Attacco alla Lubyanka. Sangue nel giorno di Putin

Un attacco “terroristico” alla Lubyanka, il cuore dello stato prima sovietico e poi russo, è arrivato a Mosca nel giorno della conferenza stampa annuale di Vladimir Putin e mentre il capo del Cremlino teneva un discorso per ricordare l’anniversario del Fsb, figlio della Cheka, la polizia segreta fondata da Lenin nel 1917: un agente è stato ucciso da un uomo armato, che ha sparato all’ingresso della sede dei servizi di sicurezza. L’uomo è poi morto in un conflitto a fuoco con gli agenti.
Vladimir Putin aveva finito da poco di parlare per 4 ore e 18 minuti, rispondendo a 71 domande, a circa 1.900 giornalisti e di esporre il proprio punto di vista i dossier internazionali, quando l’attacco è avvenuto, raccontato soprattutto su Twitter da foto e filmati ripresi dagli smartphone. Uno dei primi a twittare è stato Alexei Navalny, forse ancora inconsapevole dell gravità di quanto stava accadendo: “Nel centro di Mosca si spara con armi automatiche. Ma non preoccupatevi, i dannati anni Novanta sono finiti da tempo”. ha scritto il blogger inviso a Putin. Il riferimento ai Novanta è un messaggio critico verso il capo del Cremlino, che ha fatto sempre un vanto della sua presidenza l’aver messo fine al caos che avea segnato quel decennio in Russia.
In realtà stava accadendo qualcosa di più grave, il cui bilancio, nel silenzio ufficiale delle autorità, era pesantissimo: almeno tre morti Nella piazza che ospita la sede del Fsb erano risuonati i rumori di armi automatiche, e trapelava la voce, confortata dal comune di Mosca, secondo cui l’assalto era stato portato a termine da un commando di almeno tre persone.
Due ore dopo la prima notizia sull’attacco, è arrivata la versione ufficiale del Fsb: “Un uomo solo, e non insieme con altri due come invece riportato dai media, ha aperto il fuoco vicino all’edificio, ma non è riuscito a entravi. Nell’attacco sono rimaste ferite altre cinque persone, di cui due agenti, che sono gravi. L’uomo è stato neutralizzato”. La sua identità non è stata resa nota, nè la sua nazionalita’. Forse è lo stesso che i filmati di cellulari hanno ripreso mentre è in fuga, colpito alle spalle e disteso a terra in un parcheggio.
Il capo del Cremlino è stato subito informato dei fatti dl suo fidato portavice, Dmitry Peskov. Poco prima aveva elogiato i servizi di sicurezza, che hanno sventato 54 attentati terroristici nel 2019, di cui 33 erano stati pianificati come attacchi. Se sarà confermata la pista terroristica, per adesso solo ipotizzata, l’intelligence non è riuscita a evitare proprio l’attacco al proprio cuore. 

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