Categoria: Notizie Italia

Ultime notizie in Italia

  • Ilary Blasi e Bastian Muller giunti a Ravello, vigilia delle nozze nella Città della Musica

    Ultima Ora – Sono arrivati a Ravello a bordo di una Mercedes Classe G grigia con targa tedesca, poco dopo le 18.25, Ilary Blasi e Bastian Muller, che domani, domenica 13 settembre, convoleranno a nozze nella ‘Città della Musica’.
    Assieme a loro una ‘Mercedes Classe A’ guidata da Cristian Totti e con a bordo anche la sorella Chanel. Le due auto si sono fermate a Largo Boccaccio, all’inizio della zona a traffico limitato che conduce nel cuore del centro storico. Ilary e Bastian sono rimasti insieme alla figlia di lei, Isabel Totti, 10 anni.
    La passeggiata in centro e i look informali
    I tre hanno attraversato a piedi il centro storico, mano nella mano, tra gli appostamenti dei paparazzi e gli sguardi dei curiosi che, in maniera composta, hanno salutato la coppia e realizzato foto e video dagli smartphone. Ilary è apparsa sorridente, con un cappello verde dalla lunga visiera a coprirle parzialmente il volto, t-shirt bianca e pantaloni neri larghi. Look informale anche per Muller, con t-shirt bianca e pantaloni al ginocchio. Una tenuta decisamente easy per la coppia alla vigilia del grande giorno.
    Le nozze e il ricevimento a Villa Cimbrone
    Dopo avere attraversato il centro storico, Ilary e Bastian si sono portati direttamente a Villa Cimbrone, dove trascorreranno la notte e dove soggiorneranno anche domani dopo il banchetto nuziale. Il ricevimento si svolgerà infatti nel parco della villa, uno degli angoli più suggestivi della Costiera, un vero e proprio eremo sospeso tra cielo e mare.
    Il matrimonio civile sarà celebrato domani, 13 settembre, al Comune di Ravello. Una cerimonia blindata, sulla quale continua a essere mantenuto il massimo riserbo, prima del ricevimento a Villa Cimbrone con gli invitati della coppia la maggior parte dei quali giungeranno a Ravello nella tarda mattinata di domani.

  • Per due giorni in Campidoglio la camera ardente di Emma Bonino

    Ultima Ora – Domani e lunedì 14 settembre, i romani potranno dare l’ultimo saluto a Emma Bonino, scomparsa ieri a 78 anni. La camera ardente sarà allestita nella Protomoteca del Campidoglio dalle 12:00 alle 19:00 e lunedì dalle 10:00 alle 19:00. Le esequie di Stato in forma laica, con commemorazione ufficiale, si terranno invece martedì 15 settembre alle ore 12:30, nella sala della Protomoteca del Campidoglio.
    Un omaggio dovuto a una delle personalità politiche più importanti della nostra Repubblica per le battaglie sociali e per i diritti umani che ha combattuto in cinquant’anni di attività e attivismo. La notizia della morte di Emma Bonino ha scosso profondamente non solo l’Italia, ma anche Bruxelles, dove per anni è stata una presenza riconosciuta e rispettata: commissaria europea dal 1995 al 1999 e deputata al Parlamento europeo in più legislature, ruoli che ne hanno segnato l’impegno instancabile per i diritti umani, le libertà civili e la costruzione di un’Europa più forte e più democratica.

    Il ricordo di Roberta Metsola
    La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha ricordato Bonino come una figura che “non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto”, sottolineando che sarà ricordata “in Italia e a Bruxelles, dove ha ricoperto il ruolo di deputata al Parlamento europeo e di Commissaria europea”. “L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza”, ha scritto sui social. Nel pomeriggio anche la Commissione ha ricordato l’ex commissaria con un post sui social in cui ha sottolineato che “la sua eredità è segnata dalla sua dedizione nel rendere il mondo un luogo più giusto e compassionevole”.
    Il cordoglio di Sandro Gozi
    Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal segretario generale del Partito Democratico europeo ed eurodeputato Sandro Gozi, che ha definito Bonino “un’europea appassionata e una paladina instancabile dei diritti umani e delle libertà civili”. Gozi ha ricordato il suo impegno per “un’Europa democratica e federale, abbastanza forte da difendere la libertà e proteggere i diritti civili”, sottolineando che “oggi è un giorno molto triste per l’Europa”.
     

  • Dopo la sentenza della condanna, tenta di uccidere l’ex in aula a Udine

    Ultima Ora – Incredibile episodio al tribunale di Udine. Un uomo, di 40 anni, Agostino Di Novo, militare dell’Esercito, imputato per lesioni ai danni della ex compagna, dopo la lettura del dispositivo di sentenza (condanna a 6 mesi di reclusione con pena sospesa) è saltato addosso alla donna di 35 anni, che era seduta in aula colpendola ripetutamente con un oggetto appuntito, un pezzo di plastica ricavato da un righello. Lo riportano i quotidiani del Gruppo Nem.
    Un carabiniere e un poliziotto, presenti in aula come testi di altro processo, sono riusciti a fermare l’uomo, che è stato arrestato in flagranza di reato. Il pm Giorgio Milillo nei suoi confronti procede per l’ipotesi di reato di tentato omicidio. La donna è stata soccorsa dal personale della Sores e portata in pronto soccorso per ferite al collo e a una gamba. A intervenire è stata anche una dipendente del tribunale che ha allontanato la donna portandola nella camera di consiglio e sbarrando la porta. 

  • Di Battista è in Italia. L’aeroambulanza è atterrata a Ciampino alle 7.30, immediato il tr…

    Ultima Ora – Alessandro Di Battista è in Italia. L’aeroambulanza che ha riportato in Italia l’ex deputato da Cuba è atterrato a Ciampino alle 7.30 dopo uno scalo operativo in Lussemburgo. Immediato, secondo quanto si apprende, il trasferimento in ambulanza al policlinico Gemelli.
    Il volo con l’ex deputato del Movimento 5 Stelle, colpito da un malore lo scorso 28 agosto mentre si trovava sull’isola per girare un documentario per il Fatto Quotidiano, è decollato alle 17, ora italiana, di venerdì 11 settembre. Il protocollo di sicurezza imposto dalle sue condizioni di salute prevedeva un volo (durato 12 ore) a bassa quota, per evitare una eccessiva pressurizzazione, e uno o più scali. 
    “Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora”, si leggeva ieri sul profilo social di Luca Digiuseppe, presidente dell’Associazione Schierarsi, che pubblicava la foto dell’aereoambulanza. “Grazie ancora a tutti i medici cubani che si sono presi cura di Alessandro in queste giornate infinite”.

    Come sta Di Battista
    L’ex deputato era stato ricoverato presso la struttura sanitaria di Santa Clara, a seguito di giorni di intenso mal di testa culminati con la perdita di conoscenza. Dopo i primi accertamenti, i medici avevano autorizzato il suo trasferimento in una struttura de L’Avana per garantire una gestione specialistica dell’intervento chirurgico, che ha costretto l’ex parlamentare a rinviare il rientro in Italia previsto inizialmente per il pomeriggio di venerdì scorso.
    Da volto leader del Movimento 5 Stelle all’impegno da reporter
    Alessandro Di Battista, 48 anni, è stato uno dei volti simbolo del Movimento 5 Stelle, guidato nella prima stagione parlamentare dai fondatori Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Deputato dal 2013 al 2018 e figura di riferimento dell’ala “movimentista”, dopo un primo mandato ha scelto di non ricandidarsi, pur partecipando attivamente alle campagne elettorali successive. La rottura definitiva con il M5S si è consumata nel 2021 in occasione del sostegno dei pentastellati al governo Draghi. Da anni Di Battista si dedica al giornalismo d’inchiesta, firmando reportage per Il Fatto Quotidiano e realizzando documentari e reportage televisivi all’estero.
     

