Non solo Air Italy: perché le compagnie aeree italiane falliscono

Piani industriali pensati solo per il mercato nazionale e la concorrenza sleale di Alitalia sostenuta da soldi pubblici: il professor Andrea Giuricin spiega l’ennesimo crack dei nostri cieli.
Eurofly, MyAir, WindJet, AirOne, Volareweb, Meridiana e ora Air Italy: i nomi delle piccole o medio piccole compagnie aeree italiane aperte e chiuse negli ultimi vent’anni si perdono nella memoria lasciando solo qualche vago ricordo. Una storia di fallimenti all’ombra dell’eterna Alitalia, tenuta in vita artificialmente forse anche alle spese di tutte le piccole nascenti.

I motivi della maledizione dei cieli italiani sono diversi e ogni compagnia ha avuto la sua storia, ma ci sono due grandi peccati originari dietro a ogni azienda rimasta a terra: piani industriali pensati solo per il mercato nazionale e la concorrenza di Alitalia.

«Tutte queste compagnie pensavano di poter operare solo in Italia, senza capire che la competizione è ormai (come minimo) europea», ha spiegato a Ultima ora Andrea Giuricin, docente di Economia dei Trasporti all’Università Bicocca di Milano. «L’altro grande problema del nostro sistema è Alitalia», continua, «se lo Stato continua a dare sussidi a una sola compagnia fa concorrenza sleale nei confronti di tutte le altre».

DOMANDA. Perché le compagnie aeree italiane non sono mai riuscite a restare sul mercato? RISPOSTA. Il primo problema è che sono erroneamente convinte di potere farcela da sole. Pensano che esista un mercato italiano che in realtà non c’è. Esiste almeno il mercato europeo, per non dire quello mondiale.

Quindi è prima di tutto un problema di strategia industriale?Sì, perché qualunque compagnia europea di dimensione continentale può venire a operare in Italia ed essendo più grande riesce a diventare più competitiva rispetto a quelle piccole e nazionali. Il problema di Air Italy è stato innanzitutto il piano industriale di due anni fa.

Può spiegare meglio?Quando si sono resi conto che con il mercato italiano non ci si poteva sostenere hanno iniziato a cambiare le rotte, aumentando il raggio. Ma questo era già l’inizio della sconfitta. È stata la cosa più disperata e sbagliata che si potesse fare perché un sistema di rotte si costruisce con gli anni, non si può pensare di cambiarle da un giorno all’altro e avere subito dei risultati.

#AirItaly Perdite enormi per il numero di passeggeri.Modello business non sostenibile con concorrenza delle low cost su corto raggio e mancanza di rete vendita per lungo raggio.In più, concorrenza sleale di #Alitalia sostenuta dai soldi pubblici @danielelepido @marcocongiu pic.twitter.com/5JHhcw0k5T— Andrea Giuricin (@AndreaGiuricin) February 11, 2020Quanto influenza la concorrenza di Alitalia?È ovvio che se continui a dare sussidi pubblici a una sola compagnia fai concorrenza sleale nei confronti delle altre. A furia di sussidiare compagnie decotte alla fine muoiono tutte le compagnie, anche quelle che magari avrebbero potuto sopravvivere.

Gli aiuti di Stato, quindi, sono stai in controproducenti per l’intero settore.Se continui a fare prestiti ponte che non vengono mai restituiti, chi ne beneficia può operare costantemente in perdita e rimanere comunque viva, complicando la vita alle altre compagnie che sono sul mercato senza soldi pubblici. Secondo me si tratta di prestiti illegali, vedremo se verranno considerati aiuti di Stato o meno dalla Commissione europea.

Qundi meglio che Air Italy fallisca?Proprio per questa logica è meglio fare fallire Air Italy piuttosto che cercare di tenerla in piedi con soldi pubblici. È lo stesso ragionamento che si sarebbe dovuto fare con Alitalia: se trovi privati disposti a investire denaro per tenerla competitiva va benissimo, ma usare aiuti pubblici vuol dire rimandare il problema e fare concorrenza sleale verso le altre compagnie.
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