Categoria: Notizie Italia

Ultime notizie in Italia

  • Reggio Emilia: ferisce una donna con un cacciavite e investe i passanti che la soccorrevano

    Ultima Ora – Panico alla periferia di Reggio Emilia, dove un 26enne ha aggredito una 56enne con un cacciavite, colpendola all’addome, e poi ha investito la coppia di passanti che ha tentato di soccorrerla. I tre sono ancora in vita anche se feriti gravemente.
    Tutto è accaduto intorno alle 19, nell’area di una stazione di servizio. Il giovane è sceso dalla sua auto e ha aggredito la donna, per motivi ancora sconosciuti. Poi è risalito sulla vettura e ha investito la coppia che, vedendo quanto era accaduto, si stava avvicinando alla vittima dell’aggressione per soccorrerla. Sul luogo sono arrivati a stretto giro i sanitari del 118 e le forze dell’ordine.
    L’aggressore un 26enne
    I tre feriti sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Santa Maria Nuova in gravi condizioni. La polizia ha arrestato dopo poco il 26enne, trovato vicino alla sua abitazione, su cui si stanno svolgendo anche accertamenti relativi a eventuali problemi psichici. Indagano anche la polizia e i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Reggio Emilia. 

  • Montecatini: tortura, ustiona e quasi annega una ragazza, arrestato un 38enne

    Ultima Ora – La Polizia di Pescia, in provincia di Pistoia, ha eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di un cittadino domenicano di 38 anni residente a Montecatini Terme accusato del reato di tortura e tentata violenza sessuale nei confronti di una ragazza italiana di 20 anni. I due si erano conosciuti qualche giorno prima e dati appuntamento per trascorrere un pomeriggio lungo il fiume Pescia.
    La vittima aveva rifiutato un approccio
    Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, durante l’appuntamento l’uomo ha tentato un approccio sessuale al cui rifiuto ha gettato la ragazza nel fiume simulando un annegamento ‘controllato’ per indurla ad avere un rapporto. L’ha poi frustata alle gambe con la cintura, colpendola con alcuni sassi e spegnendole delle sigarette sul volto considerate guaribili in pochi giorni.
    È stato un passante a chiamare i soccorsi dopo avere sentito le urla di una donna che chiedeva aiuto. Mentre giungeva una volante del commissariato, il presunto responsabile si è dileguato facendo perdere le proprie tracce. Le indagini avviate da parte della squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Pescia hanno permesso di individuare e arrestare l’autore, che ha svariati precedenti anche specifici. 

  • Torino, restano in carcere i tre fermati per l’omicidio di Fabio Colapietro

    Ultima Ora – Il tribunale di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per le tre persone coinvolte nell’omicidio di Fabio Colapietro, il 39enne ucciso e fatto a pezzi a Torino dopo un festino a base di droga e alcol.
    Il gip di Torino conferma il carcere per i tre arrestati 
    Il gip ha disposto il carcere per Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha confessato l’omicidio; per Nicole Formichetti (47anni), l’insegnante di italiano inquilina dell’appartamento in cui é stato ritrovato il corpo; Keith Butig, 22 anni. Le due donne sono accusate di favoreggiamento e soppressione di cadavere. 
    L’insegnante non aveva parlato di fronte al giudice 
    Ieri, nell’udienza di convalida del fermo Formichetti si era avvalsa della facoltà di non rispondere. “Non ha risposto al giudice perché adesso non é nelle condizioni di poter rendere dichiarazioni”, aveva detto il suo legale, avvocato Alessandro Bellina.
    Ucciso e fatto a pezzi dopo un festino 
    Mentre ha parlato il 26enne reo confesso. Al gip Matheus De Oliveira Morando ha detto di avere assunto per giorni droghe e superalcolici. “Ha ammesso l’omicidio ma non ricorda come sono andati i fatti, se non una colluttazione – aveva spiegato Wilmer Perga, il legale che lo difende – erano lì dal 20 sera, hanno fatto festa e assunto molti tipi di droghe, tra cui crack ed lsd, oltre a superalcolici.
    Poi quando il mio assistito si é svegliato, gli hanno detto che la vittima lo aveva derubato e questo ha scatenato l’aggressione”. E ancora: “Hanno cercato di eseguire delle manovre di rianimazione, ma quando hanno capito che non c’era più nulla da fare hanno pensato di nascondere il cadavere. Quindi l’idea di comprare sacchi e cemento, con l’intenzione di buttare i pezzi in un fiume o in un lago”. 

  • Sport, salute e prevenzione: il Parco della Pace si trasforma in un villaggio a cielo aperto

    Ultima Ora – Una giornata all’insegna del benessere, del rispetto per l’ambiente e della promozione di stili di vita sani. Domenica 27 settembre il Parco della Pace, l’area pubblica adiacente alla sede del Consiglio Regionale del Lazio in via della Pisana, si è trasformato in un grande villaggio dello sport e della salute, accogliendo famiglie, ragazzi e cittadini per un evento ad ingresso libero guidato da tecnici qualificati e associazioni del territorio.
    L’area verde, su iniziativa del presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, è stata completamente allestita per l’occasione, offrendo la possibilità di provare gratuitamente numerose discipline: dai classici tennis, calcio, basket e pallavolo, fino al golf e al laser game.
    Nell’area anfiteatro, la giornata è stata animata da dimostrazioni dal vivo di arti marziali, danza e ginnastica artistica, che hanno raccolto l’entusiasmo dei presenti valorizzando l’attività motoria come mezzo essenziale di crescita personale, collettiva e psicofisica.
     

     
    La prevenzione sanitaria e le collaborazioni istituzionali
    Accanto ai campi da gioco, fondamentale è stata la presenza dello spazio dedicato alla prevenzione sanitaria, realizzato grazie alla collaborazione dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, di Banca delle Visite e di Banca dello Sport, che hanno offerto servizi e informazioni utili ai cittadini.
    L’appuntamento ha visto la cooperazione di numerose realtà istituzionali e sportive del territorio, tra cui l’Unione Sportiva Europea APS, i Municipi XI e XII di Roma, Sport e Salute, CONI Lazio e OPES.
    Le dichiarazioni di Antonello Aurigemma e i prossimi appuntamenti
    “Questa giornata rientra nel progetto ‘Un Consiglio in Salute’, un’ennesima manifestazione che facciamo, questa volta all’interno del parco del Consiglio regionale per cercare di promuovere i corretti stili di vita, la prevenzione, gli screening – ha sottolineato il presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma – grazie ad OPES, grazie a tanti volontari che sono qui nelle tante discipline per far capire e comprendere che lo sport è prevenzione”.
     

     
    “Grazie all’Ordine dei Farmacisti, la Banca delle Visite – ha aggiunto Aurigemma – che si mettono a disposizione per prestazioni sanitarie. È l’ennesima dimostrazione di quanto il Consiglio Regionale tenga ai pilastri fondamentali della sanità che sono prevenzione, sport, corretti stili di vita e una sana alimentazione.
    “Ci sono altri appuntamenti in programma – ha concluso il presidente Aurigemma – già nel mese di ottobre, di novembre ci saranno una serie di iniziative dove andremo nelle scuole secondarie per la prevenzione HPV, andremo alla Casa dell’Aviatore in accordo con il Ministero della Difesa Aeronautica, per svolgere attività di prevenzione ai familiari appartenenti alle forze dell’ordine così come per dicembre organizzeremo una serie di iniziative in occasione delle festività Natalizie”.
     

     
    “Quello di oggi rappresenta un momento importante, le istituzioni aprono il Parco della Pace alle associazioni, ai ragazzi e ai bambini – ha detto Rodolfo Lena, vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio – oggi si parla di sport, di salute e di prevenzione. Penso che sia un ruolo fondamentale che le istituzioni debbono portare avanti e questa è una dimostrazione di come il Consiglio regionale del Lazio stia cercando di lavorare per questo obiettivo”.
     
     
     

  • Papa Leone a Lourdes: “Gli abusi sui minori sono una piaga, massima vigilanza”

    Ultima Ora – Nuovo bagno di folla per il Papa in Francia dove Leone XIV ha presieduto la messa nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes davanti a circa 150mila persone. 
    Bagno di folla a Lourdes per il Papa 
    Migliaia di fedeli si sono accalcati dietro le transenne. E una vera e propria ovazione ha salutato il Pontefice al passaggio dell’auto bianca scoperta che si è fermata più volte per permettere al Papa di benedire i bambini. 
    Il Papa ai vescovi: “Gli abusi sui minori sono una piaga, massima vigilanza” 
    “Negli ultimi anni, avete affrontato con determinazione la dolorosa piaga degli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiale”, occorre “mantenere la massima vigilanza”. Lo ha detto Papa Leone nell’incontro con i vescovi della Conferenza episcopale francese a Lourdes, prima della messa presieduta alla spianata del Santuario di Nostra Signora di Lourdes. 

