Lo scontro tra Bugo e Morgan spiegato dai due protagonisti

Era ovvio che la guerra tra Morgan e Bugo, arrivata all’apice della drammaticità con il cambio del testo della canzone “Sincero” da parte del primo e la conseguenziale plateale uscita di scena da parte del secondo, non poteva di certo concludersi lì sul palco dell’Ariston. Non durante le giornate del festival di Sanremo certamente.
I retroscena d’altra parte sarebbero clamorosi: voci che girano e riprese anche da autorevoli testate, parlerebbero di morsi e sputi, un infermiere di turno all’Ariston giura che sarebbero dovuti intervenire in quattro per separarli. Dettagli, finché si tratta di voci, anche se attendibili. Più interessante però forse passare al prossimo capitolo, quello dove le bocche che si aprono sono quelle dei due protagonisti.
La versione di Bugo
Il primo a parlare dalla sala stampa dell’Ariston è Bugo, accompagnato al tavolo dal suo entourage, e a prendere la parola per primo è Valerio Soave, presidente di Mescal, l’etichetta che cura gli interessi di Bugo “e solo di Bugo” come ci tengono a sottolineare da subito dopo l’eliminazione dalla kermesse. 
“Quando Morgan dice che abbiamo sfruttato la sua notorietà è vero, ma non ha scritto una parola, non ha firmato una nota. Morgan ha chiesto di scegliere la cover e di occuparsi degli arrangiamenti” ed è proprio la serata dei duetti la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in questo senso il racconto offerto dal direttore d’orchestra Simone Bertolotti in un lungo post sulla propria pagina Facebook è preciso ed esaustivo.
Sarebbero state undici le partiture consegnate da Morgan e tutte sbagliate: “Dopo diverse settimane di ritardo arrivano delle partiture da parte di Morgan che non vengono approvate dall’intera orchestra di sanremo, oltre che dal direttore residente Leonardo De Amicis, perché tecnicamente scritte in modo del tutto incompetente. Errori armonici, e di impossibile lettura tecnica da parte degli orchestrali. Morgan accusa un fantomatico sabotatore delle sue partiture, ma la verità (comprovabile da innumerevoli mail, messaggi whatsapp e file audio) è che le partiture incriminate siano esattamente quelle consegnate dallo stesso. Alla prima prova al teatro Ariston l’orchestra contesta le parti quindi non esegue la cover. A distanza di una settimana, viene fissata la seconda ed ultima prova in cui Morgan assicura di arrivare con le parti sistemate, grazie al supporto del maestro Corvino. La realtà è che si presenta con partiture pressoché identiche a quelle contestate se non per pochi dettagli non sostanziali. L’orchestra suo malgrado cerca di eseguire questa partitura, per cinquanta minuti, sotto lo sguardo imbarazzato del direttore artistico, degli autori e del direttore residente. Gli viene chiesto quindi di cambiare l’arrangiamento per impossibilità da parte dell’orchestra di eseguire, e per una oggettiva bruttezza dello stesso. […] A festival iniziato, il pomeriggio delle prove in cui si sarebbe eseguita la cover, Rai, con eccezionale disponibilità, ci concede un tempo maggiore, visti i ritardi madornali e l’inconcludenza. Morgan fa attendere per la milionesima volta l’orchestra e Bugo, per più di 40 minuti, non considerando la diretta imminente della sera stessa. Le prove sono imbarazzanti e l’esecuzione ne è una dimostrazione tangibile. Non ci si improvvisa direttori d’orchestra”.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: pessima esecuzione del brano di Sergio Endrigo “Canzone per te” e ultimo posto. “Mi sono trovato a fare una versione che non sapevo nemmeno quale fosse – si giustifica Bugo – così ho fatto l’unica cosa che potevo: sono andato sul palco e l’ho cantata”.
Lato Bugo è sempre Soave a chiudere la conferenza stampa chiedendo lui stesso un aiuto e un po’ di clemenza nei confronti di Morgan: “Aiutatelo, è una persona che non sta bene”.
La versione di Morgan
Cantata sì, ma con un fare provocatorio, secondo Morgan, che prende quel gesto come un attacco personale. Ne è convinto l’ex giudice di X-Factor e lo spiega senza mezzi termini nella conferenza stampa di risposta organizzata per l’occasione nella sala Fossati del Palafiori, quindi fuori dal “territorio Rai”. 
“Sono stato vittima per mesi di mobbing” accusa l’ex leader dei Bluvertigo e, paradossalmente, assolve lo stesso Bugo che, spiega, “si è fatto soggiogare da un’associazione a delinquere”. Secondo la sua versione dei fatti quello che definisce “lavoricidio”, per tradurre il termine “mobbing”, sarebbe iniziato diverse settimane fa, la collaborazione sarebbe partita con un piede del tutto sbagliato, alla prima riunione infatti, sempre secondo Morgan, Soave gli avrebbe messo le mani addosso al suo dargli del “malandrino”.
“Soave picchia le persone” conferma. “Mi hanno detto che se non ci andavo io non lo avrebbero preso, gli ho fatto un favore perché lui mi era stato vicino nel momento dello sfratto. Bugo avrebbe venduto sua madre per andare a Sanremo”. La tattica di Soave a questo punto prevedeva l’esclusione di Morgan, “per far emergere Bugo io dovevo rinunciare”.
Dalla sua Soave lamenta anche quello che lui definisce “un ricatto”: quando la coppia era già stata approvata nel cast Morgan avrebbe fatto una richiesta economica di 55 mila euro più una serie di plus legati al brano e l’ultima parola sugli arrangiamenti, le richieste però sono state alla fine ridimensionate.
Dall’altra parte Morgan è un fiume in piena che non risparmia giudizi impietosi anche riguardo il brano in gara: “Ho chiesto un punto sulla canzone” riferendosi ai diritti d’autore con relativi proventi, “dovevo andare anche gratis? Ma mi sono vergognato ad aver messo la mia firma”.
Morgan però non aveva idea che il cambio di testo avrebbe comportato l’esclusione dal festival. “Il testo tra l’altro – prosegue – non mi è mai piaciuto, non l’ho mai capito”. Ora “Sincero” è fuori dal festival, e con lui i due interpreti, ma Morgan sostiene di non essere affatto preoccupato delle conseguenze.
Prima di congedarsi trova anche il tempo per smentire categoricamente di aver morso Bugo e anche gli insulti, sostiene, non dovrebbero essere presi alla lettera: “Chi prende gli insulti alla lettera non conosce l’italiano”. 

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