Assaltata l’ambasciata Usa in Iraq, manifestanti nel compound

I manifestanti inferociti per i raid Usa di domenica contro diverse strutture di una milizia sciita filo-iraniana al confine tra Iraq e Siria hanno assaltato l’ambasciata americana a Baghdad, riuscendo a penetrare all’interno del compound. L’ambasciatore e lo staff sono stati evacuati, mentre sono stati sparati gas lacrimogeni per respingere i manifestanti.
Domenica scorsa il Pentagono ha ordinato un’operazione contro cinque basi di Kataib Hezbollah al confine tra Iraq e Siria, come ritorsione per i recenti attacchi missilistici contro interessi americani nella regione, in particolare il lancio venerdi’ scorso di oltre 30 razzi contro una base Usa a Kirkuk che ha causato la morte di un contractor statunitense. 
Il premier iracheno, Adel Abdul Mahdi, ha chiesto ai manifestanti di “lasciare l’area del campound dell’ambasciata americana a Baghdad”. 
I sostenitori della protesta, organizzata dalle milizie filo-iraniane, chiedono la “chiusura definitiva dell’ambasciata americana e l’espulsione dell’ambasciatore”. Sul posto, dopo l’assalto al compound, sono arrivati anche i ministri dell’Interno e della Difesa iracheni. Squadre speciali sono entrate in azione per allontanare la folla che ha lanciato molotov e dato alle fiamme le postazioni di controllo esterne all’edificio diplomatico. 
Per il presidente americano, Donald Trump, è l’Iran ad aver “orchestrato l’attacco all’ambasciata americana a Baghdad”. “L’Iran ha ucciso un contractor americano, e ne ha feriti tanti altri. Abbiamo risposto con forza, e lo faremo sempre. Ora l’Iran sta orchestrando un attacco all’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq. Saranno ritenuti pienamente responsabili. Inoltre, ci aspettiamo che l’Iraq usi le sue forze per proteggere l’Ambasciata, e sono avvisati!”, ha twittato il capo della Casa Bianca.

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