Un grande e sontuoso vaffa a Renzi e Bonafede

Succeda quel che succeda, Zingaretti non si lasci impelagare nel governismo. Se necessario faccia saltare il banco indicando l’ex premier e il Guardasigilli come coloro che hanno fatto naufragare l’intesa. E poi vada al voto. Almeno contro la destra non sentiremo il vocio delle Bellanova e delle Boschi.
L’unica critica che ho fatto a Nicola Zingaretti è di essersi infilato nella trappola Bonafede. Poi ha cercato rimedio con i successivi “lodi” che ambivano a prender tempo prima che la mostruosità dell’abolizione della prescrizione entrasse in vigore.

Non è stato un piccolo errore, non è stata una piccola generosità aver cercato di rimediare. 

Matteo Renzi ha colto la palla al balzo per fare l’unica cosa che sa fare: sfasciare. Renzi appartiene, con Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e i colleghi giornalisti della sagrestia di destra, a quella genìa di garantisti a uso personale.

QUEL GARANTISMO TAKE AWAY

Come i lettori sanno c’è un fronte giustizialista che è l’ultimo retaggio di un secolo pre-moderno e c’è un’area garantista che è divisa in due parti, una, diciamo così, si ispira alla Costituzione, l’altra difende interessi personali. L’una critica i magistrati che abusano, l’altra attacca i magistrati che mettono becco sui loro affari o su quelli della famiglia. Renzi appartiene a questa genìa di garantisti take away. Per di più ha capito che il consolidarsi del governo Conte, che come vedremo con animo sereno alcune cose sta facendo soprattutto per merito di ministri come Roberto Gualtieri e Giuseppe Provenzano, sarebbe la sua fine e quindi sceglie la strada del ricatto.

Se il presidente Sergio Mattarella nega la possibilità che vi sia un altro governo con Conte o con un nuovo personaggio, per Renzi iniziano a suonare le campane a morto

Ora ha giocato la carta difficile: o va a sbattere o gli altri perdono. Può accadere che gli altri perdano e che lui vada a sbattere, contemporaneamente. Se il presidente Sergio Mattarella nega la possibilità che vi sia un altro governo con Conte o con un nuovo personaggio, per Renzi iniziano a suonare le campane a morto.

LE CONVERGENZE CON IL SALVINISMO

Renzi non ha un voto, le sue attempate girl molto meno di lui, l’opinione pubblica lo considera uno sbruffone, a sinistra lo detestano e a destra c’è tanta gente. L’unica carta che ha in mano è il “metodo Bellanova”, cioè voltare gabbana, che in questo caso non vuol dire cambiare partito dentro lo stesso campo ma cambiare campo. Personalmente sono convinto che il mondo di Renzi debba stare, e possa stare utilmente, in una area che continuiamo a chiamare centrosinistra.

La collocazione nel centrosinistra di Renzi è sempre stata virtuale. Renzi si è collocato nel renzismo come Salvini non si è collocato nel neo-fascismo ma nel salvinismo

Tuttavia appare chiaro che Renzi, anche per divincolarsi dall’assedio giudiziario, sta immaginando un salto di sistema politico, dove la destra, quella più aggressiva della storia d’Italia, si allea con il più spregiudicato e cinico esponente dell’ex centrosinistra. Non griderei al tradimento. La collocazione nel centrosinistra di Renzi è sempre stata virtuale. Renzi si è collocato nel renzismo come Salvini non si è collocato nel neo-fascismo ma nel salvinismo. Sono due fenomeni degradanti della crisi democratica che solo il riaffacciarsi di una destra sicura di sé e di una sinistra senza paure potranno estirpare.

ZINGARETTI NON SI FACCIA IMPELAGARE NEL GOVERNISMO

Oggi, come si dice, succeda quel che succeda. Zingaretti sta dando qualche sicurezza, pur fra alcuni errori, al Pd. Non si faccia impelagare nel “governismo”, chi lo vota e lo voterà vuole che tiri fuori i cosiddetti e, se è il caso, sia lui a far saltare il banco indicando in Alfonso Bonafede e Renzi i due personaggi che hanno fatto naufragare l’intesa. Poi si vada con serenità al voto. Sarà un voto difficile ma anche per Stefano Bonaccini era difficile. Dopo il voto avremo una destra che inizierà a farsi del male e un’area a lei contrapposta in cui non sentiremo il vocìo petulante di Renzi, Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi.
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