  • La Sicilia si desertifica, “è imperativo piantare nuovi alberi”

    Ultima Ora – “Voglio essere molto chiaro: la Sicilia non si sta tropicalizzando; la Sicilia si sta desertificando”: Tommaso La Mantia, docente di Scienze forestali all’Università di Palermo, è molto deciso e convincente nel tentativo di smontare una “leggenda urbana” che nei fatti minimizza quanto accaduto durante la torrida estate vissuta in Sicilia.
    “Questa – ha detto intervenendo all’incontro culturale ‘Alberi, vino e filosofia’ che si è tenuto alla Favazza Etna Winery nell’ambito della ViniMilo, ai piedi di un Etna ancora fumante dopo le spettacolari eruzioni delle scorse settimane – è una confusione che si fa spessissimo: quando si dice che ‘noi diventeremo come i Caraibi’…no, non diventeremo come i Caraibi, diventeremo come Dakar, come Riad. Ai tropici piove e c’è caldo, ma le proiezioni nostre dicono che avremo sempre meno pioggia e più caldo, quindi ci stiamo desertificando”.
    Gli alberi e il cambiamento climatico
    A mostrare il prezzo che stiamo pagando al cambiamento climatico sono gli alberi: “Vedete – spiega, mostrando l’immagine di un albero scarnificato – questa è una betulla dell’Etna attaccata da un fungo che grazie a cambiamenti climatici è molto più virulento. E se qualcuno vi dice ‘ma in certi posti piove di più, sappiate che questo non serve a nulla: l’albero ucciso da tre mesi di siccità non ne trarrà alcun beneficio poiché gli alberi sono il risultato di centinaia di migliaia di anni di adattamento a certi regimi pluviometrici. Se piove di più ma poi fa caldo per molti più mesi, l’albero è destinato a soccombere”.
    Soluzioni per il futuro della Sicilia
    “Abbiamo un imperativo: piantare alberi e piantarne quanti più possibile. E dove gli alberi li abbiamo già, come succede ad esempio sull’Etna, dove per fortuna abbiamo tantissimi boschi, possiamo gestirli in maniera da migliorare la capacita’ di questi boschi di essere più utili nell’assorbimento di anidride carbonica, aumentando del 30% questa possibilità”.
    In questo direzione va considerato l’uso del legno: “Farlo – spiega – non significa rinunciare ai boschi: un tavolo di legno e’ anidride carbonica immobilizzata per il suo ciclo di vita, mentre se l’avessimo fatto di plastica o di ferro avremmo consumato dell’energia. Al contrario di quello che si può pensare, utilizzare il legno dovrebbe essere anche questo un imperativo, come quello di piantare alberi, ovviamente in maniera sostenibile come si sta facendo con il tentativo di renderlo obbligatorio per la lavorazione dei formaggi dop siciliani e all’uso del castagno preso proprio qui sull’Etna”.
    Il rapporto tra alberi e abitanti nelle città
    È stato Tiziano Fratus, cercatore di alberi secolari e autore di diversi libri che gli hanno meritato il titolo di “filosofo degli alberi”, a fornire alcune stime sul rapporto tra popolazione urbana e alberi. A Milano, ha detto, la popolazione è di 1.350.000 abitanti e la popolazione di alberi a oggi documentata equivale a 520.000 alberi, con un rapporto di 2,59 alberi per abitante, mentre Torino, con 855.000 abitanti, vede una popolazione arborea di 160.000, con un rapporto di 5,3 per abitante.
    A Roma, che ha 2.752.000 abitanti, la popolazione arborea, che ultimamente ha avuto molte perdite, è di 315.000 alberi e il rapporto è 8,7. Ci sono poi altre stime che parlano addirittura di 1 milione di alberi a Roma, considerando tutti i parchi che ci sono intorno: in questo caso il rapporto sarebbe più vicino a quello di Milano, 2,75. Palermo, infine, ha una popolazione di 625.000 persone e la popolazione di alberi è 31.000, con un rapporto di 20,1.
    “Questi numeri ci dicono – ha spiegato Fratus – che gli alberi nelle nostre citta’ sono sempre stati accolti con grande fiducia, ma nonostante questo gli spazi che hanno a disposizione sono ridotti. Oggi si parla molto del fatto di dover piantare milioni di alberi nelle nostre città, ma io mi chiedo sempre – ammesso che si riesca a fare questa cosa, tutto da dimostrare – che sarebbe interessante anche capire che alberi sono e soprattutto che qualità di vita diamo noi a questi alberi. Questo perché quando si piantano alberi nelle nostre città, almeno il 50% tendenzialmente muore nel primo anno per una gestione che non è sempre ottimale. Quindi, cosa vogliamo fare? Vogliamo continuare a uccidere milioni di alberi per riuscire ad averne forse 1 milione in più tra vent’anni?”.
    Le difficoltà nel far crescere nuove piante
    “Oggi – è diventato veramente difficile far crescere un albero. Noi abbiamo una prova in corso nei monti di Palermo con cinque campi sperimentali: in un’estate come questa le piante andavano irrigate al modo degli ortaggi, cioè ogni settimana bisognava stare li’. Ne sono morte tantissime, ma abbiamo anche sperimentato alternative che possono funzionare”, ha aggiunto La Mantia.
    “È vero quello che dicevi – ha pero’ ribattuto il docente rivolgendosi al filosofo – ma questa non è una ragione valida per fermarsi dal piantare gli alberi: bisogna sforzarsi di pensare anche alle specie da piantare. Stiamo ragionando sulla possibilità di utilizzare piante non autoctone e non invasive perché selezionate naturalmente in condizioni che adesso sono quelle che ci sono invece da noi. Il fico d’india, ad esempio: il suo ruolo nell’agevolazione dell’insediamento delle querce è straordinario, incredibile” sia, si legge nell’articolo pubblicato nel 2019, nel migliorare sensibilmente le condizioni microclimatiche dei siti di crescita, sia nel fornire protezione dagli erbivori ai semenzali e ai giovani individui.

  • Superenalotto, colpo da 223 milioni: centrato il 6 a La Villetta Brianza

    Ultima Ora – Il Superenalotto regala un Jackpot da 223.173.416,83 euro: la sestina vincente è stata realizzata a La Valletta Brianza, in provincia di Lecco, presso il punto vendita “Al Chicherin” in via Milano 36. Si tratta del primo “6” del 2026: l’ultimo Jackpot risale al 22 maggio 2025, quando a Desenzano del Garda (BS) sono andati 35,4 milioni di euro. Dal 1997 a oggi, considerando solo le vincite di prima categoria, sono stati distribuiti premi per oltre 5 miliardi di euro.
    I 223.173.416,83 euro vinti questa sera a La Valletta Brianza sono il secondo Jackpot più alto nella storia del Superenalotto, e il più alto mai vinto con una singola schedina o combinazione giocata in ricevitoria. Con questo “6” salgono a 135 le vincite di prima categoria dalla nascita del Superenalotto, nel 1997.
    La top ten delle vincite più alte
    Il primato resta ai 371.133.424,51 euro assegnati il 16 febbraio 2023 con un sistema in Bacheca dei sistemi, davanti proprio ai 223.173.416,83 euro di La Valletta Brianza. Al terzo posto si colloca la vincita di Lodi del 13 agosto 2019, da 209.160.441,54 euro, seguita dai 177.729.043,16 euro assegnati il 30 ottobre 2010, ancora in Bacheca dei sistemi.
    Completano la classifica i 163.538.706 euro vinti a Vibo Valentia il 27 ottobre 2016, i 156.294.151,36 euro centrati a Montappone, in provincia di Fermo, il 22 maggio 2021, e i 147.807.299,08 euro vinti a Bagnone, in provincia di Massa-Carrara, il 22 agosto 2009. Seguono gli 139.022.314,64 euro divisi tra Parma e Pistoia il 9 febbraio 2010, i 130.195.242,12 euro vinti a Caltanissetta il 17 aprile 2018 e, a chiudere la top ten, i 101.511.953,21 euro centrati a Napoli il 10 maggio 2024.

