Inquinamento, obesità, marketing: così rubiamo il futuro ai bambini

Secondo il rapporto A Future for the World’s Children? nel mondo sono a rischio 250 milioni di piccoli sotto i 5 anni. Italia promossa a metà: sui 180 Paesi presi in esame siamo al 26esimo posto per l’indice di sopravvivenza e del benessere, ma solo al 134esimo per quanto riguarda le emissioni di C02.
«Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)», scriveva Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe.

Era il 1943. Sono passati quasi 80 anni e a vedere i numeri del rapporto A Future for the World’s Children? realizzato da Oms, Unicef e dalla rivista Lancet le sue parole suonano come una triste profezia.

Inquinamento, cambiamenti climatici, obesità e overdose di marketing «minacciano da vicino la salute e il futuro di ogni bambino e adolescente nel mondo», si legge nella ricerca. E 250 milioni di piccoli sotto i 5 anni rischiano di non raggiungere il loro potenziale di sviluppo.

ITALIA PROMOSSA MA SOLO A METÀ

In altre parole, il mondo sta fallendo nel fornire ai bambini una vita sana e un clima adatto al loro futuro. «Nonostante la salute dei bambini e degli adolescenti sia migliorata negli ultimi 20 anni, i progressi si sono fermati, e sono destinati a tornare indietro», osserva Helen Clark, ex primo ministro della Nuova Zelanda e co-presidente della commissione di esperti che ha redatto la ricerca che include un nuovo indice globale di 180 Paesi e valuta il benessere dei più piccoli in termini di salute, istruzione, nutrizione, e indice della sostenibilità, ovvero una misurazione indicativa delle emissioni di gas serra e i divari di reddito.

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E l‘Italia? Sui 180 Paesi presi in esame il nostro Paese si colloca al 26esimo posto per l’indice di sopravvivenza e del benessere dei più piccoli, ma solo al 134esimo per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica pro-capite. Tradotto: assicuriamo una qualità di vita relativamente buona a bambini e adolescenti, ma non pensiamo sufficientemente al loro futuro. L’Italia, infatti, sottolinea Francesco Samengo, presidente di Unicef Italia, «con 5,99 tonnellate di CO2 pro-capite emette il 121% di CO2 pro-capite in più rispetto all’obiettivo del 2030». E se il riscaldamento globale, in linea con le proiezioni attuali, supererà i 4 gradi nel 2100, ricorda il rapporto, ci saranno conseguenze devastanti per la salute dei bambini, a causa dell’innalzamento del livello degli oceani, delle ondate di calore, della proliferazione di malattie come la malaria e la febbre dengue e della malnutrizione.

USA, ARABIA SAUDITA E AUSTRALIA MAGLIE NERE PER EMISSIONI DI CO2

Dal rapporto A Future for the World’s Children? emerge che i primi 5 posti che assicurano ai bambini le migliori condizioni sono Norvegia, Repubblica di Corea, Paesi Bassi, Francia, Irlanda. Mentre i bambini in Repubblica Centrafricana, Ciad, Somalia, Niger e Mali affrontano le probabilità peggiori. Per quanto riguarda le emissioni di CO2 pro-capite, gli Stati Uniti, l’Australia e l’Arabia Saudita sono tra i 10 Paesi con i dati peggiori.

ALLARME OBESITÀ E MARKETING AGGRESSIVO

Altro dato su cui riflettere è la malnutrizione, intesa non più solo come carenza di cibo, ma come eccesso di quello di bassa qualità. Tanto che il numero di bambini e adolescenti obesi nel mondo è passato dagli 11 milioni del 1975 ai 124 milioni del 2016, un aumento di 11 volte in circa 40 anni. Colpa del marketing aggressivo che spinge sin da piccoli verso fast food, bevande zuccherate, alcol e tabacco. In alcuni Paesi i più piccoli vedono fino a 30 mila annunci pubblicitari in tivù in un anno. L’esposizione dei giovani alla pubblicità delle sigarette elettroniche è aumentata invece di oltre il 250% negli Usa in due anni. «L’autoregolamentazione del settore industriale ha fallito», spiega Anthony Costello, uno degli autori del rapporto. «Studi dimostrano che non ha frenato la capacità delle imprese di fare pubblicità ai minori». E la realtà potrebbe essere ancora peggiore. «Abbiamo pochi dati sull’enorme espansione della pubblicità sui social media e degli algoritmi diretti ai bambini». Insomma, non è un mondo per piccoli.
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