Come funziona la macchina della propaganda cinese

Diffondere il messaggio proveniente dall’alto e rimanere allineati alla versione ufficiale. Sono questi i due compiti principali dei media cinesi, da cui è arrivata, nel fine settimana, la notizia che il presidente cinese, Xi Jinping, era al corrente del rischio di un’epidemia in Cina già almeno dal 7 gennaio scorso, quasi due settimane prima delle prime misure prese dal vertice del Partito Comunista Cinese per affrontare l’emergenza che si stava profilando.
La rivelazione è stata pubblicata da un magazine che fa capo direttamente al Partito Comunista Cinese, Qiushi (titolo traducibile come “cercare la verità dai fatti”) magazine ufficiale del Comitato Centrale, l’organo decisionale di base più ampia del Pcc. Qiushi, fondata nel 1988, si presenta come “la rivista più influente e autorevole dedicata agli studi di teoria e di politica”, e il suo compito principale è quello di “diffondere la filosofia di governo del Pcc”. Punta di diamante delle pubblicazioni cinesi di analisi e interpretazione delle politiche del Pcc, Qiushi si rivolge a un pubblico selezionato: i suoi lettori sono soprattutto dirigenti del partito, del governo e dell’esercito, oltre ad accademici, che spesso collaborano con la rivista.
Il magazine si rivolge, quindi, a un pubblico essenzialmente interno, anche se dichiara di avere un pubblico anche a livello internazionale, soprattutto tra chi studia o è appassionato delle linee dal Partito Comunista Cinese. A un livello più generalista, però, la diffusione del messaggio della leadership è affidata ad altri grandi media statali del panorama cinese. In prima linea ci sono l’agenzia Xinhua, il Quotidiano del Popolo e la China Central Television.
Agenzie e quotidiani
L’importanza di convogliare un messaggio in linea con le direttive imposte a livello politico è stato indicato a chiare lettere da Xi, che in un solo giorno, nel 2016, aveva fatto visita a tutti e tre i grandi network, insistendo sull’allineamento dei contenuti con la visione proveniente dai vertici del Pcc. L’agenzia Xinhua, nota con questo nome dal 1937, è la centrale delle notizie in Cina. Il legame con la politica nazionale è diretto: il suo presidente, Cai Mingzhao, è anche membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.
L’agenzia di stampa cinese ha sede in tutte le province della Cina e dalla sua rete di notizie attingono anche gli altri media di dimensioni inferiori. Diretto è anche il legame tra il Quotidiano del Popolo e il Pcc, di cui il giornale è organo di stampa ufficiale. Il Quotidiano del Popolo è il giornale di riferimento della politica cinese e la sua consultazione può costituire un interessante barometro della politica cinese. Uno dei casi più curiosi riguardanti il giornale del Pcc, in tempi relativamente recenti, risale al 4 dicembre 2015, ed è stato preso a esempio della presa sul potere del presidente cinese: nell’edizione di quel giorno undici dei dodici titoli presenti in prima pagina riguardavano Xi, mentre nell’ultimo titolo il nome del leader compariva “soltanto” nel catenaccio. Alla pagina successiva, un’intera galleria fotografica era dedicata a Xi Jinping che stringeva la mano a dignitari stranieri.
Il Quotidiano del Popolo pubblica anche un altro giornale, il Global Times, tabloid ‘bulldozer’ del Pcc, noto per le posizioni fortemente nazionaliste nelle questioni di politica estera espresse nei suoi editoriali. Il Global Times ha una forte presenza sia sui social cinesi che su Twitter, dove a volte – come accade spesso dall’inizio dell’epidemia di coronavirus – anticipa i concorrenti più blasonati. L’impostazione d’assalto del tabloid non va a discapito della linea di difesa della Cina e del Partito Comunista Cinese: nella sua versione in cinese (Huanqiu Shibao) il giornale, a volte, si lascia andare a commenti ed editoriali anche più duri di quelli pubblicati sulle pagine in inglese.
A dirigere il giornale c’è quello che oggi è forse il piu’ noto giornalista cinese, Hu Xijin, diventato egli stesso un fenomeno mediatico per gli scoop diffusi dal suo account Twitter, tanto da attrarre l’attenzione dell’agenzia Bloomberg che lo ha intervistato nelle fasi calde della disputa tariffaria tra Cina e Stati Uniti.
Cctv, un gigante in espansione
La China Central Television (Cctv), l’emittente televisiva nazionale cinese, opera dal 1958 e dalla fine del 2016 ha lanciato un nuovo canale, China Global Television Network, con sedi in diversi Paesi, e che trasmette in piu’ lingue. Punto di riferimento per le news è il telegiornale delle 19, su Cctv1, il più visto in Cina, ma la rete televisiva cinese punta a un pubblico sempre più internazionale, dopo il lancio di Cgtn, che condivide la stessa missione di Cctv: riportare le notizie dalla prospettiva della Cina.
A differenza delle più blasonate concorrenti occidentali, Cgtn sembra godere di buona salute sul piano economico. Nel 2018 aveva destato un certo scalpore l’annuncio della ricerca di novanta giornalisti per la sede di Londra: all’offerta, che comprendeva stipendi competitivi, avevano risposto seimila candidati, desiderosi di “raccontare bene la storia della Cina”, per utilizzare parole dello stesso presidente cinese, Xi Jinping. Cctv e Cgtn – che ha canali anche in francese, spagnolo, arabo e russo – sono dal 2018 parte del gigante China Media Group, che comprende anche China National Radio e China Radio international. 

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