Tutti insieme contro Trump. Come è andato l’ultimo dibattito Dem dell’anno

Il sesto e ultimo dibattito democratico dell’anno è nato nel segno dell’unanimità, quella mai emersa nei precedenti duelli tra i candidati alle primarie presidenziali: a unirli è stato Donald Trump. L’impeachment votato mercoledì sera dalla Camera nei confronti del presidente degli Stati Uniti ha ricompattato i sette candidati che hanno partecipato al dibattito ospitato, in prima serata, dalla Loyola Marymount University, a Los Angeles.
Joe Biden, il cui figlio ha recitato un ruolo centrale nella storia che ha portato all’incriminazione del presidente, ha detto che l'”impeachment riporterà integrità nell’ufficio di presidenza”. “Avrei motivi per rompere con i repubblicani – ha ammesso – Trump ha umiliato la presidenza, non c’è da sorprendersi che il leader cinese risulti piu’ popolare di lui, o che Vladimir Putin si congratuli con lui, ma penso che bisogna tornare alla normalità e collaborare tra noi, con i repubblicani. Il mio obiettivo è fare in modo che non resti alla Casa Bianca per altri quattro anni”.
Bernie Sanders ha definito Trump “bugiardo patologico”, mentre per Elizabeth Warren è il “presidente più corrotto della storia, che lavora solo per i ricchi”. Amy Klobuchar ha paragonato l’Ucrainagate, che ha portato all’impeachment, a una “Watergate globale”, richiamando il caso che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon, mentre Pete Buttigieg ha visto un “segnale di speranza nell’America”, dopo l’impeachment.
Solo Andrew Yang ha preso, a un certo punto, le distanze dagli altri candidati. “Dobbiamo smetterla con questa ossessione dell’impeachment – ha detto – e concentrarci sui problemi che hanno portato Trump a essere eletto. Più agiremo come lui e più gli americani perderanno fiducia nella nostra voglia di trovare soluzioni”.
Chiuso il capitolo impeachment, i candidati sono tornati a dividersi su tutto, dalla sanità per tutti, cavallo di battaglia di Warren, alla proposta di Sanders di concedere la cittadinanza americana a tutti gli immigrati senza documenti. La Warren ha chiesto di “chiudere Guantanamo, è imbarazzante”.
Le risposte di Trump
Il giorno dopo essere diventato il terzo presidente della storia americana a essere incriminato, e il primo a esserlo nel suo primo mandato, Donald Trump si prepara alla prossima battaglia in Senato, dove però la maggioranza è repubblicana.
“I democratici – ha scritto in serata il presidente su Twitter – non vogliono portare i documenti in Senato per non lasciare che Adam Schiff, la talpa e i Biden (Joe e il figlio Hunter, ndr) testimonino. Truccano le carte perché si vergognano”. Il riferimento è alla minaccia della Speaker della Camera, Nancy Pelosi, che ha chiesto ai repubblicani del Senato di garantire, ufficialmente, l’imparzialità del processo, cosa che il leader Gop, Mitch McConnell, ha già detto di non poter fare.
Ma alla domanda su come si senta dopo l’impeachment, Trump ha risposto con apparente serenità: “Non mi sento incriminato perché è una bufala, una montatura, hanno fatto una cosa orribile”. Intanto il presidente incassa un nuovo ‘acquisto’: l’ex deputato democratico eletto in New Jersey, Jeff Van Drew, dopo aver votato no all’impeachment, è passato con i repubblicani, promettendo “fedeltà a vita”.
“E io ti sosterrò sempre”, ha risposto Trump, stringendogli la mano davanti ai giornalisti. Ma è al Senato che si giocherà la partita finale. Lì il presidente sa di non correre rischi: perché venga rimosso dalla Casa Bianca, servono i due terzi dei voti, 67 su 100, e i conservatori hanno la maggioranza, con 53 seggi. Per essere incriminato, Trump dovrebbe perdere venti senatori, ipotesi al momento impossibile. 

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