Lokomotiv-Juventus, Cristiano Ronaldo arrabbiato per la sostituzione VIDEO

Cristiano Ronaldo furioso dopo il cambio in Lokomotiv Juventus (da YouTube)
MOSCA (RUSSIA) – La Juventus ha vinto a Mosca e si è qualificata per gli ottavi di finale di Champions League con due turni d’anticipo ma non sorridono tutti in casa bianconera… Cristiano Ronaldo, sostituito nei minuti finali dell’incontro, è uscito dal campo decisamente arrabbiato. La reazione di Cr7 è stata spiegata da Maurizio Sarri nel corso di una intervista rilasciata a Sky Sport. 
“Cristiano arrabbiato per la sostituzione? Era arrabbiato perché non stava benissimo, da qualche giorno ha un piccolo disordine al ginocchio che gli comporta un affaticamento all’adduttore. A fine primo tempo era nervoso – ha proseguito Sarri – poi su un’accelerazione ha fatto un movimento che non mi è piaciuto, ho avuto paura che si facesse male e così l’ho sostituito”.
Poi l’allenatore della Juventus ha parlato anche della prestazione della sua squadra a Mosca: “Non abbiamo fatto la nostra prestazione migliore, abbiamo concesso troppe ripartenze, nel primo tempo siamo stati troppo aperti e non abbiamo avuto un possesso di palla veloce. Mi è piaciuto però l’aspetto caratteriale: nel finale la squadra voleva la vittoria a tutti i costi e l’ha raggiunta con un gran numero di Douglas Costa in collaborazione con Higuain.
Se Douglas Costa può fare il trequartista? Ancora è presto vista la sua condizione fisica in questo momento, per ora lo fa ancora in maniera troppo timida. Ma uno con quella qualità può giocare in qualsiasi posizione. Era necessario far rifiatare qualcuno. Bernardeschi aveva giocato tantissimo, abbiamo deciso di alternare Ramsey e Douglas Costa, Rabiot non stava giocando con continuità. Non avevamo una situazione tranquillissima sulla tenuta per tutti i 90’, ci siamo presi qualche rischio nelle scelte, abbiamo cambiato tanto, forse troppo. La sensazione che la squadra potesse accusare la stanchezza c’era” (fonte Sky Sport, video YouTube).

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PRIMO PUNTO PER L’ATALANTA, PARI CONTRO IL MANCITY

L’Atalanta si sblocca nel gruppo C di Champions League. La Dea ferma sull’1-1 il Manchester City a San Siro e conquista il primo punto nel girone dopo tre sconfitte nelle precedenti partite. Dopo la tripletta del match d’andata, Sterling sblocca la gara al 7’ sfruttando alla perfezione l’assist di tacco di Gabriel Jesus. I nerazzurri fanno fatica a costruire in avanti e rischiano di incassare il colpo del ko in chiusura di primo tempo: Ilicic salta con il braccio largo in barriera, Kulbakov fischia rigore dopo aver rivisto l’episodio al Var ma dal dischetto Jesus manda largo alla destra di Gollini. In avvio di ripresa, dunque, Pasalic fa 1-1 al 49’ di testa sul cross perfetto di Gomez e l’Atalanta prende fiducia. All’81’ Bravo, subentrato a Ederson, esce con i tempi sbagliati su Ilicic e viene espulso: in porta ci va dunque Walker ma gli orobici non riescono a sfruttare questa situazione, accontentandosi del pari dopo sette minuti di recupero.
(Ultima Ora).
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Champions, Atalanta-Manchester City 1-1

23.00
Primo storico punto per l’Atalanta in Champions: al Meazza pari 1-1 con la corazzata Manchester City, vincitore 5-1 nella gara di andata.
Partenza sprint del City,a segno già al 7′: smarcato da un tacco di G.Jesus, Sterling insacca di piatto. Il primo tempo è un monologo citizen, ma il raddoppio non arriva nemmeno su rigore (al 43′ esecuzione inguardabile di Jesus) per mani in barriera di Ilicic. Atalanta viva nella ripresa: al 49′ pari di Pasalic di testa (perfetto cross di Gomez).City chiude in 10,portiere espulso

EX ILVA, CONTE “IMPEGNI VANNO MANTENUTI”