  • L’aterosclerosi è autoimmune: le nuove prove

    Ultima Ora – L’aterosclerosi presenta caratteristiche fondamentali che consentono di considerarla una malattia autoimmune: sono stati identificati autoanticorpi autoreattivi ad alta affinità che, trasferiti nei topi, accelerano la malattia, mentre uno di questi autoanticorpi è diretto contro l’istone 2B e la vaccinazione degli animali con questa proteina ha aumentato la gravità dell’aterosclerosi. A ottenere i risultati è stato un consorzio internazionale diretto da Andreas Habenicht, dell’LMU University Hospital, e Changjun Yin, della Sun Yat-Sen University di Guangzhou, in Cina. I dati sperimentali ottenuti nei topi sono stati inoltre affiancati da quelli di 495 persone della popolazione generale reclutate a Guangzhou. La ricerca è stata pubblicata su ‘Nature Cardiovascular Research’.
    Nelle malattie autoimmuni il sistema immunitario si rivolge contro lo stesso organismo attraverso cellule B patogene ad alta affinità o cellule T, provocando danni agli organi. Tra gli esempi citati dai ricercatori figurano la sclerosi multipla, il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide. Nonostante decenni di ricerche internazionali sull’aterosclerosi, secondo gli autori non erano stati finora documentati criteri analoghi capaci di definirne la natura autoimmune. Il gruppo di ricerca ha ora individuato autoanticorpi autoreattivi ad alta affinità e verificato sperimentalmente la loro capacità di incidere sulla progressione dell’aterosclerosi.
    Dopo il trasferimento adottivo nei topi, questi autoanticorpi hanno infatti accelerato la malattia. Uno degli autoanticorpi identificati è diretto contro l’istone 2B. I ricercatori hanno quindi vaccinato i topi con l’istone 2B e hanno osservato un’accelerazione della gravità dell’aterosclerosi. I risultati ottenuti negli esperimenti sugli animali sono stati successivamente supportati dai dati di uno studio clinico condotto su 495 persone appartenenti alla popolazione generale e reclutate a Guangzhou.
    Lo studio
    Il lavoro, intitolato ‘Artery tertiary lymphoid organs encode a pathogenic high-affinity autoantibody-autoantigen pair in atherosclerosis’, identifica dunque una coppia autoanticorpo-autoantigene patogena ad alta affinità nell’aterosclerosi e porta gli autori a sostenere che la malattia soddisfi criteri cruciali utilizzati per definire una patologia autoimmune.
    “I nostri dati potrebbero avere un potere trasformativo, perchè caratterizzano l’aterosclerosi come una malattia autoimmune”, ha commentato Habenicht. Secondo il ricercatore, i risultati “hanno implicazioni fondamentali e di vasta portata per la ricerca futura, perchè consentono di sviluppare nuovi tipi di diagnostica e immunoterapie, prima dello sviluppo di infarti del miocardio e ictus”. Habenicht invita tuttavia alla cautela sull’interpretazione e soprattutto sulle prospettive aperte dal lavoro: “questo studio fornisce soltanto uno scorcio di un percorso lungo e impegnativo”, ha precisato.
    Le prospettive
    La ricerca concentra quindi l’attenzione sul ruolo della risposta autoimmune nell’aterosclerosi e sugli autoanticorpi ad alta affinità, indicando nell’istone 2B uno degli autoantigeni coinvolti. I risultati derivano sia dagli esperimenti nei topi, nei quali è stato possibile verificare l’accelerazione dell’aterosclerosi attraverso il trasferimento degli autoanticorpi e la vaccinazione con istone 2B, sia dai dati raccolti nei 495 partecipanti reclutati a Guangzhou. Gli autori indicano ora questi risultati come una base per lo sviluppo futuro di nuovi strumenti diagnostici e immunoterapeutici, mantenendo pero’ esplicitamente la cautela sulla distanza che resta da percorrere. 

  • “Nessuna sorpresa”, gli operai preoccupati nella fabbrica semi deserta

    Ultima Ora –  In una fabbrica semi deserta i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto hanno accolto senza troppa sorpresa la notizia che la Corte d’Appello di Milano ha confermato la fermata dell’area a caldo del polo siderurgico, come già deciso lo scorso 27 luglio.
    La fabbrica dell’ex Ilva è semi deserta 
    Da parecchio tempo ormai, per effetto della cassa integrazione in corso, che coinvolge circa 3mila persone su poco meno di 8mila che sono l’organico dei dipendenti diretti, il siderurgico marcia a passo molto ridotto con un solo altoforno su tre in marcia.
    Il venerdì, poi, si scontano assenze maggiori proprio perché in molti vanno in cassa a fine settimana. E comunque la notizia arrivata da Milano – l’area a caldo dovrà fermarsi – non ha destato sorpresa. La grande maggioranza dei lavoratori e dei delegati sindacali la dava per scontata e pochissimi ritenevano possibile un diverso provvedimento da parte dei giudici.
    Nessuna protesta o sit in tra i lavoratori 
    Non ci sono state proteste, né blocchi improvvisi, né sit in. Si continua a lavorare. “Se sino a ieri notavamo un clima surreale nell’area a caldo, con i lavoratori che ti dicevano oggi sono al lavoro, ma domani non so, potrei anche stare a casa, oggi, invece, abbiamo notato uno sguardo preoccupato anche in quelle figure dell’azienda che pensavano che non sarebbero state toccate, coinvolte – dice Vito Pastore, coordinatore di fabbrica Uilm -. E invece non é così e la loro preoccupazione lo dimostra. A questo giro, sono in ballo tutti”.
    Il sindaco di Taranto: “Si tuteli il futuro della città”
    “Rispettiamo la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Milano, decisione che non ci sorprende”. Lo dice sull’ex Ilva il sindaco di Taranto, Piero Bitetti. “Abbiamo avuto modo di dire a Roma, al Governo, cose chiare – prosegue il sindaco -: il futuro della città va tutelato con misure che preservino economia e sviluppo, i lavoratori vanno tutelati con misure di compensazione affinché non si perda un solo posto. E l’accelerazione imposta da questo provvedimento ne rende ancora più urgente la loro attuazione”.
    “Puntiamo a investimenti che favoriscano la ripresa – afferma il sindaco di Taranto – Perché senza interventi adeguati dovremo scontrarci con l’impoverimento del territorio, con un abbassamento della qualità della vita, con una comunità che rischia di ammalarsi. Il 16 settembre  – conclude Bitetti – sarà il punto di non ritorno per lo spegnimento degli impianti, il tavolo interministeriale che abbiamo chiesto a Palazzo Chigi dovrà insediarsi in tempi utili e dare risposte”. 

  • ‘Battaglia’ sull’eredità Agnelli, i legali di Elkann: “Margherita non può costituirsi parte civile”

    Ultima Ora – I legali difensori di John Elkann, del commercialista Gianluca Ferrero e del notaio Remo Morone si sono opposti alla richiesta avanzata da Margherita Agnelli di costituirsi parte civile al processo sull’eredità Agnelli ripreso stamattina a Torino.
    “Per i giudici, Margherita De Pahlen non ha alcun titolo per lamentare danni contro John Elkann in relazione ai fatti oggetto del processo penale: la costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che John Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge”, ha dichiarato l’avvocato Paolo Siniscalchi, che fa parte del team legale che difende John Elkann. 

