Bimbo abbandonato,procedimento a medico

17.39
Il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Sant’Anna di Torino ha proposto un procedimento disciplinare nei confronti del medico che, a proposito di Giovannino,il bimbo abbandonato dai genitori e affetto da una rara malattia congenita, avrebbe detto: “Meglio che non viva”.
Motivo del procedimento:”Non conformità del comportamento” del medico al regolamento disciplinare e al codice etico.
“Non ho fatto uscire io la notizia e non ho rivelato particolari riservati”, si difende il medico.

L’effetto Bloomberg sulle elezioni Usa 2020

Il magnate, che piace a Wall Street ed elettorato moderato, è pronto a candidarsi. Un terremoto per gli altri sfidanti dem. A partire da Biden.
Michael Bloomberg è pronto a sfidare Donald Trump. Secondo quanto riportato dal New York Times, il magnate dovrebbe presentare già nelle prossime ore la documentazione per candidarsi. E dovrebbe farlo nello Stato dell’Alabama, accedendo poi alle primarie. Anche se Bloomberg non ha ancora deciso al 100% se scendere in campo o meno, il deposito dei documenti gli consente di lasciarsi la porta aperta per lanciare il guanto di sfida a Trump, l’altro miliardario di New York, attualmente inquilino della Casa Bianca. Trump che ha così commentato l’ipotesi: «Little Michael non farà bene» ai dem, ha detto The Donald, dicendo che finirà col danneggiare Joe Biden.

BLOOMBERG SNOBBA I CANDIDATI DEMOCRATICI

A spingere Bloomberg a considerare seriamente la candidatura è il parterre dei democratici. A suo avviso – secondo indiscrezioni riportare dal New York Post – Biden è «debole», mentre Bernie Sanders ed Elizabeth Warren «non possono vincere». Alcuni stretti collaboratori di Bloomberg riferiscono che l’ex sindaco di New York è convinto che Trump sarà rieletto se Warren dovesse incassare la nomination democratica. Una discesa in campo di Bloomberg sarebbe un terremoto per la corsa dei democratici alla Casa Bianca, già segnata pesantemente dalle indagini per un possibile impeachment del presidente americano. Bloomberg a differenza degli altri dem in corsa non ha bisogno di raccogliere fondi: la sua fortuna gli consente di decidere anche all’ultimo momento se candidarsi senza doversi preoccupare di come finanziare la campagna.

L’EX SINDACO VEDE TRUMP COME «UNA MINACCIA SENZA PRECEDENTI»

Come pronosticato da Trump, a pagare il prezzo maggiore di un’eventuale candidatura di Bloomberg sarebbe Biden, il più moderato in corsa. Ma sarebbero tutti i candidati a risentirne, anche Warren: l’ex sindaco di New York è sicuramente visto più di buon occhio da Wall Street, dalla Silicon Valley e anche da molti elettori democratici contrari a una svolta eccessivamente a sinistra del partito. Bloomberg, afferma il suo consigliere Howard Wolfson, vede Trump come una «minaccia senza precedenti per il Paese» come dimostrano le sue donazioni alle elezioni di metà mandato. «Mike è sempre più preoccupato sul fatto che gli attuali candidati non sono ben posizionati» per battere Trump, aggiunge Wolfson. E proprio la platea di candidati non convincenti ha spinto Bloomberg a ripensare al passo in avanti, dopo che in marzo aveva annunciato di non voler scendere in campo.
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TRE NOVITÀ TRA I 29 DI MANCINI PER BOSNIA E ARMENIA