    “Avete adottato misure coraggiose per rispondere a loro, ascoltando, cercando la verità, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno deciso a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro tali crimini. Vi ringrazio per quanto avete fatto e so che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza”, ha continuato il Pontefice che ha rimarcato come sia “opportuno proseguire lungo la strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza”. 
    “La Chiesa riconosca i propri errori” 
    “Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale”. Lo ha sottolineato Papa Leone nell’omelia della messa presieduta nella spianata del Santuario di Nostra Signora di Lourdes.
    “Questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa nel suo pellegrinaggio terreno. Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo”, è un altro passaggio dell’omelia. 
    “Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore”, ha sottolineato
    “Le guerre uccidono gli innocenti, siamo tutti coinvolti” 
    “Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre più diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne è responsabile”. Così Papa Leone nell’omelia della messa presieduta nella spianata del Santuario di Nostra Signora di Lourdes.
    “Sono quindi i cuori degli uomini che bisogna cambiare, a cominciare dal nostro”, ha sottolineato il Pontefice che ha ricordato l’insistente appello alla conversione nelle parole che Maria pronunciò proprio alla Grotta di Massabielle. “La Vergine ci chiede di fare penitenza, non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche ‘per i peccatori’, per un mondo che va male”.
    “In Occidente c’è un preoccupante aumento di violenze e povertà”
    “Il messaggio di pace che ha origine in Gesù è tanto più atteso perché stiamo assistendo, in Francia come altrove in Occidente, a una preoccupante polarizzazione, un declino della fraternità, della cordialità e della qualità della vita nella società, oltre a un aumento della violenza, della disuguaglianza e della povertà”, ha sottolineato Papa Leone nel corso del suo incontro con la Conferenza episcopale francese, prima della messa presieduta nella Spianata del Santuario di Nostra Signora di Lourdes.   
    “Di fronte a tali sfide, seguono disillusioni e disorientamenti le false promesse di un mondo in cui Dio sarebbe assente, relegato alla vita privata, dove l’aiuto della Sua grazia sarebbe considerato inutile per la costruzione della Città”, ha sottolineato il Pontefice.
     

  • A Città di Castello la famiglia Cenci stabilisce un record unico: genitori e quattro figli…

    Ultima Ora – La cerca e la raccolta del tartufo: una passione di “famiglia”. Con l’arrivo dell’autunno si scatena la “caccia” della “trifola”, il prelibato tartufo bianco tanto desiderato da cavatori e buongustai. Ne sanno qualcosa a casa Cenci a Città di Castello, la capitale del tartufo, dove quasi tutti i componenti della numerosa famiglia hanno un tesserino da tartufaio in tasca ed imbracciano il vanghino alla ricerca, con gli inseparabili cani, Red e Milù, del prelibato e profumato “re” del bosco.
    Oggi si apre in Umbria la “caccia” alla trifola e loro guidano con orgoglio l’esercito di tartufai. Loro sono Diego Cenci, 46 anni, marito di Elisa Pellegrini, 37 anni, genitori di quattro figli che crescono con la passione per la secolare attività di “cavatori”. Accanto a lui, capofamiglia con il tesserino in tasca da oltre 15 anni e relativa iscrizione all’Associazione Tartufai Altotevere, il figlio Mattia, 16 anni, e Marco, 14 anni, che, dopo aver superato gli esami di rito, hanno ottenuto l’agognato lasciapassare dall’Afor (Agenzia Forestale Regionale) per potersi destreggiare nei boschi alla ricerca del prelibato prodotto che da queste parti cresce rigoglioso in tutte le stagioni. Un piacevole hobby e divertimento all’aria aperta in un ambiente incontaminato che prediligono alla navigazione virtuale sui social e piattaforme varie.
    Una famiglia da record e la tradizione secolare a Città di Castello
    Non è finita qui. Fra qualche tempo, appena avranno compiuto 14 anni, età prevista per legge per poter iscrivere il proprio nome e cognome sul tesserino, gli altri due figli, Manuel, classe 2018, e l’ultima arrivata Matilde, bellissima bambina di 18 mesi, saranno pronti per entrare a far parte della famiglia con il “vanghino”, da Guinness dei primati. Un vero e proprio record e straordinario esempio di rispetto delle tradizioni secolari che fanno di Città di Castello la capitale del tartufo tutto l’anno, con il suo esercito di “cavatori” (circa 1.500 nel comune e quasi 2.000 nell’Alta Umbria, seconda solo a Forlì a livello nazionale in rapporto al numero di abitanti), così come la presenza di migliaia di cani di ogni razza e taglia, fra i migliori in circolazione, autentici protagonisti della “cerca e cavatura” dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
    “Andare a tartufi ti fa sentire bene, è bellissimo perché sei veramente a contatto con la natura e con i cani. Il tartufo è sempre una sorpresa e quando affiora dalla terra ti prendono i brividi e il profumo inebriante ti penetra dentro”, dichiara soddisfatto ed orgoglioso Diego Cenci, ai nastri di partenza oggi con i familiari al seguito della stagione di cerca e cavatura del tartufo bianco che si concluderà il 31 dicembre come da calendario regionale. Diego è il primo della famiglia che ha iniziato ad andare a tartufi nel 1998 accanto alla moglie, che ha questa passione trasmessa dallo zio tartufaio che viveva in casa con lei.
    Un’origine speciale: l’amore nato dalla passione per la cerca
    Bella e per certi aspetti singolare anche la storia che li ha fatti conoscere fino all’altare. “La storia ha inizio nel settembre 2008 – prosegue Cenci – quando un giorno mi trovai in un ristorante dove vidi in bacheca un volantino con scritto ‘vendesi cuccioli di bracco pointer’. Presi il numero e chiamai (il cane che aveva avuto i cuccioli era dello zio della mia futura moglie, tartufaio detto il ‘Barba’, purtroppo defunto). Il destino e la passione per il tartufo hanno fatto nascere e crescere la nostra storia fino a formare la famiglia. La gioia e soddisfazione più grande non è solo trovare il tartufo, ma sapere che tutta la famiglia mi segue con il cuore e ha la stessa passione per la cerca”, conclude il leader di una squadra davvero speciale, sostenuto dalla moglie Elisa Pellegrini, pronta ad accompagnarlo assieme ai figli in questa stagione che oggi si è aperta all’insegna di grandi prospettive: “Tutti insieme, anche la piccola Matilde, siamo coinvolti in allegria ogni fine settimana in quella che consideriamo come una vera e propria festa nei boschi, all’aria aperta insieme ai cani, lontano per un po’ dalle tentazioni virtuali di smartphone, tablet e computer”.
    Il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato
    “Nessun luogo come Città di Castello parla del tartufo e qui, dove la trifola, il tartufo tutto l’anno, è un’eccellenza e non una rarità come altrove perché è abbondante, la nostra ambizione è di raccontare ed esaltare il suo legame con la terra, il valore aggiunto inimitabile di una storia, di una tradizione, di esperienze che lo rendono unico e desiderato in tutto il mondo”, dichiarano il sindaco Luca Secondi, l’assessore al Commercio e al Turismo Letizia Guerri, il presidente dell’Ente Fiera Nazionale Bianco Pregiato Lazzaro Bogliari ed il presidente dell’Associazione Tartufai Alto Tevere (fondata nel 1986) Andrea Canuti, nel sottolineare con orgoglio la bella storia della famiglia Cenci e del loro amore e passione per queste secolari tradizioni: “Uno spaccato di vita quotidiana e di tradizioni secolari da tramandare alle giovani generazioni”.
    La tendenza in aumento dei tartufai attivi e il crescente interesse per il settore si confermano nel momento in cui si avvicina la data del taglio del nastro della 46ª edizione del Salone Nazionale Bianco Pregiato, che si svolgerà nei primi tre week-end del mese di novembre. La manifestazione, fra le prime in Italia, con cui il comune di Città di Castello e l’Ente Fiera proietteranno nel futuro la storia di una tradizione secolare e di un prodotto prelibato ed apprezzato in tutto il mondo come lo straordinario territorio di rara bellezza che lo circonda. Nel rinascimentale centro storico della città, fra piazze, scorci mozzafiato e palazzi, il gusto, la passione, la sperimentazione e l’innovazione, la cultura e la tradizione saranno i protagonisti del Salone Nazionale Bianco Pregiato.

