Sulle intercettazioni la maggioranza trova una “faticosissima” intesa

Al centro del nuovo scontro interno alla maggioranza è ancora il tema della giustizia, ma questa volta non si è trattato della prescrizione bensì delle intercettazioni. E il ‘teatro’ della nuova spaccatura è il Senato, dove i numeri sul filo non consentono incidenti. Tanto che di fronte al nuovo ‘casus belli’ sollevato da Italia viva, sia il governo che Pd, M5s e Leu per tutto il giorno tentano una mediazione, rinviando a domani l’avvio dell’esame in Aula del decreto Intercettazioni, sul quale è ormai scontata la fiducia, visto che scade il 29 febbraio e deve ancora passare alla Camera.
Solo in serata, dopo una serie infinita di riunioni, vertici, contatti, l’intesa viene raggiunta e la maggioranza evita di presentarsi divisa all’appuntamento con il voto – prima in commissione Giustizia e poi in Assemblea – dagli esiti tutt’altro che scontati, perché se i renziani, in mancanza di un accordo, avessero votato con le opposizioni, la maggioranza avrebbe rischiato di andare sotto, salvo il ‘soccorso’ esterno di alcuni senatori al di fuori del perimetro ufficiale dei gruppi che sostengono il governo.
E mentre nelle stanze di palazzo Madama proseguiva incessante la trattativa tra i giallorossi alla ricerca di un accordo, Matteo Renzi torna a tuonare contro il premier Giuseppe Conte (“ha avuto una reazione muscolare” sulla prescrizione) e a ribadire che i numeri sono dalla parte di Iv, visto il fallimento dell’operazione ‘responsabili’, e per questo “devono ascoltarci”, sbandierando l’arrivo di Rostan e cerno tra le sue truppe.
Chiacchierando con i giornalisti in Transatlantico a palazzo Madama, l’ex presidente del Consiglio ostenta tranquillità, mostra le foto delle ultime discese sulla neve fatte in Pakistan, e dà appuntamento a domani nel salotto di Vespa, dove sarà ospite, per capire come “andrà il prosieguo della legislatura”. Un piano sotto, dove si trova l’aula della commissione Giustizia, e mentre le opposizioni tuonano contro i ripetuti rinvii dei lavori, la maggioranza cerca a fatica un punto di caduta che non si trasformi in uno strappo con Iv ma nemmeno con Leu.
In campo per la ricerca di una mediazione, per tutto il giorno, si adopera il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, ma anche il sottosegretario alla Giustizia, il dem Andrea Giorgis, e i vari senatori che stanno seguendo il dossier intercettazioni delle forze di maggioranza. A più riprese la situazione sembra precipitare, con Italia viva che tiene il punto e non dà il via libera all’intesa. Braccio di ferro che fa dire a più di un esponente di maggioranza (non renziano): “Così non si va avanti. Su ogni tema è un continuo stop and go”. Soprattutto tra i dem c’è chi osserva: “Renzi sta bloccando l’azione del governo. Siamo fermi…”. Stesse considerazioni che accomunano alcuni pentastellati a palazzo Madama: “Qui i numeri non ci consentono di muovere un passo se Iv si mette di traverso”.
Alla fine occorrerà un surplus di trattativa per siglare l’accordo. Che viene raggiunto su una parola, “rilevanti”. Ma qual è stato il tema del contendere? Al centro della ‘diatriba’ interna ai giallorossi un emendamento al decreto intercettazioni presentato dall’ex presidente del Senato Pietro Grasso (che in serata avrà un breve colloquio con Renzi alla buvette, con l’ex premier che lo invita a non far precipitare la situazione).
In sostanza, l’emendamento di leu disponeva che si potessero utilizzare le intercettazioni relative ad un reato diverso da quello per cui erano state disposte, purchè si trattasse di reati per i quali è consentito il ricorso alle intercettazioni. Una formulazione che non andava giù a Italia viva, che si è messa di traverso.
Anche tra i dem – pur ritenendo la modifica proposta da Grasso “ragionevole” – c’erano alcune perplessità, e per questo il Pd si è speso molto alla ricerca di una mediazione. Si raggiunge un primo punto di caduta: Grasso accetta di ritirare il proprio emendamento dietro la presentazione di un nuovo testo, a firma del relatore Michele Giarrusso (M5s), che delimita la possibilità dell’utilizzo delle intercettazioni così come previsto dall’emendamento Leu.
Per Italia viva, però, non è ancora sufficiente e mentre Pd, M5s e Leu ritengono di aver raggiunto “un ragionevole equilibrio”, copyright Giorgis, fonti renziane stoppano qualsiasi intesa: “Non ci si deve intestardire” su un testo diverso da quello approvato in Consiglio dei ministri. Sulla carta, poi, tutti sembrano essere d’accordo sulla necessità di recepire una recentissima sentenza della Cassazione. E mentre la trattativa sembra essere tornata in alto mare, è lo stesso Renzi, dietro domanda dei giornalisti, a lasciar intendere che il tema delle intercettazioni non sarà causa di una rottura: “Si sta cercando un accordo”, garantisce.
Tanto è: in serata arriva l’intesa, con l’ok di Italia viva. Dunque, “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino rilevanti e indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza e dei reati di cui all’articolo 266 comma 1 del codice di procedura penale”.
Ovvero, i reati gravi come contrabbando, pedopornografia, usura. Domani si svolgeranno le votazioni in commissione e nel tardo pomeriggio, salvo nuove sorprese, il decreto approderà in Aula. Il via libera con fiducia dovrebbe arrivare giovedì.  

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