Popolare di Bari, nel 2016 un’ispezione di Bankitalia rilevò ritardi e incertezze

Palazzo Koch ha pubblicato gli esisti di un’ispezione nell’istituto pugliese avvenuto nel novembre di tre anni fa. Trovati ritardi e incertezze del management, errori sui prestiti rischiosi e troppa tolleranza del cda.
«Ritardi e incertezze» sul rafforzamento del capitale della Popolare di Bari, e un’azione del cda «non pienamente adeguata» ad affrontare l’acquisizione di Tercas, che ha generato «in misura rilevante l’elevata incidenza» dei crediti deteriorati (il 40% degli Npl derivavano dalla banca teramana e da Caripe). È quanto rilevava Bankitalia in un’ispezione condotta nel 2016 e terminata il 10 novembre di quell’anno sulla Banca popolare di Bari.

LEGGI ANCHE: Le vere cause della bancarotta della Popolare di Bari

ERRORI SULLE RISCHIOSITÀ DEI PRESTITI

L’ispezione evidenziò anche «errori», sia pure di «portata non significativa», nel quantificare i prestiti ponderati al rischio emergevano nel 2016, nel mezzo del piano di risanamento successivo all’acquisizione di Tercas. Nel dossier si legge anche che l’ispezione su 383 ‘rapporti’, pari a crediti soppesati per il rischio per 165 milioni ha fatto emergere «errori nel 20% dei casi esaminati, con punte del 30% per quelle garantite da immobili».

SOTTOSTIMATO L’IMPATTO DELL’USCITA DEI SOCI

In uno dei passaggi dell’ispezione si legge anche che le stime della Popolare di Bari sul proprio capitale «non hanno finora tenuto conto dei potenziali impatti dei rischi derivanti dall’imponente stock di azioni della Banca poste in vendita da oltre undicimila soci» pari a 281 milioni di controvalore, quasi un quarto del capitale sociale. «Le formulazioni delle ipotesi a base degli stress test sono risultate non sufficientemente conservative con riferimento all’emissione di strumenti di capitale».

QUEL CDA TOLLERANTE SUL RIENTRO DEI PRESTITI

Tra i vari aspetti portati alla luce dall’indagine c’erano anche «profili di debolezza» nel gestire i crediti che non rientravano, «mancata definizione» da parte del cda su tempi e modi del rientro, e «una gestione improntata a tolleranza». Le «ipotesi a base degli stress test», si legge el dossier, «sono risultate non sufficientemente conservative». Per alcune sofferenze, poi, «ai fini dell’attualizzazione è stato utilizzato, in luogo del tasso originario, l’ultimo applicato, di sovente inferiore, generando una sottostima della rettifica». E ancora, per valutare gli immobili a garanzia «non sono definiti i criteri e le metodologie per le stime affidate a soggetti esterni» e «per numerose posizioni esaminate riferibili alle due banche incorporate (Tercas e Caripe, ndr) le perizie degli immobili a garanzia non erano aggiornat».

I RISCHI SULLA FATTIBILITÀ DELL’AUMENTO DI CAPITALE

Altra criticità messa in luce dall’ispezione ha riguardato la ricerca di nuovi soci. Nel rapporto di Palazzo Koch si legge ancora che «la concreta realizzabilità degli interventi di ‘capital raising dovrà misurarsi con l’attuale sentiment non positivo» degli investitori verso le banche; con le incertezze sulla trasformazione in spa; con 281 milioni di controvalore messo in vendita dagli azionisti; con un prezzo delle azioni della Popolare di Bari che, anche dopo il ribasso da 9,53 a 7,5 euro nell’aprile 2016, «esprime multipli di patrimonio significativamente superiori” rispetto a banche comparabili. Considerando la scarsa reddivitità, ha avvertito poi il documento, «non è da escludere che nel breve periodo il valore dell’azione possa essere oggetto di un deprezzamento».
Leggi tutte le notizie di Ultima ora su Google News oppure sul nostro sito Ultima ora.it

CategorieSenza categoria