  • Punta l’auto a tutta velocità contro un uomo, ma travolge in pieno il figlio di soli 5 anni e fugge

    Ultima Ora – Voleva travolgere l’uomo al culmine di una lite, ma sulla traiettoria dell’auto è finito il figlio di soli 5 anni. Un gesto folle sfociato nel dramma nella tarda serata di ieri a Torino, dove una 24enne ha travolto il piccolo con la propria vettura per poi fuggire a tutta velocità senza prestare soccorso. Il bambino è stato ricoverato d’urgenza in ospedale con un grave trauma addominale, mentre i carabinieri hanno rintracciato la pirata della strada bloccandola con l’accusa di tentato omicidio.
    La ricostruzione
    Il drammatico episodio si è verificato intorno alle 23 nelle strade del capoluogo piemontese. Secondo quanto emerso, la donna alla guida dell’auto sarebbe l’ex compagna del padre del bambino. L’impatto devastante è avvenuto quando la 24enne si è lanciata a forte velocità con la propria vettura per travolgere l’uomo al culmine di un litigio, finendo però per centrare in pieno il piccolo di 5 anni che si trovava accanto al genitore.
    Subito dopo lo scontro, la 24enne ha premuto sull’acceleratore facendo perdere le proprie tracce nell’oscurità. L’allarme è scattato all’istante e sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 unitamente ai carabinieri del Nucleo Radiomobile.
    La corsa in ospedale
    Il piccolo è stato trasportato d’urgenza in pronto soccorso. I medici gli hanno riscontrato un importante trauma addominale e lo hanno disposto in osservazione: le sue condizioni restano delicate, ma fortunatamente i primi accertamenti escludono il pericolo di vita.
    Nel frattempo, i militari dell’Arma hanno fatto scattare una serrata caccia all’auto in tutta la zona. L’inseguimento si è concluso a poca distanza dal luogo dell’investimento, dove i carabinieri sono riusciti a intercettare e sbarrare la strada alla conducente. Per la donna sono scattate le manette con le pesanti accuse di tentato omicidio e lesioni personali aggravate. Gli inquirenti proseguono gli accertamenti per delineare con precisione i contorni e i motivi della vicenda.

  • Frattura cervicale e paralisi a 5 anni: torna a camminare dopo il miracolo al Gaslini

    Ultima Ora – Un’improvvisa paralisi dopo lo schianto in auto, la corsa disperata in elicottero e una diagnosi che lasciava speranze quasi nulle: la piccola G.F., appena 5 anni, rischiava di rimanere immobile per sempre. Ma quello che sembrava un verdetto irreversibile si è trasformato in un capolavoro della medicina pediatrica grazie a un delicatissimo intervento multidisciplinare e alla camera iperbarica dell’Ospedale Gaslini di Genova.
    Miracolo al Gaslini
    Lo scorso giugno G.F., bambina di 5 anni, è arrivata in elicottero da un’altra regione all’Istituto Giannina Gaslini, dopo un gravissimo incidente stradale nel quale era rimasta coinvolta insieme alla madre.
    La frattura altamente instabile della seconda vertebra cervicale e la grave lesione del midollo spinale le avevano causato una tetraparesi, compromettendo quasi completamente il movimento degli arti. Da quel momento è iniziato un complesso percorso multidisciplinare che ha coinvolto l’équipe di Neurochirurgia, diretta da Gianluca Piatelli, l’équipe di Terapia Intensiva, diretta da Andrea Moscatelli, il team di Ortopedia, diretto da Federico Canavese, e l’équipe della Medicina Fisica e Riabilitazione, diretta da Chiara Tacchino, in coordinamento con il Centro di Ossigenoterapia Iperbarica dell’Ospedale Policlinico San Martino, diretto da Paola Salvetti.
    Oggi G.F. cammina autonomamente e ha recuperato quasi completamente i movimenti degli arti superiori. Dopo tre mesi di cure, può finalmente tornare a casa insieme alla mamma.

    Dalla paralisi improvvisa all’immobilizzazione d’urgenza
    Subito dopo l’incidente, la bambina sembrava stare bene dal punto di vista neurologico: muoveva gli arti e non presentava segni evidenti di paralisi. Dopo alcune ore, però, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente, fino alla perdita quasi completa della capacità di muovere braccia e gambe.
    Gli esami più approfonditi hanno evidenziato quindi una frattura di entrambi i peduncoli della seconda vertebra cervicale (C2), che rendeva la colonna estremamente instabile, e una contusione del midollo spinale associata a un importante edema, esteso fino a C5-C6.
    “Quando è arrivata al Gaslini ci trovavamo davanti a una situazione estremamente grave: non era in gioco soltanto la possibilità di recuperare il movimento, ma la vita stessa della bambina – spiega Gianluca Piatelli, direttore della Neurochirurgia dell’Istituto Gaslini – Qualunque ulteriore disallineamento avrebbe potuto determinare un aggravamento della sofferenza del midollo cervicale, già contuso ed edematoso per diversi livelli. Per questo la prima scelta non è stata quella di procedere immediatamente alla stabilizzazione chirurgica definitiva: abbiamo prima immobilizzato rigidamente il rachide con l’Halo, mettendo il midollo nelle condizioni di non subire ulteriori sollecitazioni. Dopo la progressiva riduzione dell’edema e il miglioramento delle condizioni neurologiche, il 2 luglio le équipe di Neurochirurgia e Ortopedia hanno eseguito l’intervento definitivo di stabilizzazione della colonna, associando innesti ossei estesi fino alla base del cranio per favorire una fusione stabile nel tempo”.
    Terapia intensiva e ossigenoterapia iperbarica
    “Nella fase iniziale ci siamo trovati a gestire una bambina con una grave compromissione neurologica e una lesione cervicale estremamente instabile. Il primo obiettivo è stato evitare che al danno provocato dal trauma si aggiungesse un danno secondario del midollo – spiega Andrea Moscatelli, direttore dell’Emergenza e Accettazione e della Terapia Intensiva del Gaslini – In Terapia Intensiva abbiamo avviato fin dai primi momenti una terapia antiedemigena massimale ed uno stretto monitoraggio emodinamico per ottimizzare la perfusione del midollo. L’edema, infatti, può aggravare la sofferenza di un midollo già danneggiato dal trauma e comprometterne la perfusione. In questa fase è stato inoltre necessario garantire la continuità e la sicurezza dell’assistenza durante i trasferimenti quotidiani al Policlinico San Martino per le sedute di ossigenoterapia iperbarica, effettuati mantenendo la stabilizzazione cervicale con l’Halo”.
    “L’ossigenoterapia iperbarica consiste nella somministrazione di ossigeno a elevata concentrazione all’interno di una camera pressurizzata, aumentando la quantità di ossigeno disponibile nei tessuti – spiega Paola Salvetti, responsabile del Centro di Ossigenoterapia Iperbarica del Policlinico San Martino – In questo caso il trattamento è stato inserito all’interno di una strategia terapeutica complessiva finalizzata a contrastare la sofferenza del midollo traumatizzato. Sono state effettuate circa quindici sedute, con trasferimenti quotidiani della bambina dal Gaslini, in condizioni che richiedevano particolare attenzione proprio per la necessità di mantenere costantemente la stabilizzazione cervicale”.
    La sinergia tra neurochirurgia, ortopedia e riabilitazione
    Fondamentale, durante tutto il percorso, è stata la stretta collaborazione tra Neurochirurgia e Ortopedia pediatrica.
    “In casi complessi come questo Neurochirurgia e Ortopedia devono procedere necessariamente di pari passo – sottolinea Federico Canavese, direttore dell’Ortopedia del Gaslini – Abbiamo lavorato insieme fin dalle prime fasi: ero presente come chirurgo sia durante il posizionamento dell’Halo sia nell’intervento di stabilizzazione vertebrale. In una bambina di cinque anni, inoltre, il nostro lavoro non termina con il buon esito dell’intervento. Il follow-up proseguirà in Neurochirurgia, con il supporto dell’Ortopedia, attraverso controlli periodici fino al termine della crescita, per verificare l’evoluzione della colonna cervicale e il rapporto tra il tratto stabilizzato e i segmenti vertebrali sottostanti, che continueranno a crescere e a mantenere la loro mobilità”.
    Il trattamento riabilitativo, avviato già nelle prime fasi del ricovero, è diventato progressivamente uno degli elementi centrali del percorso.
    “Il programma riabilitativo intensivo multiprofessionale è stato progressivamente modulato in relazione all’evoluzione delle capacità motorie e al raggiungimento degli obiettivi condivisi con la famiglia – spiega Chiara Tacchino, direttrice della Medicina Fisica e Riabilitazione del Gaslini – La costante rivalutazione degli outcome ha documentato, nel corso della degenza, un significativo miglioramento del quadro funzionale, con la riacquisizione del cammino autonomo e il progressivo recupero della funzionalità degli arti superiori, consentendo la ripresa delle autonomie personali e delle sue attività quotidiane”.
    “Questa drammatica storia è anche un esempio concreto del modello di presa in carico del trauma pediatrico del Gaslini – commenta Massimo Nicolò, assessore alla Salute di Regione Liguria – L’Istituto è sede di Trauma Center pediatrico, nel quale competenze diverse — dall’emergenza alla diagnostica per immagini, dalla chirurgia specialistica all’anestesia e rianimazione, fino alla riabilitazione — lavorano in stretta integrazione lungo tutte le fasi del percorso di cura. È proprio questa capacità di mettere rapidamente in rete professionalità differenti che consente di affrontare anche i traumi più complessi, costruendo per ogni bambino un percorso multidisciplinare dalla diagnosi al trattamento e, quando necessario, alla successiva riabilitazione. Il Trauma Center del Gaslini rappresenta il riferimento per la presa in carico dei traumi pediatrici della Liguria e, per le competenze specialistiche e multidisciplinari presenti nell’Istituto, accoglie anche molti bambini provenienti da altre regioni. Una rete di professionisti e servizi nella quale il valore più grande risiede nella capacità delle diverse équipe di lavorare insieme intorno al bambino e alla sua famiglia”.
     

