Zingaretti apre a un nuovo “congresso rifondativo” per il Pd

Nel corso di una intervista televisiva il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, annuncia: “Noi stiamo combattendo per vincere in Emilia Romagna e Calabria. È chiaro che subito dopo il Pd dovrà aprire una grande riflessione. Non ho paura a dirlo: un congresso per rifondare un grande progetto politico e cambiare”.
Di congresso si parla da tempo, la necessità è condivisa da tutte le anime del partito. Anche perché dalla convenzione nazionale di febbraio ad oggi, sembrano passati anni: un anno fa ci si presentava compatti – Matteo Renzi compreso – nel dire “Mai con il Movimento 5 Stelle”. Poi c’è stato il Conte I, il Papeete e la nascita del Conte II, con il Pd a governare proprio con i Cinque Stelle.
Quello a cui il segretario dem sta pensando, però, non è un semplice congresso politico, ma l’occasione per “mollare gli ormeggi”, come spiega un dirigente dem in Transatlantico, e navigare in mare aperto verso un nuovo soggetto politico e più largo, capace di intercettare il popolo democratico che e’ vivo e quanto mai attivo sul territorio.
Il pensiero corre alle Sardine che hanno riempito le piazze con un semplice tam tam sui social network: centinaia di migliaia di persone ovunque, in poco tempo, quando il Pd per portarne tremila alla Festa di Ravenna ha faticato e non poco. “Dentro a quelle piazze c’è larga parte del nostro popolo”, spiega un deputato Pd, “va riconquistato”. Lo stesso deputato, tuttavia, invita anche a rileggere le dichiarazioni di Beppe Grillo che, poche ore fa, ha annunciato “grandi novità” per il suo movimento aggiungendo: “Non è più il partito di prima e io non ho paura a stringere mani se stiamo su temi alti. Su questo sono pronto a confrontarmi con chiunque”.
Successo delle piazze e crisi del M5s, dunque, sono due segnali importanti e due occasioni da cogliere. Ma anche due rischi da evitare: “Sarebbe sbagliato voler mettere il cappello o egemonizzare il movimento delle sardine”, spiega il vice segretario Andrea Orlando. Contemporaneamente, non si può pensare di limitare questo passaggio a una serie di accordi con i Cinque Stelle.
Un congresso fuori dai circoli, quindi, nelle strade, nelle piazze, nelle Università e sui posti di lavoro. Un congresso per “tesi politiche” che non si limiti a fare sintesi fra le varie mozioni, ma apra le porte a personalità fuori dalla politica, ad esempio Recalcati e Cacciari.
Il nome di questa nuova creatura politica gira da un po’ di tempo: ‘Democratici’ potrebbe essere il termine adatto a comprendere questo “campo vasto” al quale Zingaretti aspira. La strada, tuttavia, non è affatto in discesa. Come segnala un alto dirigente dem, non sarà facile far digerire questo nuovo corso a un gruppo dirigente che sarebbe completamente rimesso in discussione. 

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