Confindustria, che la festa cominci

Con la nomina dei 3 saggi, giovedì si aprono ufficialmente le danze per il dopo Boccia. Il favorito è Bonomi. Mattioli in crescita. Mentre Pasini, Illy e Orsini potrebbero allearsi per esprimere una candidatura terza. Il punto.
Dopo Boccia in Confindustria, le danze si aprono ufficialmente.

Giovedì 23 gennaio il Consiglio generale è chiamato a scegliere i tre “saggi” che dovranno sovrintendere e garantire la regolarità della competizione.

Il primo scoglio per partecipare è rappresentato dalla necessità di presentare come credenziali, insieme all’autocandidatura, il 10% del sistema associativo che firma per sostenerla. Oppure, le firme di 18 membri dello stesso Consiglio generale, che è l’organo che poi il 26 di marzo voterà a scrutinio segreto per eleggere il successore dell’attuale presidente.

I CINQUE CANDIDATI E IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Ecco un piccolo vademecum per fare il punto della situazione, con la premessa che giochi e manovre sotterranee sono in pieno svolgimento. I canditati, come noto, sono cinque: Carlo Bonomi, Andrea Illy, Licia Mattioli, Emanuele Orsini e Giuseppe Pasini.

Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda (Ansa). CARLO BONOMI. Il presidente di Assolombarda è in vantaggio poiché, primo, la territoriale milanese vale da sola l’8,5% del sistema confindustriale, quindi non ha bisogno di nessuno per candidarsi. Secondo, parte degli accordi che il titolare della Synopo ha stipulato qua e là in tre anni di campagna elettorale stanno tenendo, anche se il Veneto negli ultimi giorni torna a essere diviso in partes tres, come diceva Giulio Cesare della Gallia, e l’Emilia e la Toscana in due tronconi. Dalla sua invece ha il Sud e il Lazio.

Andrea Illy, presidente di Illy Caffè (Ansa). ANDREA ILLY. Sulla carta probabilmente non ha il 10%, poiché non ha fatto trapelare quali sono le territoriali che lo sostengono. Ma ha fatto invece, a partire da prima di Natale, centinaia di lunghe telefonate a colleghi imprenditori e stakeholder vari di Confindustria chiedendo il loro appoggio. E si è visto spesso con Pasini, che tra i candidati è quello che vanta l’azienda con maggior fatturato.

La vice presidente di Confindustria Licia Mattioli (Ansa).LICIA MATTIOLI. Ha Torino e una buona fetta di Piemonte e della Liguria e forse Verona, poi fida sul sostegno del Consiglio generale poiché molti nuovi ingressi sono avvenuti durante la gestione della squadra di Boccia, di cui lei è vicepresidente per l’internazionalizzazione. Dovrebbe quasi sicuramente avere il 10% per andare in semifinale.

Il presidente di Federlegno Emanuele Orsini (Ansa). EMANUELE ORSINI. Conta sulla presenza di Federlegno nei vari territori, sul sostegno dei più importanti imprenditori della sua regione (da Cremonini e la filiera agroalimentare, dalla Motor Valley capeggiata da Domenicali, da Lamborghini, Savorani e Confindustria Ceramica) e poi l’Ance, “cugino di filiera” con Federlegno, la filiera dell’automotive con l’Anfia, e varie territoriali. Anche Orsini dovrebbe quindi superare la soglia fatidica del 10%.

Il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana e presidente del Gruppo Feralpi Giuseppe Pasini (Ansa). GIUSEPPE PASINI. Il proprietario della Feralpi sulla carta appare un po’ più indietro poiché dalla sua, ufficialmente, ha l’appoggio delle territoriali di Brescia e Lecco, e ovviamente di Federacciai, il suo settore di appartenenza. Ma siccome si è mosso moltissimo ed è un fine tattico, potrebbe averle tenute coperte per renderle pubbliche al momento opportuno. Oppure, come molti pensano, costruire un fronte comune con Illy e Orsini per esprimere una candidatura terza che vada a insidiare il dualismo tra Roma e Milano.

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 LO SCENARIO OLTRE IL 10%

Il punto vero tuttavia è che Bonomi ha accumulato sinora, tra vicepresidenze e incarichi vari promessi in giro, un sensibile vantaggio e la frammentazione dei consensi tra gli altri quattro candidati alla fine fa il suo gioco. Per cui o Illy, Mattioli, Pasini e Orsini mettono a fattor comune i loro sostegni e si muovono su di una linea comune decidendo poi insieme chi deve essere a fronteggiare Bonomi, oppure la partita rischia di essere in salita. Secondo quanto risulta a Ultima ora.it, Orsini, profondo conoscitore del sistema associativo, si sta facendo promotore di incontri per porre innanzitutto le basi di un programma comune e poi delle sue conseguenze operative. Si profila un’alleanza per contrastare la corsa del presidente di Assolombarda? L’obiettivo pare essere quello, anche se non è facile viste le tradizionali gelosie tra imprenditori, la resistenza di un “ceto confindustriale” ad accordi di contenuto e non di spartizione di cariche, la tentazione dei più grandi a persistere in atteggiamenti vagamente discriminatori nei confronti di chi ha un fatturato molto inferiore al loro (anche se poi, soprattutto i grandi milanesi, non disdegnano di affidarsi a Bonomi che è titolare di un’azienda molto piccola).
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