  • Addio a Luca Turi, le sue immagini dello sbarco della Vlora fecero il giro del mondo

    Ultima Ora – È morto Luca Turi, storico fotoreporter barese, autore di alcune delle immagini diventate simbolo dello sbarco della nave Vlora nel porto di Bari l’8 agosto 1991, con circa 20mila cittadini albanesi a bordo.
    A esprimere il cordoglio della città è il sindaco Vito Leccese, che lo ricorda come “un testimone autentico della storia recente di Bari e della Puglia”.
    Il legame con l’Albania
    Turi – che aveva 82 anni – aveva legato una parte rilevante della sua carriera proprio all’Albania. Nel 1991, pochi mesi prima dell’arrivo della Vlora, era stato inviato dall’Associated Press a Durazzo. Negli anni successivi continuò a documentare il Paese, dalla fase successiva alla caduta del regime comunista alle rivolte e alla crisi finanziaria del 1997.
     

     
    Le fotografie che fecero il giro del mondo
    Alcune delle sue fotografie dello sbarco di Bari furono diffuse dall’Associated Press e fecero il giro del mondo. Quel lungo lavoro è confluito anche nel volume “La memoria del vento. 50 anni di Albania nel racconto fotografico di Luca Turi”, curato dalla giornalista Carmela Formicola e composto da oltre cento fotografie dedicate alla storia albanese e ai rapporti con la Puglia.
     

     
    I riconoscimenti ricevuti
    Nel 2018 Turi aveva ricevuto la cittadinanza onoraria di Durazzo e nel 2020 era diventato anche cittadino albanese.
    Il cordoglio del sindaco Leccese
    “Con la scomparsa di Luca Turi la nostra comunità perde un grande fotografo e un testimone autentico della storia recente di Bari e della Puglia”, afferma  Leccese. “Con la sua inseparabile macchina fotografica, sempre presente là dove la cronaca si faceva storia, ha raccontato le trasformazioni, i drammi e le speranze del nostro territorio”.
    L’eredità delle immagini della Vlora
    Il sindaco richiama in particolare le immagini della Vlora, che “hanno immortalato una grande tragedia umana consacrando Bari come città aperta sul Mediterraneo”, e le numerose inchieste realizzate sul campo. “Il suo sguardo rimarrà per sempre parte integrante dell’identità e del patrimonio civile della nostra città”, conclude Leccese.
     
     

  • Giallo nel Lodigiano, trovato morto un 15enne vicino a un traliccio dell’alta tensione

    Ultima Ora – Un ragazzo di 15 anni è stato trovato morto vicino a un traliccio dell’alta tensione a Cascina Bottedo, in una zona agricola nel Lodigiano.
    Le indagini
    Sono in corso gli accertamenti della Procura di Lodi per chiarire esattamente le cause del decesso. Sul posto sono interventi i vigili del Fuoco e gli agenti della Polizia di Stato. 

  • Messina, avvocato aggredito con l’acido da una cliente

    Ultima Ora – Un avvocato di 58 anni è arrivato ieri sera al Pronto soccorso del Policlinico di Messina con gravi ustioni da acido.
    L’avvocato e l’aggressione con l’acido
    Il professionista ha raccontato di essere stato aggredito per strada da una sua cliente, che gli avrebbe versato addosso la sostanza corrosiva. L’uomo ha riportato ustioni profonde su circa il 20% del corpo, in particolare al volto, al torace e all’addome.
    Il trasferimento a Catania
    Dopo aver ricevuto le prime cure a Messina, il 58enne è stato trasferito al Centro grandi ustionati di Catania, dove si trova ricoverato nel reparto di Terapia intensiva. La sua prognosi resta riservata, ma non è in pericolo di vita.
    Le indagini della Compagnia Sud
    Sulla vicenda e sulle cause dell’aggressione – compresa l’ipotesi di una precedente lite – indagano i carabinieri della Compagnia Sud, attualmente al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e rintracciare la donna.

  • Omicidio Garlasco, le indagini bis al rush finale e i rebus sulla ‘fase due’

    Ultima Ora – “E’ un momento importante e delicato, bisogna mantenere riservatezza ed evitare indiscrezioni” dice all’Ultima Ora Ugo Ricci, genetista e consulente della difesa di Alberto Stasi. L’attesa è tutta per lunedì quando, salvo sorprese, la Procura di Pavia scoprirà le ultime carte dell’inchiesta che sta mettendo in discussione dall’inizio del 2024 la condanna di Alberto Stasi ipotizzando che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio.
    Omicidio di Garlasco, sale l’attesa per lunedì 
    Col secondo avviso di chiusura delle indagini dopo quello di maggio i magistrati guidati da Fabio Napoleone metteranno un punto e si sveleranno i contenuti delle ultime consulenze. Tra queste ci sono lo studio di Carlo Previderé sul dna sulle unghie della vittima dopo le osservazioni della difesa alla sua riconducibilità alla linea paterna di Sempio, quella integrativa sulle misurazioni antropometriche di Sempio, firmata da Cristina Cattaneo, e la consulenze sulle impronte a pallini, da sempre considerate la ‘firma’ del killer sul pavimento della villetta, affidata a Giampaolo Iuliano e a Nicola Caprioli.
    I dubbi sulla fase due 
    In dubbio invece il deposito del dossier assegnato allo psichiatra Roberto Catanesi che potrebbe non essere stato in grado di trovare spunti sufficienti dopo che Sempio si è rifiutato di sottoporsi alla consulenza psichiatrica e personologica disposta dalla Procura.
    La testimonianza di Luciano Garofano 
    Tutto questo materiale d’indagine, comprensivo anche di altri accertamenti, unito a quello acquisito dopo la ‘fase 1’ fonderà la base per chiedere di processare l’indagato. Non è ancora chiaro in quale contesto rientri la testimonianza di ieri dell’ex comandante del Ris Luciano Garofano che si occupò delle indagini nel 2007.

    La complessità dal caso Garlasco 
    Alla conclusione dell’indagine segue di solito in breve tempo, dopo i 20 giorni lasciati alle parti per replicare, il rinvio a giudizio e quindi la fissazione dell’udienza preliminare. Il caso Garlasco è però molto particolare perché c’è la sentenza definitiva di condanna a carico di Stasi in contemporanea alla possibilità che si possa arrivare allo stesso verdetto per Sempio.
    Non essendo stato ipotizzato un concorso tra i due, potrebbero esserci due sentenze in conflitto, una coesistenza che non è ‘tollerabile’ né dal punto di vista logico né giuridico. A questo punto, Pavia potrebbe prendersi un tempo non breve prima di arrivare a chiedere di processare Sempio augurandosi che, nel frattempo, la Procura Generale di Milano accolga la sua sollecitazione a presentare un’istanza di revisione del processo Stasi a Brescia.
    Anche perché se dovesse chiedere il rinvio a giudizio con molta probabilità il giudice per l’udienza preliminare di Pavia sospenderebbe l’udienza in attesa che si chiariscano le cose. In altre parole presentarsi davanti a un giudice senza che la Procura Generale abbia fatto propri i dubbi sulla colpevolezza di Stasi significherebbe andarsi a infilare in una situazione molto rischiosa.
    Il commento dell’avvocato Steccanella 
    “Non credo che la Procura di Pavia voglia rischiare di arrivare a una situazione di due possibili sentenze in conflitto – spiega all’Ultima Ora l’esperto avvocato Davide Steccanella che segue la vicenda nelle vesti di opinionista -. Non è mai successo nel nostro Paese. In un caso del genere in linea teorica sarebbe sollevato un conflitto alla Cassazione, ma è un’ipotesi sulla carta, non ci si arriverà”. 
    La memoria di 100 pagine dei pm di Pavia 
    L’11 maggio scorso la procuratrice Francesca Nanni aveva fatto sapere di avere ricevuto una memoria di cento pagine dai colleghi pavesi e disse che l’avrebbe letta e analizzata con attenzione. Un lavoro non facile quello di addentrarsi in due decenni di indagini con molti errori e sentenze contrastanti.
    La sentenza della Cassazione su Stasi 
    Ed è per questo che le toghe pavesi starebbero lavorando per mettere in dubbio gli indizi indicati dalla Cassazione come “gravi” che hanno portato ai 16 anni di carcere per Stasi. Sembra che l’attenzione sia puntata sull’indizio della “notevole quantità di dna della vittima” sui pedali della bicicletta Umberto Dei nella disponibilità di Stasi.
    Il colpo di scena dell’appello bis 
    Uno dei colpi di scena dell’appello-bis quando emerse la possibilità che l’imputato avesse scambiato i pedali della Umberto Dei con quelli della bicicletta nera da donna vista dalla vicina di casa dei Poggi in un orario compatibile col delitto. “Non so nulla di questo – afferma Amando Palmegiani, consulente del team Sempio -. Mi sembra però che più che cercare prove su Sempio si stia cercando di eliminare quelle pregresse su Stasi”. 
     