  • Va in commissariato su una Vespa rubata nell’84, lo scooter torna al legittimo proprietario

    Ultima Ora – Si è presentato negli uffici della polizia di Stato a bordo di uno scooter d’epoca rubato oltre 40 anni fa.
    A scoprirlo sono stati gli agenti del commissariato Borgo Ognina, a Catania, che hanno compiuto alcuni accertamenti sul mezzo a due ruote utilizzato da un catanese sottoposto alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, disposta nei suoi confronti nell’ambito di un procedimento per reati in materia di sostanze stupefacenti.
    Gli accertamenti sulla Vespa rubata
    Giunto davanti alla porta del commissariato per adempiere alle prescrizioni impostegli a bordo di un mezzo a due ruote e senza casco, l’uomo è stato identificato e controllato dai poliziotti, che hanno proceduto a effettuare le necessarie verifiche anche sul motociclo.
    La peculiare scoperta
    E così hanno scoperto che la vespa d’epoca risultava rubata. Il furto era stato denunciato a Milano nel lontano 1984. Da quel momento, non si era avuta più traccia del mezzo a due ruote che, al termine di tutti i riscontri, è stato posto sotto sequestro dai poliziotti del commissariato. L’uomo è stato denunciato per ricettazione.
    Un lieto fine arrivato dopo 42 anni
    Nei suoi confronti sono scattate, inoltre, le sanzioni amministrative derivanti dalle infrazioni al Codice della strada per la mancanza di copertura assicurativa e la guida senza il casco.
    Contestualmente, i poliziotti hanno avviato le ricerche per risalire al proprietario che, a distanza di quarant’anni dal furto denunciato, è ritornato in possesso della vespa, non nascondendo agli agenti tutto il suo stupore e la sua gratitudine, considerato anche il valore affettivo per il mezzo che aveva ricevuto in gioventù. 
     

  • L’amicizia inattesa con Papa Francesco: il ricordo della storica visita a casa della leader

    Ultima Ora – La morte di Emma Bonino, scomparsa oggi all’età di 78 anni, riporta alla memoria uno dei rapporti più inattesi e significativi del Pontificato di Papa Francesco: un’amicizia nata tra due personalità profondamente distanti su questioni etiche fondamentali, ma unite dalla convinzione che il dialogo e la difesa della dignità umana dovessero prevalere su ogni contrapposizione ideologica.
    Per decenni Bonino è stata il volto delle battaglie radicali per il divorzio, l’aborto legale, i diritti civili e la laicità dello Stato. Francesco, da Pontefice, non modificò mai l’insegnamento della Chiesa sulla tutela della vita nascente. Eppure non trasformò mai quel dissenso in un giudizio sulla persona. Al contrario, riconobbe nell’ex ministra degli Esteri una donna che aveva dedicato la propria esistenza agli ultimi, ai migranti, ai rifugiati e alle vittime delle guerre dimenticate. Fu questa capacità di distinguere le idee dalla dignità dell’interlocutore a rendere il loro rapporto un esempio raro nel panorama pubblico italiano.
    La visita a casa nel 2024: il momento simbolo
    Il momento simbolo di questa amicizia arrivò nel novembre 2024, quando Papa Francesco lasciò il Vaticano per raggiungere l’abitazione romana di Emma Bonino, appena dimessa dall’ospedale dopo una grave crisi respiratoria. Non era una visita ufficiale né un incontro politico: il Pontefice si presentò con un mazzo di rose e una scatola di cioccolatini.
    L’immagine dei due, entrambi in sedia a rotelle, fece il giro del mondo come testimonianza di un dialogo autentico tra una leader laica e il capo della Chiesa cattolica. Bonino raccontò più volte di aver trovato in Francesco un uomo libero dai pregiudizi, capace di ascoltare senza chiedere all’altro di rinunciare alla propria identità. Il Papa, da parte sua, non nascose mai la stima per il suo impegno umanitario, arrivando a definirla pubblicamente “una grande italiana”, parole che suscitarono un intenso dibattito ma che esprimevano il riconoscimento della sua opera a favore dei più vulnerabili.
    Le battaglie condivise oltre le divergenze
    Se aborto ed eutanasia rimasero terreni di insanabile divergenza, la pace, l’accoglienza dei migranti, la lotta contro la tratta degli esseri umani e la difesa dei diritti fondamentali costituirono il loro spazio comune. Bonino aveva attraversato i principali teatri delle crisi umanitarie come commissaria europea e ministra, mentre Francesco fece delle periferie del mondo il cuore del suo pontificato, da Lampedusa agli incessanti appelli contro le guerre.
    Con la scomparsa della storica esponente radicale si chiude anche una stagione nella quale due figure simboliche dell’epoca contemporanea dimostrarono che il confronto civile può sopravvivere alle differenze più profonde. L’eredità della loro amicizia resta nell’idea che il rispetto reciproco non richieda l’uniformità delle convinzioni, ma il coraggio di riconoscere nell’altro una persona da ascoltare e con cui costruire percorsi comuni di umanità.

  • Il cammino della (piccola) Santiago siciliana tra allevatori e artigiani

    Ultima Ora –  In Sicilia, a passo lento nell’entroterra, pellegrini lungo 130 chilometri, tra comunità e aree rurali, per consumare scarponcini e spezzare il ‘Pane del pellegrino’, fatto di sentieri, accoglienze e cibi semplici e relazioni inaspettate, segnati dal giallo e dal blu che rimandano alla grande suggestione di Santiago.
    Il progetto pilota in Sicilia 
    Il progetto pilota della Regione siciliana trasforma il Cammino di San Giacomo in un sentiero più accessibile per migliaia di viandanti e in un’opportunità di sviluppo rurale per dieci Comuni dell’Isola.
    I territori dell’interno coinvolti sono oggi ancora poco conosciuti: si parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone, e si attraversano San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia, fino al Santuario di San Giacomo a Capizzi. Benessere personale, sviluppo sostenibile ed economia sana, gli obiettivi.
    I custodi dei sentieri 
    Al centro la rete dei custodi del cammino, la nuova segnaletica e una promozione che guarderà anche ai mercati internazionali, per costruire una rete stabile attorno al percorso, perché il pellegrino non attraversi semplicemente questi territori, ma possa conoscerli, viverli e portarne con sé l’identità.
    Si tratta di fare del Cammino di San Giacomo un progetto realmente condiviso dai territori e dalle comunità che attraversa. I primi custodi saranno i sindaci dei dieci Comuni coinvolti e gli operai della Forestale, protagonisti di un lavoro concreto di cura del territorio.
    Dalla sistemazione del verde al decoro urbano nei Comuni attraversati dal percorso, passando per l’installazione della segnaletica: interventi che si conta di ultimare entro la fine di ottobre. Ma questo è soltanto il punto di partenza.
    L’auspicio è che la rete possa crescere e coinvolgere progressivamente gli agricoltori, gli allevatori, gli artigiani, i produttori e tutte quelle realtà che il pellegrino incontra lungo il suo viaggio.
    Il giallo e blu della Santiago siciliana
    Il sentiero siciliano si tingerà di giallo e di blu proprio come il grande cammino di Santiago di Compostela con 317 “frecce di conforto” poste nei passaggi e negli incroci più delicati; 403 frecce di tappa, con indicazione chilometrica ogni 500 metri; 115 cartelli stradali agli incroci principali; 26 pietre miliari, oltre a cartelloni dedicati ai punti di sosta e ai luoghi di interesse.
    Ogni cartello informativo sarà inoltre dotato di un QR Code attraverso il quale accedere a informazioni sul territorio, sui servizi e sull’ospitalità. 
    A passo lento per sviluppo sostenibile
    “Il Cammino di San Giacomo può diventare un modello di sviluppo per la Sicilia interna, capace di unire fede, agricoltura, cultura e turismo lento – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo rurale, Luca Sammartino – vogliamo restituire centralità ai piccoli comuni trasformando il territorio agricolo in parte dell’esperienza di viaggio. È un fatto che chi è in cammino incontri produttori, allevatori, artigiani e comunità, si ferma nei borghi, attivando opportunità.
    “Il pellegrinaggio – per il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Antonino Raspanti – è anzitutto un cammino interiore che apre all’incontro con le persone, i luoghi e le radici della nostra terra. Crea relazioni, accoglie e offre una narrazione nuova della Sicilia”.
    Ricchezza e identità tappa dopo tappa
    Tutti i protagonisti della rete dei Custodi saranno inseriti all’interno di una piattaforma web dedicata che consentirà al pellegrino di conoscere, tappa dopo tappa, le persone, le aziende e le realtà produttive che animano il territorio.
    Una comunità diffusa che accolga i pellegrini e che, attraverso il Cammino, racconti il lavoro, le produzioni e l’identità della Sicilia interna. A questa dimensione territoriale Si affiancherà una forte azione di promozione: a novembre sarà presentato il Cammino di San Giacomo a Fieracavalli di Verona, una vetrina importante per raccontare la sua natura di itinerario di turismo lento, percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo.
    Un video promozionale in più lingue sarà pensato per raggiungere un pubblico internazionale e far conoscere non soltanto il percorso, ma anche i paesaggi, le comunità rurali e le produzioni che si incontrano lungo il viaggio. È così che – è la scommessa – un itinerario di fede può trasformarsi in uno strumento concreto di sviluppo, capace di creare nuove opportunità per i piccoli comuni e di restituire centralità ai territori rurali.

