Bloomberg nel mirino all’esordio nel dibattito dem

Tutti contro Michael Bloomberg nel no​no dibattito tra i candidati democratici che si contendono la nomination del partito per la corsa alla Casa Bianca. Il 78enne miliardario newyorchese, al primo confronto con gli altri candidati, ha mantenuto il focus su Donald Trump ma ha faticato a rispondere al plotone d’esecuzione. “Solo io posso battere Donald Trump e ho l’esperienza per fare il presidente”, ha rivendicato l’ex sindaco di New York, nel mirino dei rivali perché con il vento in poppa nei sondaggi. Bloomberg è balzato al secondo posto con il 19% dei consensi a livello nazionale, stando a Npr-Pba-Marist, preceduto solo Bernie Sanders al 31% mentre è scivolato al terzo posto con il 15% l’ex vice presidente Joe Biden.    
“È stato un repubblicano per tutta la sua vita, non ha dato il suo endorsement nè a Barack Obama, nè a me quando siamo scesi in campo”, è stata la sferzata dell’ex vice presidente poco prima del dibattito, contestando a Bloomberg il fatto di farsi ritrarre insieme all’ex inquilino della Casa Bianca negli sport elettorali.   
A sferrare il primo colpo della serata, definendo “oltraggiose” le politiche dell’ex primo cittadino – come le perquisizioni senza mandato –  è stato il senatore del Vermont, favorito anche ai caucus del Nevada, in programma sabato prossimo. Ma l’affondo più efficace è stato quello di Elizabeth Warren. “Voglio parlare della persona contro cui corriamo: un miliardario che chiama le donne ‘enormi ciccione’ e ‘lesbiche con la faccia da cavallo’. E non sto parlando di Donald Trump”, ha ironizzato Warren, tenendo a marcare le somiglianze tra Bloomberg e il presidente in carica, essendo entrambi ricchi ed avendo entrambi fatto commenti sessisti. “I democratici non vinceranno – ha aggiunto – con un nominato che ha alle spalle una storia di molestie contro le donne e che ha sostenuto politiche razziste… i democratici corrono un forte rischio se pensano di sostituire un miliardario arrogante con un altro”. Warren ha dunque chiesto a Bloomberg di svincolare alcune sue ex dipendenti rispetto agli accordi di non divulgazione che hanno firmato. Lui li ha definiti consensuali e minimizzato la portata dei suoi commenti, parlando di semplici battute che non sono state gradite. “Nella mia società moltissime donne hanno grandi responsabilità”, è stata la replica di Bloomberg. “Spero abbiate sentito quale è stata la sua difesa”, ha ribattuto Warren, ovvero che è stato gentile “con alcune donne”.
Sullo sfondo del dibattito dem al Paris Theater di Las Vegas, la vittoria di Sanders alle primarie del New Hampshire, dopo la forte performance ai caucus dell’Iowa dove è finita con un testa a testa tra il senatore del Vermont e Pete Buttigieg. Warren aveva deluso le attese e Bloomberg le ha fornito una grande occasione per tornare alla ribalta con la sua campagna contro i miliardari e a favore della classe media. L’ex sindaco di New York non parteciperà alle primarie di sabato in Nevada ma farà il suo esordio direttamente al Super Tuesday del 3 marzo. Dall’Arizona, durante un comizio, anche Trump ha puntato Bloomberg, accusandolo, proprio come i rivali dem,  di volersi comprare la nomination a suon di spot milionari. E il presidente americano ha subito twittato sul più pericoloso rivale definendo la sua performance “forse la peggiore nella storia dei dibattiti”, “era titubante, goffo e fortemente incompetente”.

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