Trump è sotto impeachment

Donald Trump entra nella storia come il terzo presidente degli Stati Uniti sottoposto a impeachment, per abuso di potere e ostruzione del Congresso.
Tutti i deputati democratici tranne 3 hanno votato a favore. Compatta l’opposizione dei repubblicani, come lo stesso presidente ha tenuto a rivendicare accusando invece i democratici di essere “consumati dall’odio”.
Il primo articolo è passato con 230 Sì e 197 No. “È un grande giorno per la Costituzione – ha osservato la speaker della Camera, Nancy Pelosi dopo lo storico voto – un giorno triste per l’America”.
Il secondo articolo, ostruzione del Congresso, è passato con 229 voti a favore e 198 contrari. Il Senato “ripristinerà l’ordine e la giustizia”, “non abbiamo fatto nulla di sbagliato”, ha commentato il tycoon, anticipando l’assoluzione da parte della Camera alta, a maggioranza repubblicana, che prenderà ora in carico la procedura.
Prima di Trump, sono stati due i presidenti finiti ufficialmente sotto impeachment: Andrew Johnson, nel 1868, per aver tentato di sostituire il ministro della Guerra senza passare dal Congresso; Bill Clinton, nel 1998, per aver mentito sulla sua relazione con una stagista, Monica Lewinsky, e ostacolato le indagini.
In entrambi i casi, dopo il voto favorevole della Camera, il Senato aveva bocciato la rimozione. Richard Nixon, nel 1974, si dimise dopo che la commissione Giustizia aveva approvato tre articoli dell’impeachment, ma prima che la Camera si esprimesse.
Per rimuovere un presidente americano dall’incarico, al Senato serve la maggioranza dei due terzi e ciò significa che almeno 20 repubblicani dovrebbero unirsi ai democratici votando contro Trump. “La Camera ha fatto il suo dovere Costituzionale, sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato repubblicano non lo faraà, e’ stato il commento dell’aspirante inquilino dem della Casa Bianca Michael Bloomberg, che rinvia alle elezioni del prossimo novembre la “soluzione” del problema.
“Siamo riuniti oggi in questo tempio della democrazia per esercitare uno dei poteri più solenni: l’impeachment di un presidente degli Stati Uniti”, aveva dichiarato Pelosi aprendo il dibattito ieri mattina, andato avanti per 11 ore se si considera anche il voto procedurale.
“Le azioni irresponsabili del presidente hanno reso l’impeachment necessario: non ci ha dato scelta”, aveva rimarcato. Altrettanto dura la risposta del Grand Old Party (Gop). “È l’impeachment meno credibile della storia”, per il leader di minoranza alla Camera, Kevin McCarthy. Un deputato repubblicano è arrivato a paragonare l’impeachment di Trump alla crocifissione di Cristo. 
La spaccatura tra democratici e repubblicani si riflette nel Paese con l’America divisa esattamente a metà sull’impeachment di Trump, almeno secondo l’ultimo sondaggio di AbcNews-Wall Street Journal. Tutti i giornali statunitensi aprono sull’impeachment, con titoli secchi sulle testate liberal e con toni polemici su quelle conservatrici. Se la messa in stato di accusa di Trump è indiscutibile, è Nancy Pelosi a uscirne “vincente” o “perdente” a seconda dell’inclinazione politica della testata “L’impeachment di Trump è il suo funerale”, scrive il New York Post, mentre per il Washington Post è lei “la vera vincitrice”.
Trump, che considera l’impeachment una macchia sulla sue legittimità, è insorto, ma trasformando la sua messa in stato di accusa in un attacco all’America e in uno spot pubblicitario per la sua rielezione. “Non è me che vogliono ma voi. Io sono solo sulla loro strada”, ha avvertito, twittando una sua foto minacciosa in bianco e nero che si è guadagnata 100.000 ‘like’ in meno di un’ora: un segnale del fatto che quando si tratta di Trump in politica tutto è possibile e l’impeachment potrebbe anche giocare a suo favore. 

pic.twitter.com/DutxclyZw9 — Donald J. Trump (@realDonaldTrump)
December 19, 2019

Il primo articolo di impeachment accusa Trump di abuso di potere per le pressioni all’Ucraina affinché aprisse una serie di inchieste volte a favorirlo politicamente, usando il blocco degli aiuti militari a Kiev come leva.
L’ostruzione del Congresso riguarda l’ordine di non cooperare con l’inchiesta della Camera ai funzionari dell’amministrazione. “Atroci bugie della sinistra radicale, dei democratici nullafacenti”, ha contrattaccato Trump, furioso per questa macchia sul suo curriculum presidenziale, indipendentemente dall’esito del processo in Senato.

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