Torna il dubbio che l’epidemia di Coronavirus non abbia ancora toccato il picco

Il recente aumento dei casi di coronavirus, legato al cambiamento dei metodi per diagnosticare la malattia, sta sollevando dei dubbi sul picco dell’epidemia. Lo sostiene il Wall Street Journal secondo il quale gli esperti sono divisi sulle prospettive a lungo termine della diffusione del virus e sulla data di una sua possibile attenuazione. 
Ieri i funzionari della sanità della provincia di Hubei hanno annunciato il più forte aumento di casi confermati in un giorno: +14.840, cioè 9 volte più del giorno prima.  ​Epidemiologi, funzionari governativi e investitori potrebbero ora aver bisogno di ricalibrare le loro proiezioni sulla diffusione di un virus che rimane poco compreso. ​Come spiega il Wsj la riclassificazione dei nuovi casi non è solo il frutto di nuove analisi ma è anche il risultato di un nuovo modo di calcolarli statisticamente. La stragrande maggioranza dei nuovi casi accertati ieri, 13.332, sono stati infatti riclassificati retroattivamente, cioè ex post. Dunque, le regole di classificazione più ampie potrebbero significare che l’aumento giornaliero del numero di nuovi casi potrebbe continuare ad aumentare perché potrebbero emergere altri casi non diagnosticati, specie fuori dalla provincia di Hubei, dove i nuovi criteri diagnostici non sono ancora stati adottati.
Secondo gli esperti il ricalcolo di ieri è probabilmente una tantum. ​Riflette il cambiamento nel modo in cui le autorità della provincia di Hubei stanno classificando i pazienti come aventi infezioni clinicamente confermate dopo che sono state diagnosticate da un medico, ad esempio attraverso una radiografia, piuttosto che con la prova tampone che è quella che nel resto della Cina continua ad essere considerata decisiva per definire in laboratorio se i pazienti sono positivi o meno alla presenza del virus. Insomma, la nuova pratica non è ancora ​un modo standard per diagnosticare la presenza del virus.
“Ciò non rappresenterà un cambiamento significativo nella traiettoria dell’epidemia”, ha affermato Michael Ryan, direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità, il quale ha definito l’aumento dell’accertamento dei casi un “fattore ex post”. Ryan ha poi aggiunto che questa mossa consentirà alle autorità cinesi di svolgere ulteriori indagini per rintracciare i contatti dei pazienti, necessari per contenere l’epidemia.  ​Nhong Nanshan, capo di una task force della Commssione sanitaria nazionale sul virus, nei giorni scorsi ha sostenuto che l’epidemia potrebbe raggiungere il picco prima di marzo.
Anche l’agenzia di stampa Xinhua, mercoledì scorso, prima dell’aumento dei casi, aveva insistito su un calo del numero di nuovi casi confermati ogni giorno, notando che esso è costantemente diminuito dai quasi 4.000 del 4 febbraio a poco più di 2.000 di martedì scorso. Tutte queste dichiarazioni avevano contribuito a rendere più ottimisti i mercati e l’opinione pubblica. Tuttavia l’impennata di casi confermati di ieri minaccia ora di smorzare quell’ottimismo, anche se gli esperti restano divisi sulle prospettive a lungo termine di diffusione del virus. Goldman Sachs, in una nota dopo il rilascio delle nuove cifre, ha detto che il forte aumento non implica una rinnovata accelerazione nella diffusione del Covid-19, anche se sarebbe “teoricamente possibile” vedere in futuro altri cambiamenti nella definizione dei casi in Hubei o in altre province.
​Le autorità cinesi non hanno ancora una stima accurata del numero di persone infette a Wuhan, ha spiegato al Wsj Chen Yixin all’inizio di questa settimana. Chen, un alto funzionario delle forze dell’ordine di Pechino che aiuta a sorvegliare la crisi di Wuhan, ha aggiunto che “il numero base di potenzialmente infetti potrebbe essere ancora relativamente elevato”.
John Nicholls, un esperto di coronavirus e professore di patologia clinica presso l’Università di Hong Kong, ha affermato che “il cambiamento dei criteri non significa che vi sia un aumento delle infezioni effettive”, ma piuttosto ampia le prospettive “sulla vera incidenza dell’infezione”. Nicholls, tuttavia, avverte che una riclassificazione basata sul calcolo dei casi precedenti in Hubei “complicherà l’analisi retrospettiva dei dati”, rendendo più difficile avere un’idea della più ampia traiettoria della diffusione del coronavirus.
La riclassificazione iniziata ieri in Hubei che include le ​radiografie al torace per determinare la conferma dei casi di coronavirus, rende sicuramente più difficili gli sforzi degli esperti per avere un’idea precisa della portata dell’epidemia. Senza numeri affidabili sul numero di pazienti infetti, è infatti più difficile calcolare il tasso di mortalità e il tasso riproduttivo del virus, noto formalmente come Sars-CoV-2, che li aiuta a decidere le misure per combattere l’epidemia.
Zeng Guang, un importante epidemiologo affiliato al Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, mercoledì scorso sul suo account Weibo ha avvertito che, anche se fosse stato già raggiunto un picco dell’epidemia, esso potrebbe subire della modifiche e riprendere a salire dopo che 160 milioni di persone torneranno nelle città dove lavorano dalla loro città natale, dove si sono recati per trascorrere le vacanze del Capodanno lunare. “Quello che mi preoccupa di più – spiega Zang – è che la tendenza al ribasso che abbiamo visto di recente è legata al fatto che i dati statistici erano in ritardo rispetto al momento in cui si è contratta l’infezione e quindi hanno mascherato l’attuale tendenza al rialzo causata dai viaggi di ritorno, facendo rilassare la vigilanza delle persone”. (AGI)