Berlusconi:assurdo ritiro simbolo di FI

15.53
“Le notizie di stampa diffuse oggi su FI sono pura fantasia”, “l’idea che io possa mettere da parte il nostro simbolo è semplicemente assurda. Il nostro movimento è il futuro non il passato”.
Così Berlusconi su Facebook, smentisce la notizia circa una sua intenzione di non presentare il simbolo alle prossime elezioni.
“Forza Italia, con la sua chiara identità liberale è parte imprescindibile del centrodestra unito ma plurale, che insieme rappresenta la maggioranza degli italiani”,conclude il leader di FI.

Tg Turismo 02/11/19

In questo numero del Tg Turismo Franco Zuccala’ va alla scoperta della Piramide Cholula e Indianapolis. Aumentano i turisti inglesi in Italia.
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“Ci siamo sciolti quando era il momento”, dice Michael Stipe dei Rem

“Per sei mesi non sono stato in grado di scrivere. Solo dolore. E questo mi ha condotto a un blocco totale. Abbiamo messo il disco da parte per un po’, poi ci siamo tornati sopra e, verso la fine arrivò la morte di Kurt. Uno shock tremendo”. In una intervista a Il Messaggero i R.E.M, Michael Stipe e Mike Mills, rievocano la storia della celebre band in occasione della riedizione di Monster, uscito proprio ieri, con il remix dell’album pubblicato 25 anni fa e con demo inediti, un lungo filmato e rare registrazioni dal vivo.
“Tutti noi abbiamo dei rimpianti”, confessa Stipe, però aggiunge anche “non sarei chi sono oggi se ieri non avessi commesso degli sbagli terribili”. E poi ricorda le morti di River Phoenix e di Kurt Kobain, che cambiò tutto, nella vita e anche nel rapporto con la musica. Ricorda oggi Stipe: “Queste cose ti cambiano dentro per sempre. In particolare la morte di River Phoenix mi ha devastato” ma poi, aggiunge, la reazione di Mike Mills “fu scrivere una bellissima, dolente, catartica guitarsong” e “dopo averla ascoltata ho scritto il testo in cinque minuti, è fuoriuscita da me in modo naturale. Let Me In è una canzone che, durante il tour, ha permesso ad altre persone di piangere con noi la perdita di quell’incredibile essere umano, di quella incredibile luce che era Kurt Kobain”.
Ma Michel Stirpe dice di “disprezzare la nostalgia” e anche il “sentimentalismo” ma al tempo stesso si definisce “una persona nostalgica e sentimentale”. Ciò che lo pone in “una continua battaglia” con se stesso. “Lotto con tutte le mie forze per rimanere nel presente e guardare al futuro senza farmi intrappolare dai ricordi”. Sul loro scioglimento come band, Mills dice che certo, “avremmo potuto fare ancora un paio di grandi dischi oppure pensare di essere giovani abbastanza per scioglierci e divertirci” ma “siamo orgogliosi di aver preso quella decisione, non ci siamo mai pentiti”.
Chiosa a questo proposito Stipe: “Non volevo andare avanti correndo il rischio di finire nel burrone e nella rovina. Diventare noioso per me e per i fan. Diventare imbarazzante. Ci siamo sciolti quando era il momento, non abbiamo trascinato la nostra storia”. Quanto a Mills, ha “appena fatto un breve concerto con Peter e Bill”. In tutto sei canzoni, di cui tre erano dei R.E.M. “Ci siamo divertiti molto – aggiunge – ma non mi è venuta voglia di tornare insieme” anche se “siamo ancora amici, ci vediamo, parliamo o suoniamo insieme” A loro basta aver “lasciato un bel ricordo, una bella eredità” alla quale “non c’è motivo di rimetterci mano”. Con un posto d’onore nella Storia del Rock.                                                                                                                                                

Uccide fratello e scappa, ricercato

15.06
Fratricidio a Trecate in provincia di Novara.
Daniele Saporito, 36 anni, è stato ucciso con un colpo di pistola dal fratello Rosario, di 40 anni, che è poi fuggito in auto portando con sé l’arma.
L’omicida è ora ricercato tra Piemonte e Lombardia. Indagano i carabinieri.

