ROMA Ultima Ora / IPA – La chirurgia cardiaca vive una profonda trasformazione, guidata innanzitutto dal grande sviluppo delle tecniche mininvasive e robotiche: il robot potenzia i sensi umani, dalla capacità di vista alla precisione del movimento, ed è pertanto un alleato senza pari nella riuscita di interventi delicati come quelli che si effettuano sul cuore. Anche gli interventi sulle valvole, un tempo associati alla chirurgia a cuore aperto tradizionale, oggi vengono spesso affrontati con tecniche mininvasive e robotiche; per il paziente il vantaggio è un trauma chirurgico minore e un conseguente recupero più rapido.
“La valvola mitrale è una porta a due ante che si trova tra l’atrio e il ventricolo di sinistra, ovvero le due camere sinistre del cuore: l’atrio raccoglie il sangue arterioso dei nostri polmoni e, attraverso questa valvola, il sangue ossigenato accede nel ventricolo di sinistra; questo poi si contrae, si apre la valvola aortica e si chiude la mitrale. In sostanza il nostro cuore è un motore che funziona con pistoni che lavorano in senso alternato e non parallelo: uno si apre e uno si chiude, quindi la mitrale evita che il sangue torni verso i nostri polmoni”. Lo ha detto Alfonso Agnino, responsabile del reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
I due problemi principali della mitrale, spiega, sono l’insufficienza e la stenosi: nel caso della prima “la valvola mitrale è incontinente: quando il ventricolo si contrae le due ante non combaciano perfettamente e il sangue torna verso l’atrio, quindi verso i polmoni. Nella stenosi è il contrario, c’è una chiusura: le due ante sono bloccate e il sangue ossigenato fa fatica ad entrare nella camera ventricolare. Quando un paziente si lamenta di un affanno strano comparso da poco tempo, come ad esempio quando fa le scale o accelera il passo, di palpitazioni che non avvertiva prima o di un senso di stanchezza soprattutto sotto sforzo, questo mi fa pensare che ci potrebbe essere una valvulopatia, ovvero un disturbo della valvola mitrale. Su questi, più che una prevenzione, esiste la possibilità di identificare quei pazienti che possono andare incontro a un problema valvolare mitralico, non tanto nella stenosi che oggi fortunatamente non esiste più quanto nell’insufficienza: i pazienti portatori di prolasso della valvola mitrale sono circa il 2-3% della popolazione bianca, parliamo quindi di circa 200 milioni di persone nel mondo; il 3-5% di questi possono andare incontro a un’insufficienza valvolare mitralica severa”.
Per quanto riguarda il robot, viene definito come “un alleato cibernetico, un punto fondamentale della chirurgia: nel caso della valvola mitrale l’intervento tradizionale, cioè la sternotomia, è sempre meglio evitarlo per il paziente. C’è stata un’evoluzione in termini di mininvasività, dapprima con un approccio minitoracotomico destro per poi evolvere, nei casi selezionati e soprattutto nei centri ad alto volume di chirurgia mininvasiva, verso la chirurgia robotica: attraverso piccoli fori di 8 mm e un’incisione laterale di 1,5-2 mm si può raggiungere la valvola mitrale e dare luogo alla riparazione o alla sostituzione. Sostanzialmente il chirurgo si allontana dal tavolo operatorio, si sposta su una console e attraverso dei joy-stick trasmette le informazioni a un’intelligenza artificiale che a sua volta le trasmette al robot e migliora da un punto di vista tecnico il gesto chirurgico: è come entrare all’interno del cuore e muovere completamente il braccio come si desidera”.
Anche quando il gesto chirurgico viene realizzato attraverso il robot, sottolinea Agnino, “alla fine siamo sempre noi a guidarlo: il robot permette di migliorare la performance del chirurgo, ma se il gesto chirurgico viene sbagliato il robot non è in grado di correggerlo, anzi amplifica l’errore. Per quanto riguarda l’aspetto prettamente chirurgico, sicuramente il robot è un alleato: non credo che andrà a sostituire completamente il chirurgo, perché qualora ci dovesse essere un problema ci sarà sempre bisogno del chirurgo per gestire la complicanza; i processi di empatia e simpatia che il chirurgo è in grado di stabilire con il paziente, non so quanto il robot sia in grado di farli”.
La riflessione conclusiva del cardiochirurgo è dedicata alle nuove tecnologie: “Personalmente ho avuto modo di sperimentare sia gli Smart Glasses sia i robottini nel poter dare luogo al pc a distanza: questo tipo di operazioni potranno migliorarci molto da un punto di vista tecnico e dare luogo a processi di democratizzazione delle cure a distanza. Il Covid ha aperto la possibilità di fare questi collegamenti come quelli di oggi, è diventato quasi una routine: se siamo capaci di andare oltre l’algoritmo, siamo in grado anche di dare luogo a processi di democratizzazione delle cure”.
– Foto tratta da Medicina Top –
Ultima Ora / IPA.
Agnino “La valvola mitrale si opera con un robot ma non sostituisce il chirurgo”
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