Le conclusioni della nuova inchiesta sulla strage di Bologna

Per la procura Bellini, ex militante di Avanguardia Nazionale, sarebbe l’esecutore materiale. Mentre Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi (tutti deceduti) sono ritenuti i mandanti.
La procura generale di Bologna ha chiuso la nuova inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980, che provocò 85 morti e 200 feriti. I magistrati Alberto Candi, Umberto Palma e Nicola Proto accusano Paolo Bellini, ex militante Avanguardia Nazionale, di essere l’esecutore materiale dell’attentato terroristico, assieme ai già condannati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari.

Bellini avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, ritenuti i mandanti della carneficina e ormai deceduti. Ci sono poi altri tre indagati: Quintino Spella e Piergiorgio Segatel per depistaggio, mentre Domenico Catracchia deve rispondere di false informazioni al pm.

Gelli e Ortolani sono indicati quali mandanti-finanziatori, D’Amato come mandante-organizzatore, Tedeschi come organizzatore per aver aiutato D’Amato nella gestione mediatica della strage, preparatoria e successiva, e nelle attività di depistaggio.

L’ultima sentenza sulla strage di Bologna, risalente al 1995, ha decretato la condanna di Fioravanti e Mambro come esecutori materiali. I due si sono sempre dichiarati innocenti, pur avendo ammesso decine di altri omicidi e rivendicato altri delitti. Nel 2017, inoltre, è stato rinviato a giudizio un altro ex Nar, Gilberto Cavallini, con l’accusa di concorso in strage: sarebbe stato lui a fornire documenti falsi a Mambro e Fioravanti.

Bellini è tornato sotto inchiesta anche a causa di un fotogramma che compare in un filmato amatoriale Super 8 girato alla stazione di Bologna da un turista tedesco il giorno della strage. In quel filmato, secondo i pm, era possibile notare una «spiccata somiglianza» fra lo stesso Bellini e una persona ripresa nei pressi del primo binario poco dopo l’esplosione.
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