Flavio Bucci, il volto familiare di Ligabue

L’attore, 72 anni, è morto a Passoscuro, sul litorale romano. Era diventato popolare per aver vestito i panni del pittore emiliano nello sceneggiato tivù del 1977. Aveva lavorato anche con Petri, Monicelli e Sorrentino.
Aveva prestato il volto a un indimenticabile Antonio Ligabue e aveva legato il suo nome al grande cinema italiano. Flavio Bucci è scomparso mercoledì mattina a Passoscuro a causa, sembra, di un infarto. Da alcuni anni, l’attore risiedeva sul litorale romano, dove si era ritirato in difficoltà economiche dopo una vita di eccessi.

Quando un artista se ne va lascia sempre un gran vuoto. Mi dispiace molto della scomparsa dell’attore Flavio Bucci, che…Posted by Esterino Montino on Tuesday, February 18, 2020
«I suoi ultimi anni non sono stati sereni purtroppo», ha commentato il figlio Alessandro, che per un tratto della vita lo ha accompagnato come attore, «ed è triste pensare che in troppi lo abbiano abbandonato dopo una carriera così intensa tra il cinema e il teatro. Ma come spesso accade agli artisti aveva una sensibilità più acuta e dolorosa di noi uomini normali e il gran pregio di non rinnegare nulla di sé, neppure gli sbagli».

IL TEATRO E L’AMICIZIA CON VOLONTÉ

Cresciuto nella Torino del Dopoguerra tra gli immigrati del Sud e poi contagiato dall’euforia della rinascita italiana, Flavio Bucci aveva abbracciato il palcoscenico alla scuola del Teatro Stabile. Sedotto dal cinema e dalla bella vita, era sbarcato a Roma all’inizio degli Anni 70, forte di un’amicizia con Gian Maria Volonté che prima lo aveva iscritto «quasi a forza» al Partito Comunista e poi gli aveva presentato Elio Petri imponendolo nel cast di La classe operaia va in Paradiso. Il sodalizio con il regista romano lo portò a imporsi presto, volto anomalo e indimenticabile che avrebbe avuto la sua celebrazione da protagonista nel personaggio di Total in La proprietà non è più un furto (1973).

Gastone Moschin, Giuliana Berlinguer e Flavio Bucci a margine della presentazione di “Un vestito per un saggio”, Roma, 14 aprile 1978.
(Ansa). IL LIGABUE TELEVISIVO E IL SUCCESSO TIVÙ

Dopo quattro anni, vestì i panni del pittore Ligabue nell’omonimo sceneggiato Rai di Salvatore Nocita. Più tardi avrebbe dato il volto al protagonista di Quer pasticciaccio brutto di via Merulana, diretto da Piero Schivazappa, dal romanzo di Carlo Emilio Gadda. In una intervista all’Ansa del gennaio 2019, stendendo un bilancio della sua vita, Bucci però confessava: «Rifarei ogni cosa, il bene e il male. Il lavoro mi ha permesso una vita meravigliosa, pagato anche per viaggiare. A Ligabue sono molto legato. È stupido, come fanno alcuni, rinnegare un film che ti ha dato popolarità e consentito di fare tanto altro. Il ruolo del cuore, però, resta Total de La proprietà non è più un furto, perché fu la mia prima volta da protagonista e perché era diretto da Elio Petri, il mio maestro. Sul set menava come un pazzo, pure Gian Maria Volonté che fisicamente era una bestia. Ma era un momento in cui i registi si comportavano così e anche Petri, prima ti spiegava la scena, poi se non ti veniva bene, ti menava».

LE COLLABORAZIONI CON ARGENTO, MONICELLI E SORRENTINO

Il cinema nel tempo gli aveva ritagliato prevalentemente parti di antagonista e caratterista. «Erano gli anni in cui a Hollywood apparivano facce strane, da Dustin Hoffman a Al Pacino», raccontava, «e questa linea di mezzo, tra gli scultorei protagonisti della generazione precedente e i colonnelli della risata si adattò bene a gente come me, irregolari di talento». La lista delle sue apparizioni è lunghissima. Tra tanti titoli va ricordato il metodico e nevrotico giocatore de Il sistema infallibile diretto da Carlo di Carlo, il pugliese di L’Agnese va a morire con Giuliano Montaldo, il pianista cieco di Suspiria con Dario Argento, lo Svitol di Maledetti vi amerò con Marco Tullio Giordana, il prete blasfemo e brigante de Il marchese del grillo con Mario Monicelli e Franco Evangelisti, braccio destro di Giulio Andreotti, ne Il Divo di Paolo Sorrentino.

«Ha mai provato a ubriacarsi?», aveva detto in una delle ultime interviste al Corriere della Sera. «È bellissimo. Lasci perdere discorsi di morale, che non ho. E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcuno? Non sono stato un buon padre, lo so. Ma la vita è una somma di errori, di gioie e di piaceri, non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto, vi pare poco?».
Leggi tutte le notizie di Ultima ora su Google News oppure sul nostro sito Ultima ora.it

CategorieSenza categoria