  • Ilva, no alla sospensiva: la Corte d’Appello di Milano conferma il blocco dell’area a caldo

    Ultima Ora – La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva, respingendo la richiesta di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia.
    Due giorni fa i giudici si erano riservati di decidere sulla richiesta di sospensione dell’esecutività del decreto che aveva disposto lo spegnimento dell’area a caldo, al termine di un’udienza durata un paio d’ore. L’istanza era stata proposta da Acciaierie d’Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria.
    Le prescrizioni dei giudici: bonifica dell’amianto e polveri sottili
    A luglio la Corte d’Appello aveva concesso 90 giorni di tempo per fermare l’area a caldo degli impianti.
    Lo stop rimarrà in vigore fino a quando non sarà “rimosso integralmente l’amianto ancora presente” all’interno della struttura e non verranno “adottate le misure necessarie per ricondurre l’emissione di polveri sottili entro i limiti di sicurezza”.

  • Caso Monaldi, rinviato al 12 e 13 novembre l’incidente probatorio per la morte del piccolo Domenico

     AGI- È stato rinviato al 12 e al 13 novembre l’incidente probatorio per il caso della morte di Domenico Caliendo, il bambino di poco più di due anni deceduto il 21 febbraio, dopo un trapianto di cuore danneggiato, eseguito il 23 dicembre scorso presso l’ospedale Monaldi di Napoli.
    Il caso Monaldi e il rinvio dell’incidente probatorio
    All’udienza, svolta questa mattina davanti al gip Mariano Sorrentino, erano presenti anche i genitori del bambino, Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo.
    Nella giornata del 12 novembre si svolgerà l’esame della corposa perizia del collegio di esperti nominati dal giudice, che ha risposto ai quesiti posti in oltre 600 pagine. Il 13, invece si terrà il controesame. 
    Il risarcimento alla famiglia
    Il 5 agosto era stato raggiunto l’accordo di risarcimento tra l’Azienda Ospedaliera dei Colli e la famiglia Caliendo per la tragica morte del piccolo.
    La madre del bambino, Patrizia Mercolino, aveva spiegato di aver accettato l’offerta per evitare i tempi del processo civile e potersi concentrare esclusivamente sul giudizio penale, sottolineando come nessuna cifra possa restituire il valore della vita del figlio e auspicando che la verità e le responsabilità emergessero pienamente in sede giudiziaria.
    “Per Domenico non c’è prezzo, – aveva spiegato la madre del bambino – abbiamo accettato la transazione che hanno proposto loro. È quello che abbiamo sempre detto io e mio marito: a noi non interessano i soldi, per questo l’abbiamo accettato subito

  • Viareggio, travolta in bici e lasciata morire: caccia al pirata

    Ultima Ora – È morta dopo essere stata investita da un’auto il cui conducente si è poi allontanato facendo perdere le proprie tracce. La vittima è una donna di 46 anni che, nella notte appena trascorsa, era in sella alla sua bicicletta sul vecchio cavalcavia di Viareggio, in prossimità della Torre Matilde.
    La corsa dei soccorsi e il tragico epilogo
    L’allarme al 118 è scattato alle 2:57. Sul posto è arrivata immediatamente l’automedica, insieme a un’ambulanza della Croce Verde. La donna è stata trovata in condizioni gravissime.
    I sanitari hanno avviato le manovre necessarie per stabilizzarla e ne hanno disposto il trasporto d’urgenza in ospedale. Secondo quanto appreso, durante il trasferimento la 46enne è andata in arresto cardiaco: i soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarla, ma ogni sforzo si è rivelato vano ed è purtroppo deceduta.
    Caccia al conducente: indagini dei carabinieri
    Sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche i carabinieri, impegnati negli accertamenti per ricostruire la dinamica precisa dell’investimento e individuare l’automobilista che, secondo le prime informazioni, non si sarebbe fermato a prestare soccorso dopo l’impatto.

  • Il 74% degli universitari dorme meno del necessario

    Ultima Ora – Il 74% degli studenti universitari dorme meno delle 8-9 ore raccomandate dall’Associazione mondiale di medicina del sonno e circa il 20% soffre di un vero disturbo del ritmo circadiano, caratterizzato dalla tendenza ad andare a letto e addormentarsi più tardi rispetto alle persone con un cronotipo normale o anticipato.
    A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Centro di riferimento regionale di Medicina del sonno dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto da Alessandro Cicolin, che ha messo a punto, insieme ai Dipartimenti di Neuroscienze e Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, protocolli terapeutici individualizzati basati sul monitoraggio strumentale del ciclo sonno-veglia.
    Il disturbo del ritmo circadiano
    Le persone caratterizzate da questo disturbo, indicate anche come “gufi patologici”, hanno la necessità di prolungare il sonno nella prima parte della mattinata. Gli orari scolastici, universitari o lavorativi raramente consentono però di rispettare questo ritmo, determinando una riduzione del tempo disponibile per dormire. Si produce così una condizione di deprivazione di sonno definita “social jet lag”, nella quale l’orologio biologico individuale entra in conflitto con gli orari imposti dalle attività quotidiane.
    Secondo quanto riportato dalla Città della Salute, questa situazione comporta un aumento dello stress percepito, dell’affaticamento diurno e della sonnolenza patologica e si associa a sintomi ansiosi e depressivi e a una riduzione del rendimento scolastico. Il disturbo viene indicato come largamente sottodiagnosticato e può essere confuso con l’insonnia, con il rischio di non essere trattato oppure di ricevere un trattamento inappropriato. La prevalenza stimata nella popolazione generale, e quindi non soltanto tra gli studenti, è compresa tra il 7 e il 16%, pari a circa 45.000 persone in Piemonte secondo i dati riportati nel materiale.
    Le terapie disponibili contro il dormire poco
    Per questi pazienti il Centro delle Molinette utilizza protocolli individualizzati costruiti sulla base del monitoraggio strumentale del ciclo sonno-veglia. I trattamenti comprendono tecniche prevalentemente non farmacologiche di tipo comportamentale, a partire dalla cronoterapia, che consiste nello spostamento sistematico del periodo dedicato al sonno fino alla sua normalizzazione. Alla cronoterapia possono essere associate la fotostimolazione, o “bright light therapy”, che prevede al risveglio l’esposizione a un dispositivo medico capace di emettere luce calibrata per intensità e temperatura di colore, e la melatonina.
    Il sonno, sottolineano gli specialisti, è coinvolto nei processi che regolano attenzione, memoria ed emozioni, oltre che nella regolazione ormonale e nella funzione cardiovascolare. Nel materiale fornito viene inoltre richiamata l’esistenza di evidenze scientifiche che indicano le alterazioni della quantità o della qualità del sonno come fattore di rischio per infarto, ictus, diabete, obesità, cancro e demenza.
    Lo studio del sonno
    Il Centro di Medicina del sonno delle Molinette è stato fondato nel 1999 ed è riconosciuto dal 2003 come centro di riferimento regionale per i disturbi del sonno. Ha attualmente in carico oltre 9.000 pazienti con insonnie croniche complesse, disturbi motori e respiratori durante il sonno, sonnambulismo, epilessia nel sonno, narcolessia e disturbi del ritmo circadiano. L’attività diagnostica comprende monitoraggio del ciclo sonno-veglia, monitoraggio cardiorespiratorio con muscoli tibiali, polisonnografia ambulatoriale e in laboratorio e test di vigilanza. Sul versante terapeutico vengono utilizzati trattamenti farmacologici e non farmacologici e ventilazione non invasiva. Il Centro si avvale di infermieri, tecnici, psicologi e medici ed è riconosciuto come struttura multidisciplinare a indirizzo neuropsichiatrico e cardiorespiratorio dall’Accademia Italiana di Medicina del Sonno.
    “E’ un argomento di cui si parla troppo poco e che viene sottovalutato, eppure i problemi legati al sonno sono in continuo aumento, soprattutto tra i nostri giovani”, ha dichiarato Livio Tranchida, direttore generale dell’AOU Città della Salute e della Scienza. “I dati del Centro di Medicina del sonno dell’ospedale Molinette lo confermano senza ombra di smentita”.
    “Dormire bene non significa semplicemente riposare, ma prendersi cura della propria salute”, ha sottolineato Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte. “I dati sui giovani ci ricordano quanto sia importante aumentare la consapevolezza su disturbi ancora troppo spesso sottovalutati o confusi con l’insonnia, che possono avere conseguenze sul benessere fisico e psicologico, sulla capacità di concentrazione e sulla qualità della vita”.