Il nome di Mario Balotelli resta ancora fuori dalla lista per le gare con Bosnia (a Zenica) e Armenia (al Renzo Barbera di Palermo), valide per le qualificazioni agli Europei del 2020. Nell’elenco dei 29 convocati dal commissario tecnico della Nazionale, Roberto Mancini, ci sono tre novità, oltre al ritorno di Mandragora e Berardi. Prima chiamata per il difensore del Brescia Andrea Cistana, per il centrocampista della Fiorentina Gaetano Castrovilli e per l’attaccante del Bologna Riccardo Orsolini, con quest’ultimo già convocato da Mancini in occasione dello stage dello scorso aprile. Tornano in Nazionale anche il centrocampista dell’Udinese Rolando Mandragora e Domenico Berardi, assenti rispettivamente da giugno e da novembre 2018. L’elenco dei convocati: Portieri: Gianluigi Donnarumma (Milan), Pierluigi Gollini (Atalanta), Alex Meret (Napoli), Salvatore Sirigu (Torino). Difensori: Francesco Acerbi (Lazio), Cristiano Biraghi (Inter), Leonardo Bonucci (Juventus), Andrea Cistana (Brescia), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Emerson Palmieri (Chelsea), Alessandro Florenzi (Roma), Armando Izzo (Torino), Gianluca Mancini (Roma), Alessio Romagnoli (Milan), Leonardo Spinazzola (Roma). Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Gaetano Castrovilli (Fiorentina), Frello Filho Jorge Luiz Jorginho (Chelsea), Rolando Mandragora (Udinese), Marco Verratti (Paris Saint Germain). Nicolò Zaniolo (Roma). Attaccanti: Andrea Belotti (Torino), Domenico Berardi (Sassuolo), Federico Bernardeschi (Juventus), Federico Chiesa (Fiorentina), Stephan El Shaarawy (Shangai Shenhua), Ciro Immobile (Lazio), Lorenzo Insigne (Napoli), Riccardo Orsolini (Bologna).
(Ultima Ora).
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“La mia vita al ritmo del Muro”. Parla Henry Arnold, il volto di Heimat

