Napoli (e l’Ercole Farnese) sulla Via della Seta della conoscenza

“Basta affacciarsi a una finestra delle tante metropoli cinesi per guardare direttamente il nostro domani”. Maestro della nuova generazione di autori fantascientifici del paese asiatico, Han Song inventa il futuro per professione. Han Song è tuttavia anche un giornalista dell’agenzia di stampa Xinhua e le sue parole, oltre che disegnare futuri possibili, tracciano bene pure il presente di un paese così lontano e così vicino. Succede, per esempio, che ad affacciarsi alla stessa finestra di una metropoli cinese a distanza anche di pochi mesi, ci si ritrovi grattacieli, università, centri di ricerca, quartieri che prima non c’erano, pronti ad accogliere la Cina che verrà. Una Cina “forgiata su un modello di sviluppo incentrato sull’innovazione”, come ripete il presidente Xi Jinping. Esempio a suo modo emblematico della velocità al tempo stesso mirabile e inquietante con cui l’Impero di Mezzo sta fabbricandosi il domani è il Parco Tecnologico Sino-Italiano di Jinan.
Capoluogo della Provincia dello Shandong, nota come la “software city” cinese, Jinan agli inizi degli anni ’90 è stata una delle prime città cinesi a fondare una “hi-tech zone” con l’obiettivo di favorire la transizione da un’economia alimentata da manifattura tessile e industria pesante a un’economia proiettata verso l’industria pensante. All’avanguardia nelle tecnologie legate all’Information Technology, Jinan è diventata negli ultimi dieci anni punto di riferimento nella ricerca quantistica. Ospita un Centro per la Ricerca e l’Applicazione della Tecnologia Quantistica e l’Istituto di Ricerca per la Tecnologia Quantistica dell’Accademia Cinese delle Scienze. Non è un caso se già due anni fa proprio a Jinan sia stata avviata la sperimentazione di un sistema di comunicazione a fini commerciali basato sulla crittografia quantistica.
La tecnologia quantistica, insieme alle scienze della vita, l’industria farmaceutica e l’intelligenza artificiale, sarà uno dei quattro settori prioritari del Parco Tecnologico Sino-Italiano. Inaugurato poche settimane fa dal ministro della Ricerca italiano Lorenzo Fioramonti e dal ministro della Scienza e della Tecnologia cinese Wang Zhigang, il Parco è uno dei risultati portati a casa dalla Settimana Cina Italia della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione, piattaforma di cooperazione che da dieci anni intreccia i due ecosistemi di ricerca e imprenditorialità innovativa.
“Piattaforma di cooperazione” è un’espressione che suona un po’ astratta, quindi è utile chiarire subito che grazie alla Settimana Cina Italia sono stati finora coinvolti più di 10.000 esperti e 5500 realtà imprenditoriali in progetti di cooperazione, favorito 5200 azioni di trasferimento tecnologico e chiuso 620 accordi di cooperazione scientifica (qui il video di apertura della cerimonia 2019).

