Anoressia e bulimia: cosa sono, quanto (e chi) colpiscono. Quanti guariscono e quanti ne muoiono

La morte di un ventenne, a Torino, per anoressia nervosa ha riacceso i riflettori su questa malattia, sulle drammatiche conseguenze che può avere per chi ne viene colpito e sulla necessità di un ruolo maggiormente attivo da parte delle istituzioni.
Ma che cos’è l’anoressia? E la bulimia? Quante persone ne soffrono, quante guariscono e quante no? Andiamo a vedere meglio qual è la situazione.
I disturbi dell’alimentazione
«I disturbi dell’alimentazione (DA) sono malattie complesse determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo che portano, chi ne è affetto, a vivere con un’ossessiva attenzione alla propria immagine corporea, al proprio peso e a una eccessiva necessità di stabilire un controllo su di esso», si legge sul sito del Ministero della Salute.
Secondo quanto riporta l’Istituto superiore di sanità (Iss), «anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più note e frequenti» dei disturbi dell’alimentazione e «sono diventati nell’ultimo ventennio una vera e propria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti».
Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, infatti, possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che secondo l’Iss «solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco».
Vediamo ora più da vicino sintomi e caratteristiche di queste due malattie.
L’anoressia
In base alla definizione che dà l’Iss, «una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85 per cento del peso normale per la propria età, sesso e altezza». Di solito dipende dal rifiuto di assumere cibo, anche quando si è ormai sottopeso.
È una malattia difficile da diagnosticare, soprattutto nei più giovani «perché i cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso e altezza possono mascherarne le prime fasi». Nei bambini possono essere dei sintomi la nausea e i sentimenti di non fame. Nelle ragazze l’interruzione per più di tre mesi del ciclo mestruale, ma questo non vale per quelle che non hanno ancora avuto il primo ciclo o che prendono la pillola anticoncezionale. Ai sintomi strettamente fisici si associano poi quelli mentali. Secondo l’Iss, «la persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare, impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa».
L’anoressia si manifesta in due modi: o con restrizioni alimentari, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti; oppure con abbuffate e successiva eliminazione di quanto si è mangiato. In questo caso a un’alimentazione compulsiva si uniscono vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, o iper-attività fisica per perdere peso.
La bulimia
Una persona bulimica è caratterizzata dal mangiare quantità di cibo smodate, ma non solo. Secondo l’Iss si può parlare di bulimia quando ricorrono alcune caratteristiche: ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro di due ore, e solitamente di nascosto da altri; la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il proprio comportamento; l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte.
Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. Se la questione diventa cronica (ad esempio due volte a settimana per tre mesi) siamo di fronte sicuramente a un disordine dell’alimentazione. «Raramente – scrive ancora l’Iss – i pazienti bulimici non si infliggono alcuna punizione».
Come nel caso dell’anoressia, spesso ai disagi fisici della bulimia se ne accompagnano anche di psicologici, con depressione, disgusto verso se stessi e ossessione per il proprio aspetto. A differenza dell’anoressia, però, una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso. Di qui le difficoltà nel diagnosticare dall’esterno la malattia, anche se i frequenti cambi di peso possono essere un indicatore.
Quanto sono diffuse anoressia e bulimia
Secondo quanto si legge in una scheda della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca) – allegata a un disegno di legge (prima firmataria Maria Rizzotti, Forza Italia) volto a introdurre il reato di istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia o la bulimia – che riporta le stime più recenti in materia, in Italia «sono circa 2.000.000 le persone affette da un disturbo alimentare. Si contano circa 8.500 nuovi casi all’anno».
I disturbi alimentari sono più frequenti nella popolazione femminile.
Secondo il Ministero della Salute infatti, «negli studi condotti su popolazioni cliniche, gli uomini rappresentano il 5-10 per cento di tutti i casi di anoressia nervosa, il 10-15 per cento dei casi di bulimia nervosa».
Guardando all’incidenza della malattia, quella dell’anoressia nervosa è di «almeno 8-9 nuovi casi per 100 mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi».
Per quanto riguarda invece la bulimia «ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100 mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100 mila persone in un anno tra gli uomini».
Maggiormente coinvolti sono poi i giovani, anche se non solo. In base alle slide associate alla proposta di legge Rizzotti, dove si cita uno studio scientifico del 2016 in materia di disordini alimentari, risulta che – a livello generale – questo genere di malattie insorge nel 20 per cento dei casi in giovani di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, nel 50 per cento in giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni e solo nel 30 per cento dei casi negli over-25.
Le chance di guarigione e i decessi
Dall’anoressia e dalla bulimia è possibile guarire.
Secondo quanto riferito da Giuseppe Ruocco, direttore generale della Direzione igiene e sicurezza degli alimenti e nutrizione del Ministero della Salute, nel corso di un’audizione in senato del settembre 2017, «nell’anoressia nervosa, il tasso di remissione [la scomparsa dei sintomi della malattia n.d.r.] è del 20-30 per cento dopo 2-4 anni dall’esordio e del 70-80 per cento dopo 8 o più anni. Nel 10-20 per cento dei casi si sviluppa una condizione cronica che persiste per l’intera vita, danneggiando gravemente il funzionamento interpersonale e la carriera scolastica o lavorativa».
Per quanto riguarda la bulimia, ancora secondo Ruocco, «il tasso di remissione è di circa il 27 per cento a un anno dall’esordio e di oltre il 70 per cento dopo 10 o più anni. Circa il 23 per cento dei pazienti ha un decorso cronico protratto».
Tra chi non riesce a liberarsi di queste malattie purtroppo possono anche verificarsi decessi. Secondo la citata scheda del Sisdca, le vittime nel 2016 sono state 3.360, ma si tratta probabilmente di una sottostima «poiché i decessi dovuti a disturbi alimentari si presentano spesso sotto altra specie, per lo più arresti cardiaci».
A livello mondiale i disturbi alimentari poi, secondo l’Oms (citato nella scheda del Sisdca), «rappresentano la seconda causa di morte nella popolazione femminile in adolescenza, dopo gli incidenti stradali».
Conclusione
L’anoressia e la bulimia sono malattie gravi, che possono condurre anche al decesso di chi ne è affetto. Nascono prevalentemente dal rifiuto del proprio corpo e si possono manifestare in vario modo, sia a livello fisico che psicologico.
In Italia si stima che circa circa 2 milioni di persone soffrano di una qualche forma di disturbo alimentare, con 8.500 nuovi casi ogni anno. A esserne vittima sono soprattutto le donne, il 90 per cento di chi ne è affetto. Tra il 70 e l’80 per cento di chi viene colpito da questi disordini dell’alimentazione guarisce nel giro di qualche anno.
Chi non guarisce subisce gravi conseguenze nella propria vita e ogni anno si registrano migliaia di vittime. Nel 2016, secondo una stima prudente, sono state più di tremila.
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