Quanto peserà l’assenza dei cinesi alla Fashion Week di Milano

È ancora troppo presto per fare i conti degli effetti del coronavirus sulla moda, ma di certo le esportazioni ne risentiranno. E l’assenza degli acquirenti cinesi dalle sfilate di Milano Moda donna (18-24 febbraio) non fa sperare in nulla di buono. Piero Cividini, fondatore, assieme alla moglie Miriam, dell’omonimo marchio di filati e maglieria di lusso nato oltre trent’anni fa nella Bergamasca, ha raccontato all’AGI quello che sta succedendo nelle ultime convulse settimane, da quando il paese del Dragone ha reso noti i dati sul Covid-19.
L’imprenditore del cashmere stima un calo del 20% circa per il giro di affari del 2020. Intanto si cercano rimedi, o almeno di limitare i danni. Per questo l’istituzione che gestisce la Milano Fashion Week, la Camera Nazionale della Moda Italiana, ha organizzato l’iniziativa intitolata ‘Cina, siamo con voi’, per manifestare solidarietà alle case di moda cinesi colpite dalle restrizioni di viaggio a causa dell’emergenza, dando vita a nuove ‘procedure’ come i collegamenti video. 
“Ancora non sappiamo esattamente quanto inciderà sui nostri affari il coronavirus – ha spiegato Cividini –  Quello che è certo è che molti clienti che avevano confermato la presenza alle sfilate o per gli acquisti non verranno, stanno cambiando idea. Noi produciamo tutto in Italia, ma la Cina è uno dei paesi di esportazione”.
Incidono così tanto i buyer cinesi?
“Dipende da quanto si è esposti in Cina e nei paesi vicini alla Cina. Noi purtroppo siamo molto esposti in Giappone che è il nostro mercato di riferimento per l’esportazione. Direttamente i cinesi incidono un 7-8%. Ma indirettamente la percentuale sale di molto, se consideriamo che non vanno più neanche nei luoghi di destinazione della nostra merce come in Giappone e in Corea, dove buona parte delle vendite veniva fatta ai cinesi”.
Si può azzardare una cifra per quantificare gli effetti del Coronavirus sul vostro giro d’affari?
“Il nostro fatturato è stato di circa 12 milioni nel 2019: calcolare un 20% in meno non è azzardato. È una bella grana, proprio non ci voleva. È già un momento particolare per il nostro settore visti i problemi che ci sono in tutto il mondo, in America per un motivo, in Russia e in Europa per un altro. Dobbiamo andare a vendere su Marte – scherza Cividini –  per trovare un mercato vergine e tranquillo. Ma questo non è possibile neanche per l’infaticabile imprenditore italiano”.
Secondo lei la possibilità di assistere alla sfilate da remoto sarà apprezzata? 
​”Serve a dimostrare che gli siamo vicini ma non credo sarà efficace dal punto di vista delle vendite. Non cambia dal punto di vista pratico. Non è che questi signori faranno ordini guardando le sfilate sul video. Loro vogliono toccare i tessuti”, secondo Cividini. ​
Se le vendite caleranno davvero nella misura in cui si pensa, come si potrà far fronte?
“Se si ha meno fatturato bisognerà diminuire le spese, vuol dire avere o meno personale o meno spese e meno investimenti. Qui si sta sconvolgendo notevolmente il mercato. Non sono in grado di fare una previsione, ormai bisogna arrivare fino in fondo e poi faremo il conto di eventuali danni, che comunque ci saranno.  Ma aspettiamo, siamo sul filo del rasoio, cercando di capire cosa succede”.
Le sfilate milanesi saranno il primo banco di prova? 
“In parte. Ma ci potrebbero essere altre reazioni, cioè annullamenti di ordini già fatti. Le vendite non si fanno solo adesso, sono iniziate tempo fa. Se il consumo è diminuito drasticamente perché i cinesi, che erano quelli che spendevano, non ci sono, può darsi che chiedano anche di annullare gli ordini”.
Il 2020 dunque si preannuncia in calo?
“Se quello che ho ipotizzato fosse vero, il 20% di 12 milioni è una bella botta. È una situazione difficilmente modificabile. Anche perché nel nostro settore quando è passato il momento è passato, basta. Non è che invece di fare gli ordini a febbraio li facciamo a fine marzo: ci sono momenti per l’approvvigionamento delle materie prime e per la trasformazione. E poi non riusciremmo a consegnare in tempo affinché i nostri clienti possano mettere in vendita le creazioni. È un meccanismo diabolico per cui tutto deve funzionare alla perfezione”.

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