Bloomberg irrompe nella corsa per l’anti-Trump, ma la sfida è tra radicali e ‘riparatori’

Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 22 febbraio con i caucus in Nevada, poi sabato 29 le primarie in South Carolina e infine il Super martedì, il 3 marzo, quando si voterà in 14 Stati, tra cui California, Massachusetts e Texas: la selezione dei democratici americani per lo sfidante di Donald Trump sta per entrare nel vivo in un clima di grande incertezza, dopo le sorprese in Iowa e New Hampshire. 
Il nono dibattito televisivo tra gli aspiranti democratici alla Casa Bianca, in programma questa notte a Las Vegas, vedrà il debutto di Michael Bloomberg e potrà già fornire importanti indicazioni. La vera scelta di fondo è quale sia la tipologia di candidato da contrapporre al presidente: un radicale come Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, o un ‘riparatore’ (la definizione è dell’Economist) come Joe Biden, Pete Buttigieg, Amy Klobuchar o lo stesso ultimo arrivato, Bloomberg. Questo secondo fronte ritiene che, più che di una completa ristrutturazione, l’America abbia bisogno di interventi di ‘riparazione’ dai guasti accentuati dalla presidenza Trump.   
L’asse del partito dei Kennedy, comunque, si è spostato decisamente a sinistra rispetto alle campagne di Barack Obama nel 2012 e soprattutto a quella di Hillary Clinton nel 2016. Questo perché molti ritengono che la vittoria di Trump abbia insegnato che le elezioni si vincono mobilitando e motivando la propria base piuttosto che guardando al centro per strappare voti all’altro campo. In realtà l’attuale presidente si era imposto al fotofinish a dispetto di scandali e gaffe perché era stato percepito come meno estremista rispetto alla Clinton.
Nel campo dei radicali quello che si sta rafforzando è Bernie Sanders, accreditato del primo posto e del 31% dai sondaggi nazionali: il 78enne senatore del Vermont si definisce un socialdemocratico e non esita ad assumere posizioni estreme dal Medicare for All al Green New Deal, realizzabili solo con un vertiginoso aumento delle tasse. La vittoria in New Hampshire e il buon risultato in Iowa lo lanciano tra i favoriti. Tra i ‘liberal’ ha deluso invece la 70enne senatrice Elizabeth Warren, ex avvocato ed esperta di politiche a difesa dei consumatori, uscita male dallo scontro interno a sinistra proprio con Sanders che lei ha accusato di farla prenderla di mira dai suoi sostenitori. Ora è scivolata al 12% nei sondaggi.
Nel campo dei ‘riparatori’ la vera novità è rappresentata da Michael Bloomberg: la sua scelta di entrare a gara in corsa puntando tutto sul Super Tuesday  rappresenta una strategia innovativa che il 77enne miliardario può permettersi di finanziare con fondi pressoché illimitati, grazie a un patrimonio di 60 miliardi di dollari. L’ex sindaco di New York è già balzato al 19% nell’ultimo sondaggio.  
Finora il moderato più convincente era apparso il 38enne Pete Buttigieg, l’ex sindaco nell’Indiana che è il primo candidato presidenziale della storia a dichiararsi apertamente gay. La vittoria nel simbolico Iowa ha fatto decollare a livello nazionale questo figlio di un immigrato di origine maltese che fu traduttore di Antonio Gramsci. Reduce della guerra in Afghanistan, molto religioso ma difensore della laicità, ha dalla sua la giovane età e l’impegno convinto sul fronte dei cambiamenti climatici. L’irruzione di Bloomberg gli ha fatto però perdere consensi e ora è dato all’8%.
Il 77enne Joe Biden, che ha deluso nelle prime due sfide, paga un’immagine appannata e una raccolta a fondi che procede a rilento, nonostante sia stato il vice di Barack Obama. In due mesi i suoi consensi sono passati dal 24% al 15%. 
La vera sorpresa di questo avvio di primarie è stata Amy Klobuchar, la 59enne eletta al Senato nel Minnesota, uno Stato tradizionalmente ‘bipartisan’ che non ha mai favorito particolarmente uno dei maggiori partiti sull’altro. I sondaggi la danno in netta ascesa anche se per ora non va oltre il 9%. Lei è la senatrice in carica che ha prodotto il maggior numero di misure sostenute sia dai democratici sia dai repubblicani e potrebbe rivelarsi un asso nella manica per i dem alle presidenziali del 3 novembre. Al momento è solo un’outsider, la quinta forza dietro i colossi Sanders, Warren, Buttigieg e Biden ma c’è chi ritiene che pragmatismo ed esperienza la possono lanciare come possibile presidente in grado di fare una politica bipartisan. Per molti osservatori sarebbe in grado persino di far passare le sue proposte progressiste come quella per dimezzare la povertà infantile o di azzerare le emissioni nette entro il 2050.

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