Facevano all’amore, Hermann e Clarissa, mentre il Muro di Berlino crollava. Perlomeno, questo è quanto accade all’inizio di “Heimat 3 Cronaca di una svolta epocale”, film-mito di Edgar Reitz: i due amanti se ne stanno avvinghiati a letto in una camera d’albergo e vedono sullo schermo della tv i berlinesi che picconano, che urlano di gioia, che abbattono il mostruoso “vallo antifascista” che per 28 anni aveva diviso in due la Germania e il mondo.
Hermann era l’attore Henry Arnold, che per oltre tre decenni è stato il volto-simbolo dell’epopea di “Heimat”, che proprio in Italia ebbe un successo straordinario, forse superiore a quello messo a segno in patria, nonostante il film-monstre composto da un’infinità di episodi sia uno dei più impressionanti autoritratti cinematografici che la Germania abbia conosciuto.
Il fatto è che tutta la vita di questo straordinario attore, musicista e regista di opere liriche è segnata dalla storia del Muro: “Sì, sono nato nel 1961, lo stesso anno in cui fu costruito, e il 9 novembre 1989 ero qui, a Berlino, mentre il Muro cadeva e la storia cambiava volto tutta d’un colpo, peraltro pochi giorni prima che nascesse mio figlio”, racconta Arnold di fronte ad un piatto vegano in un bar alla moda del quartiere di Neukoelln.
“E non solo. Tredici anni dopo, nel 2002, mi sono ritrovato a girare, con Reitz, la stessa scena: Hermann e Clarissa che si ritrovano a Berlino riscoprendo il loro amore, fino a quel momento irrealizzato, mentre il Muro cade sotto i colpi di picconi dei tedeschi dell’est e mentre la folla impazzita di gioia incredula corre verso la Porta di Brandeburgo”.
La Ddr, così vicina e così lontana
Una storia emblematica, quella di Henry. “Fino al 1989 per noi che stavamo all’ovest la Ddr era vicinissima e al tempo stesso lontanissima. E fondamentalmente credevamo che lo sarebbe stato per sempre. Per noi la Ddr era un Paese sconosciuto, stranamente lontano, per abitudini, culture, quotidianità. Certo, con la Ostpolitik di Willy Brandt si parlava della possibilità di maggiori aperture tra le due Germanie, ma in qualche modo pensavamo che la situazione si era oramai troppo cementificata per arrivare ad una svolta radicale. Persino quando ci furono le grandi manifestazioni a Dresda, quando ci fu la vicenda dei migliaia di tedeschi dell’est rifugiati all’ambasciata della Germania Ovest di Praga, persino quando cadde Erich Honecker e al vertice del Paese arrivò Egon Krenz, si pensava che al massimo ci sarebbero state riforme, come quelle della Perestrojka di Gorbaciov nell’Urss invece tutto cambio’ d’improvviso, in modo repentino e inaspettato”.
Peraltro non è che Henry non conoscesse Berlino Est. “Passavo abbastanza di frequente dall’altra parte, avevamo molti rapporti con il mondo del teatro e della cultura della Ddr. Che, non bisogna dimenticarlo, era molto vivace. Anzi, gli attori e i registi dell’est avevano una sicurezza di sè che spesso confinava con una punta di snobismo”.
Nonostante ciò, la sera del 9 novembre arrivò come un fulmine: “Quella sera lavoravo in teatro, perché c’era una pausa delle riprese di Heimat 2. Non avevamo affatto percepito che stesse accadendo qualcosa: e invece accadde di tutto, a cominciare dalla famosa conferenza stampa in cui Guenter Schabowski, funzionario di punta della Sed, annuncià la libertà di viaggio e che i confini sarebbero stati aperti ‘da subito’. Io ho sempre pensato che non fosse del tutto consapevole della portata di quello che stava dicendo e che la caduta del Muro fosse una specie di accidente della storia”. 
“La notte in cui eravamo il più felice di tutti i popoli”
Dopo quella che Reitz aveva definito “la notte in cui eravamo il più felice di tutti i popoli” – e c’era anche lui, quella notte, con la sua troupe, mentre una folla festante che di ora in ora diventava sempre più imponente attraversava tutti i varchi tra est e ovest di fronte allo sguardo attonito dei Vopos, i poliziotti della Ddr – la festa non finì, anzi. “Le autorità di Berlino Est dovettero creare varchi aggiuntivi, perché il numero di persone che continuavano a passare da una parte all’altra del Muro era sempre più grande”.
Per certi aspetti una sbornia, con la gente che picconava questa assurda e mostruosa costruzione che tagliava obliquamente tutta la città, con parenti stretti che non si vedevano da anni che si ritrovavano abbracciati e travolti da un’euforia irrefrenabile. “Era una cosa affascinante, molti continuavano ad andare da est a ovest ancora per molti giorni e giorni a seguire”, ripete Arnold. “Allo stesso tempo non eravamo affatto consapevoli che la riunificazione delle due Germanie sarebbe arrivata altrettanto velocemente, appena 11 mesi dopo, con le macerie del Muro ancora fumanti”.
Un amaro risveglio
La sbornia non durò a lungo, per la verità. La Ddr conobbe la libertà, ma la popolazione pagò prezzi anche molto alti, in termini di disoccupazione e di violenti assestamenti sociali, con il rapido processo di deindustrializzazione che fu messo in atto in vaste aree del Paese e un adeguamento a tratti traumatico dell’economie delle due Germanie: “Sì, c’era spesso un’atmosfera triste, c’era la sensazione di non sapere cosa sarebbe stato, che forse ci si trovava in un veicolo cieco”.
E questo spiega anche perché oggi, trent’anni dopo, l’Afd, il partito dell’ultradestra, sia più forte nei Laender dell’est che all’ovest: “Certo: bisogna ricordare che per effetto della riunificazione venivano distrutti anche molti ricordi privati. D’improvviso tutto quel che era stato era diventato ‘cattivo’, tutto veniva inglobato nel concetto dello ‘Stato del diritto negato’ che era la Ddr, anche le esperienze personali. Almeno la metà degli elettori dell’Afd dice che la vita ai tempi del Muro ‘non era poi così male’. Questo fatto dei tedeschi dell’est che sono sempre di cattivo umore, come dice lo stereotipo, ha le sue origini anche lì, nella sera del 9 novembre 1989”. Quella notte in cui, parafrasando il titolo del primo episodio di “Heimat 3”, i tedeschi erano “il popolo più felice del mondo”.

Mps, condannati ex vertici della Banca

17.05
Condannati dal Tribunale di Milano gli ex vertici di Monte dei Paschi di Siena: 7 anni e 6 mesi di carcere per Giuseppe Mussari, 7 anni e 3 mesi ad Antonio Vigni, 4 anni e 8 mesi a Gian Luca Baldassarri. Per Daniele Pirondini, ex direttore finanziario, 5 anni e 3 mesi.
Al centro del processo le presunte irregolarità nelle operazioni effettuate tra il 2008 e il 2012 che sarebbero servite per occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta. Disposta pure una confisca da 150mln per Nomura e Deutsche Bank,imputate a Milano.

