Storia di Hudson, il falco che “spiava” i segreti della Cia

Langley, Virginia. Un falco si apposta su una ringhiera a ridosso del settimo piano della sede centrale della Cia. Lo fa per mesi. Puntuale, poco dopo l’alba, il rapace arriva nei pressi di uno degli edifici più sorvegliati al mondo e osserva quello che gli sta intorno.
I suoi occhi gialli ‘catturano’ anche le immagini di quello che avviene qualche metro più in là, nelle stanze di quel piano dell’intelligence, dove ogni giorno viene stilato uno dei report più segreti e delicati degli Stati Uniti: il ‘Daily Brief’ presidenziale, un fascicolo destinato al Presidente Donald Trump in cui sono contenute le intercettazioni segrete dell’agenzia di spionaggio, le immagini satellitari e altre fonti di informazioni segrete. I contenuti di questi report sono classificati come “altamente riservati” e destinati solo al numero uno della Casa Bianca e a un ristretto gruppo di suoi collaboratori.
Dopo alcune settimane la puntualità del falco, più precisamente una poiana codarossa, un rapace molto popolare nell’America del Nord, isospettisce l’intelligence americana che comincia a chiedersi se sia una casualità, o magari si tratti di un robot o di un uccello spia.

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December 31, 2019

La curiosa vicenda di Hudson, così il rapace è stato battezzato dagli agenti, è stata raccontata dal Wall Street Journal. Il falco è arrivato per mesi proprio mentre venivano fatti gli ultimi ritocchi ai report, poco prima che gli agenti di spionaggio si preparassero per portarli alla Casa Bianca. Il volatile si è posizionato sempre nello stesso punto, nella stessa posizione, con precisione e puntualità impeccabili.
A volte, raccontano al quotidiano gli analisti della Cia, è sembrato addirittura che muovesse la testa per osservare meglio il lavoro degli agenti a qualche metro di distanza. Nessuno ha sospettato potesse trattarsi davvero di un robot: “Ci è piaciuto giocare sul fatto che potesse non essere un uccello vero”, dice un’agente della Cia al Wsj. Ma sembra che il rapace mostrasse di avere “tutte le funzioni biologiche” del caso.
Certo, qualcuno avrebbe potuto impiantargli degli strumenti di controspionaggio addosso, ma quel piano del palazzo della Cia è sigillato contro le emissioni elettroniche di ogni dispositivo esterno. E questo, assicurano, sarebbe bastato a impedirgli di curiosare per conto di qualcun altro.
Questo timore è tutt’altro che infondato. La stessa agenzia di intelligence americana in passato ha usato piccioni dotati di piccole fotocamere per intrufolarsi nei territori nemici. Gli Stati Arabi hanno accusato Israele di usare le cicogne e gli avvoltoi armati di localizzatori Gps per controllare i loro territori. E lo scorso aprile nel mare di Norvegia è stato catturato un beluga avvolto da una strana imbracatura che ha fatto sospettare potesse servire per reggere una telecamera, magari russa.

This beluga whale which was spotted off Norway’s coast could belong to the Russian navy. It was reportedly wearing a harness with “equipment of St Petersburg” written inside it – more on this story here: https://t.co/AUMDEKIGjL pic.twitter.com/ciIyEhIiTb — Sky News (@SkyNews)
April 29, 2019

Hudson invece non poteva portare alcuno strumento con sé e da giugno del 2019, raccontano gli agenti, ha potuto osservare indisturbato il “caos calmo” di quelle stanze, per usare la definizione dell’ex direttore della Cia Michael Morell. Lui, che ha lavorato al ‘President’s Daily Brief’ sotto l’amministrazione di George W. Bush, ha raccontato per primo come si svolge il briefing quotidiano, raccontando di agenti che silenziosamente stanno per ore ricurve a stilare il report, dalle 11 di sera alle 10 del mattino, come in una biblioteca, “come se si preparassero per un esame universitario”.
Hudson è arrivato puntuale per mesi, alle 7. Proprio per le battute finali del report. Ma quell’ora è anche il momento perfetto per osservare gli uccelli e cacciare la sua preda, il che potrebbe spiegare la sua ostinata metodicità. Su quella ringhiera si è appostato per molte settimane, prima di sparire portandosi con sé il ‘mistero’ delle sue visite. 

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