Come procedono le proteste in Venezuela

Guaidó è finito al centro di un’inchiesta su presunti legami coi narcos. Mentre il Paese resta nel caos, tra crisi migratoria e arresti arbitrari. Il punto.
«L’unico modo per porre fine alla sofferenza dei venezuelani è l’aiuto umanitario collettivo basato sull’impegno per una soluzione politica inclusiva e democratica». A dirlo è stato il Commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, in occasione della conferenza dedicata al Paese sudamericano, ospitata il 28 e 29 ottobre a Bruxelles da Unione europea, Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Secondo il rappresentante speciale congiunto Unhcr-Oim, Eduardo Stein, il numero di rifugiati e migranti venezuelani aumenterà il prossimo anno passando da 4,5 a 6,5 milioni. Allarmanti anche i dati sulle violazioni dei diritti umani. A poco meno di un anno dall’inizio della crisi e a sei mesi dal fallito tentativo di Juan Guaidó di rovesciare il presidente Nicolás Maduro le ong contano 478 prigionieri politici negli ultimi due mesi, ai quali si aggiungono gli arresti arbitrari nelle settimane precedenti e la condizione di povertà crescente tra la popolazione.

IL TENTATIVO DI DIALOGO (FALLITO) TRA MADURO E GUAIDÓ

L’ultimo tentativo di intesa tra Maduro, che guida il Paese dal 2013, e Guaidó, autoproclamatosi presidente ad interim, è fallito lo scorso luglio, quando la Norvegia ha organizzato un terzo incontro tra le parti alle isole Barbados, dopo quelli a Oslo. Maduro ha respinto ogni dialogo mentre Guaidó continua a dire di volere liberare il Paese dalla «dittatura» e da un «regime usurpatore» per poter arrivare a un «governo di transizione» e successivamente a «elezioni libere con osservatori internazionali». Le proteste di piazza e gli appelli per coinvolgere la comunità internazionale non hanno finora portato al risultato sperato, ma Guaidó non demorde. Dopo una nuova manifestazione lo scorso 24 ottobre, ne è stata indetta un’altra: «Prepariamoci per il 16 novembre, giorno in cui tutte le lotte si uniranno per una soluzione pacifica alla crisi, per accelerare la pressione internazionale e sintonizzarla con la forza della strada, fino a quando il cambiamento non verrà raggiunto».

L’INCHIESTA CHE RISCHIA DI OFFUSCARE L’IMMAGINE DI GUAIDÓ

A offuscare l’immagine di Guaidó potrebbe contribuire un’inchiesta sui suoi presunti legami con i narcos. A settembre il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha avviato un’indagine dopo la circolazione sui social di alcune foto del leader dell’opposizione con esponenti della gang colombiana dei “Los Rastrojos” , una cellula nota per le attività di narcotraffico, omicidi e sequestri di persona nello stato venezuelano di Tachira. Guaidó ha smentito ogni contatto, ma sembra venuto meno il sostegno di cui aveva goduto dal 21 gennaio scorso, quando iniziarono le rivolte contro Maduro culminate il 30 aprile con l’Operazione Freedom e una manifestazione di massa davanti alla base militare di Carlota, che però non riuscì a rovesciare il regime e fu soffocata dalle forze armate rimaste fedeli al presidente.

Bruxelles ha deciso lo stanziamento di 120 milioni di euro di aiuti umanitari

Sul fronte delle violazioni dei diritti umani, proseguono gli arresti contro gli oppositori di Maduro, mentre cadono nel vuoto gli appelli della comunità internazionale. Dopo aver incontrato il leader venezuelano nelle scorse settimane, l’Alto Commissario dell’Onu Michelle Bachelet ha lanciato un allarme a cui si sono unite diverse ong. Secondo Foro Penal, dal primo gennaio 2014 al 31 luglio 2019 ci sono stati oltre 15.151 arresti arbitrari, dei quali 848 nei confronti di civili processati da tribunali militari. Negli ultimi due mesi sarebbero 478 le persone detenute per motivi politici. Di fronte a questi numeri e alla crisi migratoria, Bruxelles ha deciso lo stanziamento di 120 milioni di euro di aiuti umanitari, dei quali 2,5 italiani.

LA CRISI MIGRATORIA IN AMERICA LATINA

«La regione dell’America Latina e dei Caraibi si trova ad affrontare una situazione senza precedenti, la portata e la complessità della crisi ha ripercussioni globali», ha spiegato Stein nel corso della conferenza a Bruxelles, parlando della situazione di emergenza che sta vivendo l’intero Sud America e sottolineando l’esigenza di «rafforzare l’aiuto internazionale» come «antidoto contro l’insorgere di risentimenti nelle comunità locali». Secondo l’Unhcr l’80% dei 4,5 milioni di persone che hanno lasciato il Venezuela dal 2015 a oggi è rimasto nella regione dell’America Latina e dei Caraibi. Il numero è però destinato ad aumentare fino a 6,5 milioni nel 2020, facendo crescere la pressione sugli Stati confinanti. La Colombia è quella che ne ospita il maggior numero (circa 1,4 milioni), seguita da Perù (860 mila) ed Ecuador (330 mila) insieme a Cile (371 mila) e Brasile (212 mila). Si tratta di Paesi che però stanno vivendo a loro volta situazioni di forte conflitto interno.

IL CAOS DALLA COLOMBIA AL CILE

A Bogotà nei mesi scorsi sono stati uccisi oltre 250 attivisti e oppositori del presidente di centrodestra Ivan Duque. Le Farc, dopo l’accordo di pace, sono tornate alla clandestinità per riorganizzarsi militarmente. In Perù si sta vivendo un periodo di forte instabilità politica, mentre Ecuador e Cile sono nel pieno di rivolte di massa. Dopo che la capitale cilena è stata messa a ferro e fuoco da manifestanti, il presidente Sebastián Piñera si è scusato per non aver «ascoltato» la piazza e capito il disagio, annunciando un rimpasto di governo, che però non ha fermato le proteste in uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina, ma dove le disuguaglianze sociali ed economiche sono tra le maggiori al mondo.
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