbia un nuovo caso Regeni.

ACCUSATO DI DIFFONDERE FALSE NOTIZIE

Secondo Mina Thabit, responsabile della ong con cui collabora Zaky, le accuse nei confronti dello studente sarebbero pubblicazione e diffusione di false notizie sul proprio profilo Facebook. Thabit ha parlato all’agenzia Dire: «Patrick è stato accusato di diffondere false notizie sui social media, spingere le persone a protestare contro le istituzioni, spingere le persone a sollevarsi contro le istituzioni e usare i social media in modo da danneggiare la sicurezza nazionale». Reati, ha spiegato, «che il regime impiega per mettere facilmente la gente in carcere. Eppure non sono accuse fondate: Patrick è un ragazzo tranquillo, non ha mai fatto niente di male e non ha precedenti. È solo un attivista per i diritti».

LE CRITICHE ALL’EGITTO

«L’Egitto non è affatto un Paese stabile, né dal punto di vista socio-economico né delle libertà fondamentali», aveva detto l’attivista all’agenzia Dire nel 2018. «La gente non trova lavoro, il costo della vita continua ad aumentare e il governo fa di tutto per limitare gli spazi del dissenso». Riccardo Noury ha dichiarato alla stessa agenzia che l’associazione con cui collabora Zaky «si batte per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni». Il protavoce di Amnesty ha proseguito: «Condanniamo l’arresto di un attivista per i diritti umani, che ora rischia un periodo di lunga detenzione e torture».
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