Il Comune di Predappio nega i fondi per visitare Auschwitz a uno studente 

C’e’ polemica in Romagna dopo che il Comune di Predappio, di recente passato alla guida del centrodestra, ha negato un contributo di 370 euro per consentire a un ragazzo del paese del Forlivese di partecipare al progetto ‘Promemoria Auschwitz – treno della memoria’. Lo denuncia l’associazione ‘Generazioni in Comune’ la quale ricorda come sia “dal 2011 che i ragazzi predappiesi che frequentano le scuole superiori affrontano questo percorso didattico grazie al contributo dell’amministrazione comunale e di associazioni attive nel territorio provinciale”.
Quest’anno gli studenti che hanno aderito al progetto sono due: per uno la quota è stata messa a disposizione dall’Anpi Forli’-Cesena mentre l’altra sarebbe stata a carico dell’ente locale. L’iniziativa è realizzata in tutta Italia con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. “È preoccupante – prosegue l’associazione – che l’Amministrazione comunale di Predappio, città che più delle altre dovrebbe sentire forte il dovere di impegnarsi per tenere viva la memoria, non abbia ritenuto importante dare questo segnale: ci auguriamo che possa ripensarci, altrimenti sarebbe un atto molto grave”.
La replica del sindaco
Non è mancata la replica del sindaco Roberto Canali: “Noi abbiamo preferito non collaborare con chi organizza questi viaggi – dice all’Agi – non tanto per il fatto che vanno ad Auschwitz, anzi è una cosa che tutti i giovani dovrebbero fare per conoscere la nostra storia, ma perché questi treni vanno solo da una parte. Noi preferiamo non collaborare con gente che vuole fare solo una certa memoria dimenticando tutte le altre. Quando i treni faranno soste anche alle foibe e nei gulag ci ripenseremo”. 

IN CALO LE IMPRESE GIOVANILI, CRESCE LA RICHIESTA DI FORMAZIONE

FIRENZE (Ultima Ora) – Sono 576 mila su circa 6 milioni e 100 mila, 122 mila in meno rispetto al 2011 (-17,6%); di quelle nate nel 2011, dopo tre anni ne è sopravvissuto il 77% e a 5 anni il 68%; ma se superano la fase di start up dei cinque anni, hanno più possibilità di sopravvivenza rispetto alle altre: sono le imprese giovanili italiane di cui una bella fetta, più della metà, opera nel settore dei servizi di area Confcommercio. Sono i principali risultati dell’indagine “Giovani imprenditori: competenze e formazione” realizzata da Confcommercio-Unioncamere sui fabbisogni formativi e i tratti distintivi dei giovani imprenditori del terziario, presentata a Firenze nell’ambito del dodicesimo Forum nazionale dei Giovani Imprenditori di Confcommercio.
Dallo studio emerge anche che, contemporaneamente alle imprese, si è ridotto il numero di giovani tra 18 e 34 anni nel nostro Paese (-6,1% rispetto al 2011), un calo che comunque non spiega la diminuzione della propensione all’imprenditorialità giovanile: il rapporto tra imprese giovanili e giovani è passato infatti da 57,2 per mille nel 2011 a 50,3 per mille nel 2018. L’età media dei giovani imprenditori è di 28,7 anni, e fra questi le donne rappresentano il 33% (nelle attività di alloggio si arriva al 45%), il 15% è rappresentato da stranieri.
Tra i giovani imprenditori meridionali che operano al di fuori del Sud, quasi la metà è attiva in Lombardia o Lazio (26% in Lombardia, 22% nel Lazio). Quattro su dieci fanno impresa per voglia di valorizzare il proprio know-how e per inseguire il successo personale ed economico.
(Ultima Ora).
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Ubi Banca, i risultati dei primi nove mesi del 2019

Utile contabile a 191,1 milioni di euro. In crescita il reddito operativo che si attesta al 9,6%.
La performance commerciale evidenziata dai risultati di Ubi Banca è positiva, come attesta la crescita del reddito operativo salito a/a del 9,6%.Questo testimonia la capacità strutturale della banca di produrre utile e riflette la forte resilienza del margine di interesse che si è ridotto del 2,7%, e cioè in misura molto inferiore rispetto ai competitor.