  • Muore travolto da un treno della metro B a Roma alla Stazione Garbatella

    Ultima Ora – Un uomo è morto investito da un treno della metro B alla Stazione Garbatella, direzione Rebibbia.
    Sul posto poco prima delle 10 sono intervenuti i vigili del fuoco con un carro sollevamenti ma l’uomo è stato estratto privo di vita. Il decesso è stato constatato sul posto dal personale sanitario del 118. Sul luogo dell’intervento anche le forze dell’ordine, impegnate ad accertare la dinamica dell’accaduto. Al vaglio degli inquirenti l’ipotesi del suicidio.

  • Etna, nuova emissione di cenere lavica: voli sospesi a Catania

    Ultima Ora – Stop ai voli su Catania in seguito alle attività vulcaniche dell’Etna e alle condizioni meteorologiche. Le attività di volo in arrivo presso lo scalo di Fontanarossa sono state sospese e sono state disposte limitazioni temporanee al numero di partenze, fino alle ore 16 di oggi. L’Ingv aveva emesso un avviso di allerta rossa, per nuova emissione di cenere e nube vulcanica di 4 chilometri. 
    Catania, avviso di allerta rossa per l’attività vulcanica dell’Etna
    Diversi voli con destinazione l’aeroporto di Catania, sono stati deviati sullo scalo Falcone-Borsellino di Palermo a causa dell’emergenza Etna che sta limitando l’operatività a Fontanarossa, con il contingentamento in particolare degli atterraggi. I canali social dello scalo del capoluogo siciliano informano che qui sono stati dirottati numerosi aerei.

    Molti voli sono stati dirottati su Palermo 
    Diversi voli con destinazione l’aeroporto di Catania, sono stati deviati sullo scalo Falcone-Borsellino di Palermo a causa dell’emergenza Etna che sta limitando l’operatività a Fontanarossa, con il contingentamento in particolare degli atterraggi. I canali social dello scalo del capoluogo siciliano informano che qui sono stati dirottati numerosi aerei.
    Le nuova emissione di cenere lavica dell’Etna 
    Oggi si è registrata una nuova emissione di cenere in corso sull’Etna, con un’altezza della nube vulcanica stimata in 4 chilometri. La nube vulcanica si sposta verso sud, rileva il bollettino Vona per l’aviazione emesso dall’Ingv, che certifica un livello di allerta rosso. La nube si sposta in direzione Sud, quindi verso l’aeroporto. Il fenomeno è osservato tramite telecamere di sorveglianza nel visibile e nell’infrarosso termico.
     

  • Lettonia, incidente per 4 militari italiani durante un’esercitazione

    Ultima Ora – Nel tardo pomeriggio di oggi, nel corso di un’esercitazione a fuoco presso l’area addestrativa di Adazi, in Lettonia, si è verificato un incidente che ha coinvolto quattro militari italiani dell’Esercito, appartenenti all’11 Reggimento Bersaglieri, impegnati nell’ambito della missione NATO Forward Land Forces (FLF) in Lettonia.
    Per cause attualmente in corso di accertamento, spiega il ministero della Difesa, durante l’esercitazione si è verificato un incidente con un’arma da fuoco non automatizzata installata su un veicolo militare italiano. I colpi esplosi hanno raggiunto un altro veicolo militare italiano sul quale si trovavano i quattro militari coinvolti. I quattro militari sono stati immediatamente soccorsi e trasferiti presso una struttura sanitaria di Riga, dove sono attualmente sottoposti alle cure e agli accertamenti necessari. Secondo le informazioni attualmente disponibili, uno dei quattro militari presenta condizioni più serie. Nessuno dei militari risulta, al momento, in pericolo di vita.
    Le verifiche della Difesa
    “Sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie – si legge sul profilo X della Difesa – per accertare le cause e ricostruire la dinamica dell’accaduto. I familiari sono stati informati”.
    Il ministro Guido Crosetto è costantemente informato dal capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, e dal comandante del COVI, generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, sulle condizioni dei quattro militari e sugli sviluppi degli accertamenti in corso. “Il ministro, i vertici militari e la Difesa tutta sono vicini ai propri commilitoni feriti ed alle loro famiglie con l’augurio di una pronta guarigione”.

  • Lamezia Terme, a scuola con il coltello: minorenne indagato

    Ultima Ora – Saranno gli accertamenti tecnici disposti sul cellulare del quattordicenne di Lamezia Terme, che aveva nascosto un coltello a scuola con cui pensava di colpire l’insegnante, a fornire possibili elementi utili sulla vicenda.
    Il movente sarebbe da ricercare nella bocciatura a cui lo studente dell’Istituto Comprensivo era stato sottoposto, ritenendo che tale risultato fosse da addebitare proprio a una delle insegnanti.
    L’analisi delle chat su Telegram
    I carabinieri hanno sequestrato sia il telefono del giovane che alcuni indumenti, ritenendo di poter individuare elementi utili alle indagini. D’altronde, il minore avrebbe utilizzato una chat Telegram per informare alcuni coetanei della sua decisione. Proprio questo ha fatto scattare l’allarme, portando i militari dell’Arma a effettuare prima una perquisizione a casa e poi a scuola, dove il coltello è stato rinvenuto in un bagno dell’istituto. Per il giovane è scattata la denuncia nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura per i minorenni di Catanzaro, diretta da Michele Sessa. 

  • Lo spettacolo dell’Etna con il suo ‘pennacchio’ bruno-rossiccio: perché il vulcano rimane instabile?