L’adesione del Governo italiano alla Belt and Road Initiative sottoscritta lo scorso marzo a Roma alla presenza di Xi Jinping ha dunque aperto nuovi canali e potenziato quelli esistenti. Coordinata sin dalla prima edizione dalla Città della Scienza di Napoli, solo quest’anno tra Pechino e Jinan, le due città che hanno ospitato la Settimana dal 25 al 29 novembre, sono stati duemila i delegati italiani e cinesi, trecento le organizzazioni presenti tra università, centri di ricerca e realtà imprenditoriali, 290 gli incontri one to one organizzati, 15 gli accordi bilaterali sottoscritti.
È da questo terreno di incontri e scambi che, nel corso dell’edizione 2018 della Settimana Italia Cina, nasce anche l’idea di un Parco Tecnologico Sino Italiano da insediare nell’area di Jinan, in modo da ospitare imprese, startup, spinoff e aziende italiane coinvolte in partnership con realtà cinesi. “Il primo incontro operativo per la costruzione del Parco – ricorda Giuseppe Russo, segretario generale di Città della Scienza – si è tenuto nel giugno del 2019. Eravamo alle prese con l’organizzazione della Settimana, avevamo davanti a noi un cantiere e francamente non avrei mai pensato che a distanza di pochissimi mesi quel progetto sarebbe diventato realtà. Davvero, se non lo avessi visto coi miei occhi stenterei a crederci”. Del Parco è stato finora realizzato il primo padiglione, composto di 24 edifici. La pianificazione totale coprirà un’area di 130 ettari per un investimento di 1,6 miliardi di euro e sarà ultimato nell’aprile del 2020. “Sono già molte le aziende italiane interessate a incubarsi nel Parco Sino Italiano di Jinan – ha affermato il ministro Fioramonti – e sono certo che il potenziale di questa struttura non tarderà a darci soddisfazioni”.
A fare da modello per la definizione delle politiche di sviluppo, delle strategie di ricerca e di promozione dell’imprenditorialità innovativa del Parco sarà anche la stessa Città della Scienza, che a Jinan ha sottoscritto un accordo con il distretto di Zhangqiu (uno dei dieci distretti in cui è suddivisa la città) per consolidare lo sviluppo reciproco della ricerca e lo scambio di soluzioni tecnologiche. “Supporteremo il distretto – spiega Riccardo Villari, presidente del polo scientifico e tecnologico partenopeo – nell’individuazione di soggetti accademici e imprenditoriali interessati ad avviare attività nel Parco”.
Negli ultimi 10 anni sono state oltre 2500 le pubblicazioni su riviste scientifiche ad alto impatto nate da progetti congiunti italo-cinesi, a testimonianza di un rapporto fertile con una potenza della ricerca e dell’innovazione mondiale. Prima ancora di palazzi, incubatori, infrastrutture e contenitori materiali, quello che serve per tessere davvero una Via della Seta calata nel XXI secolo, è la curiosità, l’interesse, il talento di scienziati e ricercatori desiderosi di condividere un percorso.
La forza della Cina non è infatti solo nei numeri dell’economia. Come mette in evidenza Francesco Grillo nelle sue “Lezioni Cinesi”, volume da poco uscito per Solferino Edizioni, oggi in Cina circolano metà delle automobili elettriche, due terzi dei treni ad alta velocità e ci sono un terzo dei chilometri di metropolitana del mondo. Si assiste a una capacità di adattamento alla rivoluzione tecnologica del tutto peculiare, animata da una altrettanto peculiare propensione allo studio e alla conoscenza. Secondo il più recente rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico di Parigi, gli studenti delle scuole superiori cinesi sono i primi al mondo per competenze scientifiche, e così anche per le materie matematiche e la capacità di comprendere un testo scritto, superando Singapore, Hong Kong, gli Stati Uniti e, inutile dirlo, l’Italia.
Cooperare nella ricerca, condividere visioni, prospettive, cervelli, a partire di qui si contribuisce a costruire la Via della Seta. Come ha fatto il dr. Zhe Wang, che dopo la laurea ha deciso trascorrere un periodo in Italia, a Napoli, presso l’Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti del Cnr dove ha lavorato nel team di Pietro Ferraro su tecnologie di microscopia olografica. “La microscopia olografica – spiega Ferraro – è una tecnica interferometrica che consente di valutare con grandissima sensibilità a livello nanometrico sia la topografia delle superficie che la consistenza di campioni biologici”.

Si tratta di una tecnica trasversale a più ambiti di applicazione, dalla meccanica di precisione utilizzata in ambito aerospaziale, alla medicina per l’analisi della morfologia delle cellule tumorali. Rientrato in Cina, Zhe Wang ha fondato un’azienda attiva nel campo aerospaziale, la Tai Geek, ora in dialogo con il laboratorio del Cnr su progetti comuni sulle tecnologie di microscopia olografica made in Naples.
C’è molta Napoli sull’asse Italia Cina. Non solo perché a coordinare la piattaforma di collaborazione è Città della Scienza, ma perché a dare il là all’Innovation Week tra Cina e Italia è stata ormai 13 anni fa un’iniziativa bilaterale tra la Regione Campania e la Municipalità di Pechino, il Sino Italian Exchange Event, divenuto in seguito un evento nell’evento della Settimana Cina Italia dedicato alla promozione di scambi e ricerche congiunte tra i rispettivi sistemi territoriali. “In questi tredici anni – sottolinea l’assessore all’Internazionalizzazione, Innovazione e Start up, Valeria Fascione – sono state centinaia le realtà regionali che hanno raccolto le opportunità derivanti da quello che è sempre di più un ponte tra Campania e Cina”. Un ponte che poggia i propri pilastri su scienza e tecnologia ma anche, e tanto, sulla cultura umanistica.
Dopo aver inaugurato la Settimana a Pechino, la delegazione campana ha fatto tappa a Chengdu per consolidare la collaborazione con il Dipartimento dei Beni culturali e archeologici del Sichuan, che ha già visto un’attività di scambio di mostre di prestigio come “Pompeii The infinite life” ospitata lo scorso anno al Jinsha Archaeology Museum (guarda lo spot realizzato per la presentazione) con circa 600.000 visitatori in un mese di programmazione.
Le radici archeologiche europee e, sopra tutte, le straordinarie vestigia di Pompei, affascinano molto il mondo orientale. Così come il mondo orientale affascina noi. In questi giorni è stata inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la mostra “Il contemporaneo per l’archeologia: artisti cinesi al MANN” promossa dallo Zhejiang Art Museum e in programma fino al prossimo 10 febbraio. Settanta opere suddivise in tre sezioni: “Immaginazione antica”, “L’evidenza dell’immagine sulla storia” ed “Incidendo nel tempo”. Ad aprirla c’è un Ercole Farnese meraviglioso firmato da Ho Yoon Shin (classe 1975) riprodotto in carta e metallo. La potenza, sebbene sofferente e ed esausta di Ercole, riprodotta attraverso la leggerezza di un elemento che segna le radici della cultura orientale. Anche questa, anzi soprattutto questa, è la Via della Seta.

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