  • Maltempo: raffiche di vento e alberi caduti a Siena, muore una donna di 80 anni

    Ultima Ora – Una donna di circa 80 anni è morta a Sinalunga durante la violenta ondata di maltempo che nel pomeriggio ha investito il territorio, colpendo in particolare Pieve di Sinalunga.
    Una vittima per il maltempo a Siena 
    Stando a quanto si apprende, la donna si trovava all’interno della propria abitazione e stava cercando di chiudere una finestra durante le fortissime raffiche di vento, causate dal fenomeno del downburst, quando il vetro si è rotto, provocandole una ferita risultata fatale. Sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti sulla dinamica.
    Danni e alberi caduti a Siena
    L’evento atmosferico, caratterizzato da forte vento, violente raffiche e pioggia intensa, ha provocato ingenti danni. Il Palazzetto dello Sport è stato scoperchiato e ha riportato la rottura dei vetri, mentre è stato danneggiato anche il campanile del Convento di San Bernardino.
    Scoperchiati e danneggiati inoltre tetti di abitazioni private e attività. La caduta di cornicioni, alberi, rami e detriti ha provocato l’interruzione di diverse strade.
    Task force in campo 
    Il Comune ha attivato il Centro operativo comunale per coordinare gli interventi. Sul posto sono impegnati Vigili del Fuoco, Protezione Civile, La Racchetta e Forze dell’Ordine, insieme agli operai comunali e alla Polizia Municipale. Attivate anche ditte private per accelerare le operazioni di ripristino e messa in sicurezza. Al momento non risultano evacuati.

  • Morta suicida Danise, figlia di Lea Garofalo

    Ultima Ora – Si è tolta la vita a 35 anni Denise, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo. La notizia, anticipata da Avvenire, è stata confermata ad AGI.
    La mamma aveva la stessa età quando fu assassinata per mano della ’Ndrangheta. Lea Garofalo, coraggiosa testimone di giustizia brutalmente uccisa a Milano il 24 novembre del 2009 dal compagno Carlo Cosco e da un complice, Rosario Curcio, originari di Petilia Policastro, in provincia di Crotone, personaggi di primo piano della ’Ndrangheta calabrese trapiantata in Lombardia. Lea Garofalo aveva tentato con ogni mezzo di garantire un futuro migliore alla figlia Denise, innescando uno scontro con Cosco, fino alla tragedia finale: sequestrata con uno stratagemma, uccisa e il suo corpo disciolto nell’acido e fatto sparire a San Fruttuoso, vicino a Monza.

  • Lavitola resta in carcere: i dubbi della Procura sulle chat cancellate

    Ultima Ora – Valter Lavitola, l’ex editore de ‘L’Avanti!’ accusato dalla procura di Roma e reo confesso per l’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, resta in carcere. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Roma, respingendo così l’istanza presentata dai legali del 60enne imprenditore campano, gli avvocati Arturo e Sergio Cola.
    L’indagine, quindi, per il momento resta incardinata a Roma perché, tra le richieste presentate al Riesame dai legali in una corposa memoria di 72 pagine vi era quello dello spostamento della competenza territoriale sulla bomba sotto casa dell’ex conduttore di Report dalla Capitale a Napoli e l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare “con conseguente immediata immissione in libertà di Lavitola”.
    Le richieste della difesa
    Gli avvocati hanno spinto soprattutto per la caduta dell’aggravante del metodo mafioso, sostenendo che Lavitola non avesse alcuna intenzione di evocare la forza intimidatrice di un’organizzazione di stampo mafioso. Di tutt’altro avviso il Riesame, che ha confermato la misura cautelare come già avvenuto per gli altri quattro accusati Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Marika De Fililppis e Saverio Mutone, i quali “concorrevano con differenti modalità di contribuzione nella preparazione e nell’esecuzione dell’azione”. 
    “Rispettiamo la decisione del Tribunale del Riesame che ha confermato l’ordinanza cautelare e aspettiamo le motivazioni che saranno depositate entro 45 giorni, anche se chiaramente non ne condividiamo le conclusioni”, ha affermato l’avvocato Sergio Cola, che con il figlio Arturo difende Lavitola. Il legale ha annunciato “ricorso in Cassazione, ‘per saltum’ (saltando l’appello, ndr), contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”.
    Il prossimo colloquio con Ranucci
    Nel frattempo, al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Roma, il lavoro del pubblico ministero titolare dell’inchiesta sull’attentato, Edoardo De Santis, prosegue incessante e dalla procura guidata da Francesco Lo Voi, nulla trapela più del dovuto. Quello che finora si è appreso è che entro la fine del mese sarà ascoltato per la terza volta in qualità di persona informata sui fatti l’ex conduttore di Report. Mentre, per il momento, è esclusa la convocazione di Natalia Potenza, l’ex compagna di Valter Lavitola che ha fatto trapelare attraverso il quotidiano Libero di voler parlare con i magistrati.
    Da chiarire, invece, e su questo sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei magistrati, il buco temporale esistente nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci; infatti, quello che sta emergendo dall’analisi dei cellulari e dal pc sequestrato al faccendiere, accusato e che ha confessato di essere il mandante dell’attentato, sono i buchi nelle comunicazioni, le chat che sarebbero state cancellate, in sostanza, che, a quanto si apprende da fonti investigative, risalgono a fasi antecedenti ma anche posteriori all’attentato.
    L’unica certezza, in tutti i casi, a un mese esatto dall’arresto di Lavitola da parte del nucleo investigativo dei carabinieri diretto dal colonnello Dario Ferrara, è che “l’atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole, strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano”, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca a carico dello stesso Lavitola e di Gomes Clesio Tavares, oggi confermata in tutte le sue parti dal Tribunale del Riesame.

  • Piacenza, gettò la ex dal balcone: la Corte d’appello riduce la pena a 15 anni

    Ultima Ora – La Corte d’Appello di Bologna ha ridotto da 17 a 15 anni la condanna per il ragazzo finito a processo per l’omicidio di Aurora Tila, la ragazzina di 13 anni morta dopo essere stata spinta nel vuoto dal balcone di un palazzo a Piacenza il 25 ottobre 2024.
    L’imputato all’epoca dei fatti era minorenne e, recentemente, aveva confessato di essere stato l’autore del gesto. 
    Riconosciute le attenuanti generiche
    La Corte ha così accolto la richiesta della Procura generale che aveva richiesto la riduzione di pena, sollecitando di riconoscere le attenuanti generiche dopo che il giovane, nella prima udienza, aveva confessato il delitto. L’imputato, all’epoca dei fatti 15enne, oggi non era collegato con l’aula di tribunale.