SALVINI “IL GOVERNO ODIA IL LAVORO ED IL RISPARMIO”

ROMA (Ultima Ora) – “Il signor Renzi ha la faccia come il retro. Ha fatto nascere il Governo per paura delle elezioni e adesso attacca il Governo dicendo che le tasse sono sbagliate. Pulcinella era più serio”. Matteo Salvini, in diretta su Facebook attacca il leader di Italia Viva. Sulla sua pagina social l’ex ministro degli Interni chiarisce la sua posizione sul “caso Segre”. “Quella istituita è una bella commissione sovietica, andate a rileggere 1984 di Orwell. Giusto condannare la violenza che non tornerà ma imbavagliare i popoli no”. Per Salvini “condannare gli orrori della storia e’ fondamentale, ma dire che prima gli italiani e fermare l’immigrazione e’ razzismo, no, è un altro paio di maniche”. Il leader della Lega critica la manovra: “Mettono una tassa di notte, poi si svegliano di giorno e si attaccano. Sono falsi, ipocriti e incapaci. La tassa sulle auto aziendali rasenta il cretinismo, come se chi ha un reddito di 34-40 mila euro fosse un riccone. Sulla plastica la tassa non è a favore dell’ambiente, ma è una tassa per far quattrini perché tassano i tappi, le bottiglie, le buste per l’insalata, per i pannolini. E’ una tassa stimata in 100 euro in più a famiglia. E’ un governo che odia il lavoro e il risparmio, aspettiamoci una patrimoniale”. Nella diretta Salvini ha anche parlato di immigrazione, criticando l’operato della ministra Lamorgese: “C’è un ministro che non conosce nemmeno i dati del suo ministeri. E’ stata scelta come tappabuchi. Gli sbarchi sono di più, le Ong circolano”.
(Ultima Ora).
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Le acciaierie di Taranto, un anno dopo l’arrivo di ArcelorMittal 