    Ultima Ora – Da alcune settimane il Cratere di NordEst (Cne) dell’Etna emette discontinuamente un pennacchio gassoso caratterizzato da un’elevata concentrazione di particolato fine con tonalità bruno-rossicce, che il 24 settembre ha assunto dimensioni molto evidenti. Tale fenomeno, spiega uno studio dell’Ingv, si colloca nella fase post-eruttiva successiva all’intensa attività di luglio e agosto 2026, durante la quale il Cratere Voragine ha prodotto esplosioni frequenti e colate laviche alimentate anche da un sistema di fessure laterali che si è propagato verso la Valle del Bove fino a circa 1.900 metri di quota.
    La cenere marrone rossastra viene fuori dal Cratere di Nord-Est dell’Etna e sembra diventare sempre più rossa: il cratere si sta liberando del materiale che nei mesi scorsi il cratere Voragine gli ha fatto ingoiare. Solo che non è più lava, ma polvere di roccia fortemente alterata, trasformata in argilla dai gas e fluidi estremamente acidi e trascinata dal costante di getto di gas che passa per il condotto.
    Il percorso del flusso lavico
    Durante la fase eruttiva, spiega il vulcanologo Marco Neri, una parte delle lave emesse dalla Voragine dell’Etna è defluita per diversi giorni all’interno del condotto del Cne, senza tuttavia riuscire a colmarlo: “Il flusso lavico ha rivestito le pareti interne del condotto con scorie, vetri vulcanici e materiale ossidato, generando un accumulo di prodotti incoerenti e facilmente rimobilizzabili”. Il flusso lavico è rimasto attivo fino al 19 agosto, per poi cessare e transitare in raffreddamento. Il ribassamento del settore settentrionale del cono piroclastico ha generato un graben nel quale si è impostata una fessura eruttiva. La lava fuoriusciva dalla fessura fluendo direttamente nel Cratere di NordEst, scomparendo nel suo condotto senza mai riempirlo. A partire dal 24-25 agosto, il tremore vulcanico ha mostrato un decremento significativo, con un abbassamento dei centroidi localizzati tra i crateri Voragine e Cne, che si sono spostati a quote comprese tra 1.800 e 3.000 metri. 
    Perché il colore brunorossiccio
    Il magma traboccato dalla Voragine è defluito nel condotto del Cratere Nord-Est dell’Etna; il successivo abbassamento della colonna magmatica ha favorito la rimobilizzazione di materiale fine e l’emissione di un pennacchio bruno-rossiccio. La colorazione bruno-rossiccia del pennacchio è attribuibile alla presenza di particelle solide fortemente alterate chimicamente, ricche in ossidi di ferro e frammenti vetrosi deteriorati. Si tratta presumibilmente di residui delle colate e delle scorie accumulate nel condotto del Cne durante le recenti fasi eruttive, e non della frammentazione di nuovo magma. Tali materiali lavici, rileva lo studio dell’Ingv, sono stati esposti a gas magmatici fortemente corrosivi perché ricchi in anidride solforosa, acido cloridrico e acido fluoridrico. Questi gas sono presenti nel pennacchio emesso dal Cne in forti concentrazioni e sono in grado di accelerare il naturale processo di alterazione chimico-fisica delle rocce laviche, determinando la loro ‘argillificazione’ (trasformazione in argilla) in tempi estremamente brevi.
    La fase di ‘svuotamento’
    Il fenomeno è coerente con una fase di ‘svuotamento’ del sistema di conduzione, caratterizzata da una riduzione della pressione interna e da processi di erosione e pulizia delle pareti del condotto. In sintesi, il pennacchio bruno-rossiccio attualmente emesso dal Cratere di NordEst rappresenta un segnale di rimobilizzazione meccanica di materiale solido preesistente nel condotto, favorito dall’abbassamento della colonna magmatica e dalla conseguente diminuzione della spinta magmatica. Tale comportamento è tipico delle fasi post-eruttive in cui il vulcano passa da un regime di alimentazione sostenuta a un regime di degassamento residuo.
    Non si può, tuttavia, escludere che questa fase di ‘pulizia’ del condotto “possa costituire una transizione: da un lato segna la conclusione dell’attività eruttiva precedente, dall’altro potrebbe rappresentare il preludio a una successiva fase di attività, qualora il sistema magmatico dovesse nuovamente pressurizzarsi”. Nelle prime settimane di settembre si è riattivato il cratere a pozzo ubicato nella parte occidentale della Bocca Nuova che ha alternato modeste attività stromboliane, in particolare tra il 15 e il 18 settembre, con discontinue emissioni di cenere.
    La ‘riorganizzazione interna’ del vulcano
    Nel complesso, il quadro osservato suggerisce, conclude l’Ingv, che il sistema sommitale dell’Etna stia attraversando una fase di riorganizzazione interna, in cui processi di degassamento residuo, “rimobilizzazione di materiali incoerenti e modeste attività esplosive si manifestano in modo alternato nei diversi crateri attivi”. La ripresa dell’attività nel cratere a pozzo della Bocca Nuova, con sporadiche emissioni di cenere e brevi fasi stromboliane, si inserisce in questo contesto di dinamica vulcanica a bassa energia, indicando che il vulcano “rimane in uno stato di instabilità moderata che richiede un monitoraggio particolarmente attento e continuo”.

  • Torino, è ‘giallo’ sul cadavere fatto a pezzi in un appartamento

    Ultima Ora – Sarebbe stato ucciso a bastonate e coltellate e poi fatto a pezzi l’uomo, sulla quarantina, ritrovato morto in un appartamento di proprietà una donna in via Gulli 46, nel quartiere Borgo Vittoria a Torino. Sul posto è intervenuta la squadra mobile, che ha riscontrato sul corpo della vittima diversi segni di violenza.
    Le indagini
    Gli investigatori, che indagano per omicidio, stanno sentendo una serie di persone informate sui fatti. 

  • Lecce, bambino di 6 anni con un coltello di 13 centimetri nello zaino

    Ultima Ora – Un coltello con una lama lunga 13 centimetri è stato trovato nello zaino di un alunno di 6 anni, iscritto alla seconda classe di una scuola elementare di un istituto comprensivo del Nord Salento, a Trepuzzi (Lecce). La scoperta è avvenuta nella mattinata di giovedì, durante le attività didattiche, quando un insegnante si è accorto della presenza dell’arma e ha immediatamente informato la dirigenza scolastica.
    Convocati i genitori per capire le ragioni del coltello a scuola
    La scuola, a tutela del minore e degli altri alunni, ha attivato le procedure previste per situazioni di questo tipo e ha convocato con urgenza i genitori del bambino per un colloquio, con l’obiettivo di ricostruire le circostanze che hanno portato il coltello all’interno dell’istituto.

    Della vicenda sono stati informati anche i servizi sociali del Comune, chiamati ad approfondire la situazione familiare del minore e a valutare eventuali interventi a sua tutela. Informati dell’accaduto anche i carabinieri della locale stazione, che stanno effettuando gli accertamenti di competenza. L’istituto e il Comune hanno mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda, anche in considerazione della giovane età del bambino.

     
     
     

  • Alla guida di un’auto rubata, 15enne arrestato dopo un inseguimento sulla E45

    Ultima Ora – Sfreccia a tutta velocità sulla E45 alla guida di un’auto rubata: intercettato dai carabinieri, tenta la fuga provocando un incidente e, una volta fermato, aggredisce i militari procurando loro delle lesioni.
    Dovrà rispondere di ricettazione, violenza e resistenza a pubblico ufficiale un 15enne arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Città di Castello, in provincia di Perugia.
    L’inseguimento e l’incidente sulla E45
    E’ stato un equipaggio del Nucleo radiomobile, in transito sulla statale in direzione sud verso il capoluogo umbro, a intimare l’alt a una Land Rover Vogue che procedeva a velocità sostenuta. Il conducente, alla vista dei militari, ha proseguito la propria corsa mettendo a rischio la sicurezza degli altri utenti della strada.
    Durante la fuga, ha speronato un’Audi A3 condotta da una giovane, che fortunatamente non ha riportato ferite. Poco dopo, all’uscita dallo svincolo di Umbertide, il fuggitivo è stato bloccato dai militari opponendo loro una strenua resistenza, prima di essere immobilizzato.
    L’auto rubata e il materiale sequestrato
    Le prime verifiche hanno confermato che il veicolo era stato rubato in un autosalone di Ravenna. La targa è risultata essere stata applicata su quella originale con un adesivo. Durante il controllo i carabinieri hanno rinvenuto nella disponibilità del ragazzo, risultato avere diversi precedenti di polizia, un flessibile a batteria, numerosi adesivi riproducenti targhe automobilistiche e un telefono cellulare. 
    Attualmente, in collaborazione con il Nucleo investigativo del Comando provinciale di Perugia sono in corso accertamenti volti all’identificazione di eventuali complici. Su disposizione della Procura per i minorenni di Perugia il 15enne è stato trasferito nell’Istituto penale per i minorenni di Firenze. 

  • Caltanissetta, parla il papà delle sorelline: “È un’ingiustizia, rivoglio i miei figli”

    Ultima Ora – “È orrendo quello che sto subendo, un’ingiustizia impressionante. Devono ridarmi i miei figli. Li amo da morire”. A parlare è Alessandro Costanza, il padre delle due sorelline di San Cataldo (Caltanissetta) sparite la sera di venerdì 18 settembre e ritrovate l’indomani pomeriggio all’interno di un negozio che vende articoli cinesi, in corso Vittorio Emanuele, poco distante dalla loro abitazione.
    In lui c’è tanta rabbia e disperazione dopo che i suoi sei figlioletti, tre maschi e tre femmine di età compresa tra i 5 e i 13 anni, sono stati portati in una comunità a Serradifalco. La vicenda è al vaglio del Tribunale per i minorenni di Caltanissetta.
    La challenge sui social
    Le indagini della Procura di Caltanissetta hanno chiarito che si è trattato di una challenge sui social e adesso il caso va verso l’archiviazione. “Su di me – dice Costanza – è stato buttato tanto fango, ma io li adoro. Li amo con tutto me stesso e li rivoglio a casa. Li ho cresciuti in maniera sana e pulita e mi sono sempre comportato bene. Dopo la separazione dalla mia ex moglie, recentemente ho ottenuto l’affidamento esclusivo grazie anche ai servizi sociali, gli stessi che ora hanno deciso per l’allontanamento. Ho dimostrato che anche da solo e con l’aiuto delle baby-sitter, riesco a crescerli e a prendermi cura di loro”.
    Il papà delle sorelline: “Continuerò a lottare per riavere i miei figli”
    Costanza spiega anche di non averli ancora visti: “Li incontrerò oggi pomeriggio (venerdì 25 settembre, ndr), ma solo per un’ora. Li hanno strappati a me, ai loro affetti, alla loro casa, ai loro amici. Quello che sta succedendo è uno scempio. Mi atterrò alle leggi, ma non è giusto quello che sta succedendo”. Il papà delle due sorelline spiega anche perché non è andato subito in caserma a denunciare la scomparsa delle figlie: “Ero terrorizzato quella sera. Non volevo creare allarmismo. Le ho cercate per tutta la notte. Dovrebbero comprendere il mio stato d’animo. Per via di una bravata non possono togliermi tutti i miei figlioletti. Li controllo sempre, sono un padre affettuoso e premuroso. Solo i tre figli più grandi hanno il cellulare. Sapevo quali video guardavano, sono video che guardano tutti gli adolescenti. Non ho nulla da nascondere e continuerò nella mia battaglia affinché i miei figli possano ritornare al più presto da me”. 

