Sempre più chiusure per le imprese artigiane, ma l’intelligenza artificiale può rilanciarle

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MESTRE Ultima Ora / IPA – Nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive in Italia hanno toccato 1,22 milioni di unità. Anche il numero di artigiani è ininterrottamente diminuito. Se nel 2015 avevamo 1,7 milioni di persone, nel 2025 ne contavamo quasi 1,3 milioni, praticamente quasi 434mila in meno (-25,1%). A dirlo è l‘Ufficio studi della CGIA, appartenente all’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre.
Nelle grandi città, in particolare, le botteghe artigiane sono ormai una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione. A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione artigiana e la corrispondente contrazione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, anche a seguito del calo demografico, è molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sarà un’operazione difficilissima.
Negli ultimi anni i negozi di vicinato stanno attraversando una fase di forte difficoltà. Le cause sono molteplici e legati ai diversi cambiamenti economici, sociali e tecnologici che si sono registrati nel tempo.
Il primo fattore fa sapere l’Ufficio studi della CGIA è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. I grandi supermercati e le piattaforme online riescono a offrire prezzi più bassi grazie alle economie di scala: comprano grandi quantità di merce, hanno costi unitari minori e una logistica molto efficiente. Il piccolo negozio, invece, acquista poco, paga di più i fornitori e non può competere sul prezzo. Inoltre, l’online offre comodità, ampia scelta e consegna a domicilio, elementi sempre più apprezzati dai consumatori.
Un secondo elemento riguarda il cambiamento delle abitudini di consumo. Oggi si fanno meno acquisti frequenti e più acquisti concentrati. Le famiglie hanno meno tempo, si spostano di più in auto e preferiscono luoghi dove possono “fare tutto insieme”. Questo penalizza i negozi di prossimità, che storicamente vivevano su una clientela quotidiana e fidelizzata.
C’è poi il tema dei costi fissi elevati. Affitti commerciali, utenze, tasse locali e contributi pesano molto di più su una piccola attività che su una grande catena. Anche brevi periodi di calo delle vendite possono mettere in crisi l’equilibrio economico di un negozio di vicinato, che spesso ha margini ridotti e poca capacità finanziaria.
Un altro fattore importante è il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione in molti quartieri e nei piccoli comuni. Meno abitanti significa meno clienti. Inoltre, la scomparsa di servizi pubblici, scuole o uffici riduce il passaggio di persone e rende le strade commerciali meno vive. L’intelligenza artificiale sta cambiando tutti i settori produttivi e chi lavora nell’artigianato se lo chiede con particolare urgenza: che ne sarà dei mestieri manuali? Nessuno ha una risposta certa, sostengono dalla CGIA, ma è probabile che l’Ia non farà sparire gli artigiani.
Piuttosto, li dividerà in due gruppi. Il primo è quello di chi la userà come un aiutante instancabile. Il secondo gruppo è quello di chi si troverà l’Ia come concorrente. Succede soprattutto dove il prodotto si può standardizzare: mobili stampati in 3D, abiti “su misura” pronti in un’ora, grafiche create in automatico al posto del designer. Il pericolo vero, secondo la CGIA, non è che l’Ia porti via il lavoro agli artigiani. È che chi la sa usare diventerà molto più veloce di chi lavora “solo con le mani” e per i clienti sarà sempre più difficile accorgersi della differenza.
Fonte: IPA
Ultima Ora / IPA.