ArcelorMittal un anno dopo. Un anno fa, l’1 novembre 2018, c’è stato infatti l’arrivo di ArcelorMittal Italia sulla tolda di quella che, malgrado tutto, resta la più grande acciaieria europea. La multinazionale s’insedia a valle di un percorso complicato, durato alcuni anni (il primo approccio risale al 2014), e che ha visto la gara di aggiudicazione a giugno 2017, il via libera dell’Antitrust europeo a maggio 2018 e l’accordo sull’occupazione con i sindacati al Mise a settembre 2018.
L’insediamento viene accompagnato da un’apertura di fiducia ampia. Un anno dopo di fiducia non rimane nulla e sono subentrati incertezza, preoccupazione, se non paura. Tutto alimentato dal fatto che il promesso nuovo corso non c’è stato mentre l’azienda perde soldi (40-50 milioni al mese) e adesso si teme un giro di vite con l’arrivo, nel ruolo di presidente del cda e amministratore delegato, di Lucia Morselli (ex Ast) al posto di Matthieu Jehl.
Morselli ha già fatto saltare il direttore del personale sostituendo Annalisa Pasquini con Arturo Ferrucci, manager che con Morselli stava ad Ast Terni. Azienda, questa, dove Morselli ha tagliato addetti tempo fa. è successo molto in questi primi 12 mesi. La crisi del mercato che ha mandato in soffitta l’ambizioso obiettivo di produrre a Taranto già in quest’anno 6 milioni di tonnellate (si starà invece ben sotto i 5 milioni).
Due cicli di cassa integrazione ordinaria, ciascuno di 13 settimane, uno chiuso il 28 settembre per 1.395 addetti ed un altro in corso, dal 30 settembre, per 1.276 lavoratori. Un incidente mortale sul lavoro, causato da una tromba d’aria il 10 luglio, ancora una volta al quarto sporgente portuale della fabbrica, teatro la stessa gru di scarico delle materie prime dove in circostanze analoghe mori’ un altro dipendente a novembre 2012.
Il sequestro dello stesso sporgente portuale da parte della Magistratura con una serie di difficoltà nei rifornimenti di minerali e carbon coke, ciò che alimenta gli altiforni per produrre la ghisa poi trasformata in acciaio. E ancora: il conflitto con la Magistratura sull’altoforno 2, inizialmente destinato allo spegnimento ad ottobre causa sequestro, e poi “salvato”, sia pure con delle condizioni prescrittivi, dal Tribunale del Riesame.
Infine, tutta la vicenda consumatasi attorno all’immunità penale per i gestori della fabbrica relativamente al piano ambientale. Immunità che introdotta da una legge del 2015,è stata tolta in primavera scorsa col decreto legge Crescita, poi reintrodotta, modificata e circoscritta, col decreto legge Imprese a settembre – perché Mittal aveva minacciato di andarsene -, infine tolta di nuovo dallo stesso dl Imprese su pressione di una folta pattuglia dell’M5s.
Decreto legge che giovedì è stato definitivamente approvato dalla Camera. Forse, se ArcelorMittal un anno fa avesse provato ad immaginare il suo primo anno a Taranto, mai avrebbe pensato di vivere ciò che ha vissuto. A partire dal mercato in caduta e poi via via col tutto il resto, ogni previsione è stata capovolta. Tuttavia, l’azienda dichiara di non essere stata inerte. Nel quadro riassuntivo presentato di recente in audizione alla Camera, spiccano i 200 milioni investiti nel 2019 in una serie di interventi di messa a norma ambientale.
È poi andata avanti la copertura dei parchi delle materie prime per bloccare alla radice il sollevamento delle polveri a causa del vento.
La città ritiene insufficienti i segnali arrivati
Nel frattempo, la città, dalle istituzioni ai sindacati, forse perché attendeva altre risposte o perché teme il peggio ora, ritiene del tutto insufficienti i segnali arrivati. Lo scenario che adesso si cerca di decifrare riguarda sostanzialmente tre punti: in cosa si concretizzerà la gestione Morselli e quindi il dopo Jehl; la tenuta dell’indotto; il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale da parte del ministero dell’Ambiente. La lady di acciaio ha fama di “tagliatrice” e per questo il sindacato ha già messo le mani avanti: l’accordo al Mise, quello sui 10.700 assunti totali di cui 8.200 a Taranto, non si tocca.
Per il sindacato, la fabbrica ha già subìto una ristrutturazione con una quota di personale che un anno fa non è transitata con ArcelorMittal ma è rimasta in cassa straordinaria con Ilva in amministrazione straordinaria: 2.600 iniziali poi ridottisi a 1.700 circa con gli esodi anticipati e agevolati.
Inoltre, osserva il sindacato, su 8.200 assunti, poco più di 1.200 sono già in cassa per gestire appunto la crisi di mercato. E tra prima e seconda tranche, le settimane di cassa per ora sono già 26. L’azienda, però, nell’incontro di giorni fa con i ministri Patuanelli e Provenzano, cioè Mise e Mezzogiorno, è stata chiara: il contesto è cambiato, il mercato è calante, bisogna quindi rivedere il percorso che era stato prefigurato, e cioè un contratto di acquisizione stipulato a giugno 2017 e un accordo sulla forza lavoro da impiegare fatto con i sindacati a settembre 2018. Ne risentiranno produzione e occupazione.
Il Governo pensa già agli strumenti da mettere in campo per gestire la crisi che si annuncia pesante. Bene che vada potrebbe essere, si ipotizza sul versante sindacale, una batteria di ammortizzatori sociali. O anche nuovi esodi agevolati e incentivati.
Oppure il ricorso ad un qualcosa di già usato con la gestione Riva: le pensioni per l’esposizione all’amianto, ancora molto presente in fabbrica. Per l’indotto, invece, altro fronte critico, ArcelorMittal ha già rimesso a gara i contratti di appalto scaduti per una serie di servizi. Secondo ArcelorMittal, il processo ha coinvolto ad oggi più di 1.500 persone. Per quasi il 90 per cento dei casi si è arrivati a una soluzione condivisa.
Pesa per le imprese la riduzione di costo chiesta dal committente: il 40 per cento. Tuttavia ArcelorMittal sostiene di aver assegnato ai fornitori locali di Taranto lavori per più di 200 milioni annui. E che già a novembre scorso ha pagato i debiti ceduti, versando alle imprese altri 200 milioni.
Ma ci sono vertenze occupazionali aperte, lavoratori che non sono ancora transitati dalle imprese uscite, per scelta, dall’ex Ilva alle nuove imprese subentrate. Sul riesame Aia, infine, il ministro Sergio Costa ha aperto la procedura già da maggio accogliendo la richiesta del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che gli ha evidenziato criticità sanitarie.
Probabilmente il riesame dovrebbe approdare a prescrizioni ambientali piu’ severe anche perché non sono mancate, in questi mesi, le segnalazioni di inquinamento, a partire dal camino E312 – quello che attende i nuovi filtri -, per il quale ad agosto Arpa Puglia ha accertato emissioni anomale. E sull’inquinamento della fabbrica proprio in questi giorni le associazioni e i movimenti ambientalisti hanno rilanciato l’offensiva chiedendo al sindaco di far chiudere con ordinanza l’area a caldo, la più impattante.