“Sono fiducioso, la linea del governo è che gli impegni contrattuali vanno rispettati e che in questo caso riteniamo non ci sia alcuna giustificazione per sottrarsi. Ci confronteremo e il governo è disponibile a fare tutto il necessario e il possibile, perché ci sia da parte della controparte il rispetto degli impegni contrattuali”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando a margine di un evento organizzato dalla Protezione Civile a Roma.
(Ultima Ora).
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Ex Ilva, Conte: problema è industriale

22.46
“Riteniamo quel polo industriale di interesse strategico per il Paese. Per il governo rilanciare l’Ilva e Taranto è una priorità”. Così il premier Conte al termine del CdM.
“Il governo-spiega- ha manifestato la disponibilità a reintrodurre lo scudo penale, ma è emerso che non è questa la causa del recesso. L’Azienda franco-indiana ritiene che gli attuali livelli di produzione non riescano a compensare le perdite. ArcelorMittal ha prospettato un esubero di 5mila persone. Per noi è inaccettabile”.”Scatta allarme rosso”

Ex Ilva, Conte: “Scudo penale non è la causa del disimpegno. ArcelorMittal chiede 5mila esuberi. E’ inaccettabile”

Lo stabilimento di ArcelorMittal (foto d’archivio Ansa)
ROMA – “Lo scudo penale non è la causa del disimpegno di ArcelorMittal. L’azienda ha chiesto 5mila esuberi per restare in Italia”. Dopo un Consiglio dei ministri durato oltre tre ore e mezza, il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa è durissimo con ArcelorMittal:
“Nessuna nostra richiesta è stata accettata – spiega Conte – La strada che ora abbiamo di fronte ora è quella di richiamare i dirigenti dell’azienda alle loro responsabilità”.
“Come primo punto – continua – ho posto come prima questione il tema dello scudo penale, ho offerto lo scudo e mi è stato rifiutato e sono anche tornato a insistere. Ho chiesto se c’era disponibilità a riaprire il tavolo su questi presupposti. Ma nessuna nostra richiesta è stata accettata”.
“Ma – continua il premier – è emerso chiaramente nell’incontro che non lo scudo penale la vera causa del disimpegno dell’azienda. Lo posso dire chiaramente: lo scudo penale non è il tema”.
“L’azienda – spiega – ci chiede 5.000 esuberi e per noi è un dramma sociale inaccettabile. Lo scudo penale non è il tema. Il tema vero è che Mittal ritiene gli attuali livelli di produzione non riescono a remunerare gli investimenti. E’ un problema industriale”.
Il governo, continua Conte, vuole tenere aperto un tavolo negoziale con l’azienda. Un tavolo che resterà aperto nei prossimi due giorni, fino a quando ArcelorMittal tornerà a Palazzo Chigi.
Il premier poi lancia un appello alla maggioranza, all’opposizione e ai sindacati:
“Il nostro strumento al momento è la pressione del nostro sistema Paese. Faccio appello al presidente Michele Emiliano, al sindaco di Taranto, a tutti i sindacati. Verrete convocati a Roma domani pomeriggio: apriamo un tavolo di crisi. Chiameremo a raccolta l’intero Paese”.
Il governo, dice Conte, non ha un piano B: “In questo momento la cosa più concreta è richiamare a responsabilità i vertici di ArcelorMittal. Ovviamente non restiamo inerti e se ci fossero rigidità cercheremo strade alternative”.

Fiom e Uilm proclamano lo sciopero.
Fiom e Uilm al termine del consiglio di fabbrica, si legge in un comunicato, hanno deciso di proclamare uno sciopero di 24 ore per l’8/11 nel quadro delle “iniziative di mobilitazione per salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico” e “Di fronte all’arroganza” di ArceloMittal e “ad una totale incapacità ed immobilismo della politica”. “La scelta di Arcelor Mittal” è “stata dettata dalla volontà di rimettere in discussione” l’accordo del 6/9/2018 e che trova “un alibi su vicenda dell’esimente penale”.
“Oggi – si legge ancora nella nota – si è tenuto un incontro tra il Governo e Arcelor Mittal che non ha prodotto alcuna novità se non la conferma della volontà della multinazionale di recedere il contratto di fitto”.
“La multinazionale – aggiungono – ha evidenziato, nella nota inviata ad Ilva in AS, che il problema non è solo lo scudo penale ma bensì le problematiche giudiziarie di AFO 2 e soprattutto il riesame dell’Aia”.
Fonte: Ansa.

