L’Italia nell’eterno gran ballo della legge elettorale da riformare

Maggioranza e opposizioni al tavolo per trovare un’intesa. Sarebbe il quinto nuovo sistema per votare dal 1994 a oggi. L’Italicum entrato in vigore senza mai essere applicato, il Rosatellum che non vuole più nessuno e il confronto con gli altri Paesi europei: storia di una giostra caotica tutta nostrana.
Per alcuni è una questione tecnica, che «non interessa agli italiani», per altri ha il potere di far cadere governi. Fatto sta che la legge elettorale è un grande classico nel dibattito politico. A ogni legislatura c’è l’estenuante confronto per riformarla. Dal 1994 in poi si sono susseguiti quattro diversi sistemi, in attesa del quinto dato in arrivo nel 2020. Addirittura uno di questi, l’Italicum, è entrato in vigore senza mai essere applicato. Una giostra in continuo movimento, che rappresenta un caso pressoché unico tra i grandi Paesi europei.

IL ROSATELLUM: MISTO FRA UNINOMINALE E PROPORZIONALE

Per cercare una soluzione definitiva è scattato l’ennesimo confronto alle Camere, spinto in particolare dall’approvazione del taglio del numero di parlamentari (che ora però deve passare per il vaglio del referendum confermativo). Il motivo? Serve un sistema in grado di garantire rappresentanza. Le elezioni 2018 si sono svolte con la legge Rosato, meglio nota come Rosatellum, sistema misto tra collegi uninominali, che elegge il 37% dei parlamentari, collegati alla parte proporzionale, che elegge l’altro 61%, a cui si somma il 2% di eletti all’estero. Ma su questa norma pende il giudizio della Corte costituzionale, che deve pronunciarsi sui quesiti referendari promossi dalla Lega per cancellare la parte proporzionale. E rendere la legge un maggioritario puro. Quindi, si gioca su un doppio fronte: quello parlamentare e l’altro referendario.

VERTICE MAGGIORANZA-OPPOSIZIONI: SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 4%?

Giovedì 19 dicembre maggioranza e opposizioni si sono sedute al tavolo per cercare un’intesa ampia. La proposta in campo è quella di un proporzionale corretto. Una cornice generale in cui vanno inseriti gli elementi fondamentali, a cominciare dalla soglia di sbarramento: Pd e M5s vorrebbero fissarla al 5%, mentre gli alleati preferirebbero che fosse più bassa, meglio se al 3%. «L’accordo si troverà sul 4%», è la previosione “matematica” di una fonte parlamentare della maggioranza. Il leghista Roberto Calderoli, dopo aver partecipato al vertice nello studio del presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, ha spiegato: «Noi non siamo aprioristicamente contrari a nulla, l’importante è che si faccia una legge e si torni presto alle urne». Mentre Pier Luigi Bersani (oggi Articolo uno) in un’intervista a Il Fatto Quotidiano si è detto addirittura disposto a qualiasi «inciucione» pur di non votare col Rosatellum.

SPAGNA: RIPARTIZIONE PER CIRCOSCRIZIONI

Il nodo da sciogliere è la modalità per l’elezione dei parlamentari: la spinta va verso il sistema spagnolo, ossia la ripartizione dei seggi sulla base della circoscrizione. In questo ogni circoscrizione (in Spagna corrispondono alle province) è una competizione a sé. La soglia di sbarramento è fissata al 3% su base circoscrizionale, ma tende a formarsi uno sbarramento implicito in base all’ampiezza delle stesse circoscrizioni (meno sono i seggi da ripartire, meno sono le liste che li ottengono). In questo senso vengono premiate le forze con maggiore radicamento in determinate regioni: perfetto per un Paese come la Spagna.

GERMANIA: SOGLIA AL 5% E MECCANISMO MISTO

Il sistema tedesco, più volte citato nel dibattito politico italiano, prevede invece una soglia di sbarramento al 5% al livello nazionale con un meccanismo misto tra collegi uninominali e proporzionale.

REGNO UNITO: MAGGIORITARIO SECCO ALLA MATTARELLUM

L’esperienza britannica è quella che in Italia è stata in parte sperimentata con il Mattarellum: c’è un maggioritario secco, chi consegue più voti nel collegio entra in parlamento.

FRANCIA: DOPPIO TURNO PER CHI SUPERA IL 12,5%

Anche in Francia c’è un sistema maggioritario, ma a doppio turno: i candidati che superano il 12,5% al primo turno possono partecipare al secondo. Una lieve differenza rispetto alle elezioni presidenziali che mandano al ballottaggio i due candidati più votati. Insomma un quadro vario tra i vari Paesi, che però hanno un punto in comune e mettono l’Italia dietro la lavagna: le leggi elettorali non cambiano a distanza di pochi anni. E nemmeno a ridosso del voto.

DALLA SECONDA REPUBBLICA UNA GIOSTRA CONTINUA

L’alternanza di leggi elettorali è infatti da capogiro: dalla Seconda Repubblica in poi è un ballo continuo; con un sensibile peggioramento negli ultimi cinque anni. Nella Prima Repubblica l’Italia ha avuto un sistema elettorale proporzionale, con i seggi ripartiti in base alle percentuali di voto. Per quasi 50 anni è stato una certezza, anche se va conteggiata la parentesi della “legge truffa” del 1953, che istituiva un premio di maggioranza alla lista in grado di superare il 50%.

VECCHIE ACCUSE: ECCESSO DI FRAMMENTAZIONE

Dopo quelle elezioni, però, è tornata la vecchia legge, che negli Anni 90 è finita sotto accusa per eccesso di frammentazione. La rumba delle continue modifiche è iniziata nel 1994, con l’entrata in vigore del Mattarellum (l’estensore è stato Sergio Mattarella, 20 anni prima dell’ascesa al Quirinale), assecondando l’esito di un referendum del 1993. Il sistema era principalmente maggioritario con il 75% dei seggi assegnati in collegi uninominali e il restante su base proporzionale.

LA PORCATA DI CALDEROLI: USATA PER TRE ELEZIONI

La riforma ha regolato tre tornare elettorali (1994, 1996, 2001), ma dopo aver superato i 10 anni è stata cancellata. La maggioranza di centrodestra, nel 2005, ha varato il Porcellum, chiamato così perché il leghista ideatore della legge, Calderoli, aveva usato la definizione di «porcata» per descriverla. Nonostante l’etichetta tutt’altro che nobile, si sono svolte altre tre elezioni politiche (2006, 2008, 2013) con questo meccanismo che prevedeva un proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera (mentre al Senato la ripartizione, anche dei premi, avveniva su base regionale).

LA LEGGE RENZIANA DECAPITATA DALLA CONSULTA

Dopo un ricorso alla Consulta, che ha dichiarato illegittimi alcuni punti del Porcellum, il tritacarne di sistemi elettorali ha aumentato i giri. L’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha spinto per l’approvazione dell’Italicum, una legge su base proporzionale con premio di maggioranza alla lista (ed eventuale ballottaggio in caso di mancato raggiungimento del 40% al primo turno). La riforma è entrata in vigore, ma gli italiani non hanno mai votato con questo sistema: un nuovo pronunciamento della Corte costituzionale ha di fatto decapitato l’Italicum. Così, a pochi mesi delle Politiche del 2018, il vuoto normativo è stato riempito con il Rosatellum. In attesa dell’ennesima riforma, la quinta in 25 anni. Salvo sorprese.
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