Dal Pd a Prodi, fino ai seminari M5s: i conclave della politica

L’ultimo è stato Zingaretti che ha riunito i dem all’Abbazia di Contigliano. Ma si tratta di una vecchia strategia che ha portato fortuna solo alla Dc visti i risultati ottenuti da Prodi e Letta. E che è stata mutuata anche dal Movimento 5 stelle. La storia.
Conclave, raduno, ritiro per fare spogliatoio. Il campionario per definire gli incontri dei leader con le loro squadre, siano di governo o di partito, è molto vario.

Da Massimo D’Alema nel 1995 a Nicola Zingaretti in queste ore, sono in tanti ad aver fatto ricorso alla formula del seminario a porte chiuse, spesso in luoghi dal significato religioso, per ricompattare le fila e rilanciare l’azione politica.

I “SEMINARI” POLITICI NELLA STORIA

Non è stato un conclave, ma qualcosa di simile quello legato a Don Luigi Sturzo: nel 1918 nell’albergo Santa Chiara, vicino al Pantheon a Roma, preparò il suo appello a «tutti gli uomini liberi e forti» per invocare l’impegno dei cattolici in politica. Dopo la stesura del documento, raccontano gli storici, si raccolse letteralmente in preghiera. A un “conclave” è legata anche la nascita della corrente democristiana più famosa, quella dei dorotei: i vari esponenti centristi si ritrovarono nel convento delle suore di Santa Dorotea, a Roma nel 1959, per decidere la linea in seguito alle dimissioni da segretario di Amintore Fanfani.

LA PRIMA VOLTA DEL CAV

I raduni più recenti sono stati più laici. Silvio Berlusconi, nel 1994 al Grand Hotel delle Fonti di Fiuggi, tenne un incontro per studiare la tattica dei parlamentari eletti nella neonata Forza Italia. Nella località del Frusinate, l’ex presidente del Consiglio avviò, forse inconsapevolmente, una pratica che ha avuto molte repliche.

Massimo D’Alema.D’ALEMA ALLA CERTOSA DI PONTIGNANO

Nel dicembre del 1995 Massimo D’Alema, allora segretario del Pds, riunì dirigenti di partito e personalità della cultura nella Certosa di Pontignano, vicino Siena. Il ritiro di due giorni serviva per preparare il programma di governo del futuro centrosinistra. Si tratta probabilmente di uno dei rari casi di successo di un conclave politico.

I DUE TENTATIVI DI PRODI

Dopo la vittoria alle elezioni, nel marzo del 1997 il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ripropose l’iniziativa, scegliendo come sede il castello di Gargonza, in provincia di Arezzo. L’obiettivo era quello di scegliere «le 10 idee per l’Ulivo» e mettere insieme le forze di maggioranza. Al seminario parteciparono tutti i principali leader politici della coalizione, tra cui il futuro presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oltre a Massimo D’Alema, Walter Veltroni e Franco Marini. A rappresentare il mondo della cultura c’erano Umberto Eco, Pietro Scoppola, Maurizio Costanzo e Paolo Flores d’Arcais. L’esperienza non funzionò granché, vista la durata dell’esecutivo, caduto nel 1998.

Romano Prodi. Eppure, nel 2006, sempre Prodi ritentò: riunì i ministri nella Villa Donini di San Martino in Campo, a Perugia. Il Professore cercò di fare squadra in una compagine governativa formata da oltre 20 ministri di forze politiche molto diverse tra loro. Anche in questo caso, tuttavia, il risultato non fu eccezionale: nel gennaio 2008 il governo Prodi cadde dopo la sfiducia in parlamento.

IL SUMMIT “SEGRETO” DEL M5S

Addirittura il Movimento 5 stelle, nato a colpi di streaming, scelse la formula del raduno in gran segreto. Beppe Grillo, a inizio aprile 2013, convocò i parlamentari per dettare la linea contro “l’inciucio” che avrebbe portato alla nascita del governo Letta. La sede di Tragliata, frazione di Fiumicino, venne scoperta dai cronisti che pedinavano gli esponenti pentastellati, facendo scoppiare l’ira dei vertici M5s. In questo summit, all’interno di un agriturismo, passò la linea barricadera contro qualsiasi ipotesi di alleanza di governo. Smentita qualche anno dopo.

IL TENTATIVO DI LETTA

Nel maggio 2013, Enrico Letta promosse da presidente del Consiglio l’operazione-conclave: il suo governo, nato grazie all’alleanza tra Pd, Scelta Civica e il Popolo delle Libertà, ebbe infatti la necessità di compattarsi. Come luogo del ritiro scelse l’Abbazia di Spineto, nel Senese, e tracciò le quattro priorità dell’esecutivo, dal lavoro ai giovani alle riforme per tagliare i costi della politica. Come per Prodi, l’esperimento non portò grandi frutti. Nemmeno un anno dopo, a febbraio, Letta rassegnò le dimissioni, passando la campanella a Matteo Renzi.

Virginia Raggi con Luigi Di Maio. IL RADUNO DI CHIARA APPENDINO

Nonostante i precedenti poco incoraggianti, la sindaca di Torino, Chiara Appendino optò per la formula del raduno a porte chiuse, nel luglio del 2016. Il ritiro al santuario “Grotta di Nostra signora di Lourdes” a Forno di Coazze, poco lontano da Torino, aveva l’obiettivo di costruire lo spirito di squadra necessario alla realizzazione di un programma per la città. 

RAGGI IN “GITA” CON LA GIUNTA

Un altro incontro di grande impatto mediatico fu quello della sindaca di Roma, Virginia Raggi, nell’ottobre 2016 (a pochi mesi dalla vittoria elettorale). Ad Anguillara Sabazia, località sul lago di Bracciano, si ritrovò la Giunta della Capitale dopo le turbolenze degli esordi affiorate con le dimissioni di vari assessori. Come per il precedente raduno del M5s a Tragliata, anche in questo caso i giornalisti furono costretti a inseguire i partecipanti

LA TENTAZIONE DI CONTE

L’attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto la tentazione di organizzare un seminario di governo per approntare la verifica politica. L’idea è però tramontata ed è stato preferito un più fugace incontro in pizzeria poco prima di Natale. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha invece voluto sfidare la sorte, proponendo la formula, chiamando gli esponenti dem nell’Abbazia di Contigliano, nel Reatino. L’obiettivo? Serrare le fila, rilanciare il ruolo del partito nell’azione di governo e discutere la proposta di sciogliere il Pd dopo il voto in Emilia-Romagna e Calabria lanciata dal segretario sabato.
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