Una di queste tre donne sarà il prossimo sindaco di Parigi

Dopo la rinuncia di Benjamin Griveaux, travolto dallo scandalo video hard, in corsa per l’ambita poltrona di sindaco di Parigi ci sono tre donne in vista, oltre a 9 uomini e un’altra candidata, Danielle Simonet di La France Insoumise (Lfi, sinistra radicale). Una di loro tre dovrebbe essere la futura sindaca della capitale francese.
Anne Hidalgo
Sindaca uscente, 60 anni, grande favorita. È in carica dal 2014. Spagnola naturalizzata francese, esponente di spicco del partito socialista dagli anni ’90 con incarichi governativi importanti, si trova ai vertici dell’amministrazione comunale dal 2002, come vice di Bertrand Delanoe. Nuove piste ciclabili, centro storico interamente pedonale, meno posti per le macchine, traffico limitato, nuovi parchi, foreste urbane e orti cittadini sono alcune delle sue proposte per una ‘Parigi verde’.
Strategicamente ha deciso di scommettere sulla carta ambiente, anche alla luce del successo della lista dei verdi alle europee dello scorso maggio. Molto criticata su più fronti durante il primo mandato, anche per alcuni fallimenti proprio su politiche ambientali e di mobilità, nella corsa all’Hotel de Ville è in posizione di vantaggio di fronte ad un’opposizione divisa.
Parigi è la sua “unica priorità”, ma diversi analisti politici prevedono che possa usare un secondo mandato come trampolino di lancio per le presidenziali di 2022. Ha buone possibilità di essere rieletta, ma a Parigi le elezioni municipali rispondono a meccanismi complessi, con alleanze politiche poco prevedibili al secondo turno. Secondo gli ultimi sondaggi la sua lista ‘Paris en commun’ (‘Parigi in comune’) otterrebbe il 25% delle preferenze. 
Rachida Dati
In seconda posizione c’e’ l’ex ministro della Giustizia, Rachida Dati, candidata di Les Republicains (LR, destra) dopo un lungo contenzioso con altri potenziali contendenti. Ora che Griveaux ha rinunciato, Dati ha invitato quanti vogliono un’alternanza nella capitale a votarla. “Con il nostro progetto di alternanza, abbiamo una possibilità storica per salvare Parigi. È fondamentale dimenticare ciò che chi ha diviso e radunarci per aprire una nuova pagina della storia di Parigi”.
Classe 1965, figlia di un muratore marocchino e di una madre algerina immigrati in Francia, si è laureata in diritto pubblico e nel 1987 si è avvicinata agli ambienti politici di destra. Dopo vari incarichi in prestigiose aziende francesi, è diventata consigliera tecnica al ministero dell’Educazione Nazionale.
Ha concluso il suo percorso formativo alla scuola di legislatura ed è entrata subito in servizio come giudice, fino a diventare sostituto procuratore della Repubblica di Évry nel 2003 oltre a collaborare con lo stesso Sarkozy in qualità di consigliere tecnico al ministero dell’Interno e poi a quello dell’Economia.
Portavoce di Sarkozy durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2007, è stata nominata Guardasigilli, prima donna di famiglia non europea e prima magrebina a occupare una posizione ministeriale chiave in un governo francese. Nel marzo 2008 è stata eletta per il partito Ump al consiglio del VII Arrondissement di Parigi, del quale diventa presidente.
Eletta deputato al Parlamento europeo il 24 giugno 2009, ha lasciato la guida del ministero e rimarrà in carica fino al 2019. “Ci meravigliamo non poco che una ministra impegnata in dossier importanti come la riforma delle pensioni, la crisi dell’ospedale pubblico e soprattutto la gestione della pandemia mondiale del coronavirus possa abbandonare il suo posto da un momento all’altro”, ha commentato all’annuncio della scelta di Agnés Buzyn come candidata del movimento presidenziale. La lista di Dati ‘Engage’s pour changer Paris’ (‘Impegnati per cambiare Parigi’) è accreditata al 19% delle intenzioni di voto.
Agnes Buzyn
In base agli ultimi sondaggi il suo predecessore Benjamin Griveaux sarebbe arrivato al terzo posto, con il 15% delle preferenze. Buzyn, ex ministra della Sanità, è stata scelta come candidata dal presidente Emmanuel Macron e gode del sostegno di numerosi esponenti di En Marche che la considerano una personalità di peso per una missione quasi impossibile: ha meno di un mese per convincere gli elettori.
Famiglia paterna di origine ebraica di Lodz, in Polonia, padre sopravvissuto a Auschwitz, la 58enne Buzyn è ematologa, specialista nella cura delle leucemie e del trapianto di midollo, già direttrice dell’istituto nazionale dei Tumori. In prime nozze ha sposato Pierre-Francois Veil, figlio di Simone Veil, che Buzyn considera “un modello”.
Il 17 maggio 2017 è stata nominata ministro della Sanità francese del secondo governo Philippe. “Mi candido per vincere, per vincere. Ho sempre vissuto a Parigi, ci sono nata, vi ho cresciuto i miei figli. La conosco, ne conosco bene anche i problemi, bisogna affrontarli con calma e determinazione”, ha detto provando a smentire le voci che la sua sia soltanto una candidatura di facciata. E oggi ha ribadito di avere “Parigi a cuore, che ha bisogno di pacificazione”, assicurando di mettere in questa nuova sfida “i valori portati avanti come ministro: la giustizia sociale, l’attenzione ai piu’ deboli”.
Oltre alla sorpresa per la scelta del suo nome, alcuni esponenti di opposizione considerano Buzyn una candidata improvvisata e non preparata per far fronte alle complesse problematiche della capitale. A suo favore potrebbe giocare, in caso di secondo turno, un’eventuale alleanza con il candidato dissidente di En Marche, Cèdric Villani, che aveva invece chiuso le porte a Griveaux. 

CategorieSenza categoria