Per il dissidente grillino Dessì “serve un dialogo con i progressisti” 

“Abbiamo molte più cose in comune con il mondo progressista che con quello della destra. I loro leader Renzi, Gentiloni, D’Alema e Bersani, beh, li abbiamo combattuti, ma il popolo che li vota è molto simile al nostro. Con quei mondi dobbiamo dialogare”. Lo sostiene in un’intervista a la Repubblica il deputato dissidente grillino Emanuele Dessì che poche settimane fa ha sottoscritto un documento insieme ai colleghi Primo Di Nicola e Mattia Crucioli per chiedere più collegialità, una diversa governance del Movimento perché, dice, “sono sempre stato contrario ai partiti bulgari”.
Dessì aggiunge anche che è necessario “sedersi a un tavolo, non solo col Pd, ma con tutti i mondi progressisti e riformisti” perché per troppi anni “ci siamo guardati in cagnesco e restiamo diversi in tante cose” però adeso “è venuto il momento di progettare le cose da fare nei prossimi anni”. Al quotidiano che obietta che la sua linea è esattamente ciò che non vuole il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, il deputato grillino risponde che “no, Di Maio, vuole che rimaniamo alternativi a tutti i partiti storici, mantenendo la nostra identità. Ed è giusto così”, dichiara Dessì, non foss’altro perché anche lui è “contrario agli accordi elettorali”.
Tanto più che se “si farà una legge proporzionale non ci sarà bisogno di fare patti elettorali”, chiosa. Quanto alle aperture alla società civile sollecitate dal segretario dem Zingaretti, Dessì si augura solo che il leader del Pd “ia intellettualmente onesto e vada fino in fondo” e che no. Si tratti invece della ”solita riverniciata”.
Per Dessì, infatti quel che unisce 5Stelle e Pd sono “l’ecologia e le battaglie sociali”. Poi riflette: “Sia il Pd che noi stiamo per cambiare. È l’occasione più propizia per sedersi un tavolo. Come del resto ha auspicato Beppe Grillo tempo fa, quando è venuto a Roma”. E cosa divide invece Pd e 5Stelle? “Nel rapporto con gli elettori, nel rapporto con i costi della politica. Noi dopo due legislature andiamo a casa, mentre loro hanno ancora rappresentanti eletti negli anni Ottanta. Noi restituiamo parte dello stipendio e non prendiamo rimborsi elettorali” risponde il deputato dissidente dalla linea Di Maio.