La battaglia tra Renzi e il governo sulla giustizia non è ancora finita

Continua il braccio di ferro tra l’esecutivo e Italia viva. Trovata in extremis l’intesa sul decreto intercettazioni. Ma la partita sulla prescrizione è ancora tutta da giocare.
Una nuova miccia accesa al Senato, sul tema delle intercettazioni. L’ingresso dal Pd di Tommaso Cerno, che diventa il diciottesimo senatore di Iv. E la promessa di un annuncio «che può avere un senso per il prosieguo della legislatura». Matteo Renzi è tornato dal Pakistan e dai banchi di Palazzo Madama ha fatto capire che non intende rinunciare al protagonismo ritrovato battendo il tasto sempre sulla stessa nota: quella della giustizia. Il leader di Iv ha iniziato a preparare il terreno annunciando che il 19 arriverà dal salotto di Porta a porta un «discorso duro e franco». Girano con insistenza voci di appoggio esterno al governo ma fonti renziane hanno spiegato che al momento è più probabile che si arrivi ad un ultimatum a Giuseppe Conte, considerato all’origine dell’immobilismo. Ultimatum che potrebbe passare dalla riforma della prescrizione.

SUPERATO L’OSTACOLO INTERCETTAZIONI

L’ultima schermaglia in ordine di tempo è stata quella sul dl intercettazioni. Alla fine, in serata, la maggioranza ha trovato l’intesa grazie a in un subemendamento all’emendamento del relatore firmato dai quattro capigruppo in Commissione, compreso Giuseppe Cucca di Italia viva. Ma nel pomeriggio non sono mancati attriti. Tutto è iniziato con il ritiro dell’emendamento di Pietro Grasso, che estendeva la possibilità di usare gli ascolti per le indagini su reati diversi da quelli per cui esse erano state effettuate, sostituito poi con una proposta del grillino Giarrusso. Una mossa che ha fatto subito agitare i renziani: «Ci va bene il testo di Bonafede uscito dal Cdm o un testo che rispetti la sentenza della Cassazione, non capiamo perché ci si intestardisca su altro», aveva fatto sapere una fonte di Iv, poi le ultime mediazioni fino all’intesa finale, che verrà testata il 19 febbraio in Commissione Giustizia del Senato con l’ultimo voto prima del passaggio in Aula.

TUTTA DA GIOCARE LA PARTITA SULLA PRESCRIZIONE

Partita decisamente diversa per la prescrizione, vera faglia tra il premier e Renzi. Sul lodo Conte bis Italia viva ha posto un veto e difficilmente arretrerà, mettendo così la maggioranza sotto pressione: «Se c’è un governo senza di noi, noi rispettiamo il parlamento. Però se non hanno i numeri e se siamo decisivi per la maggioranza, allora dico: ‘Ascoltate anche noi”», ha detto Matteo Renzi parlando coi cronisti nel Transatlantico del Senato, «Il punto è che c’è una norma sulla prescrizione che io non condivido, la porto in discussione in aula e su questo vado avanti fino in fondo». «Sulla giustizia», ha aggiunto con una stoccata a Conte, «io non ho detto: ‘Conte ti minaccio’, ma la reazione del presidente del Consiglio è stata muscolare. Ha detto alcune cose e io ho pensato probabilmente hanno i numeri. Se così fosse, bene».

CONTE INSISTE A EVITARE LO SCONTRO

Conte parallelamente ha radunato a Palazzo Chigi gli ultimi due tavoli sul programma di governo. Il messaggio che il premier, d’intesa con i “governisti” Pd, ha voluto lanciare è che «l’orizzonte è quello di legislatura». «Tutte le forze hanno condiviso l’obiettivo di imprimere la massima accelerazione all’agenda di governo», ha detto il premier aprendo il tavolo proprio sul tema della giustizia, con di fronte Maria Elena Boschi. «Personalmente ho sempre preferito impiegare tempo e risorse per lavorare e non per alimentare polemiche. E così continuerò a fare», ha aggiunto Conte, accusando implicitamente Renzi di voler conquistare solo titoli di giornale.

E ITALIA VIVA CONTINUA LO SCOUTING

Nel corso della giornata intanto Italia viva ha raccolto altri due esuli, come hanno messo in evidenza fonti renziane: «Doveva esserci la fuga da Italia Viva e invece il partito di Renzi cresce. Oggi Michela Rostan ha lasciato Leu e Tommaso Cerno ha lasciato il Pd. E nella giornata di domani, il 19 febbraio, Renzi parteciperà a Porta a Porta, in una trasmissione che si annuncia particolarmente importante. Italia Viva ha oggi 30 deputati e 18 senatori». In giornata dall’area dem sono arrivate osservazioni piccate: «Noi siamo leali a Conte: decida il premier a questo punto cosa fare». Mentre dal Senato sono arrivati segnali di un gruppo di responsabili pronti a sostenere il governo se servirà e se avranno «dignità politica»: «Non faremo gli Scilipoti…».
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