  • Musica e riscatto al Bollate Live Show: i giovani detenuti portano sul palco l’album “30 OP”

    Ultima Ora – Un modo per descrivere il mondo intorno a sé, mettersi a nudo, scoprire una passione, ma anche cambiare traiettoria e non ripetere gli stessi errori. È quello che succede nel carcere di Bollate, a Milano, dove la musica diventa riscatto.
    Il debutto di “30 OP” e il Bollate Live Show
    I giovani detenuti hanno presentato dal vivo il loro nuovo progetto, “30 OP”. Prodotto nello studio di registrazione interno alla struttura, l’album è uscito il 24 settembre su tutte le piattaforme digitali per Attitude Recordz, con distribuzione Altafonte Italia. Non solo la celebrazione di un percorso, ma uno show a tutti gli effetti, dove non sono mancati i grandi nomi della scena street italiana. Durante la serata, infatti, artisti rap del calibro di Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson hanno accompagnato i ragazzi sul palco, esibendosi con i loro grandi successi.
    Il laboratorio musicale nel Reparto Giovani
    Un progetto ricco di cuore, nato nello studio di registrazione del Reparto Giovani Adulti della Seconda Casa di Reclusione di Milano Bollate e sviluppato dai detenuti del Quarto Reparto attraverso un laboratorio artistico-musicale rap attivo dal 2022.
    “30 OP” è un album importante, che segna il secondo progetto discografico realizzato all’interno dell’istituto penitenziario e che è stato presentato durante il Bollate Live Show, un evento ospitato nell’area esterna dell’istituto. I 13 brani che lo compongono vedono la luce in un contesto in cui il rap diventa materia viva, capace di responsabilizzare e far collaborare i ragazzi coinvolti, mettendo al centro le loro storie, i vissuti personali e la spinta a credere in un futuro diverso.
     

     
    I partner dell’iniziativa
    La realizzazione del progetto è stata organizzata e finanziata da Me Next Agency, con il supporto della Cooperativa Articolo 3, che promuove il genere rap come forma creativa di espressione di sé e di riscatto sociale. A sostenere l’iniziativa sono stati anche gli stessi Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson.
    Il significato del titolo: da norma a opportunità
    Ma da dove nasce il nome dell’album? Il suo titolo si ispira all’articolo 30 dell’Ordinamento Penitenziario, relativo ai permessi di necessità. Nel percorso del progetto, però, l’acronimo O.P. ha assunto anche, e soprattutto, il significato di “opportunità”.
    “Le canzoni partono dalle esperienze personali degli artisti coinvolti e affrontano anche le conseguenze concrete delle scelte compiute. Il carcere non è un gioco e il mito del gangster non coincide con la realtà della detenzione”, afferma Stefano Aschieri (Stelo), produttore esecutivo di “30 OP”. “I brani raccontano il peso delle decisioni, la solitudine e le difficoltà che possono accompagnare una persona anche dopo la fine della pena, ma soprattutto parlano della possibilità di acquisire consapevolezza, sviluppare nuovi strumenti e immaginare una direzione diversa.”
     

  • “Stop alle imitazioni”: gli Oscar della Pizza cambiano nome e lanciano i Pizza Maxima 2026

    Ultima Ora – Il settore dell’arte bianca italiana è in fermento, stanno per riaccendersi i riflettori sugli Oscar della pizza made in Italy organizzati da E20-Events Factory e RistorAgency, con il patrocinio della Presidenza della Regione Lazio e dell’Assessorato ai Grandi eventi del Comune di Roma, e con il supporto di Mulino Caputo, Latteria Sorrentina, Rega Pomodori, Italforni, Olio Basso, Fritti Gourmet, Goeldlin Collection e della Rds Roma. Appuntamento lunedì 28 a Spazio Novecento, a Roma, dalle 11 alle 21, dove i più autorevoli maestri dell’arte bianca di tutte le regioni dello Stivale si riuniranno per una giornata riservata a pizzaioli, professionisti e stampa di settore, interamente dedicata alla pizza, che, più di tutti, porta alta la bandiera dell’eccellenza gastronomica italiana nel mondo.
    Saranno premiate le “migliori 20 pizzerie regionali” e i “migliori professionisti” di 4 categorie: Miglior Pizzaiolo dell’anno, Miglior Pizzaiola dell’anno, Miglior Pizzaiolo Under 35 dell’anno e Miglior Fornaio dell’anno. Inoltre, ben 19 saranno i premi speciali, assegnati secondo criteri specifici: Miglior Pizza Tradizionale, Miglior Pizza Contemporanea, Miglior Pizza Creativa, Miglior Pizza Fritta, Miglior Pizza Romana, Miglior Pizza Margherita, Miglior Pizza Dolce, Miglior Carta delle Pizze, Miglior Carta dei Vini, Miglior Carta dei Fritti, Miglior Carta delle Birre, Miglior Carta dei Cocktails, Miglior Servizio di Sala, Miglior Format, Miglior Catena di Pizzerie, Miglior Nuova Apertura, Miglior Comunicazione, Miglior Pizza al Taglio.
    Il cambio nome: da Pizza Awards a Pizza Maxima 2026
    Fino allo scorso anno l’evento si chiamava Pizza Awards, per il 2026 ha cambiato nome per diventare Pizza Maxima. “Abbiamo deciso di cambiare nome per prendere le distanze dalle diverse imitazioni che negli ultimi anni sono sorte creando confusione tra gli addetti ai lavori – dichiarano i due organizzatori Fabio Carnevali, editore di MangiaeBevi, e Vincenzo Pagano, direttore di ScattidiGusto – Il nostro obiettivo è premiare le eccellenze dell’arte bianca ma anche creare un momento di dibattito e confronto oltre che un’opportunità di business per le aziende del settore. Alla seconda edizione della Pizza Conference avremo i massimi esperti italiani della Pizza, del Marketing e della Comunicazione che si confronteranno sul palco in due differenti aree tematiche Una grande occasione per capire le dinamiche e le tendenze in atto nel settore e per dare valore al proprio business”.
    Il programma: Pizza Conference, lunch e premiazioni
    In occasione di Pizza Maxima 2026 le porte di Spazio Novecento si apriranno alle ore 11 per i relatori della “Pizza Conference” e i partecipanti La Pizza Conference sarà suddivisa in due parti, dalle 11.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 16. In mezzo, un lunch ovviamente a base di pizza, dalle 13 alle 14,30, che vedrà ai forni 5 noti pizzaioli. Dalle 16,30 alle 18,30, invece, i riflettori rivolti alla cerimonia di premiazione, che terminerà con un esclusivo ‘pizza dinner’ e altri 5 pizzaioli di livello nazionale ai forni, collocati sulla terrazza di Spazio Novecento, dove sarà possibile degustare le creazioni dei maestri pizzaioli. All’interno del salone, invece, sarà possibile degustare tanti altri prodotti, come fritti, fiordilatte, formaggi, tartufo, vino, bollicine, birra e caffè.
    I temi dei panel e i pizzaioli ai forni
    La Pizza Conference, come detto, avrà due differenti temi. Si parte alle ore 11,30 con ‘Guide, classifiche, recensioni, social: come si entra, shitstorm e psicologia del rifiuto’. Il panel vedrà come relatori Lorenzo Ruggeri (direttore Il Gambero Rosso), Carlo Passera (responsabile Guida Pizza Identità Golose), Luciano Pignataro (giornalista), Francesca Brunzo (Campionato della pizza), Luca Carta (editore e direttore Pizza Magazine), Gino Sorbillo (pizzaiolo) e Pier Daniele Seu (pizzaiolo).
    Dopo la pausa pranzo, alle ore 14,30 il secondo panel con il tema ‘La pizza d’eccellenza: teoria e prassi’, con relatori Antimo Caputo (Mulino Caputo), Giovanni Amodio (Latteria Sorrentina), Luigi Rega (Rega Pomodori), Fabrizio Basso (Olio Basso), Valentina Borsini (Fritti Gourmet), Massimo Rossini (Italforni), Errico Porzio (pizzaiolo) e Roberto Davanzo (pizzaiolo).
    Ai forni allestiti sulla terrazza di Spazio Novecento si alterneranno 10 pizzaioli. I 5 per il pranzo saranno Francesco Arnesano – Lievito Pizza Pane (Roma); Diego Ciraudo – Die Gustibus (Giffoni Sei Casali – Salerno); Marco D’Elia – Gli Esposito (Salerno); Matteo Lo Iacono – Crunch (Roma) e Davide Ruotolo – Palazzo Petrucci (Napoli). I 5 per la cena saranno Alessandro Negrini – Corporate Chef Italforni; Angelo Pezzella – Pizzeria con cucina (Roma); Mirko Rizzo – L’Elementare (Roma); Cito Tutino – Bro. (Napoli) e Diego Vitagliano – 10 Diego Vitagliano (Napoli).
    Giuria e criteri di valutazione
    A stilare la graduatoria e ad assegnare i vari premi è una giuria composta da circa 200 tra i più autorevoli giornalisti gastronomici del settore, rappresentanti e curatori delle principali guide, direttori e redattori delle testate di settore e responsabili delle pagine dei quotidiani che trattano di gastronomia, con particolari competenze per il mondo della pizza, e inoltre i più importanti esperti di pizza in Italia.
    I parametri di giudizio adottati riguardano l’aspetto esterno della pizza, l’impasto e la tecnica ma anche la personalità, le materie prime utilizzate e la regolarità oltre al rapporto qualità/prezzo e al menu. E ovviamente non ultimi l’ambiente e il servizio di sala. I risultati finali saranno svelati nel corso della cerimonia di premiazione e successivamente comunicati sui canali ufficiali di Pizza Maxima (sito e social) e sui siti dei media partner