Una buona performance delle commissioni che sono cresciute grazie al contributo determinante della raccolta indiretta che ha superato quota 100 mld, con una crescita sia dell’asset management sia del comparto assicurativo cresciuti rispettivamente del 7,8 % e dell’8,3%.L’utile netto contabile, che è diminuito anno su anno da 210,5 a 191,1 milioni, risente dell’incidenza del costo del credito il quale riflette l’effetto delle operazioni sugli npl (-2,2 mld di euro a/a) che da un lato hanno permesso di raggiungere un NPE ratio del 9,07% ma hanno anche comportato un costo transitato per il conto economico.

La banca quindi è strutturalmente più forte, capace di produrre reddito ma in questa situazione vede una riduzione dell’utile netto contabile perché, in sostanza, una parte di utile è stata investita nel miglioramento strutturale dei conti della banca, testimoniato dal ratio degli npl. La performance commerciale è però distintiva.
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Segre: mai avrei pensato d’avere scorta

16.27
“Vedremo quale sarà il mio ruolo”. Così la senatrice Segre risponde a chi le chiede se farà parte della Commissione contro antisemitismo,razzismo,violenza.
A Rainews24,la senatrice precisa: “Non ho mai voluto la Commissione contro l’ antisemitismo, ma contro l’odio e, come tale, vorrei fosse programmata. C’è una atmosfera di odio. E odio è una parola orribile”.
La Segre,che ha avuto la scorta per migliaia di minacce ricevute,precisa:”Non mi aspettavo la scorta, non l’ho mai chiesta, non pensavo che l’avrei avuta”

Mps, tutti condannati a Milano: 7 anni e mezzo all’ex presidente Mussari

I vertici della banca ritenuti colpevoli per le operazioni irregolari usate per finanziare l’acquisizione di Antonveneta. Multe e sequestri per Deutsche Bank e Nomura.
Tutti condannati al processo milanese sulle operazioni irregolari del Monte dei Paschi di Siena. Il Tribunale di Milano ha condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere Giuseppe Mussari, a 7 anni e 3 mesi Antonio Vigni e a 4 anni e 8 mesi Gian Luca Baldassarri, ex vertici di Mps tra gli imputati per le presunte irregolarità nelle operazioni effettuate dalla banca senese tra il 2008 e il 2012 per coprire le perdite dovute all’acquisizione di Antonveneta. I giudici hanno anche condannato Daniele Pirondini, ex direttore finanziario di Rocca Salimbeni a 5 anni e 3 mesi.

Antonio Vigni e Giuseppe Mussari in una foto d’archivio. ERNESTO ARBITRAGGIO/ANSA /COCCONFISCHE PER 150 MILIONI DI EURO A NOMURA E DEUTSCHE

Il Tribunale ha disposto anche confische per un importo complessivo di oltre 150 milioni di euro nei confronti di Deutsche Bank AG, compresa la filiale londinese, e Nomura, imputate a Milano perché coinvolte nelle operazioni Alexandria e Santorini. I giudici della seconda sezione penale hanno anche condannato i due istituti di credito a sanzioni pecuniarie da 3 milioni di euro ed oltre. Nel processo sono stati condannati tutti gli imputati, sia persone fisiche che giuridiche. In particolare, i giudici hanno condannato Deutsche Bank Ag e Deutsche Bank Ag London Branch ad una sanzione pecuniaria da 3 milioni di euro, mentre per Nomura la sanzione pecuniaria comminata è di 3,4 milioni di euro. I pm avevano chiesto sanzioni pecuniarie più basse, da 1,8 milioni. La procura, invece, aveva chiesto confische da 444,8 milioni per la banca giapponese e di 440,9 milioni per quella tedesca, mentre i giudici le hanno disposte per 88 milioni a carico di Nomura e per 64 milioni a carico di Deutsche, compresa la filiale londinese. Per un totale, dunque, di circa 152 milioni di euro.

LA DIFESA DI DEUTSCHE BANK PRONTA AL RICORSO

L’avvocato degli imputati di Deutsche Bank condannati a Milano (tutti ex manager tranne uno) ha annunciato che proporrà il ricorso in appello: «Premesso che le sentenze si rispettano, voglio esprimere un grande stupore per il contrasto tra questo dispositivo e le risultanze emerse in dibattimento. Ma su questo leggerò le motivazioni. Essendo convinto della innocenza dei miei assistiti proporrò ricorso in appello convinto che le conclusioni saranno diverse».
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