La blockchain salverà il made in Italy dal falso

Quando acquistiamo un prodotto alimentare o un indumento vorremmo con facilità avere tutte le informazioni necessarie per stabilire se stiamo acquistando qualcosa che risponda alle nostre esigenze e soprattutto che non comprometta la nostra salute. Le etichette che accompagnano i prodotti dovrebbero servire proprio a questo, ma spesso sono incomplete, illeggibili o forniscono informazioni approssimative.
Non ci basta sapere dove è stato confezionato o imbustato un prodotto, ma vorremmo conoscere la sua reale provenienza, l’origine di ogni componente, sapere chi lo ha prodotto ed in quali condizioni (con riguardo, ad esempio, ai diritti dei lavoratori) e infine che tipo di impatto ambientale ha.
Per l’abbigliamento (la seconda industria più inquinante al mondo) la confusione è ancora maggiore e stabilire se un prodotto sia etico (rispettoso delle condizioni dei lavoratori), sostenibile (per l’ambiente) e non contenga sostanze chimiche nocive per chi lo indossa non è così facile in assenza una serie di standard universali. A tutto questo si va ad aggiungere il problema della contraffazione.
Il settore tessile-moda è da sempre una delle migliori espressioni della creatività italiana, settore strategico del Made in Italy, che immette continuamente valore lungo l’intera catena di produzione (dai materiali al design). Anche per questi motivi, esso è anche quello più esposto alla contraffazione e alla concorrenza dei produttori low cost asiatici.
Recente è la riscoperta del lavoro manuale e della figura dell’artigiano, intesa come espressione di attività creativa, in grado di coniugare le tecniche antiche tradizionali con i moderni strumenti tecnologici: i nuovi “maker” uniscono tradizione e tecnologia, non si contrappongono, anzi abbracciano la rivoluzione 4.0.
Il nostro artigianato e le piccole medie imprese italiane affascinano i brand internazionali e tutti i mercati esteri, che chiedono competenze e qualità, ma anche chiara e certa tracciabilità di progettazione-produzione.
Il ”Made in Italy” è un marchio da tutelare, un valore da difendere e la tecnologica può aiutare i brand della moda nella la lotta contro la contraffazione.Tracciare la filiera italiana della moda significa dare un valore aggiunto, sia in termini di qualità sia in termini di trasparenza, a tutela della valorizzazione dei nostri prodotti e a tutela dei consumatori.
Dal 2006 al 2016 sono stati sequestrati oltre 310 milioni di prodotti contraffatti che contengono sostanze pericolose in quantità superiori ai limiti imposti dalle Direttive Comunitarie.
Trasparenza della tracciabilità non significa solo tutela delle aziende del comparto ma soprattutto tutela del consumatore, il quale compra il prodotto spesso ignaro delle origini dei materiali, della tipologia di sostanze chimiche utilizzate e soprattutto del paese di fabbricazione.
A difesa dell’autenticità del “Made in Italy” nasce il progetto Blockchain del Ministero dello sviluppo economico, con il coinvolgimento di Smi e Ibm, che introduce nel processo produttivo criteri di sicurezza e di trasparenza e aderisce a codici etici condivisi da molti player.
Il progetto, che mira alla difesa dell’eccellenza dei nostri prodotti sui mercati internazionali, è focalizzato su tutta la filiera del tessile (dalla torcitura del filo fino al prodotto finito) e ci si augura che in futuro possa costituire un modello di base per tutti i settori del Made in Italy.
L’iniziativa è rivoluzionaria perché sfrutta per la prima volta in questo ambito il metodo della blockchain (un registro elettronico aperto al pubblico nel quale vengono archiviate in modo verificabile le transazioni che avvengono tra due utenti) per gestire tutte le informazioni sulla produzione di un capo di abbigliamento, a partire dalla filatura fino alla confezione, in modo da dare la possibilità al consumatore di conoscere la provenienza di tutti i passaggi produttivi.
Il consumatore può trovare le informazioni attraverso il cartellino che diventa veicolo di informazioni e trasparenza: “etichetta parlante”. L’etichetta “Smart” attraverso le nuove tecnologie (RFID, QRcode, tag NFC) dialoga con tutti i device (smartphone, tablet, ipad e altro) e consente di trasferire molte informazioni sul prodotto, descrivendo tutti i passaggi attraverso le filiere e i processi a cui è stato sottoposto.  Essa fornisce così tutti gli elementi informativi che consentono al consumatore di fare un acquisto più consapevole.
Riuscire a comprendere cosa c’è dietro un indumento, anche il più semplice, è davvero un’operazione ardua. Nel settore tessile, più che in ogni altro comparto, la filiera è infatti molto frammentata poiché è composta da un sistema a rete che coinvolge diverse imprese indipendenti, altamente specializzate, che operano in fasi diverse per la produzione dello stesso prodotto e spesso anche in più Paesi.
Le informazioni messe a disposizione del consumatore sull’etichetta sono ovviamente una scelta del marchio, a tutela e difesa della proprietà intellettuale per il design e contenenti notizie su tutti i processi produttivi ma anche sull’impatto ambientale e sociali dei prodotti.
Inoltre, il chip viene impiegato per confermare l’autenticità del prodotto permettendo così anche di facilitare il contrasto dei fenomeni di contraffazione. L’Etichetta parlante è semplice da usare, basta avvicinare il telefono con la funzione NFC (la tecnologia NFC consente una connettività wireless sicura tra due dispositivi, con relativo scambio di dati) all’etichetta e leggere ciò che appare sul display. In tal modo si garantisce al cliente finale la certezza di aver acquistato un prodotto autentico. L’etichetta infatti è dotata di un codice univoco che contraddistingue solo ed esclusivamente un oggetto, facente parte di un unico lotto produttivo. 
Ci auguriamo che la “Smart labelling”, attualmente ancora poco utilizzata, si diffonda rapidamente senza inciampare, come tutte le cose italiane, nelle tante pieghe della burocrazia e degli interessi altrui e diventi realtà concreta e condivisa in tutta la zona Euro.
L’obiettivo è  di esportare in Europa il modello italiano, di protezione delle filiere produttive attraverso l’utilizzo delle tecnologie che, grazie alla condivisione delle informazioni potrà ricostruire il rapporto di fiducia tra consumatore e il produttore attraverso la condivisione delle informazioni.

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