Arrestato in Egitto uno studente dell’Università di Bologna. Ong: “Picchiato e minacciato”

L’attivista egiziano Patrick George Zaki, studente al master Gemma dell’Università di Bologna, e arrestato dalle autorità egiziane, è stato “picchiato, sottoposto a scosse elettriche, minacciato e interrogato”. Questa è la denuncia della ong egiziana Egyptian Initiative for Personal Rights. Secondo l’ong, il giovane è stato interrogato “su varie questioni legate al suo lavoro e al suo attivismo”.
Nel comunicato pubblicato sul sito web dell’ong per cui il giovane lavora, si raccontano le ultime ore del giovane che è stato fermato venerdì mattina all’aeroporto del Cairo al suo rientro dall’Italia. “Patrick, che studia per un diploma post-laurea a Bologna, rientrava in Egitto per un breve soggiorno presso la famiglia quando è stato preso in custodia dalle forze di sicurezza della National Security Investigations (Nsi) all’aeroporto del Cairo ed è scomparso per le successive 24 ore”.
È stato tenuto “brevemente in aeroporto, poi trasferito in una qualche struttura della Nsi prima di essere trasferito negli uffici Nsi nella sua città natale, Mansoura, circa 120 chilometri a nord-est del Cairo. Durante queste 24 ore, secondo i suoi avvocati che lo hanno incontrato oggi presso la Procura della Repubblica di Mansoura, è stato picchiato, sottoposto a scosse elettriche, minacciato e interrogato su varie questioni legate al suo lavoro e al suo attivismo”.
“Stamane – prosegue il racconto – Patrick è apparso davanti a un pubblico ministero a Mansoura, dove i pubblici ministeri hanno cominciato a interrogarlo nel tardo pomeriggio. Secondo i suoi avvocati, gli è stato presentato un rapporto della polizia che afferma falsamente che è stato arrestato ad un posto di blocco nella sua città natale, in virtù di un mandato emesso nel settembre 2019”.
“Patrick ha lasciato il Paese nell’agosto dello scorso anno per iniziare i suoi studi, e questo è il suo primo rientro da quella data. Finora nel corso dell’interrogatorio, i pubblici ministeri hanno presentato un elenco di accuse contro Patrick che includono: la pubblicazione di voci e false notizie che puntano a disturbare la pace sociale e a seminare il caos; istigazione alla protesta senza il permesso delle autorità competenti allo scopo di minare l’autorità statale; chiedere il rovesciamento dello Stato; gestire un account di social media che ha lo scopo di minare l’ordine sociale e la sicurezza pubblica; istigazione a commettere violenze e crimini terroristici”.
L’Ong Eipr chiede la sua immediata liberazione e “la fine delle continue vessazioni e detenzioni arbitrarie di attivisti dei diritti umani, rappresentanti della società civile e giornalisti. Dall’ottobre 2019, sei uomini della Ong sono stati temporaneamente arrestati e interrogati, in un caso anche per un periodo di due giorni, nell’ambito di operazioni di arresto e ricerca arbitrarie e completamente illegali che apparentemente prendono di mira individui percepiti in qualche modo come politicamente scomodi”. 
Le reazioni in Italia
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio segue con attenzione, attraverso l’ambasciata al Cairo, la vicenda dell’arresto in Egitto di Patrick George Zaci, studente egiziano che stava seguendo un master all’Universita’ di Bologna. Lo si apprende da fonti della farnesina. 
“Come si fa a considerare ancora l’Egitto un Paese sicuro? Il Governo italiano non puo’ continuare a far finta di niente nelle relazioni con un Paese che continua a violare i diritti umani in questo modo”. Lo afferma su Twitter Erasmo Palazzotto, presidente della commissione Regeni. “Governo italiano chieda l’immediato rilascio alle autorità egiziane e pretenda spiegazioni in merito all’accaduto”.
 

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