  • Cade un albero davanti all’università di Cassino, feriti due studenti

    Ultima Ora – Un grosso pioppo è improvvisamente caduto questa mattina in via Gaetano Di Biasio, a Cassino, davanti alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Il fusto, del diametro di oltre un metro, ha invaso completamente la carreggiata e nella caduta ha colpito due studenti, un uomo e una donna, che stavano entrando nella facoltà. I due giovani sono rimasti feriti. Secondo le prime informazioni, quando sono stati raggiunti dai soccorritori erano coscienti e rispondevano alle loro domande. Le loro condizioni non risultano critiche.
    La caduta dell’albero e i soccorsi
    Per consentire l’estrazione dei due studenti è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco, che hanno provveduto a tagliare numerosi rami e parti della grande chioma dell’albero.
    La strada è stata completamente interessata dalle operazioni di soccorso e messa in sicurezza. Sul posto sono arrivati anche il rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Marco Dell’Isola, e il sindaco di Cassino, Enzo Salera. Via Gaetano Di Biasio si trova nel cuore della città, ai piedi dell’Abbazia di Montecassino e nei pressi del bivio che conduce al monastero benedettino. Sono in corso gli interventi per rimuovere il pioppo e ripristinare la viabilità. Da accertare le cause che hanno provocato l’improvvisa caduta dell’albero. 
    La telefonata della ministra Bernini
    La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha telefonato al Rettore dell’Università, Marco Dell’Isola, per sincerarsi personalmente delle condizioni dei due studenti coinvolti nel crollo dell’albero. Nel corso della telefonata, la ministra ha espresso la propria vicinanza alla studentessa e allo studente e alle loro famiglie, offrendo al Rettore la piena disponibilità e il supporto del ministero. I due giovani sono stati soccorsi e trasportati al pronto soccorso dell’Ospedale Santa Scolastica.
    Il Rettore, immediatamente accorso sul luogo dell’incidente, si è successivamente recato in ospedale per stare accanto ai due studenti e alle loro famiglie. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, il personale sanitario e le forze dell’ordine.
    Il Rettore Dell’Isola: “Ricostruiremo con esattezza la dinamica dell’accaduto”
    L’area tecnica e il Settore sicurezza dell’Ateneo hanno avviato, per quanto di rispettiva competenza, le verifiche necessarie per ricostruire appieno la vicenda.
    “Siamo scossi per l’accaduto. In questo momento, la nostra attenzione e la nostra assoluta priorità sono rivolte esclusivamente alla salute della nostra studentessa e del nostro studente. Saranno naturalmente svolti tutti gli approfondimenti necessari per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto” ha dichiarato il Rettore Dell’Isola.
    La telefonata della ministra Bernini ha rappresentato un segnale di attenzione e vicinanza istituzionale nei confronti dell’Ateneo e dei due giovani coinvolti. La governance dell’Università continua a monitorare l’evolversi della situazione clinica, mentre l’intera comunità accademica si stringe attorno agli studenti e alle loro famiglie. 

  • I morti di Covid sono molti di più: un governo su due ha fornito dati inesatti

    Ultima Ora – Tra il 45% e il 55% dei governi di 134 Paesi e territori ha riportato in modo inesatto la mortalità da Covid-19 durante il 2020 e il 2021, con la sottostima dei decessi molto più frequente della sovrastima. Nei Paesi analizzati furono ufficialmente registrati 5,08 milioni di morti per Covid, mentre la mortalità effettiva stimata dai ricercatori raggiunge 12,47 milioni.
    A rilevare la discrepanza sono Ariel Karlinsky della Hebrew University of Jerusalem e Moses Shayo della Hebrew University e del King’s College London, che hanno utilizzato in larga parte l’eccesso di mortalità come termine di confronto indipendente.
    Lo studio, pubblicato sul Journal of Economic Growth, mostra inoltre che le differenze nella capacità dei singoli Stati di diagnosticare le malattie, registrare i decessi e mantenere sistemi statistici affidabili spiegano soltanto una piccola parte della variazione osservata. Karlinsky e Shayo hanno raccolto dati sulla mortalità provenienti da uffici statistici nazionali, registri della popolazione, ministeri della Salute e altre fonti.
    L’obiettivo era confrontare i decessi ufficialmente attribuiti al Covid con stime basate principalmente sulla mortalità in eccesso, vale a dire il numero di morti registrate rispetto a quello che sarebbe stato normalmente atteso. Questo approccio permette di superare uno dei problemi legati ai dati ufficiali sui decessi Covid: l’attribuzione di una morte alla malattia dipende infatti dall’identificazione del Covid come specifica causa del decesso e può quindi essere influenzata dalle pratiche di testing e di registrazione.
    Il calcolo
    L’eccesso di mortalità considera invece la differenza tra il numero complessivo di persone morte e quello previsto in condizioni normali. I ricercatori precisano che una discrepanza tra i due valori non viene automaticamente interpretata come il risultato di una manipolazione deliberata. I Paesi presentano infatti capacità differenti di diagnosticare le malattie, registrare i decessi e mantenere sistemi statistici affidabili.
    L’analisi ha quindi verificato quanto la diversa capacità dello Stato potesse spiegare le differenze riscontrate, concludendo che questo fattore rende conto soltanto di una piccola quota della variazione. Una relazione più forte emerge invece considerando i vincoli istituzionali ai quali sono sottoposti i governi.
    I Paesi caratterizzati da sistemi più solidi di controlli e contrappesi istituzionali mostrano livelli molto inferiori di sottostima. Anche la comunicazione inesatta risulta minore dove i cittadini si trovano in condizioni migliori per valutare le informazioni ufficiali, misurate attraverso fattori che comprendono il livello di istruzione e l’accesso a Internet.
     
    Gli autori rilevano inoltre livelli più elevati di discrepanza nei Paesi che hanno tenuto elezioni durante la pandemia e in quelli con un’eredità comunista. Sottolineano pero’ esplicitamente che queste relazioni sono descrittive e non dimostrano un rapporto causale. Il quadro delineato suggerisce che gli incentivi a presentare favorevolmente le informazioni possano esistere in differenti sistemi politici.
    Secondo l’interpretazione proposta nello studio, un elemento rilevante è la presenza di efficaci controlli istituzionali e sociali capaci di rendere più semplice individuare e contestare informazioni inesatte.
    Il Covid ha rappresentato da questo punto di vista un caso particolare per l’analisi, perchè governi di tutto il mondo si sono trovati ad affrontare una crisi sostanzialmente comparabile nello stesso periodo. Le implicazioni indicate dagli autori vanno pero’ oltre la pandemia. I governi producono abitualmente statistiche che incidono sulle decisioni riguardanti crescita economica, disoccupazione, salute pubblica, aiuti internazionali e altre politiche.
    L’influenza dei dati
    Durante la pandemia, inoltre, i dati comunicati dai singoli Paesi hanno influenzato anche decisioni internazionali, comprese le restrizioni ai viaggi. Informazioni ufficiali inesatte possono quindi produrre conseguenze anche al di fuori del Paese che le genera, complicando gli sforzi internazionali in settori quali aiuti esteri, azione climatica e campagne vaccinali.
    Lo studio sottolinea inoltre l’importanza della questione nell’attuale ambiente informativo, nel quale affermazioni fuorvianti possono diffondersi rapidamente attraverso piattaforme digitali e contenuti generati dall’intelligenza artificiale. I risultati, precisano gli autori, non implicano che le statistiche ufficiali debbano essere automaticamente considerate inaffidabili.
    Evidenziano piuttosto il ruolo dei sistemi in grado di verificare indipendentemente, contestare e correggere le informazioni. L’analisi di Karlinsky e Shayo mostra che i governi sottoposti a maggiori vincoli istituzionali e sociali tendono a riportare i dati in maniera più accurata, mentre quelli sottoposti a vincoli inferiori presentano discrepanze maggiori. La possibilità di verificare le informazioni ufficiali attraverso evidenze indipendenti emerge cosi’ come uno degli elementi centrali per valutarne l’affidabilità. 