Alarm Phone: in salvo 200 migranti

14.33
La nave italiana Asso Trenta ha tratto in salvo in acque internazionali 200migranti in difficoltà, che stavano fuggendo dalla Libia.
Lo rende noto Alarm Phone, il servizio telefonico dedicato a chi si trova a rischio in mare.
L’imbarcazione si trova al largo di Tripoli. “Le autorità italiane sono state avvertite. Le persone scappavano dalla Libia e non possono farvi ritorno. Hanno bisogno di essere portate in Europa”, spiega in un tweet Alarm Phone

Salvini:governo odia lavoro e risparmio

14.01
“Il governo sbarchi, tasse e manette è allo sbando:il Viminale rinnoverà Scuole Sicure, che con la Lega al governo prevedeva 4,2 milioni? Lamorgese è d’ accordo con la schedatura dei poliziotti proposta dal Pd? Il M5S si umilierà ritirando i decreti sicurezza come vuole Zingaretti, smentendo quanto approvato pochi mesi fa?”, lo scrive Salvini
“Renzi ha fatto nascere il governo e ora lo attacca per le tasse sbagliate.
Amico mio, sei tu al governo. Questo è un governo che odia lavoro e risparmio.
Tra un po’ tassano anche l’aria”.

M5S: basta “giochini”, ora compattezza

13.31
“Questa Manovra è stata scritta grazie al confronto leale e sereno tra le forze politiche che fanno parte della maggioranza. La lealtà deve continuare a essere il punto fondante dell’azione politica di questo governo”. Così un post del M5S.
“Non esiste un futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il premier Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi. Il governo è forte se lavora unito e compatto”, spiega il Movimento.

Il governo libico è disposto a modificare il memorandum d’intesa sui migranti 

Il governo di Tripoli è “aperto a modifiche del memorandum d’intesa sui migranti stipulati tra Libia e Italia”. Lo dichiara all’Agi, Hassan El Honi, il consigliere per la stampa del presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez Al Serraj. “Non abbiamo ancora ricevuto le richieste di modifiche da Roma – spiega – e quando le avremo decideremo, ma come ogni intesa è possibile rivederla nel tempo”.
Sui centri di detenzione dei migranti, principale punti di scetticismo da parte italiana, El Honi spiega che “all’estero c’è un’idea errata su queste strutture”. “I migranti accolti nei centro sono tra i 10 mila e i 15 mila mentre quelli irregolari sparsi del territorio sono centinaia di migliaia, forse oltre 700 mila e quest’ultimi sono il vero problema da affrontare”, sottolinea El Honi.
“La Libia resta un Paese di passaggio per i migranti e nonostante la situazione straordinaria che affronta, con una guerra in corso, cerca nel possibile di tutelare i diritti delle persone ospitate nei centri. L’Italia per arginare il problema migranti deve concentrarsi sui Paesi di origine, nell’Africa Subsahariana. E ovviamente serve la stabilità in Libia in modo che molti migranti africani possano lavorarvi in regola, come avveniva in passato”, aggiunge.