La formula vincente dei software gestionali di Piteco

Un’azienda pioniera in Italia che ha conquistato il mercato e ora punta all’estero. L’intervista al presidente Marco Podini.
Fondata a Milano nel 1980, Piteco ha saputo vedere il futuro prima che arrivasse. Da più di 30 anni si occupa di tematiche in area finanziaria fornendo software di gestione ad alcuni dei più grandi gruppi presenti sul territorio internazionale. Leader della sua fetta di mercato, nel primo semestre del 2019, ha raggiunto ricavi pari a 11,1 milioni di euro in crescita del 22,8%, un EBITDA di 4,3 milioni di Euro, e un Utile Netto Adjusted di 2,3 milioni di Euro. Una società che continua a guardare al futuro pensando alla crescita e punta a nuovi progetti all’estero, come ha spiegato il presidente Marco Podini.

Di cosa si occupa Piteco?Produciamo software utilizzato da medie e grandi aziende italiane per gestire in maniera automatizzata tutte le tipiche funzioni di un’area finanziaria di una grande azienda. Dalle tematiche legate ai pagamenti e alla tesoreria alla gestione dei conti correnti e della supply chain, fino alle tematiche più sofisticate del risk management e della pianificazione finanziaria.

Qual è stata la vostra formula vincente? Il fatto di essere stati i primi in Italia a ingaggiarci su questi temi, negli Anni 80, in un’epoca in cui l’informatica era un settore ancora nascente. Abbiamo iniziato a lavorare con grandi gruppi come Rai e De Agostini, che ancora annoveriamo tra i nostri clienti dopo quasi 40 anni di attività. Poi nel corso del tempo il software è andato sempre più ampliandosi. Negli ultimi due anni fatti investimenti rilevanti in area cloud e oggi il nostro software si può avere oltre che in client server anche in modalità software service.

Quanti dipendenti e collaboratori avete?Come gruppo siamo circa 120 persone. Abbiamo tre società all’interno del gruppo, la Piteco e due acquisizioni, Myrios e Juniper Payments. La prima è specializzata nel controllo e gestione dei rischi finanziari, la seconda nel corresponding banking ed è operativa negli Stati Uniti d’America. Nel 2015 abbiamo acquisito un’altra società che ora è stata incorporata.

Qual è il vostro mercato di riferimento?Lavoriamo storicamente con le medie e grandi aziende italiane. Abbiamo quasi 700 grandi gruppi industriali come clienti, siamo leader assoluti nel nostro mercato. La lunga presenza nel settore ci ha concesso di avere tantissimi clienti e ci ha consentito di ottimizzare il software per le specifiche esigenze di ciascun segmento. Oggi siamo in grado di dare a ciascun cliente un software ottimizzato per le sue specifiche esigenze, un vantaggio competitivo su altri software molto più rigidi del nostro o personalizzabili a prezzo di grandi sforzi. Chi compra Piteco spende una cifra modesta per un software molto performante.

Quali sono i vostri prodotti principali?Abbiamo quattro famiglie di prodotti. La prima è quella classica della tesoreria. Poi abbiamo Cbc (Corporate banking communication), un software che gestisce in sicurezza tutte le comunicazioni tra le aziende e la banche definendo un work flow autorizzativo che consente a chi può fare pagamenti o movimenti bancari di eseguirli in un ambiente sicuro non hackerabile e dematarializzando il processo che una volta veniva fatto a mano. Abbiamo il software Match.it, per la riconciliazione dei dati complessi e disomogenei, molto utile per chi ha grande complessità negli incassi, chi riceve tante piccole somme. Quindi l’ultimo prodotto è Financial modelling, per la gestione dei rischi finanziari e di compliance. Si tratta di software dedicati alle grandi banche che gestiscano l’analisi e la valorizzazione dei loro strumenti finanziari.

Chi sono i vostri clienti?In ciascun settore metà dei player principali sono nostri clienti. Si tratta tipicamente di aziende italiane, ma abbiamo anche qualche cliente all’estero anche se le potenzialità di crescita qui sono importanti. Spesso però sono realtà multinazionali presenti in tanti Paesi del mondo.

In quanti paesi siete presenti?Quaranta Paesi in cui i nostri clienti hanno società controllate che operano sul mercato. Forniamo progetti di global liquidity management, gestione centralizzata a livello globale della tesoreria. Su un’unica schermata del computer si può vedere tutta la finanza in tutti i Paesi in cui la società è presente.

Perché avete scelto di quotarvi in Borsa?Siamo sbarcati a luglio 2015 sul mercato dei capitali con la quotazione sul mercato AIM Italia, quotando il 17% della società. Dopo tre anni abbiamo incrementato il flottante a circa il 26-27% e lavorato a un nuovo prospetto che ci ha consentito il salto nel mercato regolamentato principale. L’abbiamo fatto soprattutto per finanziare un processo di crescita sia a livello nazionale sia, come da nostra ambizione, a livello internazionale.

Puntate a espandervi?Sì. Oggi siamo la soluzione di tesoreria principale nella nostra fascia di mercato in Italia. Dal momento che il nostro software è un’eccellenza mondiale, siamo confidenti di poter esportare le nostre soluzioni. Peraltro la nostra storia in Borsa è decisamente positiva e replica i nostri risultati di bilancio. Siamo entrato quotati a 3,30 per azione, oggi siamo a più del doppio. D’altra parte quando siamo entrati sul mercato azionario avevamo un Ebitda di circa 5 milioni di Euro e oggi siamo quasi al doppio.

Da dove comincerete a muovervi verso l’estero?Abbiamo già cominciato. Myrios è stata un’acquisizione conclusa in ottobre 2018, di grande successo, una società che sta crescendo circa del 20% all’anno con margini molto interessanti in un settore sempre più importante. Nella primavera del 2019 abbiamo aperto una filiale in Svizzera e abbiamo l’ambizione di uscire dai confini europei guardando verso gli Stati Uniti d’America, un mercato caratterizzato dalla presenza di tante large corporate. È un progetto ambizioso che richiede tempo, ma sicuramente è uno dei motivi che ci hanno spinto alla quotazione. Per supportare l’espansione verso l’America, circa due anni fa abbiamo deciso di acquisire la Juniper Payments. Si tratta della terza rete di connessione negli Stati Uniti d’America che collega il 30% delle banche americane.

Come è iniziato il 2020? Cosa vi porterà il futuro?Anche per il 2020 ci attendiamo una crescita grazie al rinnovato interesse per le nostre soluzioni. Negli ultimi anni l’esigenza di modernizzare e digitalizzare le imprese è venuta molto alla ribalta, il mercato è molto effervescente. Altro aspetto interessante è che Piteco sta diventando un hub di connessione con il mondo esterno digitale, solo l’anno scorso abbiamo fatto tre joint venture con aziende FinTech che offrono servizi digitali per le imprese e hanno ritenuto interessante fare una partnership con noi per essere integrate nativamente con la nostra piattaforma.
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