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ArcelorMittal vuole 5 mila esuberi per tenersi l’ex Ilva

Conte in una drammatica conferenza stampa: «Richiesta inaccettabile, offrano soluzioni che ci rassicurino». Il governo è disponibile a ripristinare l’immunità. Altre 48 ore per trattare, ma lo scenario è fosco.
Il premier Giuseppe Conte ha confermato in conferenza stampa che ArcelorMittal vuole 5 mila esuberi – su un totale di 10.777 dipendenti, di cui 1.200 già in cassa integrazione – per tenersi l’ex Ilva, che ogni giorno a Taranto perde 2,5 milioni di euro. Una condizione durissima, che il governo ritiene «inaccettabile». L’esecutivo, ha detto Conte, «è disponibile al ripristino dell’immunità sul piano ambientale, per sgombrare il campo da un falso problema. Ma nella discussione con l’azienda è venuto fuori che non è questa la vera causa del disimpegno. Lo dico senza timore di essere smentito: lo scudo penale non è il tema. Il tema vero è che ArcelorMittal ritiene che gli attuali livelli di produzione non siano sostenibili per remunerare gli investimenti. Dunque non ritiene possibile garantire l’occupazione».

In diretta da Palazzo ChigiPosted by Giuseppe Conte on Wednesday, November 6, 2019
LEGGI ANCHE: Quanto pesa la possibile chiusura dall’ex Ilva sull’indotto

Sul dossier scatta ufficialmente «un allarme rosso» ed è necessario che «il Paese regga l’urto di questa sfida». Ma secondo il premier «nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo. Siamo disponibili a tenere aperta una finestra negoziale, 24 ore su 24. Invitiamo ArcelorMittal a prendersi un paio di giorni per offrire soluzioni che ci rassicurino sulla continuità dei livelli occupazionali, dei livelli produttivi e sul piano di risanamento ambientale». Ma quali strumenti concreti ha il governo per tentare di convincere l’azienda a tornare sui suoi passi, senza finire in Tribunale? Ben pochi. E Conte lo ha ammesso: «Ho offerto lo scudo penale, è stato rifiutato. Ho quindi chiesto di aprire un tavolo di negoziazione». Ma le mani del governo sono sostanzialmente vuote, a meno di non voler immaginare un ricorso massiccio alla cassa integrazione o un costosissimo subentro dello Stato. «Al momento non c’è nessuna soluzione, nessuna richiesta nostra è stata accettata», ha aggiunto il premier.

PATUANELLI: «LA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE È STRUTTURALE»

Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, visibilmente scosso, ha ribadito il concetto: «Questa è una vertenza industriale. ArcelorMittal vuole ridurre la produzione a 4 milioni di tonnellate e vuole 5 mila persone in meno. Ma ha vinto la gara promettendo 6 milioni di tonnellate e 8 milioni dal 2024. C’è un altro problema: se non si produce, non si investe nemmeno sul risanamento ambientale. Noi siamo disponibili ad accompagnare la situazione attuale, legata alle tensioni commerciali e alla crisi dell’automotive. Ma loro sono stati chiari: la riduzione della produzione è strutturale. Per noi è inaccettabile, il piano industriale di ArcelorMittal è stato proposto nel 2017, di fatto sono dentro da un anno».

SINDACATI CONVOCATI PER IL 7 NOVEMBRE

Conte ha promesso che gli operai e le comunità locali non saranno lasciati soli: «Domani convocheremo i sindacati. C’è l’assoluta determinazione di rilanciare l’ex Ilva e Taranto. Non è questione di minoranza o maggioranza, le polemiche politiche sono assolutamente inutili». Oltre agli esuberi, ArcelorMittal avrebbe chiesto anche una norma ad hoc per tenere in vita l’altoforno 2, che non è a norma e che rischia di essere spento dalla magistratura. Le organizzazioni dei lavoratori sono pronte alla mobilitazione. La Fim-Cisl si è mossa autonomamente con uno sciopero immediato, mentre in serata la Fiom e la Uilm hanno proclamato una giornata di astensione dal lavoro per l’8 novembre e una manifestazione a Roma, «di fronte all’arroganza» di ArceloMittal e alla «totale incapacità della politica».
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