  • Incendio in una palazzina a Lucca, due morti e 13 feriti. Evacuata una dozzina di persone

    Ultima Ora – Due persone hanno perso la vita e altre tredici, di cui una in condizioni gravi, sono rimaste ferite in un drammatico incendio scoppiato la scorsa notte in un appartamento a Lucca, nel quartiere di San Vito. Le fiamme si sono sviluppate per cause ancora in corso di accertamento all’interno di una palazzina situata all’angolo tra via Bertini e via Corsica.
    Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, numerosi mezzi del 118 e le forze dell’ordine. Per due persone, purtroppo, non c’è stato nulla da fare: si tratta di Gianluca Del Papa, 65 anni, e Maria Grazia Giorgetti, 73. I due, entrambi lucchesi, convivevano nell’appartamento al pian terreno da cui sono partite le fiamme.
    Il bilancio dell’emergenza
    Tra i tredici feriti, c’è una donna di età compresa tra i 50 e i 60 anni è stata trasportata in codice rosso al pronto soccorso di Lucca e successivamente trasferita all’ospedale Cisanello di Pisa.
    Altre nove persone, tra cui tre bambini, sono state trasportate in codice giallo ai pronto soccorso di Lucca, Versilia e Pisa. Due adulti e un bambino sono invece stati trasferiti in codice verde all’ospedale Cisanello.
    L’intervento dei vigili del fuoco
    L’allarme è scattato intorno alle 23.30 di ieri. Il Comando dei vigili del fuoco di Lucca è intervenuto per un incendio sviluppatosi in un appartamento al piano terra di una palazzina di tre piani nel quartiere San Vito.
    Le tre squadre dei vigili del fuoco intervenute hanno evacuato l’edificio portando fuori una dozzina di persone appartenenti a diversi nuclei familiari, tra cui un neonato, che si erano rifugiati sui balconi in attesa dei soccorsi. Nel frattempo, era stato domato il vasto incendio nell’appartamento al piano terra.
    Al termine delle operazioni di spegnimento sono stati rinvenuti i corpi senza vita di due persone.
    Assistenza alle famiglie evacuate
    Sul posto è inoltre intervenuto personale del 118 e Polizia di Stato, mentre il Comune di Lucca si è attivato per trovare una sistemazione provvisoria ai residenti per via della provvisoria non fruibilità dell’edificio.   
    Il messaggio del sindaco
    Il sindaco di Lucca, Mario Pardini, ha definito il bilancio dell’incendio «drammatico» e ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime.
    «Due persone hanno perso la vita. Alle loro famiglie e ai loro cari rivolgo il mio pensiero in questo momento di profondo dolore. Alla donna trasferita in codice rosso presso l’ospedale di Pisa e a tutti i feriti, compresi i bambini coinvolti, rivolgo l’augurio di una pronta guarigione», ha dichiarato il primo cittadino.
    Pardini ha inoltre sottolineato che i Servizi Sociali del Comune si sono attivati immediatamente per fornire supporto alle famiglie evacuate e ha ringraziato “per la tempestività e la professionalità i Vigili del Fuoco intervenuti sul posto, il personale del 118 Alta Toscana che ha coordinato l’emergenza, la centrale 118 Livorno-Pisa, l’automedica di Lucca, gli equipaggi della Misericordia di Montecarlo, della Croce Verde di Lucca, di Misericordia, Anpas e Croce Rossa Italiana di Lucca e della Versilia, le Forze dell’Ordine, la nostra Protezione Civile oltre al Coordinamento Regionale Maxi Emergenze e all’Elisoccorso che sono stati allertati. In tutto sono stati impiegati nove mezzi di soccorso. Il loro intervento ha consentito di affrontare e gestire una situazione estremamente complessa”.
     

     

  • Scoperta in Italia una rete di suprematisti e neonazisti minorenni

    Ultima Ora – Scoperta in Italia una rete di suprematisti e neonazisti presente su vari social media. Sono state eseguite 17 perquisizioni nei confronti di altrettanti soggetti responsabili di istigazione a delinquere, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, addestramento ad attività con finalità di terrorismo. 
    All’operazione hanno partecipato la Digos di Verona, coordinata dalla Direzione centrale della polizia di Prevenzione e con l’ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento e i militari del ROS, coadiuvato in fase esecutiva dai Carabinieri comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento, su delega delle Procure di Roma (Ordinaria e Minorenni) e Venezia.

    Due i gruppi individuate nelle indagini su suprematisti e neonazisti
    Le attività di indagine, avviate dalla Digos e dal Ros, sul monitoraggio on-line riconducibile all’area accelerazionista, suprematista e neonazista hanno permesso di individuare gli indagati quali partecipanti a due specifici gruppi al cui interno i partecipanti: riproponevano documenti/manifesti dei principali attentatori suprematisti degli ultimi anni, in cui sono descritte minuziosamente le stragi compiute e le armi utilizzate; pubblicavano video di noti terroristi, tra cui Brenton Tarrant, esaltandone le gesta senza censura; fomentavano l’odio mediante la propaganda di idee fondate sul razzismo, antisemitismo, discriminazione di genere, neonazismo; esaltavano la figura di Adolf Hitler, delle SS, del fascismo e dei principali simboli suprematisti; effettuavano attività di gaming online ove venivano riproposte virtualmente scene di violenza e uccisione di minoranze etniche; fornivano, in alcuni casi, chiare e precise istruzioni per la fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali, nonché per il “corretto” utilizzo di tali congegni al fine di aumentarne l’effetto letale; di addestramento, uso e maneggio di armi bianche e da fuoco.
    Chat del Nuovo Ordine Europeo
    In particolare, alcuni indagati hanno partecipato attivamente al gruppo di un noto social network privato, denominato Chat del Nuovo Ordine Europeo, attraverso il quale venivano postati e condivisi numerosi video, immagini e documenti riconducibili alla divulgazione di tematiche di propaganda dell’ideologia nazista, suprematista della razza bianca, di incitamento all’odio contro gli ebrei e negazione dell’Olocausto. Inoltre venivano condivisi manifesti pubblicati dai principali attentatori suprematisti e manuali di fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali.
    Ad altri indagati, invece, si contesta la partecipazione al gruppo del medesimo social F.F.I (Fronte Fascista Italiano) ove venivano condivisi messaggi e post razzisti, di incitamento all’odio contro gli ebrei, i neri, gli omosessuali, di negazione dell’Olocausto, video di esecuzioni sommarie e massacri contro minoranze etniche, propaganda del gruppo suprematista “The Base”, nonché di manuali di auto addestramento e tecniche di realizzazione di azioni dirette. Le perquisizioni, che hanno riguardato complessivamente 14 minorenni e 3 maggiorenni residenti in più parti d’Italia, hanno consentito di rinvenire e sottoporre a sequestro armi bianche, vessilli e oggettistica che richiama alla simbologia nazista, nonché numerosi device usati per diffondere i messaggi di propaganda.