TORINO Ultima Ora / IPA – Momenti di tensione nel corteo in corso a Torino tra manifestanti e agenti in Piazza Castello. I poliziotti hanno azionato gli idranti per allontanare i facinorosi. La tangenziale di Torino è bloccata. Il corteo per lo sciopero generale indetto dalla sigla sindacale Usb ha raggiunto la rotonda all’imbocco della tangenziale, che è chiuso e presidiato dal cordone di Polizia e Guardia di Finanza.
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Il corteo era partito da piazza Palazzo di Città, di fronte alla sede del Municipio, nel giorno dello sciopero generale indetto dalla sigla Unione Sindacale di Base. In capo al serpentone campeggia uno striscione che recita “Stop carovita, no alla guerra, no al riarmo”. L’ingresso di Palazzo Civico è chiuso e protetto dal cordone delle forze di polizia. Fra le bandiere presenti ci sono quelle del Pci, di Potere al Popolo e dei Cobas, oltre a quelle della Palestina. Lo spezzone studentesco partito dall’ateneo di Palazzo Nuovo ha imboccato via Po per raggiungere la manifestazione principale, ed è qui che si è registrato qualche momento di tensione con il cordone di polizia all’altezza di via Rossini, ma i manifestanti sono comunque riusciti a passare e raggiungere la piazza occupata dai lavoratori. Proprio nella piazza davanti al Comune, dove si sono riunite centinaia di persone, gli agricoltori hanno versato a terra due bidoni di letame “contro chi vuole trasformare Torino nella città delle aziende belliche“. Tanti i giovani presenti che sorreggono cartelli che dicono “No al carovita”.
“Vogliamo un esercito di medici e insegnanti” e “Il nostro futuro non è un debito”. Dal furgone che guida il corteo ripetuti cori contro la premier Giorgia Meloni. C’è anche la politica presente in piazza come la deputata del M5S (ed ex sindaca di Torino) Chiara Appendino e il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi. Nel frattempo, un pezzo del corteo guidato dal centro sociale Askatasuna si è staccato e sta andando verso la stazione di Porta Susa.
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A GENOVA I MANIFESTANTI ENTRANO NEL PORTO
Un corteo con migliaia di persone, tra cui portuali del Calp e migliaia di studenti, è entrato nel porto di Genova nell’ambito dello sciopero generale lanciato da Usb. “Blocchiamo il porto perché non vogliamo che passino le armi destinate alle guerre”, spiegano i ragazzi. La mobilitazione era iniziata in mattinata col blocco dei varchi portuali nella zona di San Benigno e cortei studenteschi da Principe e Sampierdarena. Cori contro Giorgia Meloni, Roberto Vannacci e a favore della Palestina. Il corteo è diretto verso il centro città ed è prevista la conclusione in piazza De Ferrari. In piazza nel corso della giornata fino a 10mila persone.
“Oggi bloccheremo tutto, poi partiremo per un corteo, entreremo dentro il porto perché il porto è casa nostra e sta diventando sempre più casa dei fondi finanziari di chi sta in Svizzera, a Singapore o Taiwan”. Lo ha spiegato José Nivoi, referente Usb dei portuali di Genova, a margine dei blocchi scattati questa mattina ai principali varchi dello scalo. Nel capoluogo ligure è previsto un concentramento degli studenti alla stazione Principe, poi l’appuntamento al Terminal Traghetti per il corteo programmato al momento nel primo pomeriggio verso il centro città. “Noi siamo stanchi delle politiche che abbiamo visto negli ultimi 30 anni, non negli ultimi anni di governo Meloni – ha aggiunto Nivoi -. Meloni ha aggravato la situazione perché sta andando verso un aumento della repressione, invece di pensare ai salari dei lavoratori, al caro benzina, al fatto che non ci sono case in Italia per chi è sotto la soglia di povertà, e parliamo di 5,4 milioni di lavoratori. E poi non vogliamo più stare nel sistema di guerra. Oggi partecipano a questo sciopero 115 porti a livello mondiale, di cinque continenti diversi con 16 lingue diverse, perché le condizioni di vita che stiamo vivendo in Italia le vivono in tutto il mondo. Ci siamo stancati e stiamo cercando di dare una risposta per cambiare questa politica, non è più possibile che non siamo ascoltati”.
La precettazione “non ci interessa”, Salvini “non ha capito che si va fino in fondo adesso. Che faccia il suo lavoro o che si dimetta”. Lo ha detto José Nivoi, referente Usb dei portuali genovesi, a margine dei blocchi scattati questa mattina nell’ambito dello sciopero generale. “Non funziona così, bisogna che intanto si occupi dei trasporti e non della propaganda politica coi militari a Milano – ha aggiunto -. Non c’è un treno in orario. Lavoro in porto e non c’è niente in orario, è un disagio continuo. Oltretutto la riforma portuale andrà a regalare in futuro il 25% del Pil italiano ai privati”.
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– foto copertina xn3/Italpress –
– foto interna xa8/Italpress –
Ultima Ora / IPA.
