Il ricordo di Ehrman e la domanda che fece cadere il muro di Berlino

Nei giorni del 30esimo anniversario della riunificazione tedesca l’ex corrispondente dalla Ddr per l’Ansa ha ripercorso le domande che simbolicamente diedero il via alla fine.
A quella conferenza stampa arrivò in ritardo, ma Riccardo Ehrman pose le domande giuste e soprattutto capì la portata delle risposte di Guenter Schabowski: e si precipitò a dettare la notizia decisiva per la caduta del Muro di Berlino «prima di tutti gli altri». «Ma il capo ebbe paura di un abbaglio, e tenne ferma la notizia per una ventina di minuti…».

Il giornalista, che 30 anni dopo si è sentito trasformato «in una notizia», era all’epoca corrispondente dell’Ansa dalla Ddr, e di domande ne fece tre, ha raccontato in un’intervista trent’anni dopo. L’effetto fu straordinario: la caduta della frontiera di cemento che per 28 anni aveva diviso la capitale tedesca in due blocchi.

«Era una noiosa conferenza stampa, come tutte quelle del regime comunista della Germania orientale. Durò quasi due ore. Il portavoce, Schabowski, aveva parlato di cose fatte e da fare e aveva anche accennato, nello stesso tono monocorde di sempre, al fatto che era possibile che il regime avesse commesso qualche errore». Fu qui che Ehrman ebbe il merito di sollevare l’argomento cruciale dell’incontro con la stampa del 9 novembre 1989, che di lì a poche ore avrebbe cambiato la storia del mondo.

VERSO L’ANNUNCIO DI UNA RIVOLUZIONE

«Prendendo spunto da quella affermazione», ha ricordato Ehrman, che proprio il 9 novembre 2019 ha compiuto 90 anni, la mia domanda, quando finalmente mi fu concessa la parola, fu: “Non crede che avete commesso degli errori nel promulgare una nuova legge sui viaggi che non è tale, ma solo una conferma di tutto quello che succedeva prima?”. Più tardi Schabowski mi disse che quella domanda lo avevo fatto irritare molto. Alla conferenza stampa rispose: “Noi non facciamo errori”. E tirò fuori dalla tasca un foglietto, con cui annunciava appunto che tutti i cittadini tedeschi orientali potevano varcare tutte le frontiere, senza passaporto». Era l’annuncio di una rivoluzione.

LE DUE DOMANDE CHE CAMBIARONO LA STORIA DEL MURO

«Fino ad allora», ha raccontato ancora Ehrman, «una cosa del genere era un miraggio per gli ‘ossi’», ovvero i cittadini dell’Est. «E fu a questo punto che io aggiunsi altre due domande: “Vale anche per Berlino ovest?” “Sì – fu la risposta – per tutte le frontiere”. Quindi l’ultima: “E da quando?”. Schabowski rimase un momento interdetto: ‘Su questo foglio non c’è scritto, però sicuramente da questo momento”. Commise un errore, perché io ho la copia del foglio, che mi regalò lui stesso nel 2002, e lì c’è scritto ‘ab sofort’, che in italiano significa ‘da subito‘».

IL TENTATIVO DI PATERNITÀ DELLA BILD

La ricostruzione di quell’incontro con i giornalisti in Germania è stata a lungo dibattuta: la paternità di questa ultima decisiva domanda viene infatti rivendicata anche da un giornalista della Bild. Il riconoscimento formale da parte del governo tedesco andò però proprio ad Ehrman, insignito della croce al merito. Willy Brandt, incontrandolo un giorno, gli disse: «Domanda breve, effetto enorme». Non basta però saper porre le domande, bisogna anche riuscire a comprendere le risposte. «Si stava dando notizia della caduta del muro, ma nessuno l’aveva capito», ha spiegato ancora Ehrman, «I colleghi tedeschi, così abituati alle fanfaronate del regime comunista, avevano creduto fosse un’altra sparata propagandistica. Per me non lo era. Io ho creduto a quell’annuncio, come del resto fece il portavoce della missione diplomatica della Germania occidentale, che corse come me al telefono. Ricordo che prima di entrare nella cabina telefonica gli chiesi: “Pensi che sia possibile?”. Lui mi rispose “ohneZweifel”, “senza dubbio”. E telefonò a Kohl, che si trovava in visita ufficiale a Varsavia. Rientrò di corsa a Bonn!».
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