  • Padre e due figlie muoiono in un incidente auto-tir nel Reggino

    Ultima Ora – E’ di tre morti e un ferito grave il tragico bilancio di un incidente avvenuto questa mattina, poco prima delle 8, sulla strada statale 682 “Jonio-Tirreno” al chilometro 3+200 tra gli svincoli di Melicucco e Rosarno. Nello scontro fra un’autovettura (sulla quale viaggiava un nucleo familiare di quattro persone) e un tir hanno perso la vita un uomo di 53 anni e i suoi due figli, una bambina di 8 anni e un bambino di 13 anni., mentre la madre delle ragazzine è rimasta gravemente ferita e si trova ricoverata in ospedale.
    Sul posto dell’incidente sono intervenute le forze dell’ordine gli operatori del servizio sanitario d’emergenza 118, le squadre dell’Anas e i vigili del fuoco. La strada è stata chiusa per consentire di effettuare i rilievi dell’incidente e per ripristinare la percorribilità del manto stradale. 
    L’incidente alle ore 6.35 circa di questa mattina. Squadre dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Polistena sono intervenute sulla Strada Grande Comunicazione Ionio-Tirreno, al km 3+200. 
    I vigili del fuoco hanno operato per la messa in sicurezza dell’area, procedendo all’estrazione dal veicolo delle persone coinvolte e al successivo recupero delle salme. 

  • Attentato a Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola resta in carcere: il Riesame conferma l’aggr…

    Ultima Ora – Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato la misura cautelare in carcere per Valter Lavitola, considerato il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Confermata per l’indagato anche l’aggravante del metodo mafioso

  • Il maltempo colpisce ancora. Allagamenti e disagi a Milano e in Toscana

    Ultima Ora – Una notte di maltempo ha colpito diverse aree della Penisola, con piogge intense, fiumi in piena, allagamenti e danni causati dal vento. Le situazioni più critiche si registrano al Nord, a Milano, e al Centro, in Toscana, dove squadre di vigili del fuoco e Protezione civile sono rimaste impegnate per tutta la notte e restano al lavoro nelle prime ore della mattina.
    A Milano è allerta per i fiumi Seveso e Lambro dopo piogge intense fino alle 2.30 di questa notte. In Toscana, invece, una violenta ondata di maltempo ha provocato allagamenti, caduta di alberi e ingenti danni a strutture e immobili, soprattutto nel Fiorentino, in Versilia, nelle province di Massa Carrara e Livorno e nel Grossetano.
    Allerta fiumi a Milano
    “In 24 ore sono caduti quasi 100 mm di pioggia nella parte nord della città, come a Cinisello Balsamo e a Monza”, comunica Marco Granelli, assessore comunale alle Opere pubbliche, alla Cura del territorio e alla Protezione civile. “Il Seveso è arrivato molto vicino all’attivazione della vasca. Il Lambro continua a salire e a Brugherio siamo vicini a 3 metri, mentre al Parco Lambro siamo vicini a 2,50 ma sempre in crescita”.
    Evacuata la comunità del Ceas (Centro ambrosiano della solidarietà) nel Parco Lambro. A Ponte Lambro sono state attivate le paratie mobili in via Vittorini e in via Rilke. Visto l’innalzamento del Lambro, l’acqua ha allagato via Rilke da via Camaldoli, ma le case erano protette dalle paratoie. Nel quartiere sono presenti Protezione civile, MM e Polizia locale. Nelle prossime ore sono previste altre piogge.
    Danni nel Fiorentino
    Nel territorio della provincia di Firenze sono decine le richieste di intervento arrivate ai soccorsi. Le maggiori criticità riguardano Figline Valdarno, Reggello, Rignano sull’Arno e Incisa in Val d’Arno. Interventi sono stati effettuati anche a Montelupo, dove diversi alberi sono caduti a causa del forte vento. Complessivamente le squadre dei vigili del fuoco hanno già portato a termine 14 interventi, mentre circa una decina di richieste risulta ancora in attesa di essere evasa.
    Maltempoi in Versilia
    Un violento temporale, accompagnato da raffiche di vento, ha interessato Viareggio e i comuni della costa nel primo pomeriggio di ieri. Non risultano persone ferite, ma sono numerosi i danni provocati dalla bufera. Nel centro di Viareggio un grosso pino è crollato nel piazzale della chiesa di Sant’Andrea, travolgendo un pulmino parcheggiato, la veranda di un bar e alcuni cassonetti. Un secondo albero è caduto su uno stabile nella zona della Darsena. Danni sono stati segnalati anche alla veranda di un ristorante e al tetto di un hotel.
    Raffiche di vento particolarmente intense hanno interessato gli stabilimenti balneari, con attrezzature trascinate dal vento e piante sradicate sia nell’area della Darsena sia lungo la Passeggiata. Disagi anche nell’entroterra versiliese: a Camaiore un albero è caduto sulla strada provinciale, all’altezza del bivio per Marignana Pieve, provocando il blocco della circolazione. Altri crolli di alberi sono stati segnalati nel territorio di Pietrasanta.
    Allagamenti a Massa Carrara e nella Lunigiana
    Situazione critica anche nella provincia di Massa Carrara, dove si sono verificati allagamenti diffusi tra Carrara, Massa, Montignoso e alcune zone della Lunigiana. Ad Avenza, nel territorio comunale di Carrara, l’acqua ha invaso diversi scantinati. A Massa alcune aree della città sono rimaste senza corrente elettrica per diverse ore.
    Alla luce dell’allerta meteo arancione, i Comuni di Carrara e Massa hanno disposto la sospensione delle attività didattiche nelle scuole e negli asili nido, oltre alla chiusura di parchi, cimiteri e impianti sportivi e alla sospensione di manifestazioni ed eventi all’aperto. A Massa è stato attivato il Centro operativo comunale (Coc) per coordinare le operazioni di emergenza. Misure analoghe sono state adottate anche a Carmignano, in provincia di Prato, dove sono state disposte la chiusura degli spazi pubblici e la sospensione delle attività come misura precauzionale.
    Vigili del fuoco impegnati a Livorno e Cecina
    I vigili del fuoco del comando di Livorno e del distaccamento di Cecina hanno effettuato diversi interventi nella notte a causa di un violento nubifragio abbattutosi su Livorno, in particolare su Cecina. Alle operazioni hanno partecipato due squadre, una del distaccamento e una della centrale. Gli interventi hanno riguardato perlopiù danni d’acqua e allagamenti di locali interrati. Alcuni interventi sono ancora in corso e verranno risolti in mattinata.
    Decine di interventi nel Grossetano
    A Grosseto e provincia, a causa del maltempo, dalla prima serata di ieri a oggi sono stati effettuati 30 interventi, mentre 15 sono attualmente in corso. Le operazioni vedono impegnate 4 squadre della sede centrale e 2 squadre dei distaccamenti di Arcidosso e Follonica, per un totale di 12 mezzi e 30 unità.
    La zona maggiormente interessata è quella del capoluogo, dove le squadre sono intervenute per allagamenti di appartamenti e scantinati, sottopassi con auto e mezzi pesanti bloccati dall’acqua, oltre che per alberi abbattuti o danneggiati dalle forti raffiche di vento di scirocco. Altri interventi sono in corso nella zona di Arcidosso e Pitigliano, principalmente per alberi abbattuti e smottamenti. Al momento non si registrano persone ferite.